Rioni di Foligno

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Premessa

Diversi studiosi, in diversi periodi storici, hanno “interpretato” la divisione in Contrade della Città. Dai documenti rinvenuti sappiamo che nel XVII Secolo la città era divisa in tre Terzieri (Superiore, Mediano o di S.Maria e dei Cento Carri, Inferiore o dei SS. Giovanni e Nicolò), ciascuno dei quali suddiviso in Rioni (o Societas o Compagnie o Regioni o Contrade), comprendenti a loro volta un certo numero di “contrade”, anche se non sappiamo quali e quanti Rioni fossero in quale Terziere. Gran parte della documentazione dell’epoca è andata perduta, molto probabilmente a causa dei Trinci che hanno tramandato notizie quasi esclusivamente relative alla loro casata. Lo Jacobilli usa i termini “Contrade, Compagnie, ovvero Rioni”, come sinonimi, così come oggi i termini Rione e Contrada vengono usati indifferentemente per indicare uno dei dieci settori in cui la città è stata topograficamente divisa in funzione della Giostra. In passato invece, quando i Rioni ebbero una loro rilevanza politico-amministrativa, o quantomeno ai fini fiscali, il termine di “contrada” fu più correttamente adoperato per designare soltanto una zona ben determinata nell'ambito del territorio rionale. Tali zone prendevano la propria denominazione da un edificio pubblico, civile o religioso (contrada dello Scortico in Feldenghi o della SS. Trinità in Cipischi), o da un luogo caratteristico (contrada di Fossacieca in Abbadia o del Manico della Rota in Franceschi). Il riferimento ad esse consentiva, in mancanza di una toponomastica cittadina come quella odierna, di individuare l'ubicazione di una casa, di un'area o di una bottega artigiana all'interno della cerchia urbana. Qui useremo il termine “contrada” minuscolo in riferimento a quest’ultima definizione, mentre il “Contrada” maiuscolo verrà usato come sinonimo di Rione.

Costituzione delle Compagnie

La caduta delle mura romane, sotto l’assalto dei barbari invasori, indusse le nobili casate a circondarsi delle famiglie a loro sottoposte, formando un quartiere, così come altri gruppi omogenei (ad es. le Corporazioni) si unirono, costituendo le Compagnie per un’esigenza principalmente difensiva. Secondo Mario Sensi, ne "Le vie e le piazze di Foligno" (1979), la ripartizione amministrativa della Città in tre Terzieri, a loro volta suddivisi in Rioni, chiamati "Brevia" e successivamente "Societas", sussisteva probabilmente già al tempo dell'ultima fase della "guerra perugina". Il numero iniziale di Rioni fu forse di dodici, quattro per ogni Terziere. Ludovico Jacobilli cercò di delineare le origini, gli stemmi araldici ed i confini dei Rioni, dei quali, già ai suoi tempi, si erano ormai confuse le conterminazioni, si erano perdute le insegne, obliterate le origini, mutate in parte le stesse denominazioni. Egli indica, come data d’istituzione delle Compagnie, il 1291, anno in cui terminò la costruzione delle nuove mura di Foligno, “perché avanti non si trovano” (secondo alcuni testi, la costruzione iniziò 50 anni prima, sotto Federico II di Svevia). Un documento del 1448, "Elenco dei Consoli delle Società nel 1448", pubblicato da Mario Sensi nel 1983 in "Feste e Fiere, Giochi e Giostre a Foligno sul calare del Medioevo", è il primo elenco ufficiale dei Rioni di Foligno. Fabio Pontano, nel "Discorso sopra l'antichità della Città di Foligno" (1618) dice che "E' divisa la Città in dicissette Compagnie"; analogamente, nel "Discorso della Città di Foligno" (1646), Ludovico Jacobilli scrive: "La Città è divisa in dicisette Compagnie, cioè Contrade o Regioni", limitandosi però a quest'unica frase. Il documento in cui lo Jacobilli elenca le diciassette Contrade, delineandone i confini e cercando di risalirne alla storia, alle armi ed alle tradizioni, è l'"Assegna de' Confini delle 17 Compagnie, o Contrade, overo Rioni, de' quali è divisa la Città di Foligno". Il documento non reca alcuna data, nè di riferimento alla situazione dei Rioni, nè di stesura. L'anno di riferimento è stato individuato dagli storici come il 1632, per l'esatta corrispondenza del numero di fuochi[1] con un altro documento dello Jacobilli, "Ridotte de' fuochi della Città di Foligno dell'An. 1632", e con quelli indicati da Durante Dorio in un proprio manoscritto. Per quanto riguarda l'anno di stesura, gli stessi storici ritengono che il documento sia stato redatto non più tardi del 1658.

Le fonti manoscritte

L'"Assegna" dello Jacobilli rappresenta la fonte primaria di riferimento per la ricerca sulle origini e le tradizioni dei Rioni di Foligno. La ricerca dello storico ed erudito folignate non fu affatto semplice, come ci testimoniano le numerose cancellatura, correzioni e sovrapposizioni che si incontrano nel testo. Inoltre, la precisazione dei confini tra le Contrade, risulta spesso lacunosa ed a volte contraddittoria[2]; a volte i punti di riferimento sono abitazioni private, di cui oggi non possiamo conoscere qual'era l'esatta ubicazione al tempo. Tra le difficoltà incontrate dallo Jacobilli, c'è senz'altro il tentativo di delineare gli antichi confini per adattarli con l'assetto urbanistico della Città, che si era evoluto nel corso dei secoli. Un volume conservato nella Biblioteca Comunale di Foligno, con intestazione autografa di Mons. Michele Faloci Pulignani “Descrizione dei Rioni della Città di Foligno del Marchese A. Barnabò – dono della Marchesa Barnabò” è sostanzialmente una trascrizione del manoscritto dello Jacobilli. Il volume, in realtà due documenti legati, si compone di sei carte, stilate dall’Abate Marchese Alessandro Barnabò che recano l’intestazione “Rioni, o Compagnie della Città di Foligno Num.° XVII che comprendono Fuochi 1436 L’Anno 1632”, e di altre undici carte, senza alcun titolo, che comprendono la descrizione dei Rioni stessi, in cui il testo, intercalato dai dodici disegni delle Armi più qualche altro, è firmato e datato in calce come segue: “Io Francesco Ant.o Morichini m.u pp.a Questo dì 8 Mag.o 1748”, ma la mano che lo ha redatto è senza dubbio di un anonimo copista del XIX Secolo. Allegati al volume troviamo i disegni ad acquerello della “Serie delle Armi con le relative Bandiere delle vie di Fuligno come si trovano rappresentate nella così detta Sala delle Armi del Palazzo Municipale”. Lo Jacobilli, il Barnabò ed il Morichini indicano tutti nel 1291, anno di compimento della nuova e definitiva cinta muraria, l’anno di “nascita” delle 17 Compagnie. Da alcuni documenti risulta che nel 1293 la Città era suddivisa in Brevi e Contrade, dal numero non precisabile, e di cui ci sono stati tramandati alcuni nomi che anticipano o corrispondono a quelli delle Compagnie elencate dallo Jacobilli:

Breve del Trivio de’ Figli di Adamo, Breve di Campo, Breve de’ Funari, Contrada di S.Pietro di Posterula, Contrada della Villa de’ Franceschi, Contrada della Villa Strada, Contrada di Ponte dell’abate, Breve di Porta Cippesca de’ S.S. Giovanni e Niccolò, Breve del Trivio de’ Figli di Mengone, Contrata Contrastanchae, Contrata Morae, Contrata Crucis.

Diciassette Rioni

Le Contrade elencate dallo Jacobilli compaiono tutte in alcuni atti del XIV Secolo, ma è solo nel 1448, come dicevamo, che le troviamo elencate insieme in un elenco ufficiale:

Abbatiae, Crucis, Contrastanghae, Morae, Franciscorum, Campi, Spavaliorum, Ammanitorum, Cipischium, Spatae, Plateae veteris, Burghi, Filiorum Ingonis, Puellarum (Pugillorum), Iuctium, Menacodae et Falconum.

Lo Jacobilli nell’”Assegna” le elenca così:

Abbadia, Croce, Contrastanga, Piazza vecchia, Borgo, Spada, Ammanniti, Cipischi, Spavagli, Franceschi, Mora, Feldenghi, Falconi, Giotti, Menacoda, Fonte del Campo e Poelle.

Dodici Rioni

La questione della ripartizione cittadina in Rioni e della precisa conterminazione degli stessi tornò d’attualità oltre un secolo dopo dalla “Assegna” di Ludovico Jacobilli. Nella seduta del Consiglio Generale del 14 settembre 1776, al punto 4 dell’Ordine del Giorno, venne illustrata una dettagliata proposta di ripristino degli antichi Rioni. Ricordato che la città “fu nei tempi più remoti divisa in diciassette Contrade, cui presiedevano tre cittadini, l’uno col titolo di Capo Console, l’altri due di Consoli”, si chiedeva di stabilirne nuovamente i confini “confusi e smarriti” da tempo “per incuria di chi doveva registrarli e descriverli con termini certi ed invariabili”. Inoltre, poiché l’evoluzione urbanistica della Città aveva comportato che “alcune delle divisate Contrade” si erano “per così dire annichilite”, si suggeriva di ridurne il numero a dodici, con le antiche denominazioni di:

Abbadia, Ammanniti, Contrastanga, Croce, Goti, Feldenghi, Franceschi, Mora, Piazza vecchia, Poelle, Spada e Spavagli.

Le altre cinque sarebbero state incorporate in quelle a loro più adiacenti delle dodici ripristinate e cioè:

Borgo in Piazza Vecchia, Campi e Cipischi in Spavagli, Falconi in Feldenghi e Menacoda in Goti.

La proposta venne accolta ed il Consiglio dette mandato al Magistrato dei Sei Priori ed ai Consiglieri di eseguire quanto disposto, pregando il Marchese Alessandro Barnabò “pratico più d’ogn’altro delle antiche costumanze di questa città e dei Rioni della medesima”, perché desse loro l’aiuto ed i chiarimenti necessari. Sappiamo che nel 1777 questa nuova divisione della Città in dodici Rioni era un fatto compiuto; risulta infatti che tutti e dodici i Rioni parteciparono finanziariamente alla costruzione dei Canapè, appunto nel 1777, perché accettarono la proposta di assumersi l’onere di parte della spesa in cambio di “quindici piedi di sito in detta muraglia da formare un sedile per potere di esso prevalersi in occasione della Corsa dei Cavalli”. Tra gli ottanta titolari dei sedili costruiti figurano anche i Rioni, cui vennero riservati i numeri da 4 a 15.

Le Armi dei Rioni

Ludovico Jacobilli aveva fornito indicazioni precise sulle Armi di soli cinque Rioni (Abbadia, Croce, Spada, Mora e Fonte del Campo); aveva dato indicazioni dubbie o alternative per altri quattro (Contrastanga, Piazza vecchia, Cipischi e Falconi) ed aveva infine attestato l’assoluta mancanza di qualsiasi elemento identificativo per le Armi degli altri otto Rioni. Alessandro Barnabò, pur avendo aggiornato e corretto in più punti il testo dello Jacobilli, non aveva apportato alcuna modifica nei tratti concernenti le Armi. Francesco Antonio Morichini, nella sua trascrizione del 1748, aveva tratteggiato le presumibili armi di dodici dei diciassette Rioni, basandosi per alcuni sulla tradizione iconografica raccolta da Jacobilli, per altri sui soli elementi desumibili dalla tradizione sull’origine dei nomi. Le Armi disegnate dal Morichini sono più delle visualizzazioni del concetto che non delle Armi in senso proprio; inoltre, il fatto che egli ne abbia disegnate dodici, altro non è che una mera coincidenza; infatti corrispondono solo in parte ai dodici Rioni ripristinati, in quanto egli disegnò:

Abbadia, Croce, Spada e Mora, seguendo le precise indicazioni dello Jacobilli;

Contrastanga e Piazza vecchia, che erano state indicate in forma dubitativa dallo Jacobilli;

Ammanniti, Feldenghi e Franceschi, che lo Jacobilli non descrisse affatto;

Goti, Poelle e Spavagli, non vennero descritte dallo Jacobilli e non vennero disegnate dal Morichini;

Borgo, Falconi e Fonte del Campo vennero invece disegnate dal Morichini ma non incluse nelle dodici Contrade ripristinate.

Si possono fare, e si sono fatte, ipotesi su come il Barnabò abbia fatto delineare le Armi per i dodici Rioni ripristinati, ma, ad ingenerare ulteriore confusione, nel XIX Secolo vengono rappresentate, nella Sala delle Armi del Palazzo Comunale, le Armi di venti Rioni, raffigurate su bandiere, con alcune che recano il termine “via” premesso al nome del Rione.

I dodici disegni di Francesco Antonio Morichini (XVII Sec.)

Venti Rioni

La designazione della strada principale delle antiche Contrade venne attuata nel 1803, nel quadro della riforma della nomenclatura stradale avviata da Pio VII per l’intero Stato Pontificio, da cui possiamo dedurre che non sono state dipinte prima di tale data. Possiamo inoltre ipotizzare che, in un momento compreso tra il 1777 ed il 1803 le Contrade furono accresciute a venti e che quindi i venti disegni, legati insieme nel volume conservato nella Biblioteca Comunale, non sono opera del Morichini, ma dell’anonimo copista ottocentesco che ne riprodusse il manoscritto. Nemmeno il Barnabò può aver avuto un ruolo nella raffigurazione delle Armi dei venti Rioni, in quanto morì nel 1779, molto prima della designazione delle vie principali delle Contrade. E’ quindi probabile che, in dodici delle venti bandiere, siano stati riprodotti gli stemmi elaborati con l’ausilio del Barnabò, mentre gli altri otto, l’accrescimento a venti e la sostituzione di alcuni Rioni con altri, rappresentano un inedito ottocentesco.

Nell’ordine in cui risultano dalla serie di disegni, che corredano la copia del manoscritto del Morichini, ecco i venti Rioni:

Via Pugilli, Ponte di Cesare, Li Spavagli, Il Cassero, Via Franceschi, Via della Mora, Via della Fonte del Campo, Li Spadagli, Via Falconi, Giotti, Via Spada, L’Ammanniti, L’Isola Bella, Cipischi, La Controstanga, Il Borgo, Via Morlupo, La Piazza Vecchia, Via della Croce Bianca e Via Badia.

Rispetto ai diciassette, non figurano Menacoda e Feldenghi, mentre appaiono per la prima volta i nomi di Ponte di Cesare, Cassero, Morlupo, Isola Bella e Spadagli. I primi tre si riallacciano ad altrettante contrade (cioè la zona ben delineata nell’ambito di un Rione); del quarto, non potendo confermarsi che si trattasse di una contrada, potrebbe comunque essere una località ben individuata nell’ambito urbano (forse il piccolo delta formato dai detriti del fiume Topino, che sfociava in quel punto nella pianura in due rami); per il quinto invece dovrebbe trattarsi di una duplicazione del Rione Spavagli, in quanto non è stato trovato alcun riferimento che giustifichi la coesistenza di entrambi. L’appellativo latino Societas Spandaliorum che si incontra in alcuni documenti d’archivio del XV Secolo, ricorre infatti alternativamente con altri, come Societas Spavagliorum, Societas Spavaliorum, Societas Spaviglorum, per indicare sempre il medesimo Rione: gli Spavagli. Anche in documenti successivi ricorre la stessa alternanza per i corrispondenti appellativi italiani di Spavagli e Spadagli, che sfocia poi nella prevalenza di questa seconda denominazione, rispetto a quella originariamente più ricorrente, tanto da sostituirla anche nel libro del catasto del Rione. Risulta quindi inspiegabile la contestuale rievocazione dei due Rioni che, tra l'altro, hanno anche Armi diverse.

Il Secolo XX

Nel 1939, in occasione della Festa di San Feliciano, le insegne dei venti Rioni vennero riscoperte e poterono sventolare per le vie di Foligno. “Gli incaricati del Capitolo della Cattedrale per le feste patronali si sono proposti di far rivivere le venti bandiere dei venti Rioni in cui, nel Medio Evo, era divisa Foligno”. Monsignor Michele Faloci-Pulignani fece fare le bandiere per ornare l’interno del Duomo e per scortare il simulacro d’argento di San Feliciano il 24 Gennaio, in occasione della solenne processione patronale. Nella Gazzetta di Foligno del 14 Gennaio 1939, comparvero due articoli: il primo, stilato da Mons. Pulignani dal titolo “I Rioni di Foligno”, era un supporto storico all’iniziativa; il secondo, “Le antiche bandiere”, sottolineava come, già da tempo, era maturata l’idea di introdurre anche a Foligno una manifestazione di carattere storico-folkloristico. A corredo degli articoli, una mappa di Foligno, divisa nei venti Rioni, contornata dalle insegne delle venti bandiere dipinte nella Sala delle Armi del Palazzo municipale, numerate nello stesso ordine in cui si susseguono i corrispondenti disegni che corredano la copia del manoscritto del Morichini. E’ curioso osservare che questo documento è stato il solo citato nei due articoli. Nessun accenno allo Jacobilli, né al Barnabò e nessun accenno alla preesistenza dei diciassette Rioni. Le bandiere sfileranno ancora nella processione dell’anno successivo e forse anche in quella del ’41, poi, con l’inasprirsi del conflitto mondiale già in atto, la rievocazione intrapresa nel ’39 segnò una battuta d’arresto.

Il discorso verrà ripreso nell’immediato dopoguerra, con l’istituzione della Giostra della Quintana e la rideterminazione dei Rioni cittadini nel numero di dieci:

Badia, Croce Bianca, Contrastanga, Morlupo, Mora, Cassero, Ammanniti, Spada, Pugilli e Giotti.

I confini delle Contrade sono stati delimitati dal 1951, dal Comune di Foligno, con quaranta targhe di travertino con lo stemma delle Contrade in maiolica, a rilievo, e con la denominazione, in carattere romano, delle medesime.

Prospetto delle nomenclature rionali dal XV al XX secolo:

1448 XVII Sec. 1776-1777 XIX Sec. 1946
Abbatiae Abbadia Abbadia Via Badia Badia
Crucis Croce Croce Via della Croce Bianca Croce Bianca
Contrastangae Contrastanga Contrastanga La Controstanga Contrastanga
Via Morlupo Morlupo
Morae Mora Mora Via della Mora La Mora
Franciscorum Franceschi Franceschi Via Franceschi
Plateae veteris Piazza vecchia Piazza vecchia La Piazza vecchia
Burgi Borgo Il Borgo Spada
Spatae Spada Spada Via Spada
Ponte di Cesare Pugilli
Filiorum Ingonis Feldenghi Feldenghi
Falconum Falconi Via Falconi
Puellarum Poelle - Pugilli Poelle Via Pugilli
Il Cassero Cassero
Campi Fonte del Campo Spavagli Via della Fonte del Campo
Spavagliorum Spavagli Li Spavagli Ammanniti
Cipiscorum Cipischi Cipischi
L'Isola Bella
Admanitorum Ammanniti Ammanniti L'Ammanniti
Juptorum Giotti - Jotti Goti Giotti Giotti
Menacodae Menacoda
Li Spadagli

1448: da “Elenco dei Consoli delle Società nel 1448

XVII Sec.: da “Ridotte de’ fuochi della Città di Foligno dell’anno 1632 e Croniche della Città di Foligno; descritte da Lodovico Jacobilli della medesima Città” (1662)

1776/1777: I 12 Rioni ripristinati

XIX Sec.: I 20 Rioni raffigurati nella Sala delle Armi del Comune di Foligno

1946: I 10 Rioni rideterminati con l’istituzione della Giostra della Quintana.

Per determinare quali Contrade sono state inglobate nei 10 Rioni attuali, si è presa come base di partenza la pianta derivante dall’Assegna dello Jacobilli. Nella pianta del 1939, oltre alla mancanza di riferimenti storici, ci sono troppe differenze con quella desumibile dal documento dello Jacobilli; inoltre in questa compaiono tanto gli Spavagli che gli Spadagli che, come abbiamo detto, sono quasi sicuramente una duplicazione della stessa Compagnia, ma vengono qui indicati agli estremi opposti della Città.

Note

  1. Con "Fuochi" si intendono Famiglie.
  2. Abbadia confina con Giotti; Giotti non confina con Abbadia. Contrastanga confina con Mora, Mora non confina con Contrastanga.. ecc. ecc.

Bibliografia

"I Rioni di Foligno - Tradizione e Storia" - Bruno Martinelli - Associazione Orfini-Numeister - Foligno 1994
"Rione Spada - Giostra della Quintana 1946" - Gabriele Brinci - Ente Giostra della Quintana - Foligno 2007
"Giostra della Quintana 1946 - I protagonisti" - Gabriele Brinci - Ente Giostra della Quintana - Foligno 1996
"1946:nonsoloquintana" - Lanfranco Cesari, Domenico Doni, Franco Bosi - Foligno 1996
"Discorso della Città di Foligno - Cronologia dei Vescovi, Governatori, e Podestà, ch'hanno retto essa Città." - Ludovico Jacobilli - Foligno 1646
La Gazzetta di Foligno
Ente Giostra della Quintana
http://quintana.altervista.org/
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