Ettore Tesorieri

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Ettore Thesorieri o Tesorieri

La Giostra della Quintana è uno dei simboli per eccellenza della Città di Foligno; il caso vuole, però, curiosamente, che tanto il suo inventore, Ettore Tesorieri, quanto colui che ne lanciò la rievocazione storica nei tempi moderni, Emilio De Pasquale, fossero entrambi nativi della medesima cittadina pugliese, Andria. Decisamente divergente, poi, l’evoluzione nella vita cittadina dei due personaggi: De Pasquale divenne di fatto un folignate a pieno titolo; la permanenza effettiva di Tesorieri durò in realtà poco più di tre anni, nei quali esercitò il mandato di Cancelliere, col benestare della famiglia Baglioni a cui, come vedremo in seguito, fu molto legato.

La giovinezza

Ettore Tesorieri nacque certamente nel territorio del Comune di Andria ( BA ). Alcuni ricercatori umbri riportano come anno di nascita il 1552, mentre una biografia curata dallo storico Monacchia e vari testi reperibili nelle biblioteche della Regione Puglia danno per certo che sia nato il 6 giugno 1553. Il cognome della sua famiglia, in origine, era Conoscitore; siccome molti dei suoi parenti furono incaricati di reggere le tesorerie in varie zone della Corte Ducale di Andria, l’intera casata ottenne il diritto di fregiarsi del titolo ufficiale di Tesorieri della Corte, da cui derivò il nuovo cognome. Le cronache del tempo riferiscono che negli anni giovanili il Tesorieri combattè in guerra al servizio dell’Austria contro gli Ottomani, e successivamente nelle file dell’esercito della Repubblica di Venezia contro gli Austriaci, senza specificare se questa attività militare sia stata precedente, contemporanea o successiva agli anni degli studi universitari notarili, iniziati ad Andria e perfezionati a Napoli.

Primi incarichi e trasferimento in Umbria

Una volta laureato, divenne segretario dell’arcivescovo di Bari Giulio Cesare Riccardi; esaurito questo mandato, tornò per un breve periodo a Napoli prima di approdare a Roma, dove ottenne importanti incarichi di segreteria presso diverse famiglie nobiliari, fino a diventare amico inseparabile di Giampaolo II Baglioni, che al momento di imporre il proprio dominio in Umbria lo volle con se’ per affidargli il controllo dei suoi territori, in particolar modo della Valle Spoletina. Il Tesorieri si stabilì quindi a Cannara, dove mantenne stretti rapporti con tutti i rappresentanti della famiglia Baglioni, e si sposò nel 1597 con Beatrice Contucci, discendente di una delle più potenti famiglie del luogo. Rimasto vedovo nel 1614, due anni dopo si risposò con Agata Feltri, nobildonna di Assisi, da cui ebbe due figli: Riccardo, morto a nemmeno due anni di età, e Aniceto, nato quando il padre aveva ormai 66 anni.

Attività amministrativa ed artistica in Umbria

Le attività di tipo amministrativo non lo tennero lontano da quelle artistiche: riuscì a comporre musica, a scrivere poesie ed inoltre aggiunse ad esse anche l'arte della miniatura ed il disegno. Infatti molte pagine, finemente miniate, dei codici dell'antico archivio comunale di Foligno, dal 1604 al 1620, portano la sua firma. Pur vivendo a Cannara, mantenne ottimi rapporti con varie famiglie nobiliari dei dintorni, in particolare con gli Orsini di Foligno. Il suo prestigio aumentò a tal punto che il Comune di Foligno lo chiamò a svolgere prima l'ufficio di Segretario, poi di Camerlengo ed infine, nel 1602, lo nominò Cancelliere del “Magnifico Consiglio Comunale”, carica mantenuta fino al 1605. Tornato a Cannara, ricoprì altri incarichi di tipo amministrativo, anche al servizio di Autorità religiose, finchè non fu nuovamente investito dell’incarico di Cancelliere di Foligno nel biennio 1613-14.

La Giostra della Quintana

In questo periodo, invitato dalle Autorità cittadine a proporre una manifestazione in grado di festeggiare degnamente il Carnevale, decise di mettere a frutto alcune ricerche effettuate negli anni precedenti presso gli archivi comunali, e di rispolverare un torneo cavalleresco di cui parlavano alcuni documenti risalenti al 1200 ed al 1400. In pratica, diede vita alla Giostra della Quintana, elaborando il testo “ Stimolo generoso di virtute “ che, con gli inevitabili aggiustamenti dovuti al mutare della mentalità e delle usanze nel corso del tempo, è di fatto ancora oggi il Regolamento della Giostra stessa. La prima, storica edizione del torneo si tenne dunque la sera di Martedì Grasso del 1613, il 10 febbraio, ed ebbe un gran riscontro, ma da allora, inizialmente per l’avversione di alcune famiglie patrizie ostili agli amici del Tesorieri, poi per l’oblio calato col passar degli anni, ci sono giunti solo dei racconti frammentari delle Giostre tenutesi successivamente. E' grazie proprio alla cronaca dettagliata della Giostra del 1613, stilata dal Tesorieri e riscoperta dal De Pasquale, che si è potuta riproporre nel 1946 la prima Giostra dell'era moderna.

Opere artistiche

Come musicista, vanta la composizione di due messe in stile polifonico a 5 voci a cappella: "Laudato sempre sia", eseguita nel 1618 nella Cappella Sistina a Roma, e "In tribulatione"; tali opere gli valsero l’ammissione all’Accademia degli Insensati di Perugia, identificato come “ Ignudo “. Tesorieri, nel corso della sua vita, scrisse diversi sonetti e ballate, ad esempio in occasione dell’uccisione in battaglia di uno dei Baglioni, o del matrimonio di un altro esponente della stessa famiglia, oppure mettendo in versi il dolore per la morte prematura del figlioletto; con l’avanzare dell’età, la sua attenzione si spostò su temi a sfondo più religioso, come il martirio di San Feliciano, le opere del predicatore laico Giovan Battista Vitelli, o, sentendo prossima la fine, considerazioni sulla fugacità della vita. Tali scritti riscossero un successo sempre maggiore tra gli intellettuali dell’epoca, tanto da spingere, nel 1626, il vicario vescovile folignate Francesco Cirocchi ad affidare alla Tipografia Alteri la stampa di una raccolta di liriche dal titolo "La penna insensata". Degna di nota la sua corrispondenza epistolare con Torquato Tasso. I due si conobbero ai tempi degli studi universitari napoletani stringendo una forte amicizia; nelle epoche successive non ebbero più modo di rivedersi, ma rimasero comunque in contatto per tutta la vita.

Tesorieri e la Religione

Fin dagli anni giovanili, il Tesorieri manifestò una personalità profondamente religiosa. La morte violenta di due membri della famiglia Baglioni, i lutti familiari, le varie collaborazioni con Enti riconducibili al clero ed una lunga malattia che lo afflisse nell’ultima parte della sua vita rafforzarono questa sua predisposizione; decise quindi di lasciare i proventi delle sue opere in eredità alla Confraternita di San Rocco, che aveva sede nell’omonima chiesa all’epoca esistente in Cannara, e di cui era stato, per diversi anni, amministratore e sacrista.

La morte

Qualche giorno prima di morire, chiese ed ottenne di entrare nel Terz'Ordine di S. Francesco. Questa la descrizione dell’evento, come riportata nella documentazione trasmessa dall’Archivio del Sacro convento di Assisi al TOF di Cannara:

A dì 15 Novembre 1638
fu vestito dell‘ordine il signore Ettore Tesoriere quale era nel
letto infermo et vechio di età di anni 85, fu vestito da fra
Salvatore Giovangnoli, ministro, con la assistenza di fra
Giovan Camillo Brunori, visitatore dell’Ordine, il quale
benedisse li panni, et vi fu presente fra Giorgio Talenti,
vicario, fra Girolimo Faccendi, fra Donato di Ceccho, fra
Claudio Bernabei, il reverendo don Francesco Angneletti,
tutti fratelli del Terzo Hordine.
Passò a megliore vita ai 25 Novembre 1638, sepelito in
San Matteo sua parocia et così si giudicò. Lassò quattro
libre di cera, quale diede Anaceto suo figlio in due torce et
faccole, li si è fatto reciuto.

Il 18 aprile 2010, nella Chiesa di San Matteo a Cannara, è stata posta una lapide in marmo recante la seguente iscrizione:

In questa chiesa fu sepolto
ETTORE THESORIERI
(Andria, 1553 - Cannara, 1638)
cittadino di Cannara
cancelliere, notaio,
accademico e poeta
compositore di musiche sacre
e di capitolati di giostre
terziario francescano
I Cannaresi posero il 18. 4. 2010.


Bibliografia

Prof. Giuseppe Pagliacci per “ La Gazzetta di Foligno “, 1980;
Annamaria Rodante per “ Archeo Foligno “, n.2/2005;
Cosimo Antonino Strazzeri, “ La Penna Insensata “ di Ettore Tesorieri tra Manierismo e Barocco;
Prof. Ottaviano Turrioni, “ Di Ettore Thesorieri: la sensibilità religiosa e alcune carte inedite da Cannara “.

Voci Correlate

Collegamenti Esterni

Archeo Foligno

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