Eccidio di Nocera

Da WikiFoligno.

L'eccido di Nocera, passato alla storia anche come la strage di Nocera, fu l'episodio più sanguinoso, ad eccezione delle guerre che si combattevano all'epoca, accaduto nella nostra regione durante tutto il Medio Evo. Sotto questo nome si riuniscono il fatto, cioè l'uccisione di due dei tre fratelli Trinci, e la reazione, cioè l'immediata vendetta del fratello superstite, che costarono complessivamente la vita ad oltre trecento persone. Di un fatto così grave si è scritto molto e le varie versioni spesso non concordano; ne abbiamo scelte due, una, la prima, "italianizzata" perchè scritta in un volgare molto rozzo e spesso di difficile interpretazione; l'altra viene riproposta in un linguaggio fedele all'originale.

Parruccio Zampolini

Parruccio Zampolini, contemporaneo degli ultimi Trinci, descrive, in uno stile definito da Mons. Faloci Pulignani rozzo ma efficace, i fatti relativi all’eccidio di Nocera, partendo dal padre di quel ser Pietro da Rasiglia che li scatenò.

Al tempo di Corrado Trinci, Signore di Foligno per la Chiesa di Roma (Corrado II), viveva in una villa di Foligno chiamata Rasiglia, un “villano” che era chiamato ser Pasquale da Rasiglia, il quale entrò nelle grazie dei suoi Signori, probabilmente come esecutore di “lavori sporchi”. Come ricompensa, i suoi Signori gli concessero la Torre di Rasiglia su cui, però, dominò per poco tempo in quanto, venuto in odio a Corrado II, si vide spogliare dei titoli e delle ricchezze. Uno dei suoi figli, ser Pietro, prese in moglie la giovane figlia di Nicola di Catagnone, della Fratta di Trevi (altrove citata come Orsolina di Nicolò da Catignano della Fratta di Trevi). Ser Pietro e la sua bellissima sposa abitavano a Foligno, poco in grazia dei Signori. Alla morte di Ugolino III, che lasciò tre figli, prese il potere il maggiore, Niccolò che si invaghì della moglie di ser Pietro al punto di fare il marito Castellano della Rocca di Nocera, la più bella, la più fortificata e la più ricca che si trovasse nei suoi territori. Le frequenti visite di Niccolò alla fortezza però, non passarono inosservate agli occhi di Pietro che, roso dalla gelosia e consigliato dal “diabolu”, escogitò una feroce e brutale vendetta.

Il 10 Gennaio del 1421, ser Pietro invitò ad una battuta di caccia, nelle selve circostanti Nocera, i tre fratelli Trinci, Berardo di Camerino, sottoposto dei Trinci, ed altri nobili di Matelica e Fabriano; Corrado III, per un sopraggiunto imprevisto impegno, non potè partecipare e si recò a Trevi. Al termine della caccia, i convenuti si ritirarono nella Rocca e ser Pietro, suo fratello Nanni, suo nipote ed altri, uccisero nel sonno Niccolò e Bartolomeo Trinci, facendo prigionieri gli altri. I castellani si rinchiusero nella Rocca, facendosi portare i viveri che tiravano su per mezzo di una corda. Questo fatto, unitamente alla scomparsa dei partecipanti alla caccia, creò il sospetto di cosa fosse accaduto e qualcuno scrisse a Corrado per avvisarlo.

Corrado, senza indugiare, mosse verso Nocera alla testa del suo esercito, non senza aver chiesto, ed ottenuto, l’aiuto di Braccio da Montone, suo parente, che si trovava accampato nelle vicinanze coi suoi armati, e di Rodolfo di Camerino. Non erano passati tre giorni dalla morte di Niccolò e Bartolomeo, che la Rocca di Nocera era circondata dagli uomini agli ordini di Corrado. Vedendosi perduto, Pietro andò a rifugiarsi in una torre della Rocca, portando con sé la moglie, il fratello, il nipote e pochi altri. Quelli che ne rimasero fuori, si infuriarono per il tradimento di ser Pietro, ed alcuni di loro dettero anzi manforte agli assedianti. Vedendosi perduto, Pietro uccise la moglie e poi la gettò dalla torre; quindi si lasciò cadere, preferendo morire piuttosto che finire in mano dei suoi nemici. Gli altri che erano con lui non ebbero coraggio di suicidarsi e preferirono affidarsi alla misericordia di Braccio. Vennero tutti messi a morte, chi all’istante e chi dopo essere stato condotto a Foligno. Il corpo di ser Pietro, nonostante fosse morto, venne orribilmente straziato.

Ser Pasquale, con il resto della sua famiglia, scappò da Rasiglia, diretto ad Orzano, ma la sete di vendetta di Corrado li raggiunse e tutti vennero passati per la spada, tagliati a pezzi e dati in pasto ai cani. Manentesco Manenti da Trevi, che era Podestà di Nocera, tentò di fuggire con un suo figlio alla volta di Trevi ma, intercettati lungo la strada, vennero condotti a Foligno dove vennero decapitati; nemmeno la sua famiglia, a Trevi, venne risparmiata: la moglie del Manenti e tutti quelli che poterono trovare vennero inviati a Foligno dove vennero giustiziati. Tra uomini, donne, vecchi, bambini e donne incinte furono più di cinquanta i morti a causa della vendetta di Corrado e c’era chi diceva che, nell’area della Contrada (La Contrada della Croce) dove vennero eseguite le uccisioni, non si poteva fare un passo senza mettere il piede nel sangue, nelle budella, nelle cervella e nelle membra di quei morti.

Nei giorni successivi, continua il narratore, si incontravano per Foligno alcuni che avevano partecipato a questa vendetta e raccontavano che chi col ferro, chi col fuoco, chi per fame e chi impiccato, erano stati in realtà più di trecento i morti, alcuni dei quali, caricati su trentasei somari, vennero mandati in giro per le strade come ammonimento. Si diceva anche che alle donne gravide era riservato il supplizio peggiore: si aspettava il momento del parto per lasciarle morire di fame con il figlio appena nato. “Et infine remase la signuria et lu dominiu a Curradu delli Trinci de Fuligni.”

Medardo Morici

Medardo Morici ha consegnato alle stampe una cronaca leggermente diversa in alcuni dettagli.

Pietro di Pasquale, Castellano di Nocera, offeso nell’onore, per via di sua moglie (Orsolina di Nicolò da Catignano della Fratta di Trevi), da Nicolò Trinci, fratello di Corrado e Bartolomeo, studiò il modo di vendicarsene, invitandoli insieme a Berardo Varani ed altri a far caccia nelle selve di Nocera il 10 Gennaio; e come li ebbe fra le mani, nel silenzio della notte, fece macello dei corpi di Bartolomeo e di Nicolò, solo perdonando la vita al Signore di Camerino. Corrado Trinci non fu preso alla rete. Sul mattino del giorno seguente i Priori, i cittadini e i più ricchi abitanti di Nocera furono chiamati nella Rocca: disse loro il Castellano inusate parole di libertà, di ribellione, di tirannia, di onore vilipeso; disse loro s'inanimassero, pigliassero subito le armi, facessero sentire la voce, sperassero. Sulle prime non capirono li dabben'uomini che sorta di linguaggio si fosse quello; balbettarono, mormorarono sommessamente, chiedendosi tra loro con gli occhi un consiglio, come se in quel punto assaliti fossero da uno sciame di masnadieri. Ridisse più chiare, quanto fiere parole, Piero da Foligno: risposero quelli "Pensasse alla enormità del delitto, alla rotta fede e all'anima sua: non s' impaccerebbero essi in così fatta ribellione; il popolo di Foligno e d'altri luoghi, preso da compassione per quegl'infelici, ucciderebbe lui traditore, vendicherebbe i traditi." Il Castellano si fortificò nella Rocca, presago di funesta ventura.

Corrado Trinci era, a que' giorni in Trevi; seppe della morte de' suoi fratelli e della prigionia di Berardo da Camerino; divampante di rabbia, sprovvisto di soldati, chiese aiuto a Braccio, il quale allora tenevasi in Todi, per comporre le discordie di quei cittadini. Arrivava il Fortebracci improvvisamente a Nocera con pochi militi: e tosto inviava al castellano un trombetta con ordine che gli dimandasse a prieghi di cui o per qual cagione egli avesse così grande scelleranza commesso. Rispondeva Piero da Foligno: "Aver fatto di sua testa e non a contemplazione d’altrui: ma, quanto alla cagione (se ben non ne avesse avuta niun'altra), era a giudicio suo, pur assai sufficiente quella, di aver cercato di rimettere in libertà la patria e i suoi, e d'avere a un tempo vendicati così la pubblica come la privata sua ingiuria". Suonarono orgogliose a Braccio le parole del Castellano: tre giorni tempestò d’artiglieria la Rocca, finchè con maggior numero di soldati rovesciò a forza i primi ripari, imprigionando uomini, donne e fanciulli e inviandoli al rabbioso Corrado Trinci, che ne fece brutale ed osceno macello. La storia inorridisce alle crudeltà di Corrado d’infame memoria. Rimaneva a superarsi l’interno della Rocca. Piero da Foligno difendevala con ardire disperato, maraviglioso: più giorni si tenne forte: ma aiutato da pochi de’ suoi e quasi divorato dalle fiamme, gittò dall’alto della Rocca la rea compagna del suo letto e si rese agli armati di Braccio. Sul cadavere del Castellano, non è a dire come imbestialisse Corrado: il quale più di trecento vittime alla sua rabbia sacrificando, insanguinò le vie di Foligno, di Nocera, di Trevi: aggiunse delitti a delitti: e, tirandosi addosso lo sdegno dei pontefici, preparò la rovina del suo principato. Piombarono, infatti, quasi subito l’interdetto e la scomunica sul capo di lui, ribelle alla S. Sede, e di quelli che gli si erano assoggettati e gli avevano prestato omaggio. Un tale stato di cose anormali durò fino al Dicembre del 1424, quando Papa Martino V si degnò di assolvere la città di Nocera dall’interdetto e dalla scomunica, in cui era incorsa, con il Breve che si conserva nell’Archivio Comunale di Nocera.

Bibliografia

Gli affreschi del Palazzo Trinci a Foligno - Mario Salmi
Il Vicariato dei Trinci - Don Michele Faloci Pulignani
Le arti e le lettere alla Corte dei Trinci - Don Michele Faloci Pulignani
Prima edizione a stampa della Divina Commedia – Studi II - Piero Lai
Istoria della Famiglia Trinci - Durante Dorio - Foligno - 1638 - Agostino Alteri
Compendio della Storia di Fuligno - Giuseppe Bragazzi - Foligno - 1858 - Tipografia Tomassini
La Gazzetta di Foligno - 1988/89 - articoli di Federica Ferretti
La cronaca del Trecento italiano - Carlo Ciucciovino
Di Corrado Trinci, tiranno ecc. – Medardo Morici – Bollettino della Regia deputazione di Storia Patria per l’Umbria – Volume XI – Unione Tipografica Cooperativa – Perugia - 1905
Storia del Comune di Spoleto dal Secolo XII al XVII – Achille Sansi – Stabilimento di P. Sgariglia – Foligno - 1879
Pro Trevi – Famiglia Manenti
WikiDeep
Enciclopedia Treccani Online
I Priori della Cattedrale di Foligno – Don Michele Faloci Pulignani – Bollettino della Regia deputazione di Storia Patria per l’Umbria – Volume XX – Unione Tipografica Cooperativa – Perugia - 1914
Santi e Beati
Vite de’ Santi e Beati di Foligno – Lodovico Jacobilli – Agostino Alteri – Foligno - 1628
Bollettino della Pro Foligno - Anno 11º NUMERO 2, Febbraio 2011
Sulla zecca e sulle monete di Fuligno - Dissertazione epistolare diretta al chiarissimo Cavaliere il Sig. Annibale Degli Abati Olivieri Giordani dall'Abate Giovanni Mengozzi
Wikipedia per le note e le varie voci.

Voci Correlate

Copy.png