Dialetto di Foligno

Da WikiFoligno.

Dialetto Umbro

L'Umbro è una lingua indoeuropea estinta, appartenente alla famiglia delle lingue italiche, parlata dall'antico popolo degli Umbri che un tempo viveva nel territorio ad est dell'alto corso del fiume Tevere. È conosciuto soprattutto dalle Tavole eugubine, sette tavole di bronzo che contengono le leggi sacre della città umbra di Ikuvium (odierna Gubbio), scritte in alfabeto umbro. L'Umbria è attraversata e tagliata in due dal fiume Tevere. Questa frontiera naturale ha costituito nel corso dei secoli un discrimine fra i territori della regione e un motivo di distinzione delle espressioni dialettali. Sulla base anche di questa situazione geografica, i dialetti dell’Umbria sono classificabili in rapporto a tre aree linguistiche principali:

1. area nord-occidentale (all’interno di questa si trovano Perugia e il suo territorio; Gubbio; Città di Castello e l’Alta Valle del Tevere);

2. area sud-orientale (alla quale appartengono Foligno, Spoleto, Nocera Umbra, Norcia, Cascia, Terni, Amelia);

3. area sud-occidentale (Orvieto e il suo territorio).

La prima area risente dell’influenza della Toscana, la seconda dei contatti con le Marche e l’Abruzzo, la terza di quelli con il grossetano e l’alto Lazio.

Si distinguono inoltre due zone cosiddette di “transizione”, cioè di passaggio, che hanno caratteristiche comuni a diverse aree: quella del Trasimeno e di Città della Pieve; quella che va da Scheggia a Todi e comprende Gualdo Tadino e Assisi (con la pianura fino a Cannara).

Dialetto Perugino

L’unico dialetto ad avere una propria fisionomia, che non risenta di altri dialetti contermini, è il perugino. Il tratto fonetico più appariscente di questo dialetto è la “palatalizzazione” della vocale “a” tonica che si trasforma in “è”, ad esempio chène per “cane”, fème per “fame”, pène per “pane”. Oggi però questo fenomeno è molto attenuato e si verifica raramente sulla bocca dei parlanti. Altrettanto si può dire di altre voci perugine antiche, come, ad esempio, l’avverbio donca (dunque) o il sostantivo pagne (panni). Caratteristica sempre del perugino è l’uscita in “-e” dei maschili plurali, che si ritrova anche nel dialetto di Orvieto. Continua ad essere presente costantemente il tratto ritmico più distintivo del perugino, che consiste nella caduta delle vocali fuori di accento, per cui abbiamo, ad esempio, ch’ fè (che fai), o dìmm’lo (dimmelo). Il dialetto perugino è parlato limitatamente ad un territorio che non tocca gli Appennini, né le sponde del Trasimeno. Esso è racchiuso in una zona limitata ad est del Tevere, ad ovest dal torrente Caina, a sud dal fiume Nestore.

Dialetto Folignate

Un tratto caratteristico dei dialetti dell’area sud-orientale, la terminazione in “-u” del maschile (in luogo della “-o”), era presente in antico anche nel volgare di Assisi, ad esempio nel Cantico di San Francesco (inizio del sec. XIII), che inizia con il verso «Altissimu omnipotente bon Signore…». Adesso l’assisiate è privo di questo tratto fonetico, che invece contrassegna tuttora il dialetto parlato a Foligno e nella Valnerina, fino a Terni. Nel dialetto di Foligno e Spoleto incontriamo un fenomeno consonantico, il passaggio di “b” (compreso fra due vocali) a “v”, ad esempio contrivutu (contributo); mentre nell’area di Norcia e di Terni lo stesso fonema “b”, nelle medesime condizioni, si rafforza in “bb”, ad esempio contribbutu. In modo analogo, sempre nel ternano (a somiglianza di quanto avviene nel dialetto di Roma e dell’alto Lazio), si rafforzano alcune consonanti in posizioni particolari (Peruggia “Perugia”; a rRoma “a Roma”), si assimilano i nessi “nd” ed “mb”, che producono esiti del tipo tonno (tondo) e gamma (gamba). Questi fenomeni consonantici si verificano anche nel dialetto di Orvieto.

Attualmente in Umbria, come avviene in molte regioni d’Italia, il dialetto ha perduto gran parte della propria matrice arcaica e si uniforma ad un registro linguistico sempre più vicino all’italiano. Pertanto, molti dei tratti originari sono ridotti e si sono affermate varietà di italiano regionale corrispondenti grosso modo alle tre principali aree dialettali. Un dialetto “raffinato”, ma che resta comunque il “parlar materno”, con il quale anche i più giovani continuano abitualmente a esprimersi, magari mischiandolo alle tante voci straniere entrate nell’uso. D’altronde, i poeti umbri (fra i primi Antonio Carlo Ponti e Ferruccio Ramadori, più di recente Giovanni Falsetti e Ilde Arcelli) usano il dialetto nelle sue forme più complesse come autentica lingua letteraria: un “neo-volgare” capace di conferire una rinnovata e moderna identità alle “parole perdute” dei dialetti in dissoluzione alle soglie del Terzo Millennio.

Esempi e note fonetiche del dialetto di Foligno

Italiano Folignate Note
Ribollire
Richiudere
Ricomporre
Riconoscere
Arbullì
Archiùde
Arcombòne
Arconòsce
Spesso "RI" diventa "AR".
Baffo
Bagno
Basso
Bastare
Libertà
Andare bene
V(b)affu
V(b)agnu
V(b)assu
V(b)astà
Li(b)vertà
Annà Bbene
"B" si trasforma in "V" ad inizio parola o tra due vocali. Dopo un verbo all'infinito, il sostantivo che inizia con "B" la raddoppia.
Bacio
Micio
Va(s)ciu
Mi(s)ciu
"C" preceduta da vocale e seguita da "I" diventa "SC" (come "sciare").
Impegnato
Pianto
Incontrare
Impiastro
Intelligente
'mbegnatu
Piandu
'ngondrà
'mbiastru
'ndiligende
"C","P","T", occlusive sorde, si trasformano rispettivamente in "G","B","D" se precedute da "M" o "N". La "I" iniziale cade davanti a "M" o "N" che precedono una consonante.
Tempo/Tempi
Verso/Versi
Fosso/Fossi
Témbu/Témbi
Vérsu/Vérsi
Fóssu/Fóssi
Le vocali "è" ed "ò" toniche aperte, diventano rispettivamente "é" ed "ó" per influenza di ""U" ed "I" finali.
Appoggiarsi
Alloggiarsi
Appogghjàsse
Allogghjàsse
"GG" intervocalico diventa "GGHJ" o "gghì".
Figlio
Piglialo
Maglia
Fiju o Fiu
Piélu
Maia
"GL" intervocalico è soppresso.
Guancia
Guarda
Guanto
Guastare
(V)uangia
(V)arda
(V)uandu
(V)uastà
"GUA" diventa "VUA" o "VA", con la "V" molto sfumata.
Ultimo
Alto
Calmo
Urdimu
Ardu
Carmu
La "L" che precede una consonante diventa "R".
Andare
Cambiato
Caldo
Annà
Cammiatu
Callu
"ND" diventa "NN","MB" diventa "MM" e "LD" diventa "LL".
Niente Gnende Spesso "N" diventa "NG".
Cuore Còre Il dittongo "UO" tra due consonanti diventa "ò".
Farci
Dirci
Berci
Facce
Dicce
Becce
"RC" in finale di verbo diventa "CC".
Abituarsi
Vestirsi
Capirsi
Abituasse
Vestisse
Capisse
"RS" in finale di verbo diventa "SS".
L'ho detto a lui L'ho dittu da llue La preposizione "A" diventa "DA".
Il figlio
Il gas
Lu fiju
Lu gasse / Lo gasse
L'articolo "IL" diventa "LU". Tra le persone più anziane capita di sentir pronunciare "LO".
Andare
Venire
Ballare
Annà
Venì
V(b)allà
Nei verbi all'infinito, cade il "-RE".
Calzolaio
Acciaio
Pagliaio
Carzularu
Acciaru
Paiaru
Il suffisso "-AIO" (-ARIO) si trasforma in "-ARU".


Frasi e proverbi in dialetto folignate

Frasi che affondano le proprie radici nella cultura contadina, condite da un humour sarcastico in cui spesso abbondano parole volgari (qui omesse), usate più come intercalare che come volontà vera e propria di offendere l'interlocutore.

  • "Sei tanti strilli e poca lana", dicia quillu che tosava lu porcu.
  • N'è la sella pe' stu cavallu.
  • Lu centru de lu munnu.
  • "Finirà", dicia quillu che se cuturava pe' le scale.
  • "N'è quistu lu versu", dicia quillu appiccatu pe' le zampe.
  • "Tutto me pare, meno che 'na festa", dicia lu porcu su lu tavolacciu.
  • E' 'n campu troppu grossu pe' 'n bove sulu.
  • Le mejo mela da li pegghjo porchi.
  • Discorre co' te è come fa' a cappellate co' le sorche.
  • Che te spoji 'n furmine.
  • Li guaji de la pignatta li sà la cucchiara che li mistica.

Bibliografia

Articolo di Luigi M. Reale http://www.umbriaearte.it/dialetto-umbria-umbro.htm
Franco Bosi - In Dialetto - Parole e frasi della parlata di Foligno - Centro di ricerche Federico Frezzi
Il Folignate Imbruttito su Facebook

Copy.png