Emiliano Orfini

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Emiliano Orfini, o anche Degli Orfini, nacque a Foligno nella prima metà del XV secolo da Piermatteo di Salvoro, primo di otto tra fratelli e sorelle.

Brevi note biografiche

La famiglia, documentata nell’esercizio dell’oreficeria già a fine XIV, aveva in affitto due botteghe dal Capitolo della Cattedrale e, almeno dal 1468, la residenza, molto probabilmente sede della tipografia, nelle «domos positas iuxta plateam magnam communis Fulginei», che comprendeva anche la bottega di orefice, con affaccio sulla Piazza Vecchia della città di fronte alle Canoniche della Cattedrale. Orfini, incisore e medaglista, continuò la professione paterna già nei primi anni Sessanta del secolo sotto il pontificato di Pio II Piccolomini. Fu zecchiere papale nel Ducato di Spoleto, prima di spostarsi a Roma, dove pare iniziasse la sua attività dal 1464. Del 1° Febbraio di quell’anno è la lettera di Francesco Patrizi, governatore di Foligno, al fratello Agostino relativa al "cussor Fulginas Aemilianus, vir ingenii acutissimi" per la realizzazione dei cruciati papali con la dicitura "Exurgat Deus et dissipentur inimici eius e vindica domine sanguinem nostrum qui pro te effusus est"[1]. A Roma Orfini ottenne l’appalto della Zecca, in società con Pietro Paolo Francesci, con i capitoli del 16 maggio 1471 per cinque anni, rinnovati poi prima della scadenza in occasione del Giubileo del 1475. Risulta che nell’aprile 1472 sia stato inviato nella Marca d’Ancona sempre per affari di monete; mandati in suo favore si registrano ancora nel 1474 e monete da lui incise sono note fino al pontificato di Sisto IV. Insieme con i fratelli Mariotto e Antonio si impegnò anche in altre attività commerciali, favorite dalla posizione e dai traffici della città; nel 1470 ebbero l’appalto della gabella di Foligno per cinque anni. Dai fratelli, pure loro zecchieri, Orfini ricevé anche aiuto per l’attività tipografica, condotta insieme con Giovanni Numeister. Il nome di Orfini resta soprattutto legato all’introduzione della tipografia a caratteri mobili a Foligno con l’editio princeps della Commedia dantesca (11 aprile 1472, I.G.I., n. 352). Rimasto vedovo dopo le prime nozze, Orfini sposò in seconde Bartolomea Crisanti. Dettò il suo testamento il 16 marzo 1491.

La data della sua morte si colloca tra l’agosto 1496 e il 24 ottobre 1498.

Note

  1. Si veda la voce: Zecca di Foligno.

Bibliografia

Emiliano Orfini nel Dizionario Biografico degli Italiani - Treccani

Voci correlate

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