Industria a Foligno nello Stato Pontificio

Da WikiFoligno.

Un documento del 1856

L’abbondanza di acque è una delle cause della fioritura delle manifatture folignati (non solo mulini, ma anche cartiere, concerie di pellami, lanifici e tintorie, piccole manifatture di cera, confetti e cioccolata, saponerie).

Un documento del 1856, inviato dal Capo ufficio della Dogana di Foligno, Sig. Lorenzo Mazzanti, al Sopraintendente Doganale in Perugia, ci permette di focalizzare in quali campi dell'industria e dell'artigianato primeggiava Foligno durante il dominio della Santa Sede.

(...)Tanta solerzia nell'artigiano, tanta antiveggenza nel commerciante, tanta operosità nello agricoltore, tanta opportunità di suolo e di clima presentasi senza fallo in questa provincia dell'Umbria, e più in specie nella Città di Foligno, e nel suo territorio. E' bagnato Fuligno dal fiumicello Topino, che scorre placido a fior di terra dentro alle sue mure. Da questo e da altre sorgenti sempre grandi e prosperose traggon profitto gli industriosi suoi abitatori per vari rami d'industria e di manifatture cui dan'opera con indefessa alacrità, e con zelo ardente ed animoso, quali rami mi proverò toccar brevemente se mel consente la poca perizia che m'ebbi sempre in cosifatte disastrose materie.(...) Poche sono le Città Pontificie che posson vantare una operosità così instancabile e grande, un commercio così forte ed esteso, un movimento così continuato e vario siccome apparisce tutto di svilupparsi nella Città di Fuligno. Nel suo pieno incremento son portate le sue fabbriche; nella più ubertosa e ridente pianura è posta la sua Città col suo territorio; nel suo pieno sviluppo è la sua agricoltura. (...) In ultimo, per concludere, dirò che se Ancona e Civitavecchia si considerano per i due Porti principali di Mare del nostro Stato, la Città di Fuligno può senza tema d'errore riputarsi per l'unico vero e principal porto di terra. Tale la stimò il Pontificio Governo per lunga serie di anno, così la considerò pure sullo scorso del passato secolo il Regno Italiano che tanti privilegi gli piacque accordarle, tante onorificenze reputò opportuno che possedesse, ma l'invidia Municipale di Circostanti Città la impaverì per modo che, tranne il commercio, e ciò che nessuna può toglierle, la sua centrale posizione, oggi non le rimane se non il lustro, l'antico suo nome, una grata reminiscenza, e la speranza, di un più felice avvenire.

Il documento prosegue con l'elenco e la descrizione dei mestieri che si praticavano in Foligno e che rappresentavano l'eccellenza nello Stato Pontificio.

La Concia delle pelli

Si praticava esclusivamente lungo il Porticato delle Conce, tuttora esistente e di recente completamente restaurato.

Le Cartiere di Pale e dintorni

Lungo il tracciato dell'antica Via Plestina sorge il paese di Pale, che già nel 1350 era fortificato con mura e nel 1442 vi venne costruito un castello. L'abbondanza d'acqua portò alla costruzione di un acquedotto romano (III-IV secolo a.C.) e permise , nei secoli successivi, lo sviluppo di un certo numero di attività industriali, la principale delle quali è quella dedicata alla produzione di carta. Dapprima monaci eremiti orientali, nel V secolo, e poi i Benedettini della vicina Abbazia di Sassovivo, nel 1273, stabilirono nel borgo una serie di opere atte a convogliare le acque del fiume Menotre ed a sfruttarne la forza motrice: in quel periodo furono aperti mulini per il grano, frantoi per l'oliva e opifici per la produzioni di tessuti pregiati. Col passare degli anni, le gualchiere (fabbriche di panni) vennero trasformate in più redditizie cartiere (metà del XIV secolo), che ben presto divennero note per l'ottima qualità della carta prodotta (per l'edizione folignate della Divina Commedia si utilizzò proprio questa carta). Nel XV secolo, i Trinci di Foligno acquisirono le cartiere e filigranarono tutta la carta prodotta con il loro stemma. Nel 1673, si contavano ben 16 cartiere nel territorio di Pale e delle vicine Ponte Santa Lucia e Scopoli. All'epoca del documento vi erano ben undici cartiere nella zona, in cui un milione e duecentomila libbre[1] di stracci venivano impiegate annualmente per la fabbricazione di 28.000 risme di carta per stampare e scrivere. Prima dell'introduzione di metodiche più moderne per la fabbricazione della carta, le cartiere di Foligno soddisfacevano una enorme quantità di ordinazioni provenienti anche dall'America; successivamente, nonostante il miglioramento della qualità, della robustezza e della durata della carta, il suo commercio si limitò allo Stato Pontificio.

Le Fabbriche di Cera

Ve ne erano tre ed erano reputate le più ricche e perfette dello Stato. Abbandonato precocemente l'utilizzo di cera "indigena" che non sbiancava e bruciava troppo in fretta, anche se con essa la produzione folignate era, se non migliore, almeno alla pari di quella di provenienza estera, l'importazione di cera dall'Asia garantiva, a fronte di una maggiore spesa, un prodotto più resistente e di colore più candido delle "nostrane". Per le candele confezionate nelle fabbriche di Foligno, si importava la cera dall'isola di Smirne, considerata tra le migliori al mondo. La produzione di cera di Foligno non temeva la concorrenza delle altre fabbriche vicine, quali Macerata, Forlì e Faenza; infatti veniva venduta in tutto lo Stato, da Roma fino a Bologna e particolarmente richieste erano le candele "da tavola". "La candela di Fuligno, per la sua bianchezza, trasparenza, e mitidezza di manifattura è salita in tanta rinomanza, che i tre soli suoi laboratorj manifatturano in ogni anno di candele l'ingente quantità di sopra a mezzo milione di libbre."

Le Fabbriche di Saponi

Foligno ebbe per venti anni l'esclusiva della fabbricazione e commercio di saponi in tutto lo Stato Pontificio, grazie all'eccelsa qualità del suo prodotto. Questi saponi, di cui se ne producevano molti milioni di libbre, erano il risultato di un procedimento chimico, attraverso un macchinario apposito, che utilizzava gli scarti della macinazione dell'olio, che a Foligno e dintorni si produceva in ingente quantità. L'ideatore di questo processo di fabbricazione del sapone fu Giuseppe Candiotti di Fuligno che, nonostante all'epoca del documento i venti anni fossero appena scaduti, e Foligno fosse stata soppiantata nella produzione di saponi da Jesi, continuava ad esportare in tutto lo Stato il suo "olio da sapone" e a produrre circa 400.000 libbre ogni anno di sapone, pur con un'esportazione ridotta rispetto al ventennio precedente.

La Lavorazione della Seta

Delle due filande di seta operanti in Foligno, la maggiore, "montata a vapore e costrutta secondo i metodi più recenti e pregiati, posti in uso nel Regno Lombardo Veneto ed in Francia" era proprietà di Domenico Salari "che la dirigge e presiede". Le sete di Salari venivano prodotte in quantità di circa seimila libbre l'anno ed erano stimate al pari delle più pregiate sete provenienti dall'estero. Nel Gennaio 1853 il Salari venne decorato con medaglia d'oro dal Governo Pontificio; nel 1855 all'Esposizione Generale di Parigi ricevette la medaglia d'argento ed il diploma d'onore; nel Settembre 1856, all'Esposizione Industriale di Roma, ricevette ancora la medaglia d'argento ed onorifico diploma. Ma fu nell'Esposizione di Londra del 1854 che il Salari ottenne il più prestigioso riconoscimento: il Comitato dirigente dell'Esposizione, con un dispaccio del 17 Settembre 1855, comunicò che "fu ad unanimità di suffragi premiato il Salari col luminoso titolo di Vice-Presidente Onorario della Società Universale di Arti ed Industria di Londra."

La Produzione di Olio e derrate alimentari

Pur nella ristrettezza del suo territorio, a Foligno si raccoglievano annualmente 2.350.000 libbre di Olio di Oliva, a cui si aggiungevano le immense quantità che i Sensali[2] acquistavano nei territori di Tivoli, Terni, Spoleto e Perugia, fino a raggiungere una quantità di 15.400.000 libbre di Olio che restava immagazzinato in Foligno, per conto e a disposizione dei commercianti delle Romagne e del Bolognese. Il Ducato di Modena ne acquistava annualmente quantità considerevoli, così come la Toscana, specie nei periodi di penuria, perchè stimato l'Olio di Lucca come il migliore, quello di Foligno sorpassava ogni altro per limpidezza, purezza e bontà.

Da tutta la provincia dell'Umbria, dalle Marche, dall'Ascolano e da Montefeltro, arrivavano a Foligno Cereali e Legumi per il mercato. Si calcolava che, ad ogni mercato settimanale, entrassero in Foligno non meno di settecento "Rubbia"[3] di libbre 720 ciascuno, di Cereali e Legumi e che "al mezzodì, tutto rimane perfettamente venduto". Questi prodotti venivano non solo acquistati per il consumo locale, ma anche per essere rivenduti a Roma e al confine Toscano. La Piazza dei Cereali di Foligno veniva reputata fra le principali dello Stato, calcolando un commercio di circa 36.400 Rubbia di Cerali l'anno.

L'Importazione e lo smercio dei Coloniali

Dato il "continuo e non interrotto transitar di Forastieri, che ha luogo ogni giorno, ogni ora, ogni istante in questa Città", gli 11.700 abitanti e i più di 186 fra Villaggi, Paesi e Città che afferivano a Foligno, la domanda di generi "coloniali"[4] veniva soddisfatta da diciannove Drogherie, quindici tra Caffettieri, Pasticcieri e Confettieri (Particolarmente famosa era la La Produzione dei Confetti) e svariati depositi e spacci degli spiriti (Rhum, Acquavite) provenienti per lo più dallo Stabilimento Inglese delle Indie Orientali di Calcutta, ma anche dalla Francia, dall'Austria e dalla Germania. In un anno, il consumo dei Coloniali veniva stimato intorno ai due Milioni di Libbre, mentre quello di alcoolici intorno alle cento botti l'anno, circa 120.000 Libbre.

Il documento del Mazzanti termina con una malinconica riflessione dell'autore circa la soppressione della Dogana di Foligno, che venne "degradata" a causa di un minore introito conseguente ai mancati "accompagni" delle merci, che i "poco veggenti negoziatori di Fuligno" ritenevano troppo svantaggiosi.

All'elenco del Mazzanti possiamo aggiungere altre industrie e manifatture che fiorirono in Foligno:

La Zecca

Zecca di Foligno, che fu operativa, in vari periodi, fin dal 1439.

L'Industria Tipografica

Foligno è stata tra le prime città italiane ad ospitare una tipografia.

L'arte dei Funari (o Cordari)

Data la facilità con cui poteva essere coltivata la canapa, a Foligno, già prima dell’anno mille, numerose erano le famiglie che si dedicavano alla professione di “funari” o “cordari”. Foligno è stata sempre fornitrice ufficiale di canapa dello Stato Pontificio,con la quale venivano realizzate soprattutto corde per campane. Le principali coltivazioni di canapa si svilupparono soprattutto in corrispondenza delle attuali Fiamenga e Budino.

Note

  1. La libbra romana equivaleva a 327,168 grammi, ed era divisa in 12 once di 27,264 grammi.La Libbra Britannica (detta anche libbra internazionale) attuale equivale a 453,59237 grammi, e suo sottomultiplo è l'oncia: una libbra è pari a 16 once; un'oncia quindi è uguale a 28,34252 grammi.
  2. Il sensale era un mediatore in affari e contratti di vario tipo e fungeva da intermediario tra venditore e acquirente, nell'avvio, definizione e stipulazione di accordi, transazioni e contratti, specializzato in particolare nel settore dell'agricoltura e dell'allevamento.
  3. Il Rubbio (plurale: le Rubbia) era un'antica misura di capacità degli aridi (ovvero sostanze solide misurabili in modo analogo ai liquidi, come il grano, la sabbia ecc.) equivalente a ca 290 litri, usata nell'Italia Centrale.
  4. Denominazione complessiva di talune derrate, come caffè, cacao, cannella, spezie varie, provenienti da paesi asiatici, americani e africani dove gli stati europei avevano colonie.

Bibliografia

Il Giornale di Foligno - Anno 1887 - Numeri: 37,39,40,42,43,45,51 - Appendice: "Il Commercio e l'Industria di Foligno prima dell'anno 1856"
Archeologia dell'acqua nel territorio dell'ATI 3

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