Tipografie Storiche di Foligno

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Foligno vanta il primato di aver avuto una delle prime tipografie d’Italia, la seconda in Umbria dopo Trevi, e soprattutto di aver pubblicato la prima edizione a stampa della Divina Commedia di Dante Alighieri. Inoltre è sempre a Foligno che si stampa, da oltre 250 anni, il famoso Lunario Barbanera.

Secolo XV

Orfini-Numeister

Il colophon dell'editio princeps della Divina Commedia

La prima società tipografica di Foligno, seconda in Umbria dopo Trevi e sesta d’Italia, in ordine di fondazione, fu quella creata tra Emiliano Orfini, orafo e medaglista incisore nonché Zecchiere Pontificio, ed il tipografo maguntino Johannes Numeister. I fratelli di Emiliano, Mariotto e molto probabilmente anche Antonio, zecchieri anch’essi, risultano associati all’impresa tipografica, così come il trevano, residente a Foligno, Evangelista Angelini. L’attività di questa tipografia fu molto breve, dal 1470 al 1472 (alcune fonti riportano come anno di scioglimento il 1478) ma estremamente significativa: dai torchi installati nella residenza degli Orfini, che si affacciava sulla Piazza Vecchia di fronte alle Canoniche della Cattedrale, uscì infatti la prima edizione a stampa della Divina Commedia di Dante Alighieri, l’11 Aprile 1472. L’introduzione a Foligno della stampa a caratteri mobili si deve quindi ad Emiliano Orfini, abitualmente impegnato in attività commerciali oltre che nella propria arte di incisore, che installò nella propria abitazione la prima tipografia della città. Il primo libro stampato a Foligno fu l’edizione di Leonardo Bruni del “De bello Italico adversus Gothos” (1470), nel cui colophon si legge: “Emilianus de Orfinis Fulginas et Iohannes Numeister... feliciter impresserunt Fulginei in domo eiusdem Emiliani”. Seguì Cicerone, “Epistolae ad familiares” (circa 1471) con il colophon: “Emilianus auctor fulginas et fratres una ingenio prestante viri... Fulginei acta vides et laribus Emiliani”. E’ interessante osservare come invece, nel colophon della Divina Commedia, il nome dell’Orfini non compaia, sostituito da quello di Evangelista Angelini: “Io maestro Johanni Numeister opera dei alla detta impressione e meco fue El fulginato Evangelista mei”, ma la tradizione costante indica in lui il mecenate di quella edizione stampata certamente nella sua tipografia. Un documento scoperto di recente, riguardante un contratto per fornitura di carta alla tipografia degli Orfini, datato 15 dicembre 1470, parrebbe comprovare che Emiliano e il fratello Mariotto fossero in quel tempo i soli proprietari della tipografia, non figurando il nome del Numeister, il quale, venuto a Foligno verso il 1463 come copista, in un primo tempo più che socio di fatto dovette essere un abile tipografo alle dipendenze degli Orfini. Emiliano Orfini si trasferì definitivamente a Roma nel 1473, dopo aver promossa azione legale contro il Numeister, che non aveva pagato il debito con lui contratto su garanzia dell'Angelini e che fu per ciò imprigionato, mentre lo stesso Angelini riparò a Roma. Fu questa la fine della prima società tipografica folignate.

Secolo XVI

Agostino Colaldi da Cittaducale e Vincenzo Cantagalli da Foligno

La seconda società tipografica di Foligno, dopo la Orfini-Numeister, fu la Colaldi-Cantagalli che, nei suoi quattro anni di attività, dal 1563 al 1567, pubblicò molte opere tra cui il primo Lunario stampato a Foligno. Nel 1565 infatti, dai torchi della società uscì il “Lunario de l’anno MDLXV”. Era composto di un unico foglio diviso in quattro colonne. Nella prima erano elencate le feste comandate di Santa Madre Chiesa, da Gennaio a Dicembre, nella seconda le fasi della Luna nei dodici mesi, nella terza colonna le previsioni del tempo e nell’ultima venivano elencate le principali Fiere programmate su tutto il territorio nazionale, le feste mobili, i giorni migliori per piantare, quelli per sposarsi ed il ciclo delle stagioni che, per l’anno 1565, era il seguente: Primavera il 14 Marzo, Estate il 13 Giugno, Autunno il 19 Settembre ed Inverno il 19 Dicembre (Il Calendario Gregoriano sarebbe entrato in vigore solo nel 1582). Il foglio risultava stampato a Bologna e ristampato a Foligno.

Secolo XVII

Agostino Alterij ed eredi

Agostino Alterij di Narni venne a Foligno nel 1624, chiamato dal patrizio Francesco Cirocchi, e vi operò dal 1624 al 1661, anno della sua morte, ed i suoi eredi fino al 1668. La Tipografia Alterij riveste un’enorme importanza per gli studiosi della storia di Foligno, in quanto dai suoi torchi uscirono, tra le altre cose, tutte le opere di Ludovico Jacobilli, il volumetto in rima “La Penna Insensata del Signor Hettore Thesorieri”, l’ideatore della Giostra della Quintana, e l’”Historia della Famiglia Trinci” di Durante Dorio.

Antonio, Ubaldo e Gregorio Mariotti

Antonio Mariotti, che ottenne anche il titolo di "Tipografo Camerale", iniziò l’attività tipografica a Foligno nel 1677. I Mariotti pubblicarono molte opere, specializzandosi nella pubblicazione di “Avvisi”, giornali ed almanacchi. Stamparono uno dei più antichi giornali d’Italia, il settimanale “Fuligno”, dal 1680 al 1708. Il periodico era costituito da un foglio di quattro pagine di piccolo formato (cm 27x20). La stampa in una sola colonna era piuttosto fitta e di un solo corpo di carattere. Le notizie erano raggruppate sotto il nome della città di provenienza separate l'una dall'altra da un piccolo spazio bianco nella stessa riga. I nomi delle città da cui provenivano le notizie erano stampati a capo linea in maiuscolo: seguiva la data, sotto cui andavano le notizie.

Secolo XVIII

Durante il Settecento, le tipografie folignati iniziarono a perseguire una duplice linea editoriale: da un lato continuavano le pubblicazioni di opere, atti amministrativi ed avvisi, su commissione perlopiù dell’autorità ecclesiastica o dei gruppi dirigenti (come riportano le diciture “stamperia vescovile”, “stamperia nazionale”, “stamperia imperiale” che compaiono nei testi stampati), dall’altro iniziarono a pubblicare, per proprio conto, Almanacchi e Lunari da collocare sul mercato, andando a raggiungere una platea di lettori meno colta di quella a cui si rivolgevano abitualmente, ma enormemente più vasta. La legalizzazione del Lotto nello Stato Pontificio, nel 1731, si rivelò una fiorente fonte di introiti per le casse dello Stato, e dette anche modo alle tipografie di pubblicare, nei Lunari in foglio, delle “cabalette” per i Lotti di Roma e Napoli. Diversi furono i Lunari e gli Almanacchi che si iniziarono a stampare in questo periodo; uno solo è giunto fino a noi, il "Barbanera". Le vendite erano affidate a Fiere e Mercati, a venditori ambulanti, a cantastorie ed agli spazzacamini che, grazie alla loro professione, entravano praticamente in ogni casa.

La Tipografia Campitelli

Pubblicità della Ditta Feliciano Campitelli

La Tipografia Campitelli operò in Foligno dal 1694 al 1935 e sotto il suo nome si stampa tutt’ora l’almanacco “Barbanera”. Il capostipite della famiglia fu Nicolò Campitelli. Numerosissime e varie, data la sua lunga storia, le opere pubblicate da questa illustre famiglia di tipografi.

Fratelli Francesco e Giovanni Antonelli

Furono attivi a Foligno tra il 1699 ed il 1716. Di loro si ricorda una “Apocatastasi[1] uscita nel 1703.

La Tipografia Pompeo Campana

L’attività tipografica di Pompeo Campana iniziò nel 1705 e l’ultima pubblicazione risale al 1781 e reca il nome “Pompeus Tomassini-Campana”. Tra le opere pubblicate dalla Tipografia Campana sono da ricordare gli “Avvisi”, stampati tra il 1706 ed il 1776, anno in cui presero il nome di “Gazzetta Universale”, la cui stampa proseguì fino al 1783. La Gazzetta Universale cominciò a uscire settimanalmente il 5 gennaio 1776 in piccolo formato (cm 19x13) in otto pagine, con una testata ben definita ed un ampio servizio di informazioni, specialmente da città estere. A seguito di matrimoni di due figlie di Pompeo, dalla Tipografia Campana ebbero origine le tipografie Tomassini e Sgariglia. Il nome di Barbanera apparve, per la prima volta, nel 1762, con il “Discorso generale del famoso Barbanera per l’anno 1762”, stampato a Foligno da Pompeo Campana, stampatore vescovile ed anche pubblico.

La Tipografia Francesco Fofi

Tipografia operativa in Foligno tra il 1751 ed il 1823, pubblicò vari volumi oltre che gli immancabili Almanacchi, Lunari ed “Avvisi”. Questi ultimi sarebbero diventati il “Corriere Neutrale d’Europa”, pubblicato dal 1775 al 1797.

Secolo XIX e XX

Il 1860 fu l’ultimo anno in cui nei libri e negli Almanacchi stampati a Foligno comparve la dicitura che segnalava la licenza rilasciata dalla Delegazione Apostolica di Perugia e del Vicario del Tribunale del Santo Uffizio di Foligno; dall’anno successivo, scomparse le barriere interne, ci si dovette adattare alla nuova realtà di un unico mercato nazionale. Nel 1878 ad esempio, i “Moti Celesti” della tipografia Campitelli ebbero una tiratura di trecentomila copie che, considerando il tradizionalmente basso livello di lettura in Italia, era un numero di tutto rispetto e che aumentò costantemente, fino a superare il milione e trecentomila copie del 1921. A fine secolo si riscontra una significativa novità terminologica: tanto la ditta “Feliciano Campitelli” (nel 1881), quanto quella “Francesco Salvati” (nel 1894), che nel frattempo aveva rilevato le tipografie Sgariglia (nel 1889) e Tomassini (nel 1891), cominciarono a fregiarsi della qualifica di “editori”. L’enorme successo commerciale degli Almanacchi ebbe come conseguenza che praticamente ogni tipografia della città iniziò a stampare la sua versione “autentica” del Barbanera e ciascuno metteva in guardia i lettori dalle imitazioni. Iniziò l’uso dei marchi di fabbrica accompagnati dallo stemma dei Savoia, ma anche questa iniziativa (il primo fu Campitelli) venne presto imitata vanificandone l’efficacia. Le tipografie Salvati e Campitelli diedero vita a dispute legali che si protrassero fino agli anni 30 del Novecento, senza che si giungesse mai ad una risoluzione definitiva. Solo il fallimento della Campitelli e la società tra la Salvati e la Campi permisero infine a quest’ultima di continuare le pubblicazioni del Barbanera di Campitelli, come vedremo.

Giovanni Tomassini

Compendio della Storia di Fuligno, 1858

La Tipografia Tomassini ebbe origine dal matrimonio di Giovanni Tomassini con Rosa Campana. Il Tomassini proseguì nella pubblicazione della “Gazzetta Universale”, che continuò ad essere stampata in questa tipografia fino al 1871, salvo l'interruzione tra il 1810 e il 1814, imposta dall'autorità politica; era considerato il più importante periodico di notizie dell’Italia centrale. Si dedicò inoltre alla pubblicazione di opere di carattere sacro, letterario e scientifico. Nel 1800 pubblicò “Il famoso Barbanera – Lunario per l’anno 1800”. Nel 1839 pubblicò il suo primo Barbanera a libretto, un opuscolo di 64 pagine. La Tipografia Tomassini aveva sede al n. 12 di Piazza del Grano.

Regio Stabilimento Tipo-Litografico Salvati

La tipografia intitolata a Francesco Salvati (1827-1884), nota anche come Società Poligrafica Salvati, iniziò l’attività nel 1855 ed andò specializzandosi come fornitrice per gli Enti Locali. Nel 1889 assorbì la Tipografia Sgariglia e nel 1891 la ditta Tomassini. A seguito di difficoltà, principalmente di carattere economico, la Ditta Salvati venne rilevata da un gruppo di facoltosi folignati e costituita, nel 1901, in Società Anonima. Tra i principali azionisti ricordiamo Pietro Clarici, Arturo Buffetti e Don Michele Faloci Pulignani. Assottigliandosi negli anni il gruppo dei soci, nel 1930 l’intero pacchetto azionario passò nelle mani dell’Avv. Benedetto Pasquini che, nel 1943, lo cedette alla Ditta F.lli Pozzo di Torino. La nuova Poligrafica Salvati ebbe quindi sede a Torino e stabilimento a Foligno. Distrutto dai Tedeschi in ritirata il 16 Giugno 1944, lo stabilimento venne ricostruito, con l’apporto di macchinari provenienti dal Piemonte e l’acquisto di nuove attrezzature. Negli anni successivi però, nuove difficoltà di mercato portarono la dirigenza torinese alla decisione di chiudere lo stabilimento folignate, in forte passivo.

La Tipografia Mancini e Valeri

La Tipografia Sgariglia, risalente al 1840 e conosciuta anche come Tipografia degli Orfanelli, divenne Tipografia Cooperativa ai primi del 1890. Nel 1903 venne sciolta per fallimento ed acquistata dalla signora Angela Pizzoni che ne proseguì l’attività. Nel 1919 la tipografia venne acquistata da un gruppo di quattro soci: S. Sinibaldi, D. Valeri, A. Mancini e O. Dominici, che costituirono insieme la "Nuova Società Tipografica già Cooperativa". Nel corso degli anni il numero dei soci si dimezzò e rimasero soltanto Mancini e Valeri che dettero il loro nome alla tipografia. Negli anni ’50 la Tipografia Mancini e Valeri si trasferì nei locali di via Gramsci dove tra l’altro, dal 1982, iniziò a stampare la Gazzetta di Foligno, uno dei più antichi settimanali italiani, che aveva praticamente stabilito lì la propria redazione. Caratterizzata da una produzione rigorosamente artigianale, la Tipografia Mancini e Valeri custodiva gelosamente macchinari, caratteri e fregi risalenti all’ottocento, che rappresentano dei veri e propri cimeli dell’arte della stampa. La Tipografia, rilevata negli anni ’80 da Palmiro Filippucci, Marco Ambrogioni e Cesare Gabrielli, ha chiuso l’attività alla fine del 2013. Il piccolo tesoro di antiche macchine è stato destinato al Museo della Stampa.

Editoriale Campi

L'Editoriale Campi è una casa editrice specializzata in editoria popolare, nota soprattutto per essere l'editore del Calendario e dell’Almanacco Barbanera, stampato a Foligno fin dal 1762. Per molti anni editore ufficiale dei maggiori festival musicali italiani, e principale diffusore dei testi delle canzoni, l’Editoriale Campi è oggi prevalentemente impegnata nelle attività editoriali legate al marchio Barbanera.

Storia

Giuseppe Campi nacque a Foligno nel 1870 ed iniziò giovanissimo, a soli nove anni, a fare il tipografo. Nel 1892 fondò la “Tipografia Giuseppe Campi” (divenuta poi “Campi Editore” ed ancora dopo “Editoriale Campi”), acquistando i diritti di pubblicazione dei testi delle canzoni e dando praticamente vita all’editoria musicale, con la pubblicazione dei testi delle canzoni su “fogli volanti” prima e su fascicoli o libretti poi: i famosi “Canzonieri”. La Tipografia Giuseppe Campi era conosciuta per la pubblicazione del Calendario di Frate Indovino, per i “foglioni” colorati per organetto (una sorta di pentagrammi, stampati prima in quartine, poi in ottavi e sedicesimi), per i “fattacci” (manifesti che riportavano un fatto di cronaca, ridotto in sequenze e versi per poter essere spiegato da un cantastorie) e per pubblicazioni su eventi musicali e rassegne canore di ogni tipo. Con la diffusione della radio ebbe enorme successo la pubblicazione del “Canzoniere della Radio”, una serie quindicinale di libretti, che riportavano i testi delle canzoni diffuse nell’etere di cui, tra il 1940 ed il 1943, sono stati pubblicati settantuno numeri. Durante gli eventi bellici, l’Azienda subì la totale distruzione dello stabilimento, che fu in seguito ricostruito da Agostino Campi. Questi diede nuovo impulso all’attività, dotando la tipografia di macchine moderne per la stampa litografica ed ampliando il complesso aziendale con un reparto di fotoincisione.

Agostino Campi

Agostino Campi, classe 1903, figlio di Giuseppe, ebbe l’intuizione, nel 1951, di aggiudicarsi, per pochi soldi, l’esclusiva dei testi delle canzoni in gara al primo Festival di Sanremo. Preparò per il pubblico votante un fascicoletto con i testi delle canzoni ed uscì nelle edicole con un Canzoniere con testi, illustrazioni e curiosità sul mondo della radio e della musica leggera. L’anno successivo, in Ottobre, iniziò la pubblicazione di una rivista interamente dedicata a questi argomenti. Il titolo originario avrebbe dovuto essere “Nel mondo della canzone” ma, dietro suggerimento di alcuni suoi collaboratori, al momento di andare in macchina venne modificato in “Sorrisi e Canzoni d’Italia”. Il primo numero di quello che sarebbe diventato “TV Sorrisi e Canzoni” uscì in edicola con 16 pagine bicolori (nero ed arancione chiaro) al prezzo di 50 lire. La periodicità fu inizialmente irregolare, nel 1952 infatti uscì quell’unico numero, con in copertina Iride Lippi, una ragazza modenese vincitrice di un concorso canoro, destinata poi a rimanere nell’anonimato. Agostino Campi fu il primo direttore del giornale e lo porterà a livelli mai raggiunti da una pubblicazione in Italia ed al quarto posto in Europa. Il giornale diventerà settimanale a partire dal Giugno 1953. Nel 1956, essendo diventata troppo impegnativa la gestione della Casa Editrice e della Tipografia, lasciò la direzione di “Sorrisi” a suo figlio Giuseppe. Agostino Campi Morì a Roma il 28 Aprile 1962.

Giuseppe Campi (II), nato a Foligno nel 1927, assunse la direzione di Sorrisi e Canzoni nel 1956. Nel 1960, sostituì il padre nella gestione della Casa Editrice, lasciando la direzione del giornale a Tarquinio Maiorino. Al fine di allargare le potenzialità del settimanale Campi trovò due soci: Angelo Rizzoli e Giorgio De Fonseca. La famiglia Campi diventò così detentrice del 52% del pacchetto azionario del giornale, Angelo Rizzoli e la sua famiglia avevano il 24%, il restante era di Giorgio De Fonseca, un personaggio molto pittoresco dell’editoria romana, un editore-tipografo. I Campi si preoccupavano della linea editoriale, i Rizzoli della distribuzione e della raccolta pubblicitaria, De Fonseca della stampa del giornale in tipografia. L'editore Campi, pur mantenendo il controllo della testata, lo affidò per la distribuzione al gruppo Rizzoli. Nel Luglio 1970 morì il più giovane dei cinque fratelli di Giuseppe Campi, Luigi, a seguito di un malore durante un’immersione subacquea in Sardegna. Nello stesso anno, Giuseppe Campi si trasferì a Parigi, da dove continuò a fare l’editore e dove morì nell’Aprile del 2008. Secondo Maurizio Seymandi, che per anni è stato direttore di TV Sorrisi e Canzoni, Giuseppe Campi era terrorizzato dai sequestri di persona e fu questo il motivo che lo spinse a trasferirsi all’estero.

Luigi Campi dirigeva la Casa Editrice musicale Cam & Tank, specializzata nella produzione di colonne sonore, e scriveva articoli di attualità su Sorrisi e Canzoni. Venne descritto come “una persona dolcissima, giovane, bellissimo e molto corteggiato dalle donne; collaborava con il giornale e non era un padre-padrone”; il suo funerale vide la commossa partecipazione della città di Foligno, da cui i Campi erano molto amati oltre che da giornalisti ed editori di tutta Italia. Un’immensa folla seguì il feretro per l’ultimo viaggio del giovane Luigi. La quota azionaria della Casa Editrice appartenente a Luigi Campi, venne lasciata all’altro fratello, Feliciano, che la cedette alla Rizzoli. Feliciano e Giuseppe rimasero così azionisti di minoranza.

Nel 1975 la sede della Casa Editrice venne trasferita da Foligno a Roma. Nel 1984 Sorrisi e Canzoni venne ceduto alla SBE (Silvio Berlusconi Editore) e poi confluì nell’Arnoldo Mondadori Editore, di proprietà della famiglia Berlusconi.

I quattro "autentici" Barbanera pubblicati nel 1938

Feliciano Campi ha invece perseguito la linea editoriale riguardante la pubblicazione di Lunari ed Almanacchi. Fin dalla metà degli anni ’30, la Tipografia Campi si inserì nella tradizione storica, molto radicata a Foligno, della pubblicazione del Barbanera. A seguito della liquidazione del “Reale Stabilimento Tipo-Litografico Feliciano Campitelli”, avvenuta nel 1935 in seguito a gravi problemi di tenuta finanziaria, lo Stabilimento Tipografico Giuseppe Campi stabilì rapporti commerciali con la Società Poligrafica Francesco Salvati, acquisendo tutti i diritti sulle pubblicazioni della Campitelli, incluso il Barbanera. In quegli anni erano diversi gli editori che pubblicavano il “solo e vero Barbanera” e non furono poche le azioni legali intraprese ora dall’una, ora dall’altra società tipografica. Nel 1938 uscirono addirittura quattro diverse copie del Barbanera, pubblicate da altrettante Case Editrici; ad ingenerare ulteriore confusione infatti, si inserì anche un nuovo soggetto, Franco Campitelli, editore operante tra Foligno e Roma, che sfruttando la parentela e le medesime iniziali "FC" di Feliciano Campitelli pubblicò anch'egli il suo "originale" Barbanera. Fu solo negli anni ’50 che si riuscì a pubblicare una sola edizione del Barbanera, quella della Società Salvati-Campi che, per un certo numero di anni, continuò ad usare in copertina la dicitura “Feliciano Campitelli”, per attestarne l’originalità e la legittimità delle pubblicazioni, scongiurando la concorrenza. Nel 1962 la Tipografia Giuseppe Campi si trasformò in “Campi Editore S.p.A.”, nel 1964 acquistò dall’Avv. Benedetto Pasquini i diritti per la pubblicazione del Barbanera, derivanti dalle tipografie Campitelli e Salvati. Pertanto, dal 1964, l’unico vero e legittimo Barbanera di Foligno è il Barbanera di Feliciano Campitelli, edito dalla “Editoriale Campi s.r.l.”, nome con cui è nota dal 1983. Fino al 2010 la sede della casa editrice è stata nello stabilimento di stampa di Foligno, al numero 8 di via delle Industrie. Pregevole esempio di architettura industriale degli anni '70 progettata dall'Arch. Franco Antonelli. Dal Febbraio 2010 l'attività si è trasferita a Spello in un complesso rurale del '700 che ospitava un'antica bigattiera [2]. All'interno degli uffici una sezione è dedicata all'archivio storico che raccoglie tutto il materiale della Collezione Feliciano Campi e organizza intorno ad essa ricerche ed iniziative di divulgazione attraverso l'attività della Fondazione Barbanera dal 1762.

Fondazione Barbanera dal 1762

Significativa raccolta di Lunari, Almanacchi e documenti affini datati a partire dal XVI secolo, l’Archivio Storico dell'Editoriale Campi e della Collezione Feliciano Campi è oggi un importante, forse l’unico per quantità e qualità, corpus di documenti a testimonianza di un genere editoriale prezioso per la storia della cultura popolare e del costume italiano. L'imponente insieme di documenti di rilevanza storica rende la Collezione un patrimonio di ingente rilievo con conseguenti esigenze di gestione e valorizzazione; questa è la funzione della “Fondazione Barbanera dal 1762” che ne cura, oltre a conservazione e schedatura, i possibili utilizzi espositivi e divulgativi.

Note

  1. La parola greca Apocatastasi ebbe origine dall'astrologia, ove indicava il ritorno periodico delle figure dello zodiaco alla loro posizione originaria
  2. La bigattiera è un locale attrezzato per l'allevamento dei bachi da seta.

Bibliografia

I Lunari e gli Almanacchi di Foligno - Gabriele Brinci - Grafiche CMF Foligno - 2002
50 anni di storia della televisione attraverso la stampa settimanale - Massimo Emanuelli - Greco & Greco Editori - 2004 - ISBN 8879803468, 9788879803465
Almanacchi per l'anno nuovo - Produzione e commercio di almanacchi a Foligno - Manuel Vaquero Piñeiro
Foligno News
Lorien - Il Portale dei Canti Ribelli
Editoriale Campi - Passato e Presente

Voci correlate



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Collegamenti esterni

http://www.barbanera.it/

Onomastica Urbana

Via Emiliano Orfini: VII traversa a sinistra di via G. Mameli, da questa a via Tignosi. Area Hoffmann
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Via Feliciano Campitelli: I traversa a sinistra di via G. Vasari, da questa a via E. Bartolomei. Area Paciana
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