Ludovico Jacobilli

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Ludovico Jacobilli (Roma, 13 giugno 1598 – Foligno, 13 marzo 1664) è stato un presbitero[1] ed un personaggio di grande importanza nel campo della storiografia erudita[2]. Ancora oggi chiunque voglia effettuare ricerche storiche sull'Umbria, e particolarmente su Foligno, non può fare a meno di consultarne le opere.

Biografia

Nacque a Roma il 13 giugno 1598, da Angelo di Belardino di Francesco Jacobilli e Camilla Scarinci, e fu battezzato nella parrocchia di S. Lorenzo in Damaso:

Lodovico, nato il 13 del presente mese di giugno, nella parrocchia della Trinità di Ponte Sisto,
figlio del sig. Angelo Jacobilli et della sig.ra Camilla sua moglie.
Padrini l'ill.mo card. Baronio et per lui don Pietro Portuese e l'ecc. sig.ra Duchessa Sforza et
per lei la sig.ra Vittoria Alberi.
Battezzato da me Giovanni de Magistris.

Il padrino di battesimo, il Cardinale Cesare Baronio[3], fu nominato tra i tutori e curatori dello Jacobilli alla morte del padre (1600) e ne sarebbe sempre stato un punto di riferimento come guida spirituale e modello di comportamento. Della famiglia paterna, una tra le più antiche e prestigiose dell'Umbria, è documentata la residenza a Foligno dal XII secolo e la presenza nelle più alte magistrature civiche romane nel XIV secolo. Gli Jacobilli non si radicarono però mai definitivamente a Roma e preferirono risiedere a Foligno, sebbene Francesco, bisnonno dello Jacobilli, tesoriere e appaltatore pontificio, tra il 1564 e il 1567 avesse fatto edificare un sontuoso palazzo in via del Corso, destinato nei suoi progetti a divenire la residenza romana della famiglia. Il palazzo del Corso fu venduto nel 1583. Anche un altro palazzo, in piazza di Spagna, fu venduto e divenne, dopo il 1653, sede dell'ambasciata di Spagna. Dal XVII secolo unica residenza romana degli Jacobilli, rimase un palazzo adiacente alla chiesa di S. Carlo ai Catinari, assegnato a Ludovico nel 1625.

Dopo avere ricevuto una prima educazione a Foligno, lo Jacobilli studiò logica e filosofia al Collegio romano dei Gesuiti; nel 1619 si laureò in diritto civile e canonico all'Università di Perugia, trasferendosi poi definitivamente a Foligno, da dove si recò solo saltuariamente a Roma per motivi di studio. Nel 1622 fu ordinato sacerdote. Si dedicò al ministero sacerdotale assumendo incarichi vari in chiese e confraternite della città. La carica più prestigiosa da lui ricevuta fu quella di protonotaro apostolico[4]; in una sua autobiografia dichiarò di avere rifiutato altre dignità ecclesiastiche oltre questa "per la salute dell'anima sua e del prossimo", impegnandosi invece a operare "per sola carità e senz'alcuna ricompensa".

"Ancorchè casa sua habbia facoltà di poter creare due canonici e due cappellani nella Cattedrale di Foligno e sia stato a suo arbitrio il poter haver quelle et altre dignità et emolumenti, ha voluto viver sempre senza cura e senza dignità, escetto di protonotario apostolico, il breve del quale gli fu mandato senza sua spesa, da due cardinali legati con astringerlo ad accettar questa dignità et a pubblicarsi tale nè libri che del continuo mandava in luce, che sino al presente anno 1654, dell'età sua 56 anni, ha composti 25 volumi."

Alla morte del fratello Francesco, matematico e astronomo, avvenuta nel 1623, lo Jacobilli divenne tutore e curatore dei beni del nipote Angelo, erede della primogenitura istituita dal bisnonno Francesco. Si trovò così ad amministrare un ingente patrimonio costituito da case e terreni a Roma e a Foligno. Tuttavia, questa attività non lo distrasse dalle sue ricerche; appassionato, fin da giovane, della ricerca erudita, Ludovico fu un instancabile esploratore degli archivi e delle biblioteche dell'Umbria allo scopo di raccogliere cronache e annali di città, genealogie di famiglie, biografie di letterati, vite di santi e beati dell'Umbria; raccolse un'infinità di notizie, trascrivendo documenti ed acquistando libri per la sua ricca biblioteca privata.

Opere

Da questa sua attività scaturisce un'abbondante produzione a stampa, soprattutto di carattere agiografico[5]. Tra il 1626 e il 1663 pubblicò ben 28 volumi e molti di più (circa 35) ne lasciò manoscritti.

Da ricordare: "Vite de' Santi e Beati di Foligno"; il "Discorso della città di Foligno, cronologia de' vescovi, governatori e podestà" (Foligno 1646); una sorta di repertorio bibliografico regionale: "Bibliotheca Umbriae, seu De scriptoribus provinciae Umbriae" (Foligno 1658). Tra il 1647 e il 1661, sempre a Foligno, pubblicò in tre volumi la sua opera più importante: "Vite de' santi e beati dell'Umbria". Ma la parte maggiore del suo lavoro è restata manoscritta e lasciata in eredità, insieme ai libri della sua biblioteca, al Seminario di Foligno. Grazie alla sua attività di ricercatore sono giunte a noi trascrizioni di documenti che sarebbero altrimenti andati perduti per sempre. Intessé una fitta rete di rapporti di collaborazione e di amicizia con storici ed eruditi. Promosse l'opera dello storico e archeologo Durante Dorio, che nella sua "Istoria della famiglia Trinci" (Foligno 1638) lo ringrazia per il suo generoso aiuto e unisce la sua alla gratitudine di tutti "gli amici d'istorie". Dopo la morte di Dorio (1645), tutta la sua biblioteca andò nel 1653 a incrementare la già importante raccolta di libri dello Jacobilli, "di tutte l'arti liberali e scienze, con molti belli quadri, statue, inscrittioni e medaglie antiche e di stima".

La polemica con i "bollandisti"

Quasi contemporaneamente Jean Bolland[6] dava alla luce i primi volumi degli Acta sanctorum (1643-58). Bolland e lo Jacobilli intrattennero rapporti epistolari e molte sono le testimonianze del contributo offerto dall'erudito folignate all'opera del gesuita di Anversa, cui inviava preziose trascrizioni di antichi testi. Le vite da lui scritte di s. Domenico da Sora, s. Costanzo da Perugia e s. Messalina da Foligno furono tradotte e pubblicate da Bolland nel secondo volume di gennaio degli Acta sanctorum, uscito nel 1643. Nel 1660 i due bollandisti Gottfried Henschen e Daniel van Papebroeck nel loro viaggio in Italia intrapreso alla ricerca di manoscritti agiografici fecero visita allo Jacobilli, considerato il punto di riferimento essenziale per la ricerca di documenti sui santi umbri. Proprio in quell'occasione si crearono le premesse per il futuro discredito di tutta l'opera dell'erudito folignate. Lo Jacobilli donò ai due pellegrini copie di manoscritti creduti persi, relativi alle vicende dei martiri spoletini. Qualche anno dopo, quelle copie rivelarono avere pochi riscontri con gli originali ritrovati. L'episodio meritò l'autorevole condanna dell'intera opera dello Jacobilli da parte dei bollandisti della seconda generazione, molto più critici dei primi e impegnati a raffinare la loro metodologia per distinguere tra vere e false narrazioni agiografiche. Conrad Ianninck giudicò le affermazioni dello Jacobilli scarsamente attendibili, dandogli l'appellativo di "fumosa fax".

Il dibattito tra difensori e detrattori si riaccese nei primi anni del Novecento a seguito di un articolo anonimo su La Civiltà cattolica che ribadì il giudizio dei bollandisti. All'articolo fece eco F. Savio, che, pur riconoscendo allo Jacobilli i meriti di raccoglitore indefesso sul campo, lo accusò di non avere saputo distinguere sempre il vero dal falso. M. Faloci Pulignani, che avrebbe in seguito pubblicato l'inventario completo dei manoscritti della sua biblioteca, non esitò a difendere la buona fede e il rigore dello Jacobilli nei limiti della ricerca del suo tempo e a riconoscerlo come uno dei padri dell'agiografia. Nonostante le polemiche sulla sua attendibilità, lo Jacobilli è stato sempre uno degli scrittori più citati e consultati da chiunque abbia intrapreso ricerche sull'Umbria da qualsiasi punto di vista, per la gran mole di dati da lui raccolti, che ne fanno una fonte indispensabile. La storiografia più recente ha rivolto grande attenzione alla sua opera, superando il dibattito sul vero e il falso delle sue affermazioni e riconoscendo la peculiarità del suo lavoro nel legame tra territorio, erudizione ed esperienza religiosa.

Morte ed eredità

Lo Jacobilli morì a Foligno il 13 marzo 1664. Per sua volontà, fu sepolto nella chiesa di S. Feliciano di Mormonzone[7]. Con testamento del 20 maggio 1663, a cui allegò un minuzioso inventario, lasciò al nipote Angelo i suoi beni mobili e immobili, tra cui una quadreria di 114 dipinti, in gran parte ritratti di parenti illustri e personalità legate alla famiglia, nonché di santi e beati di Foligno. Al seminario di Foligno, cui aveva già donato circa 5000 volumi, lasciò i restanti 3500 volumi della sua biblioteca, stendendone un accurato inventario. Si trattava, oltre che di uno prezioso strumento di lavoro, di una delle più importanti raccolte librarie sulla storia dell'Umbria, che lo Jacobilli volle rimanesse aperta "per benefitio pubblico". La biblioteca dello Jacobilli esiste ancora oggi ed è sempre proprietà del seminario vescovile di Foligno. L'inventario completo dei manoscritti fu pubblicato da M. Faloci Pulignani.

Photogallery

Note

  1. Il Presbitero è nella Chiesa cattolica, nella Chiesa ortodossa e in altre Chiese cristiane, quello tra i ministri del culto che ha ricevuto, in una specifica ordinazione, il mandato di presiedere il culto, guidare la comunità cristiana e annunciare la parola di Dio. Un termine usato in modo equivalente, ma più generico, è sacerdote.
  2. Per storiografia erudita si intende l'indagine filologica per stabilire il chi, il che, il dove, il quando, il perchè degli avvenimenti.
  3. Il Cardinale Cesare Baronio è stato uno storico, religioso e cardinale italiano. Membro degli Oratoriani di San Filippo Neri, nel 1596 papa Clemente VIII lo innalzò alla dignità cardinalizia: il suo nome è legato alla redazione dei primi volumi degli Annales ecclesiastici (storia del cristianesimo dalle origini al 1198) e alla revisione del Martirologio Romano (1586 - 1589). Il 12 gennaio 1745 papa Benedetto XIV lo ha proclamato Venerabile.
  4. Il protonotaio o protonotario apostolico è un particolare prelato della curia romana, titolare di una carica onorifica papale e di altri particolari diritti onorifici. Nel corso dei secoli sono stati numerosi i personaggi che hanno occupato questa carica di prestigio, considerata una via per il cardinalato. Rodrigo Borgia, futuro papa Alessandro VI, fu nominato protonotario all'età di dodici anni.
  5. Per agiografia (letteralmente "scrittura di cose sante") si intende tutto il complesso delle testimonianze che costituiscono la memoria della vita di un santo e del culto a lui tributato: testi scritti, ma anche rappresentazioni iconografiche, epigrafi, monumenti e addirittura oggetti di vario genere comunque finalizzati alla perpetuazione del ricordo del personaggio in questione e alla promozione della venerazione nei suoi confronti.
  6. Jean Bolland è stato un gesuita e storico belga. Cominciò a creare la raccolta delle vite dei santi distribuite secondo i giorni dell'anno, conosciuta col nome di Acta Sanctorum. Fece pubblicare nel 1643 i santi di gennaio, nel 1658 quelli di febbraio e morì prima di aver terminato quelli di marzo. Questo lavoro fu poi continuato dopo la sua morte dai padri Godefroid Henschen, Daniel Papebroch, e da molti altri gesuiti, che vengono designati collettivamente sotto il nome di Bollandisti.
  7. Lungo la vecchia via Flaminia è situata la chiesa di S Feliciano di Mormonzone, che indica il luogo dove, secondo la tradizione, S. Feliciano sarebbe morto nell'anno 251, al tempo dell'imperatore Decio. In un documento del 969 si legge che il luogo dove il Santo morì era chiamato "Montem Rotundum", nome che con il passare degli anni si cambiò in Mormonzone. In questo luogo fu eretta, a data incerta, la chiesa in ricordo del martirio del Santo.

Bibliografia

Gazzetta di Foligno, 1976, n. 40
Enciclopedia Treccani
S.Eraclio
Wikipedia per le voci relative alle Note.
FolignoCity

Voci Correlate

Collegamenti Esterni

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