Giuseppe Piermarini

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Giuseppe Piermarini (Foligno, 18 Luglio 1734 - Foligno, 18 Febbraio 1808) è stato un architetto italiano, uno dei più brillanti esempi del neoclassicismo europeo.

Giuseppe Piermarini

Biografia e carriera

Giuseppe Giorgio Pietro Baldassarre Piermarini nasce a Foligno il 18 luglio 1734 da Pietro e Crispolda Ubaldini. Il cappellano Francesco Polinori lo battezza il 19 seguente, nella “cura” di Santa Maria Maddalena; gli sono padrino e madrina Nicola Jacobilli e Chiara Stefanucci. Sono questi gli unici dati storici relativi all’architetto in questa prima fase della sua vita. Tutto quanto si dice sugli anni dell’infanzia e della giovinezza a Foligno è il frutto di una tradizione costruita sulla scorta di Erasmo Fabri-Scarpellini[1]. Questi, “concittadino” e “parente” - come lo definisce sommariamente M. Faloci Pulignani nella prefazione alla riedizione del "Discorso" (1908) - avrà certamente raccolto le narrazioni orali circolanti nella sua famiglia senza tuttavia esibire documenti materiali che provassero la sua narrazione biografica. Un certo umore agiografico di Enrico Filippini, nel secolo successivo, completerà l’opera di costruzione induttiva e deduttiva, ma non storico-documentaria, della vita folignate del “valente” architetto[2].

1756-1765 - La tradizione biografica distingue, per il Piermarini, due periodi di studentato a Roma, uno tra il 1756 e il 1757 - alla scuola di Paolo Posi, Carlo Murena e soprattutto Luigi Vanvitelli e un altro tra il 1763 e il 1764. C’è anche un versante folignate di questo periodo che, nella “peritia” (1764?) per il restauro del Palazzo delle Canoniche trova la manifestazione di un intervento progettuale di non grande significato ma di certa attribuzione.

1765-1769 - Tra il 1765 e il 1769 Piermarini è a Napoli ... Il Filippini, diversamente dai precedenti, procede con maggiori cautele, soprattutto sulla questione del rapporto di Piermarini con la “fabrica” della Reggia di Caserta. Tuttavia con avventata sicurezza attribuisce al folignate un ruolo di “sopraintendente” ai lavori che non ebbe. L’inevitabile confronto di Giuseppe con il cantiere, secondo Mazzenga e Tedde, va considerato “esperienza esclusivamente didattica (...) mediazione solo conoscitiva (...) ma illuminante per la comprensione della complessa articolazione di linguaggio e di riferimenti, della sintassi vanvitelliana

1769 - In aprile Giuseppe Piermarini va a Milano insieme a Luigi Vanvitelli chiamato per la ricostruzione del Palazzo Regio Ducale. Gli subentra nell’incarico e viene nominato Imperial Regio Architetto. Diventa così arbitro del volto architettonico della Lombardia sia nel campo pubblico sia nel privato. Lo affiancano, inizialmente, Marcellino Segré e Leopoldo Pollach.

1770 – In stretto contatto con l’Architetto Imperiale N. Pacassi redige il progetto del Palazzo di corte. Piano della Cavalchina. A Settembre è a Foligno

1771 – Modifiche al Collegio dei Nobili e sua area. Apparati per le nozze dell’Arciduca Ferdinando. Progetto di ristrutturazione dell’Università di Pavia. Rettificazione dell’ultimo tratto del corso di Porta Orientale. Dal dicembre: viaggio a Roma e Napoli. Nell’estate aveva consigliato il Capitolo del Duomo di Foligno di scegliere “qualche buono Architetto” per la “fabrica” della Chiesa rifiutando di assumere l’incarico per l’impossibilità a muoversi da Milano.

1772 – Ultima lo scalone di Palazzo Bigli. Costruzione a Milano di Palazzo Belgioioso (fino al 1782). Nell’inverno era stato a Foligno di ritorno da Napoli e si era occupato del Duomo.

1773 – Segue i lavori per la costruzione del salone della loggia di Brescia eseguita su progetto (1771) di Vanvitelli. Iniziano i lavori del Palazzo di Corte e al complesso di Brera. Sovrintende alla progettazione dell’Orfanatrofio di Mantova. Progetto per la parrocchia di S. Giuseppe a Seregno.

1774 – Adattamenti a San Fedele. Progetto per l’Orfanatrofio a Porta Romana. Progetto al nuovo Ospedale de’ Poveri a Melzo.

1775 – Diventa Architetto Regio e Camerale supervisore dell’edilizia urbana a Milano. Supervisore dei lavori nell’Ospedale Maggiore di Milano. Interventi edilizi nel Palazzo Cusani e integrale riforma del Palazzo Moriggia a Milano; riadattamento di un palazzo a San Fedele acquistato da Antonio Greppi.

1776 – Si avvia la costruzione del Teatro Grande alla Scala (fino al 1778). E’ professore di Architettura Superiore all’Accademia di Brera. Iniziano i lavori dell’Orfanatrofio a Porta Romana. Costruzione di Palazzo Casnedi a Milano.

1777 – Nuovo Palazzo Greppi a Milano. Definizione dell’impianto generale della Villa Arciducale di Monza.

1778 – Elaborazione del progetto per il teatro della Canobbiana. Costruzione della Zecca. Nel giugno l’Arciduca si insedia nel rinnovato Palazzo di Corte. Lavori al Collegio Elvetico.

1779 – Tra 1778 e 1779 si conclude il cantiere della facciata e della biblioteca dell’Università di Pavia e Piermarini affronta la definizione interna del Museo di Storia Naturale. Progetto di Piazza Fontana. Chiesa parrocchiale di Desio. Inaugurazione del teatro alla Canobbiana.

1780 - E’ esaurita la maggior parte dei lavori agli edifici e all’impianto principale del giardino della Villa Arciducale di Monza. Disegna la macchina della Fontana del Verziere (piazza Fontana). Apparati per le esequie di Maria Teresa.

1781 - Ristrutturazione di Villa d’Adda–Borromeo a Cassano d’Adda.

1782 - Nuovo edificio per l’istituto di credito camerale Monte di Santa Teresa (fino al 1785). Ultima il Palazzo Belgioioso. Adeguamento del Teatro di Mantova. Inaugurazione della fontana del Verziere nel quadro della sistemazione della piazza omonima ivi compreso l’Arcivescovado. Avvio della riunificazione dei Luoghi Pii: relativi progetti (fino al 1787). Progetto dei Giardini pubblici (fino al 1788).

1783 - Costruzione del Monte di Pietà (fino al 1786). Sino ad ora ha seguito costantemente, per l’Università di Pavia, anche i problemi connessi alla sala di fisica sperimentale, all’orto botanico, al laboratorio chimico in S. Epifanio. Progetta il teatro di Crema (fino al 1785). Collaudo del Teatro di Mantova.

1784 - Progetto per la Reale Porta di Milano. Ampliamento di Brera. Si concludono le operazioni in contrada Santa Redagonda (avviate nel 1782).

1785 - Ampliamento dell’Albergo dei Poveri. Interventi diretti o indiretti, relativi ai giardini pubblici a Porta Orientale, che si protrarranno fino al 1787.

1786 - E’ ultimato l’edificio per la Giunta delle Pie Fondazioni. Adattamenti finali alla Casa di Correzione (fino al 1788). Nuovi lavori al Monte di Pietà.

1787 - Progetta i caselli di Porta Orientale. Sono ultimati i lavori dell’Arcivescovado.

1788 - Ultimata la sistemazione degli uffici del circondario di San Giovanni alle Case Rotte (avviata nel 1783). Il 2 agosto è a Foligno per occuparsi del Duomo.

1789 - Lavori tra Porta Orientale e Porta Nuova. Intensifica i rapporti con gli ambienti scientifici.

1790 - Apparato per i funerali di Giuseppe II.

1791 - E’ perfezionato il giardino della Villa Arciducale di Monza.

1792 - Apparati per i funerali di Leopoldo II.

1794 - Ultimata l’erezione del dazio a Porta Orientale.

1797 - Progetti e apparati per le Feste della Riconoscenza (21 febbraio) e della Federazione (9 luglio). Viene rimosso dall’incarico di Architetto governativo (6 agosto) dal Governo della Cisalpina e al suo posto viene nominato L. Canonica.

1798 - Giura fedeltà alla Repubblica Cisalpina (30 Aprile). Nel maggio si dimette da Brera. Torna a Foligno. La tradizione biografica gli attribuisce una ripresa più diretta degli interessi scientifici e meccanici confortati dal rapporto con il nipote Feliciano Scarpellini segretario dell’Accademia dei Lincei.

1804-1805 - Costruisce l’idrobalo per estinguere gli incendi che, nel 1809, sarà adottato dai pompieri dello Stato Pontificio.

1805-1808 - Proseguono i suoi interessi scientifici e botanici, si dedica a cure artigianali attraverso cui, tra l’altro, stabilisce legami con “artieri” folignati del tempo. L’unico progetto architettonico di questo periodo, a lui attribuito, è quello per il Teatro di Matelica (MC).

1808 - Il 18 febbraio muore a Foligno.

Opere principali

Villa Reale di Monza

Inizialmente progettata come luogo di villeggiatura, la dimora diviene per volontà dell’arciduca un vero e proprio palazzo di corte e di rappresentanza, dalle soluzioni sobrie e dall’organizzazione degli spazi funzionale e attenta alle esigenze abitative. In quest’ultima impresa Piermarini interpreta alla perfezione la razionalità neoclassica in un contesto suburbano. È proprio la facciata di Villa Reale a Monza, progettata per la corte asburgica tra il 1777 ed il 1870, ad essere raffigurata sul francobollo commemorativo emesso dalle Poste Italiane, con un annullo speciale a Foligno, nel giorno stesso della ricorrenza della morte del grande architetto, il 18 febbraio. Il bozzettista ed incisore è Antonio Ciaburro, dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

Teatro alla Scala

Teatro alla Scala

La sua opera universalmente conosciuta è il sontuoso tempio della lirica milanese: il Teatro alla Scala, che l’architetto folignate realizza nel triennio 1776-1778. Un edificio di foggia neoclassica, che lascia però trasparire il recupero di un linguaggio morfologico rinascimentale. Paolo Portoghesi, architetto, storico e critico di fama internazionale, ha definito il Teatro alla Scala uno dei momenti più alti dell’architettura in Italia. Anzi, nessun teatro in Europa rappresenta tanto bene come un monumento possa raggiungere un tale equilibrio con il tessuto urbano. L’espressione individuale dell’architetto diviene allora capacità interpretativa del paese nel senso umano (anche Palazzo Trinci a Foligno, dice Portoghesi, non è isolabile dal contesto urbano ed è esempio di straordinaria connessione tra edificio e architettura circostante). Punto di arrivo del teatro all’italiana, il Teatro alla Scala è luogo dello spettacolo e della società, in cui lo spazio domina sulla ripartizione dei palchi. È la società nel momento dell’incontro, la piazza che si sublima in un’area interna, l’apice dell’opera d’arte che interpreta una funzione collettiva e spirituale. L’architettura del Teatro alla Scala avvicina lo spettatore e lo avvolge, un po’ come il coinvolgimento decritto da Stendhal quando parla dell’inizio di un’architettura romantica: quella che si protende verso le persone che entrano e verso le carrozze che arrivano, in sintonia con l’ambiente e con una dimensione interiore che si riflette nell’immaginario architettonico. Oggi dell’edificio originario, dopo i successivi interventi, resta la facciata, ristrutturata ad opera del Botta, e l’impianto generale.

Il primo centenario della morte (1908)

Il 17 settembre del 1908 fu una giornata memorabile. Il centro antico di Foligno, almeno nelle vie principali, era addobbato con arazzi e bandiere. Dal mattino, e per l’intera giornata, il Concerto comunale, sotto la direzione del maestro Archimede Cimatti, allietò, con scelte musiche per banda, i cittadini e i forestieri intervenuti. In ripetuti interventi, le campane del Palazzo Comunale e della Cattedrale fecero sentire la loro voce. Si celebrava Giuseppe Piermarini, se ne ricordava il giorno della morte: avvenuta cento anni prima, il 18 febbraio 1808. (Non è chiaro il motivo per il quale l’evento fosse stato programmato per quel 17 settembre anziché in un altro giorno del 1908, magari proprio il 18 febbraio. Si possono fare congetture. Che la data fosse stata individuata senza ragioni particolari, se non quella della opportunità stagionale: da tempo il Settembre era un mese caratterizzato da festeggiamenti di fine estate? Che, in relazione ai preparativi del centenario, fosse la prima data possibile? Che ci si fosse voluti avvicinare al 20 Settembre, ma con una certa discrezione dato il carico simbolico - legato al ricordo della presa di Porta Pia - che quella giornata si portava pur sempre dietro?)

Di buon mattino, alle 9, un corteo di centocinquanta persone si recò in via Pignattara e raggiunse la casa Sciancameli, già Piermarini. Dopo averla costruita, una volta tornato a Foligno (1798), Giuseppe vi aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita; lì era morto. Il corteo era stato promosso dalla Società ‘Pro Foligno’ che aveva provveduto ad apporre sulla fronte dell’edificio una lapide che tuttora si vede e si legge: "In questa casa nacque e morì Giuseppe Piermarini onore dell’architettura italiana. Nel primo centenario della morte del grande artista la Società Pro Foligno questa memoria pose. MCMVIII."

Alle 10, nel teatro municipale un tempo intitolato ad Apollo, ora a Piermarini (dal 1891), si svolse l’avvenimento centrale della giornata. Aprì il sindaco, l’avvocato Giovanni Antonio Pierani, “dando il tema della commemorazione e porgendo agli illustri intervenuti il saluto cortese di Foligno”. Seguì il ministro Rava, con “uno di quei discorsi scintillanti di frasi e di idee” che solo lui sapeva indirizzare: egli ricordò “il genio di Piermarini, che insieme ad altri pionieri di civiltà e di libertà, quali il Verri, il Beccaria, il Parini, fu il rievocatore dell’arte alle sue alte funzioni sociali, alle sue pure sorgenti greche”; e concluse, “col fascino di una parola fluida e smagliante”, che, se il Piermarini morì nell’oblìo, la rievocazione in corso lo risarciva, onorando, nel contempo, “il nostro paese che sa apprezzare i suoi più grandi figli”. Quindi parlò l’oratore ufficiale. Il professore architetto Gaetano Moretti, accademico di Brera, pronunciò un discorso “splendido per forma e per concetto, (...) rivendicante la fama e le benemerenze dell’architetto della Scala”. Due eventi conclusivi coronarono degnamente la giornata. Nel palazzo Orfini, il banchetto; nel teatro Piermarini il gala.

Nel frattempo, dall’imbrunire, Foligno aveva cambiato volto. “Le principali vie della città e gli edifici pubblici erano splendidamente illuminati. Rendeva un magico effetto la facciata del Municipio, immersa in un mare di luce, per la brillante disposizione delle lampadine elettriche, secondo le linee di disegno dell’edificio”. La Chiesa folignate si prese l’ultima parola. “Con molto decoro - scrisse don Celestino Bordoni sulla Gazzetta di Foligno - e con concorso di numerosi cittadini fu celebrata il giorno 18 l’annunziata Messa funebre in memoria di Giuseppe Piermarini. Fu eseguita scelta musica dai cantori nostri, sotto la direzione del maestro don Luigi Laurentini. Assistevano i reverendissimi canonici e sua eccellenza monsignor Carlo Bertuzzi, nostro vescovo, dette l’assoluzione rituale al tumulo”.

Milano e Foligno sono oggi unite fraternamente perché, se Foligno fu il luogo della nascita di Giuseppe Piermarini, Milano fu il teatro dei suoi trionfi”.

Note

  1. Discorso intorno alla vita ed alle opere di Giuseppe Piermarini, 1844
  2. E Filippini, Giuseppe Piermarini nella vita e nelle opere, 1936

Bibliografia

Profilo biografico di Giuseppe Piermarini - Notizie tratte dal catalogo “Giuseppe Piermarini e il suo tempo” Electa Editrice, Milano 1983 - In Archeo Foligno, numeri 2-3-4 del 2008 - Fabio Bettoni

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