Differenze tra le versioni di "Abate Giacomo Trinci"

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Quando, nel luglio del 1439, il Cardinal Vitelleschi, Legato Pontificio, cinse d’assedio Foligno, l’Abate Giacom, di nuovo voltò le spalle a Corrado: si unì al complotto guidato da Elmi, costituito da tredici componenti del consiglio dei nobili che reggeva la città, con lo scopo di eliminare Corrado Trinci e di raggiungere un accordo con il Cardinal Legato. <br>
Quando, nel luglio del 1439, il Cardinal Vitelleschi, Legato Pontificio, cinse d’assedio Foligno, l’Abate Giacom, di nuovo voltò le spalle a Corrado: si unì al complotto guidato da Elmi, costituito da tredici componenti del consiglio dei nobili che reggeva la città, con lo scopo di eliminare Corrado Trinci e di raggiungere un accordo con il Cardinal Legato. <br>
Recuperata la città alla Chiesa ci furono dure rappresaglie nei confronti del passato regime, a cominciare da Corrado Trinci che, arrestato, fu tradotto nella Rocca di Soriano dove fu strangolato la notte del 14 lgiugno 1441, mentre il suo cancelliere Benedetto Rampeschi fu decapitato, insieme a suo figlio Giacomo. Lo stesso Giacomo Trinci fu fatto arrestare dal Vitelleschi “''perché aveva inteso che [...] haveva fatto molti mali e viveva con molta libertà & inosservanza: lo fece prender e mandar prigione in Civita Vecchia e di lì poi fu dal papa fatto trasferir in Torre di Nona di Roma, ove poi morì''”.
Recuperata la città alla Chiesa ci furono dure rappresaglie nei confronti del passato regime, a cominciare da Corrado Trinci che, arrestato, fu tradotto nella Rocca di Soriano dove fu strangolato la notte del 14 lgiugno 1441, mentre il suo cancelliere Benedetto Rampeschi fu decapitato, insieme a suo figlio Giacomo. Lo stesso Giacomo Trinci fu fatto arrestare dal Vitelleschi “''perché aveva inteso che [...] haveva fatto molti mali e viveva con molta libertà & inosservanza: lo fece prender e mandar prigione in Civita Vecchia e di lì poi fu dal papa fatto trasferir in Torre di Nona di Roma, ove poi morì''”.
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<small>N.B.: Le immagini a corredo di queste pagine hanno uno scopo puramente illustrativo. Non sono in alcun modo collegate con l'iconografia, reale o presunta, dei fatti e dei personaggi a cui sono accostate.</small>
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Versione delle 08:36, 20 ott 2021

AbbaziaSassovivo01.jpg

Giacomo Trinci (... - Roma, 1442) fu il trentaduesimo Abate dell'Abbazia di Santa Croce in Sassovivo. Era figlio di Giacomuccio di Ugolino II Trinci, nipote di Trincia e di Corrado II, cugino di Ugolino III. Protagonista di una vita dissoluta e caratterizzata da eccessi e scandali di ogni tipo, fu spesso in aperto contrasto con Corrado III Trinci, ultimo Signore di Foligno e suo contemporaneo, che non esitò a tradire quando, nel settembre del 1439, si unì alla congiura che avrebbe consegnato la città al Cardinale Vitelleschi.

I Trinci e l'Abbazia di Sassovivo

Fondata sulla fine del secolo XII, l’abbazia di S. Croce di Sassovivo, sede di una congregazione benedettina autonoma, sorta dalla federazione di tre monasteri di famiglia e di iuspatronato dei Conti di Uppello e dei loro discendenti, era stata un feudo della vecchia nobiltà folignate finché nel 1393, con l’avallo di Bonifacio IX, passò ai Trinci.
A Troiano Trinci, Abate di Sassovivo, nel 1402 successe Feliciano di Cola da Scopoli che però, nel 1409, fu deposto da Papa Alessandro V, eletto dal concilio di Pisa, che diede l’Abbazia in commenda al card. Rainaldo Brancaccio.
Si era in tempo di scisma e il cardinal Brancaccio, passato dall’obbedienza romana a quella avignosese, il 25 maggio 1410 incoronava Giovanni XXIII, succeduto ad Alessandro V. Approfittò Ugolino Trinci, legato al Papa romano, per nominare alla morte di Feliciano (1411), come Abate di Sassovivo, Giacomo figlio di Giacomuccio di Ugolino Novello Trinci, trentaduesimo della serie.

AbbaziaSassovivo02.jpg AbbaziaSassovivo03.jpg AbbaziaSassovivo04.jpg

Note storiche e biografiche

Giacomo si era fatto monaco nel 1392 e nel 1402 era stato nominato Priore del monastero di Sant’Egidio di Orvieto; nel 1405 era Priore di S. Giacomo di Orte e nel 1410 Priore di S. Liberato di Mugnano. Ebbe una prima conferma ad Abate di Sassovivo il 22 dicembre 1411 da Gregorio XII; fu quindi confermato il 21 ottobre dell’anno successivo dal papa pisano Giovanni XXIII. Egli, creatura dei Trinci, era divenuto uno dei referenti della Curia Papale tanto che, nel 1418, Martino V lo nominava "collettore per l’Umbria dei tributi dovuti alla Camera apostolica" e anche “commissario nelle cause e discordie fra la terra di Colliscipoli e la città di Narni per causa de’ confini, che egli pose in pace”. Dopodiché lo stesso Martino V lo creò “Governatore della Sabina", nel 1424, che resse fino al 1426; e "Governatore di Rieti”, mentre il 23 dicembre 1425 il Papa “gli donava, in vita, la rocca o fortezza d’Andolina nella diocesi di Nocera et egli la restaurava e comprava per fiorini 600 la Penna, castello nel territorio di Amelia”.
All’epoca l’Abate Giacomo già conduceva una vita disordinata:

Giberto Trinci, figlio spurio del detto abate Giacomo Trinci di Sassovivo fonda a Montefalco la famiglia degli Abbati. Pellegrino, Dario, Valteriano, Venanzo e Dionigi altri figli di detto abbate vanno ad habitar in Todi e vi fondano la famiglia de’ Trinci dove s’estinse l’anno 1605, essendo però in piedi quei dell’Abbate in Montefalco
Nota di Ludovico Jacobilli, nelle "Cronache della città di Foligno", sotto l'anno 1423.

La torre di difesa - primi contrasti con Corrado

Già al tempo di Troiano il monastero di Sassovivo si era dotato di una torre di difesa ma, attesa la crisi in cui versavano le città dello Stato della Chiesa, l’Abate non solo lo fece con il consenso del Comune di Foligno ma, fortificate le mura e costruita la torre stessa, ne affidò la relativa custodia allo stesso Comune.
Le cose cambiarono quando l’Abate Giacomo, ripristinate le vecchie difese e resa funzionale la torre, vi collocò anche una piccola guarnigione di soldati forestieri, capitanati da Francesco di Lugnano. Corrado Trinci, il 19 giugno 1422, aveva ricevuto da Martino V il “privilegium iurispatronatus monasterii S. Crucis Saxivivi, Ordinis sancti Benedicti, Fulginat. diocesis”. Aveva quindi tutti i diritti per intervenire: fece così convocare d’urgenza un consiglio comunale.
Apollonio Boncompagni da Visso, vicario di Corrado Trinci, esposto l’accaduto, sottolineò il pericolo che stavano correndo i Folignati in quanto l’abbazia, fino ad allora rimasta indifesa, era divenuta un monasterium-castrum inespugnabile e l’Abate, antagonista del comune e del Vicario Pontificio Corrado Trinci, vi aveva introdotto dei soldati; l’accaduto costituiva un serio pericolo per la sicurezza dei Folignati, invitava pertanto il consiglio comunale a esprimersi sul da farsi.
In base ai vari pareri fu quindi formulata la seguente proposta: "sia inviata un’ambasceria al Papa per chiedere la demolizione della torre e lo smantellamento delle difese poste sulle mura e un’altra ambasceria a Perugia, presso il Legato Pontificio, per informarlo sullo stato dei fatti".
Senza perdere tempo, al consiglio ristretto si procedette alla nomina di tre ambasciatori da inviare a papa Martino V, e cioè “Iohannem de Scoppio, Victorem de Rangonibus de Mutina, habitans Fulginei et Benentisum Iacobi d. Crissii de Fulgineo”. Detti ambasciatori partirono per Roma il 20 luglio e fecero ritorno il 2 agosto successivo, portando con sé due brevi di Papa Martino: uno per il Legato Pontificio che risiedeva a Perugia, l’altro per il comune di Foligno, autorizzato con la sovrintendenza del Legato Pontificio ad abbattere la torre e a smantellare le difese, a condizione che non subissero danni né la chiesa conventuale, né le abitazioni dei monaci.
Tre giorni dopo, accertato che per dette demolizioni non avrebbero sofferto né la chiesa né il monastero, si procedette a demolire la torre e a smantellare le fortificazioni.
L’abate Giacomo incassava lo smacco, ma qualche mese dopo si rifaceva in quanto, il 31 dicembre 1426, “fr. Francesco di Salvoro d’Emiliano Orfini da Foligno, monaco della Congregazione di Sassovivo et abbate del monastero di S. Felice di Giano rinunciava detto monastero a Giacomo abbate di Sassovivo per esser molto rovinato”. Seguirono gli acquisti di altri benefici: “a dì 10 febbraro [1427] papa Martino crea Giacomino Trinci da Foligno abbate commendatario del monastero dei Ss. Fidenzio e Terenzio nella diocesi di Todi, senza lasciar quello di Sassovivo".

Alcune disavventure dell'Abate

Nel 1431 si impadronì del castello di S. Pietro, appresso Frignano e Porano nel castello d’Amelia, e vi edificò la chiesa di S. Martino.
Giacomo Trinci, abbate di Sassovivo, essendosi impadronito del castello di S. Pietro, che stava appresso Amelia et alli castelli di Frignano e di Porano, al presente rovinato affatto e ove aveva edificata la chiesa di S. Martino e tenendo l’abbate detto castello con molti altri luoghi, Evangelista Franceschini, confaloniero d’Orte, vi manda Vanni suo figlio con Leonello et altri huomini a ripigliarlo dalle mani dell’abate che se ne stava in monastero, castello de’ marchesi di Montoro, né confini d’Orte, ove l’abbate è fatto prigioniero e ritenuto da nemico da Narni ove, per riscatto, fu necessitato, per mezzo di Pier Gentile Varani, pagar mille fiorini d’oro e li pagò per lui Corrado Trinci, lasciando in tanto per ostaggio Peregrino figlio di detto abbate [...]”.
Nel settembre del 1434 l’Abate Giacomo, accusato “per molti eccessi o scandali”, era andato a Roma a giustificarsi presso Papa Eugenio IV; fu però assolto il 5 ottobre di quello stesso anno.

Ambasciatore di Corrado Trinci

Riconciliatosi con Corrado Trinci, da questi dopo la disfatta di Colfiorito[1], veniva nominato ambasciatore e, insieme a Francesco Elmi, inviato presso Eugenio IV. Il 27 agosto 1435 l’Elmi e l’Abate Trinci ricevettero la procura da Corrado III e l’8 settembre successivo i due firmavano nel convento di S. Maria Novella a Firenze l’accordo con il Card. Camerario Francesco Condulmer, in rappresentanza del Papa: in forza dell’accordo Corrado Trinci dichiarava di sottomettersi alla Sede Apostolica, pronto a prestare il giuramento di fedeltà, a pagare i censi dovuti per il passato e il futuro e a restituire le città e le terre indebitamente occupate; mentre il Pontefice lo confermava suo Vicario in Foligno, Nocera Umbra e Valtopina. Fu dunque un successo per l’Abate.

Tradimento e morte

Quando, nel luglio del 1439, il Cardinal Vitelleschi, Legato Pontificio, cinse d’assedio Foligno, l’Abate Giacom, di nuovo voltò le spalle a Corrado: si unì al complotto guidato da Elmi, costituito da tredici componenti del consiglio dei nobili che reggeva la città, con lo scopo di eliminare Corrado Trinci e di raggiungere un accordo con il Cardinal Legato.
Recuperata la città alla Chiesa ci furono dure rappresaglie nei confronti del passato regime, a cominciare da Corrado Trinci che, arrestato, fu tradotto nella Rocca di Soriano dove fu strangolato la notte del 14 lgiugno 1441, mentre il suo cancelliere Benedetto Rampeschi fu decapitato, insieme a suo figlio Giacomo. Lo stesso Giacomo Trinci fu fatto arrestare dal Vitelleschi “perché aveva inteso che [...] haveva fatto molti mali e viveva con molta libertà & inosservanza: lo fece prender e mandar prigione in Civita Vecchia e di lì poi fu dal papa fatto trasferir in Torre di Nona di Roma, ove poi morì”.


N.B.: Le immagini a corredo di queste pagine hanno uno scopo puramente illustrativo. Non sono in alcun modo collegate con l'iconografia, reale o presunta, dei fatti e dei personaggi a cui sono accostate.


Note

  1. Avvenuta nel 1435 presso Colfiorito, dove Niccolò Fortebracci, alleato dei Trinci perdette la vita combattendo contro l’armata dello Sforza

Bibliografia

Archeo Foligno n° 2 - Marzo-Aprile 2007
Biografie dei Capitani Venturieri dell'Umbria - Ariodante Fabbretti - Montepulciano - 1843 - Tip. Angiolo Fumi
Bollettino della Pro Foligno - Anno 11º numero 2, Febbraio 2011
Compendio della Storia di Fuligno - Giuseppe Bragazzi - Foligno - 1858 - Tipografia Tomassini
Del Palazzo Trinci in Foligno - Don Michele Faloci Pulignani
Di Corrado Trinci, tiranno e mecenate umbro del quattrocento – Medardo Morici – Bollettino della Regia deputazione di Storia Patria per l’Umbria – Volume XI – Unione Tipografica Cooperativa – Perugia - 1905
Fragmenta Fulginatis Historiae - Don Michele Faloci Pulignani
Frammenti degli Annali di Spoleto dal 1305 al 1424 - Parruccio Zampolini
Gli affreschi del Palazzo Trinci a Foligno - Mario Salmi
I Gabrielli da Gubbio e i Trinci da Foligno nella storia della Repubblica Fiorentina - G. degli Azzi
I Priori della Cattedrale di Foligno – Don Michele Faloci Pulignani – Bollettino della Regia deputazione di Storia Patria per l’Umbria – Volume XX – Unione Tipografica Cooperativa – Perugia - 1914
Il Vicariato dei Trinci - Don Michele Faloci Pulignani
Istoria della Famiglia Trinci - Durante Dorio - Foligno - 1638 - Agostino Alteri
La Gazzetta di Foligno - 1988/89 - articoli di Federica Ferretti
La cronaca del Trecento italiano - Carlo Ciucciovino
Le arti e le lettere alla Corte dei Trinci - Don Michele Faloci Pulignani
Le concessioni del Cardinale Giovanni Vitelleschi al Comune di Foligno - Don Michele Faloci Pulignani
Novella cinquantesima quinta - Novelle - Matteo Bandello - Firenze - 1832 - Tipografia Borghi e compagni
Prima edizione a stampa della Divina Commedia – Studi II - Piero Lai
Storia del Comune di Spoleto dal Secolo XII al XVII – Achille Sansi – Stabilimento di P. Sgariglia – Foligno - 1879
Una contrastata impresa di Giacomo Trinci abate di Sassovivo (1412-1440) - Mario Sensi
Vita del Beato Paolo, detto Paoluccio, de' Trinci da Fuligno - – Lodovico Jacobilli - 1627 – Agostino Alteri – Foligno
Vite de’ Santi e Beati di Foligno – Lodovico Jacobilli – Agostino Alteri – Foligno - 1628
Wikipedia per le note e le varie voci.
Pro Trevi – Famiglia Manenti
Santi e Beati
Enciclopedia Treccani Online
WikiDeep
http://www.beatangelinadimarsciano.it/Paoluccio.htm
https://www.santosepolcrofolignoonlus.it/

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