San Feliciano

Da WikiFoligno.

Felitiano, dalla Divina Provvidenza eletto Vincitor magnanimo delle potestà infernali, Trionfator glorioso de i Tiranni della Terra, & Egregio propagatore della Cattolica Fede, nacque nell’Umbria, Provincia delle più fertili, guerriere e popolate d’Italia, & in Foroflaminio, Città famosa ma diruta, e distrutta poi dal furore dell’armi Longobardiche.

Biografia

San Feliciano
Feliciano 01.jpg
Vescovo e martire
Nascita 160
Morte 24 gennaio 249
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi.
Santuario principale Cattedrale di San Feliciano.
Ricorrenza 24 gennaio
Patrono di Foligno

San Feliciano martire, Vescovo e protettore di Foligno, nacque a Forum Flaminii (l’odierna San Giovanni Profiamma) intorno all’anno 160, durante il pontificato di papa Pio I, sotto l’Imperatore Antonino Pio, mentre Gaudiano era il Proconsole della Provincia dell’Umbria.

La sua famiglia professava la religione Cristiana e lo educò secondo i suoi princìpi, nonostante le persecuzioni cui erano soggetti in quegli anni i Cristiani nell’Impero Romano.

Istruito in casa si dimostrò molto intelligente e curioso di apprendere, motivo per cui la sua famiglia, giunto alle soglie dell’adolescenza, lo condusse a Roma dove fiorivano gli studi delle arti liberali e dove si dedicò allo studio della filosofia, dell’eloquenza e del diritto.

Qui venne notato, per le sue doti e per la forza della sua fede, da San Policarpo, che lo raccomandò al Pontefice.

Papa Eleuterio (circa 175 – 189) lo affidò alle cure del suo Arcidiacono-Vicario Vittore, che poi gli successe sul Trono Pontificio, affinché provvedesse ai suoi studi e al suo mantenimento in Roma.
Feliciano venne consacrato sacerdote ed elevato al grado di “intimo e caro segretario del Pontefice”, con cui condivideva anche la mensa.

Non molto tempo prima della morte di Papa Eleuterio, sospinto dal desiderio di diffondere la dottrina Cristiana nelle zone in cui era cresciuto, Feliciano tornò a Forum Flaminii dove cominciò a predicare e a convertire i suoi compatrioti, con passione ma anche con molta prudenza, dato che gran parte di essi erano ancora pagani ed i rappresentanti dell’Impero erano facilmente irritabili dalla nuova religione.

In quel periodo venne a mancare il Vescovo di Foligno e, secondo il costume dell’epoca, il suo successore doveva venir eletto dal Clero e dal popolo i quali, unanimemente, acclamarono Feliciano.

Condotto a Roma per l’ordinazione ufficiale da parte del Sommo Pontefice, venne consacrato Vescovo di Foligno proprio da Papa Vittore I, l’Arcidiacono a cui era stato affidato al tempo della sua adolescenza.


Episcopato di San Feliciano

L'episcopato di San Feliciano è stato oggetto di discussione tra storici e religiosi in diverse epoche.

Mentre Baronio[1] e i Bollandisti[2] difendono il suo episcopato folignate, Lanzoni[3] e Burchi ammettono solo il suo episcopato a Forum Flaminii.

«Secondo la Passio[4], da cui non è lecito prescindere, il santo nacque e fu eletto a Forum Flaminii; morì, è vero, e fu sepolto a Foligno, dove è venerato come patrono, ma queste circostanze non possono trasformarlo in vescovo della città»

Secondo i calcoli dello Jacobilli correva l’anno 203, Feliciano aveva quarantatré anni, Papa Vittore I era nel decimo ed ultimo anno del suo pontificato e Severo era Imperatore da nove anni.

(È utile precisare che la cronotassi ufficiale dei Papi indica Vittore I come deceduto nel 199 e quella dei Vescovi di Foligno riporta il periodo di episcopato di Feliciano dal 193 al 249; Settimo Severo invece fu Imperatore dal 193 al 211. Tra le fonti consultate, anche la Gazzetta di Foligno è in linea con i calcoli dello Jacobilli.)

Papa Vittore si rallegrò a tal punto di rivedere Feliciano, e della scelta dei suoi compatrioti, che lo privilegiò del Pallio[5], solitamente destinato agli Arcivescovi, e gli concesse l’autorità di ordinare Chierici, erigere Chiese e consacrare Vescovi in tutte le Province vicine a Foligno.

Miracoli e conversioni

San Feliciano di Foligno Vescovo della Chiesa Cattolica
SimboloVescovo.png
Incarichi ricoperti Vescovo di Foligno dal 193 al 249. Fu anche Vescovo di Forum Flaminii e di Spoleto.
Nato Forum Flaminii, 160
Consacrato Vescovo 193
Deceduto Foligno, 249
Predecessore San Brizio ?
Successore Anonimo

Durante il viaggio di ritorno, venne ricevuto a Terni dal Clero di quella città, essendosi già sparsa la voce dei privilegi ricevuti dal Papa.

Qui Feliciano ordinò nuovi preti, fece restaurare alcune Chiese e, ascoltando le preghiere dei suoi concittadini, ordinò Valentino, Diacono di Terni, Vescovo della stessa città.

Ripreso il viaggio di ritorno, si trattenne a Spoleto, dove fu benevolmente accolto dai pochi Cristiani di quella città.

Al suo ingresso si presentarono alcuni lebbrosi a chiedere l’elemosina e, coloro che gli baciarono la mano, furono immediatamente risanati, poco dopo compì un esorcismo, liberando un’indemoniata col solo invocare il nome di Gesù.

Il giorno seguente, predicando agli spoletini, in larghissima parte pagani, resuscitò due morti dinanzi al popolo che gli si era raccolto intorno.

Nonostante questi miracoli però, la predicazione di Feliciano a Spoleto fu considerata infruttuosa, perché furono pochissimi quelli che riuscì a convertire; ordinò pochi Chierici affinché si prendessero cura dei nuovi Cristiani e partì da Spoleto.

Feliciano giunse a Trevi, a quattro miglia da Foligno. L’antica Trebium o Trevium, era una città devota alla Dea Trivia, ovvero Diana, Dea triforme che dominava nei cieli col nome di Luna, nei boschi col nome di Diana Vergine e negli inferi col nome di Proserpina.

Qui la predicazione di Feliciano ebbe un enorme successo, al punto che gli stessi Trevani demolirono l’antico Tempio dedicato alla Dea edificando una Chiesa nello stesso luogo.

Si può dire che la conversione dei Trevani fu totale e Feliciano ordinò un gran numero di preti affinché non si spegnesse la fiamma della nuova fede.

Al rientro in Foligno, il giorno di Pasqua, Feliciano venne accolto da una folla acclamante che lo scortò in processione fino al Tempio Maggiore, chiamato Palatina, dal cui seggio episcopale celebrò la Messa.

Quando pronuncio le parole “Per Omnia Saecula Saeculorum” e la folla ebbe risposto con un corale “Amen”, dal cielo scese una forte luce che fece risplendere l’intera Chiesa.

Gli astanti si prostrarono a terra, ma Feliciano ordinò loro di “risorgere in piedi”, cosa che tutti fecero, compresi coloro che fino ad un attimo prima erano “oppressi da qualsivoglia fonte d’infermità”.

Da quel giorno ogni anno, in occasione della Santa Pasqua di Resurrezione, si è svolta una processione intorno alle mura di Foligno per celebrare il giorno in cui Feliciano prese possesso della sua chiesa.

Al tempo in cui vennero scritte queste cronache dallo Jacobilli, cioè oltre millequattrocento anni dopo, la processione si svolgeva ancora, anche se ristretta al giro esterno della Cattedrale.

La nomea del Vescovo Feliciano si sparse velocemente nei territori vicini che egli si apprestò a convertire al Cristianesimo. Distrusse gli idoli pagani, fece edificare Chiese e battezzò le popolazioni, coadiuvato da numerosi sacerdoti che aveva nel frattempo nominato.

Iniziò proprio da Forum Flaminii, dov’era nato e dove il paganesimo era molto radicato, per poi muoversi verso Spello e successivamente a Bevagna. Secondo lo Jacobilli, riuscì a convertire la totalità degli abitanti di questi luoghi.

Giunto ad Assisi, dove in un unico Tempio si adoravano gli Dei Romani quali Giove, Marte, Minerva e molti altri, si scontrò con il Proconsole Lucio Flaminio, che lo fece flagellare prima di cacciarlo dalla città. Ferito nel corpo e nello spirito, uscì dalla città attraversando una folla inferocita che inveiva contro di lui.

Si trattenne per qualche giorno in un antico tugurio, sotto Assisi, lungo la strada che conduce a San Damiano. Qui piantò una croce di legno, fatta con le sue mani, e si apprestò, nei giorni seguenti, a liberare gli indemoniati, a curare i lebbrosi ed a compiere altri miracoli.

Quel tugurio divenne, dopo la sua partenza, il punto di riferimento dei pochissimi Cristiani che era riuscito a convertire in Assisi; dopo la sua morte, nello stesso punto, venne edificata una piccola chiesa dedicata a San Feliciano. Questa Chiesa, al tempo dello Jacobilli era già quasi distrutta.

In seguito, Feliciano continuò la sua opera, muovendosi verso Perugia, il lago Trasimeno, Gubbio, Nocera, nella Marca di Ancona ed in Abruzzo, convertendo moltitudini di persone e operando gli ormai soliti miracoli. Il suo peregrinare si concluse a Narni, dove venne incarcerato per un certo periodo, prima di tornare definitivamente a Foligno.

In generale si può dire senz’altro che l’apostolato di Feliciano fu sicuramente efficace, agevolato da quasi quaranta anni di relativa tranquillità per quanto riguarda le persecuzioni dei Cristiani.

La ripresa delle persecuzioni

Gaio Messio Quinto Traiano Decio
Ritratto di Decio.jpg
Imperatore Romano

Nell’anno 249 (253 per lo Jacobilli), salì al potere Gaio Messio Quinto Traiano Decio, acclamato Imperatore dalle sue truppe dopo la vittoria riportata sui campi di battaglia della Mesia (una regione dell’est Europa corrispondente alle attuali Serbia e Bulgaria) contro l’usurpatore Pacaziano.

Decio si insediò a Roma determinato a restaurarne la grandezza ed i valori, non ultima la religione dei padri. Per ritornare all'uniformità di culto come fonte di coesione politica, dopo pochi mesi emise un editto che ordinava a tutti i cittadini dell'Impero di offrire un sacrificio pubblico agli Dei e all'Imperatore.

Il suo scopo era restaurare la Religione Romana distruggendo il Cristianesimo non con la morte, erano ormai già troppi i Cristiani, ma con l’abiura. A coloro che si rifiutarono di obbedire all'editto fu mossa accusa di empietà, che veniva punita con l'arresto, la tortura e la morte.

Questo editto costituì la prima persecuzione sistematica contro i cristiani, i più numerosi fra quanti minacciati dal provvedimento, che comprendeva anche altre comunità religiose legate ai culti egizi ed asiatici.

Coloro che obbedivano all’editto, ricevevano un libello che attestava l’avvenuta esecuzione del sacrificio.

Anche alcune fonti Cristiane (Cipriano, Eusebio, Atti dei Martiri) spiegano che le autorità non miravano tanto a fare martiri, quanto ad ottenere l’apostasia con le prigioni e la tortura; furono molti quelli che cedettero alla forza, accettando di fare sacrifici o acquistando un libello.

Il martirio di San Feliciano

Agli inizi dell’anno 249, Feliciano fu chiamato a rendere conto della sua fede, come previsto dall’editto.

Rifiutatosi di rinnegare la propria fede in Cristo, venne imprigionato e torturato.

A questo punto diventano tre le versioni riguardanti il martirio.

Secondo la prima versione, il giudice di Forum Flaminii si rifiutò di condannarlo a morte e lo rinviò a Roma per essere presentato all’Imperatore e da lui stesso punito. Durante il viaggio però, il vecchio pastore ultranovantenne morì, a Mormonzone, nei pressi dell’attuale Sant’Eraclio.

Secondo la seconda versione, venne legato ad una biga e trascinato dai cavalli al galoppo finché non sopraggiunse la morte, nel medesimo luogo.

La terza versione è la più ricca di dettagli e proviene dalla penna dello Jacobilli. Anche in questo caso occorre tener conto dello sfalsamento delle date da parte dell’erudito folignate.

Nell’anno 249, di ritorno dal campo di battaglia e diretto verso Roma, l’Imperatore si trattenne per qualche giorno a Foligno.

Mentre Decio riceveva gli onori destinati ad un grande Imperatore, Feliciano, ormai novantaquattrenne, si intratteneva nelle carceri con i reclusi, prigionieri dell’Imperatore, cercando di alleviarne le sofferenze.

Tra gli ossequiosi e riverenti personaggi che rendevano omaggio all’Imperatore Decio, ve ne fu qualcuno che denunciò il Vescovo, non solo di Lesa Maestà Divina, ma anche di disprezzo per la Cesarea Maestà dell’Imperatore, dato che osava predicare ogni giorno nelle carceri imperiali.

Decio ordinò che gli venisse condotto dinanzi e, quando gli fu davanti, legato e incatenato, gli chiese se fosse lui quel Feliciano che aveva distrutto templi ed eretto chiese a Cristo.

Il vecchio rispose “Io sono quello che tu dici”, proclamando poi di voler morire per la sua fede piuttosto che rinnegarla.

Decio tentò di corromperlo offrendogli tesori, potere e terre; comprando Feliciano avrebbe accresciuto la sua reputazione ed avrebbe restituito la gloria tolta dal Vescovo ai suoi Dei.

Di fronte all’inamovibilità del vecchio, l’Imperatore ordinò che venisse torturato lentamente, che “gli si moltiplicassero le morti”. Gli vennero disarticolati gli arti, venne battuto con verghe di ferro infuocate, ferito con forbici ed uncini di ferro che ne spolpavano le carni.

Mentre i suoi persecutori infierivano su di lui, il vecchio continuava a rivolgere le sue preghiere a Dio, rendendoli ancora più furiosi.

Il martirio si svolse pubblicamente, in quella che poi sarebbe diventata Piazza della Croce, di fronte alla popolazione atterrita ed impotente, dal momento che l’Imperatore aveva proibito qualsiasi tipo di aiuto ed assistenza al Vescovo.

Il martirio di Santa Messalina

Sopravvissuto alle torture, Feliciano venne rinchiuso nelle carceri dove una giovinetta, Messalina, si recava ogni giorno a portargli conforto e cure, nonostante il severo divieto.

Un giorno, mentre si apprestava a portargli del cibo, Messalina venne intercettata dai soldati Romani che la percossero a bastonate, di fronte a Feliciano, finché essa non spirò.

Era il 23 gennaio dell’anno 249 e Santa Messalina fu la prima martire di Foligno, precedendo il suo Pastore e Maestro.

La morte di San Feliciano

Il giorno successivo Decio si apprestò a partire per Roma, dove voleva festeggiare la vittoria ottenuta in battaglia.

Ordinò che Feliciano e gli altri prigionieri Cristiani venissero legati al suo carro.

Trascinato dal carro e preso a calci e bastonate dai soldati Romani, Feliciano morì a circa un miglio da Foligno, in corrispondenza di un luogo chiamato a quei tempi Monte Rotondo e oggi noto come Mormonzone.

Il corpo venne abbandonato là dove poi sorse la chiesa di San Feliciano in Mormonzone.

Allontanatisi i Romani, la popolazione di Foligno si recò sul posto, prelevò il cadavere del Vescovo e lo ricondusse in città.

Tra lacrime e disperazione, il corpo venne trasportato fino a Foligno, circondato da una folla che voleva vederlo e toccarlo per un’ultima volta.

E qui si compirono ulteriori miracoli tra loro che avevano toccato il corpo del Santo: un cieco riacquistò la vista, uno zoppo fu guarito ed un morto resuscitò.

Ed è in ricordo di questa processione che da allora, “suole ogni anno e lo costuma fino al presente, il Clero e il popolo della Città di Fuligno, la prima domenica dopo la festività di esso Santo, se la stagione lo permette o poco dopo, andar processionalmente alla Chiesa di San Feliciano Mormonzone, passando nel ritorno per l’antica strada romana, per la quale il glorioso Vescovo fu strascinato e vilipeso nel tempo del suo martirio”.

Non essendo stata predisposta una sepoltura degna del sant’uomo, il suo corpo venne lasciato esposto alla pubblica venerazione per otto giorni, nella chiesa di San Giovanni Battista.

Molti accorsero dalle città vicine, in particolare i Sacerdoti, i Diaconi ed i Chierici che Feliciano aveva ordinato durante il suo lungo episcopato.

Nacque così la tradizione per cui ogni anno, il giorno dell’antivigilia di San Feliciano che cade il 22 gennaio, l’effige del Santo venisse trasportata nella chiesa di San Giovanni per rimanervi esposta per otto giorni, durante i quali una moltitudine di fedeli si accalcava per chiedere grazia baciando i piedi dell’effige del santo.

Passati gli otto giorni, una nuova processione riportava l’effige di Feliciano nella Cattedrale.

Preparato il sepolcro, “nel miglior modo che si poté”, il santo corpo di Feliciano venne trasportato, con una nuova processione, fino alla basilica Palatina, nei pressi del Ponte di Cesare, che in origine era un campicello di proprietà del Vescovo stesso, e che venne successivamente ampliata fino a diventare l’attuale Cattedrale.

Chiesa e Monastero di San Feliciano di Mormonzone

La chiesa con l’annesso monastero di S.Feliciano di Mormonzone sorge lungo la via Flaminia Vecchia, antico tracciato della strada consolare romana, tra S.Eraclio e S.Maria in Campis, nel punto di incrocio con la strada di S.Benedetto.

Questa piccola strada, che prende il nome dalla presenza del monastero benedettino e che ora è visibile solo in parte, anticamente collegava il secondo tracciato della Flaminia (che più a valle correva seguendo il percorso rettilineo, da S. Eraclio a Foligno) con la via Flaminia Vecchia, per poi proseguire, secondo la linea di massima pendenza fino a Carpello.

In prossimità della Maestà Bella (sec. XV) si riuniva alla strada, anch’essa certamente antica, che con un percorso a mezza costa saliva dolcemente da Santa Maria in Campis a Carpello per poi proseguire fino alle cave di pietra delle Fossacce, utilizzate fin dall’epoca romana.

Da S. Maria in Campis altri due tracciati stradali, (in gran parte perduti nella seconda meta dell’800 con la realizzazione della ferrovia e con la costruzione della Caserma), scendevano direttamente a Foligno: il primo si immetteva direttamente nella Porta della Croce o S. Felicianetto (perché appunto collegava direttamente la città con la chiesa di S. Feliciano di Mormonzone detta anche di S. Felicianetto), l’altro alla Porta Romana.

La via Flaminia, da Santa Maria in Campis proseguiva verso nord e dopo aver scavalcato in un punto imprecisato il Topino e toccava l’insediamento di S. Giovanni Profiamma, antica Forum Flaminii.

Il più antico documento che fa riferimento al sito, si trova nella “Passio Sancti Feliciani” che risale all’anno 996.

In essa si legge che S. Feliciano morì sulla via Flaminia, in un luogo denominato “ad Fulgineam civitatem….non longe ab urbe… miliario uno … sub Monteum Rotundum” distante tre miglia da Forum Flaminii.

Il toponimo Monte Rotondo si trasformerà poi in Montatone, Monterone, Mormonzone.

La distanza di tre miglia indicata nella Passio, coincide con quella effettiva da S. Giovanni Profiamma lungo l’antico tracciato delta via Flaminia Vecchia.

In un atto di donazione dei 1214 conservato nell’Archivio dell’Abbazia di Sassovivo, dove il toponimo appare già deformato in Monterone, è ricordato per la prima volta un monastero.

Il toponimo compare anche in una seconda donazione del 1222 conservato nello stesso Archivio.

In una pergamena del 1232, anch’essa conservata nell’Archivio di Sassovivo, il toponimo è già trasformato in Mormonzone.

Alcune immagini dell'esterno e dell'interno della Chiesa di San Feliciano in Mormonzone.


Traslazione delle reliquie

Secondo lo Jacobilli, nel 969 il Vescovo di Metz (cittadina della Francia ai confini con la Germania) Teodorico (Thierry) attraverso l’intercessione di Ottone II, ottenne da Papa Giovanni XIII il privilegio di traslare presso l’Abbazia di San Vincenzo alcune sacre reliquie di santi Cristiani, tra cui quelle di San Feliciano, che veniva solennemente festeggiato al 20 di ottobre.

Altre fonti citano il fatto come conseguenza della volontà di Ottone I (Imperatore del Sacro Romano Impero dal 962 al 973) ed avvenuto nel 965.

Ancora altre fonti dicono che nel 965 alcune reliquie furono traslate a Minden in Germania, per cui è stato considerato vescovo di quella città con festa al 20 ottobre (La Diocesi di Minden venne eretta nel 812 e soppressa nel 1648).

Esistono anche fonti secondo cui nel 969 le reliquie del santo giunsero contemporaneamente sia a Metz che a Minden.

Il "Martirologio Romano" del 1955 in corrispondenza del 20 ottobre, riporta quanto segue:

Presso Minden, in Germania, la Traslazione di san Feliciano, Vescovo di Foligno e Martire, del quale fu ivi deposta una parte delle sacre reliquie, trasferite in Germania da Foligno, città dell’Umbria, dove egli aveva già sofferto il martirio il ventiquattro Gennaio.

Al 24 gennaio si legge:

A Foligno, nell’Umbria, san Feliciano, il quale, ordinato Vescovo della medesima città dal Papa san Vittore primo, ivi, dopo molte fatiche, nell’estrema vecchiezza, sotto l’imperatore Decio, fu coronato col martirio.

Nell’edizione del Martirologio del 2004, al 20 di ottobre non compaiono più né San Feliciano né la città di Minden.

Mentre in corrispondenza del 24 gennaio:

A Foligno in Umbria, san Feliciano, che si ritiene sia stato il primo vescovo di questa regione.

Allo stato attuale è praticamente impossibile stabilire dove si trovino le reliquie del santo Patrono, anche se lo Jacobilli si dice sicuro che, al suo tempo, la maggior parte di esse fosse ancora sepolta nel luogo originale.

L'intercessione di San Feliciano in favore della Città di Foligno

Secondo la tradizione, tre sono le grazie concesse da Dio alla città di Foligno, per l’intercessione del suo Patrono San Feliciano:

  • Che mai l’eresia potesse radicarsi in città;
  • Che mai nelle guerre il suo popolo fosse abbattuto e vinto e che mai le sue insegne cadessero in mani nemiche;
  • Che mai la Città fosse distrutta dai suoi nemici.

Lo Jacobilli elenca tutti gli invasori che passarono da Foligno, dai Goti ai Longobardi, cita le guerre contro i Perugini, gli Spoletini e gli Spellani, il Cardinal Vitelleschi ed ancora i Perugini; Foligno subì danni e razzie, ma non fu mai annientata e sempre riuscì a risollevarsi.

La statua di San Feliciano

In occasione della peste del 1656 che infierì anche in Umbria (nella sola Nocera morirono contagiate 630 persone), i Folignati ricorsero all’intercessione del loro Patrono, facendo voto di far eseguire una sedia d’argento per la Statua lignea di S. Feliciano, e già nell’anno seguente si cominciò ad accumulare la somma necessaria, devolvendo a tale scopo quanto si risparmiava per la festa omettendo la consueta corsa dei bàrberi.

Contriburono alla raccolta anche i proventi di alcune piccole tasse pubbliche e le offerte in denaro e in generi della popolazione.

Nel 1691 il lavoro fu affidato ad un argentiere locale; ma il risultato non dovette essere soddisfacente se nel 1697 il Consiglio della Comunità deliberò di far venire i disegni da Roma.

Questi furono opera del gesuita fr. Andrea Pozzo (1642-1709) che ricevette in compenso il regalo di due risme di carta da disegno.

L’argentiere d’origine folignate Giacinto Montecatini cominciò a bulinare e a cesellare l'argento, associandosi in seguito il bavarese G. Adolfo Gaap, residente a Roma. La sedia era terminata nel 1700 ed era costata 2750 scudi, a cui vanno aggiunti altri 930 per il baldacchino commissionato allo stesso Gaap nel 1701.

L'opera risultò tanto magnifica da far stridente contrasto con il vetusto simulacro del Patrono e già nel 1701 si diede incarico al Gaap di eseguire il bozzetto per una nuova statua.

L’ingente spesa prevista venne garantita dai mercanti della città che costituirono un apposito fondo fruttifero che nel 1730 permise di commissionare un nuovo progetto a G. B. Maini (1690-1752).

Nel 1732 la Statua, in lastre di rame dorato, con il volto, le mani, il piede e gli ornamenti d’argento, venne fusa nelle sue varie componenti e messa insieme dagli argentieri romani Francesco Guardoni (1692-1757) e Filippo Tofani (1694-1764).

Alla fine del 1732 essa era razione da rimanere esposta nel palazzo di S. Maria Maggiore dove fu benedetta dal Pontefice Clemente XII che concesse l'indulgenza plenaria in perpetuo a tutti i fedeli che, il 24 gennaio e nell’ottava successiva, avessero visitato la cattedrale.

Essa giunse a Foligno all’inizio dell’anno seguente e venne consegnata solennemente al Capitolo della Cattedrale il 20 gennaio 1733.

L’opera spendida inorgoglì i folignati che la considararono giustamente come uno dei loro tesori più preziosi, da salvaguardare a qualsiasi costo ed in ogni evenienza.

Difesa durante l’invasione francese, smontandola e murandola in luogo segreto, protetta dai terribili bombardamenti dell’ultima guerra, nulla si è potuto fare, nel 1982, contro il vandalismo incivile di chi credeva con il furto di poterne ricavare una somma ingente; la statua venne successivamente ricomposta con copie delle parti trafugate ed alcune di esse vennero recuperate tre anni dopo.

Alcune immagini della statua del Santo Patrono.


La Cattedrale di San Feliciano

Cattedrale di San Feliciano
Foto: Enrico Menichini
Regione Ecclesiastica Umbria
Località Foligno, Piazza Faloci Pulignani
Religione Cristiana Cattolica di rito Romano
Titolare San Feliciano di Foligno
Diocesi Foligno
Consacrazione 1146, di nuovo nel 1904
Stile architettonico Romanico, Gotico, Barocco, Neoclassico
Inizio Costruzione XII Secolo
Completamento XX Secolo
Culto dei Santi San Feliciano, Santa Messalina, San Marone
Festa Patronale 24 gennaio

La cattedrale di San Feliciano sorge dove, secondo la tradizione, era stato inumato il vescovo di Foligno Feliciano, morto durante le persecuzioni dell’imperatore Decio.

Il martirio di San Feliciano avvenne il 24 gennaio del 249; le spoglie del santo furono inumate in agellus feliciani[6].

Nel periodo successivo l’area si arricchisce di una piccola basilica, sopra la tomba del martire, trasformata in chiesa con un castrum[7] e intorno la civitas Sancti Feliciani[8].

Non si hanno notizie sulla Cattedrale fino al 1133 quando, sotto il vescovo Marco, si assiste ad un grande rinnovamento della struttura, di cui troviamo traccia nell’iscrizione sulla facciata maggiore, ancora leggibile.

La chiesa era suddivisa in tre parti: nave, confessione e presbiterio rialzato.

Dalla nave si poteva scendere nella cripta - una delle più grandi dell’Umbria - che conserva ben diciotto monoliti in pietra e in marmo.

Nel 1201 il vescovo Anselmo fa demolire la parete a sinistra del presbiterio e costruisce un nuovo braccio in senso obliquo fino alla piazza Grande (attuale piazza della Repubblica).

Nel secolo XV la cattedrale è interessata da un’altra trasformazione: la chiesa diventa ad una sola navata e ad un solo piano, risultando così simmetrica rispetto al braccio sinistro, già costruito nel 1201.

Nel 1457 Mattiolo da Torgiano costruisce il presbiterio e il coro della chiesa; nello stesso anno viene realizzata anche la sagrestia.

Nel 1512 si registra ancora un intervento sulla struttura, sotto la direzione del maestro architetto Cola di Matteo da Caprarola, che demolisce alcune parti per costruire mura, pilastri, tetto e cinque volte a crociera.

Nel 1517 la cattedrale è terminata e nell’abside sono affissi tre stemmi: quello di Giulio II, quello del Comune e quello del vescovo di Foligno, Luca Cibo.

Fra il 1543 e il 1548 Giuliano di Baccio d’Agnolo progetta l’elevazione della cupola, realizzata poi da Filippo Salvi.

I successivi interventi si collocano nella seconda metà del secolo XVIII, resi improcrastinabili dalle precarie condizioni strutturali della cattedrale.

I Padri del Capitolo reperiscono la considerevole quantità di denaro occorrente agli interventi strutturali da varie fonti: una parte dalla Regia Camera Apostolica; una parte dall’eredità Roscioli; una parte si prende a censo, dai Monti di Pietà.

Dal 1772 al 1819 l’interno del Duomo viene trasformato in stile neoclassico da Giuseppe Piermarini, che modifica il progetto del suo maestro Luigi Vanvitelli.

Le variazioni apportate dal Piermarini si possono individuare nelle absidi, che diventano da semicircolari a rette; nel numero delle colonne, ridotte da sedici a otto, all’incrocio con il transetto; nell’introduzione di pilastri in luogo delle colonne agli angoli della Chiesa e dei primi piloni del centro; infine si attua la sostituzione delle colonne con pilastri, ai lati degli altari.

Gli artisti stuccatori, operanti sul modello del Piermarini, eseguono il lavoro in due anni, a partire dall’agosto 1776.

Entrando nel Duomo troviamo, sul lato destro della navata, due altari con le seguenti tele: Martirio e Gloria di santa Messalina (1850) di Enrico Bartolomei e La sacra Famiglia (1179) di Andrea Lazzarini.

Nella sagrestia è conservato un Crocefisso in rilievo tra la Vergine e San Giovanni dipinti a tempera da Pietro di Giovanni di Corraduccio e l’Alunno.

Sul lato sinistro della navata si vedono le tele raffiguranti San Feliciano che libera Foligno dalla peste (1791) di Gaetano Gandolfì e il Battesimo di Gesù di Giovan Battista Wicar (1834).

Nel braccio destro della crociera è esposta la tela con San Francesco orante (1816) di Francesco Pizzoni.

Il baldacchino sopra all’altare maggiore, in legno intagliato e dorato, richiamante quello di Lorenzo Bernini in San Pietro, è di Andrea Calcioni (1698).

Dall’altare maggiore si scende attraverso la scala in marmo di Carrara costruita dal Bettini nel 1700, nella cripta (IX sec.), preceduta dalla Cappella delle reliquie.

Nella volta del presbiterio, si vede la tela raffigurante l’Apoteosi di S. Feliciano (1723), e nel catino absidale la pittura che rappresenta il Trionfo della Religione (1722) di Francesco Mancini.

A destra del presbiterio fa bella mostra la statua in argento di San Feliciano del Maini (1732-33), collocata su piedistallo argenteo del Gaap (1700).

Nel transetto sinistro troviamo la cinquecentesca cappella Jacobilli, a pianta ottagonale: sulle pareti si vedono due grandi affreschi di Vespasiano Strada, raffiguranti il Martirio di S. Feliciano (a destra) e la Morte del Santo (a sinistra).

Sull’altare troviamo l’urna contenente le spoglie del Beato Pietro Crisci (1323).

Accanto all’uscita si trova l’accesso ad una cappella a pianta ellittica, dalla quale si può salire al campanile passando dalla cameretta del Beato Pietro Crisci, dove sono visibili alcuni interessanti affreschi attribuiti al Maestro dell’abside destra di San Francesco a Montefalco.

Una volta usciti possiamo ammirare la facciata maggiore, che in origine doveva essere sormontata da un timpano, il mosaico rappresentante il Redentore tra Santa Messalina e San Francesco con ai piedi il Papa genuflesso fu donato da Papa Leone XIII ed eseguito su disegno di Carlo Botti.

Al di sotto si vede un rosone, con ai lati i simboli dei quattro Evangelisti.

Il bel portale con il fregio in pietra caciolfa è affiancato da due leoni eseguiti dallo scultore folignate Ottaviano Ottaviani.

La decorazione scultorea della facciata minore del Duomo si articola in una vera e propria rappresentazione allegorica del tempo.

Il Vescovo Anselmo degli Atti realizzò questa impresa per dimostrare l’espansione politica e demografica della Città di Foligno nel XII secolo.

Nella ghiera esterna a mosaico intorno al sole, leggiamo l’epigrafe in latino tradotta in: "nell’anno del 1201, nel mese di giugno/ le stelle, il sole, la luna, rivelano i loro volti puri".

Il portale a ghiera multipla è costituito da altre quattro fasce decorative: nell’arco più interno ci sono i segni dello zodiaco e al centro una formella con un uomo e una donna, che rappresentano forse Cristo e la Madonna.

Sulla ghiera esterna si vedono i quattro viventi dell’Apocalisse: Toro, Aquila, Leone, Uomo.

Nel sottarco sono raffigurate Eva, emblema della caduta dell’Umanità nel peccato e Maria Vergine, ovvero la redenzione e la castità.

All’interno degli stipiti ci sono due figure intere maschili, raffiguranti Papa Innocenzo III e l’Imperatore Ottone IV di Brunswick.

Questi due personaggi simboleggiano l'alleanza tra il papato e l'impero nella lotta antiereticale, tema che appare in diverse rappresentazioni scultoree tra il XII e il XIII secolo.

Nell'archivolto del portale ci sono tralci vitinei e nello stipite sinistro intrecci vegetali con grappoli d'uva, mentre in quello destro il nascimento dell'ornato vegetale, tema molto frequente nel XII secolo che ha una funzione simbolico - apotropaica oltre che decorativa.

Infine, una curva di dodici stelle con il graffito della luna al centro. Sopra al portale è da notare la cornice marcapiano composta da girali d'acanto, teste zoomorfe, protomi umane e animali.

Quasi sicuramente i due Maestri marmorai che realizzarono questo capolavoro furono Binello e Rodolfo, che in quegli stessi anni lavorano a Bevagna nelle Chiese di San Silvestro e San Michele.

L’elegante rosone è costituito da una doppia serie di archetti in parte lisci e in parte a spirale.

Tra il 1903 e il 1904 l’intervento di restauro promosso da Mons. Faloci Pulignani si prefigge di riportare l’edificio quale era all’epoca dei Trinci.

L’evento sismico del 1997 ha lesionato parte della struttura del Duomo, rendendo necessario un intervento di restauro, iniziato nel 1998 e terminato nel 2000 su progetto degli architetti folignati Giampiero Carini, Giuseppe Colombatti, Lanfranco Radi, con il contributo dei fondi del Giubileo, della CEI, della Regione e della Diocesi di Foligno.

Alcune immagini della Cattedrale di San Feliciano in Foligno.


La processione di San Feliciano

Il 24 gennaio a Foligno si svolge una solenne processione con la partecipazione delle diverse associazioni artigiane locali e con la rappresentanza dell’Ente Giostra Quintana di Foligno, alla presenza di tutte le istituzioni civili cittadine.

Nella Cattedrale di Foligno sono conservate due statue del santo, una realizzata interamente in argento e bronzo, ad opera dello scultore Giovanni Battista Maini, un’altra più antica realizzata in legno e visibile durante tutto l’anno in Cattedrale, ad eccezione del periodo di gennaio quando la statua argentea del Maini viene esposta alla venerazione dei fedeli in occasione della ricorrenza.

La processione di San Feliciano vanta una tradizione secolare, interrotta soltanto dal 1874 al 1900, a causa del clima anticlericale di quei tempi.

In quegli anni comunque, la processione si svolgeva al chiuso, all'interno della Cattedrale.

Alcune immagini della Processione di San Felciano in Foligno.


Note

  1. Cesare Baronio (Sora, 30 ottobre 1538 – Roma, 30 giugno 1607) è stato uno storico, religioso e cardinale italiano. Membro degli Oratoriani di San Filippo Neri, nel 1596 papa Clemente VIII lo innalzò alla dignità cardinalizia: il suo nome è legato alla redazione dei primi volumi degli Annales ecclesiastici (storia del cristianesimo dalle origini al 1198) e alla revisione del Martirologio Romano (1586 - 1589).
  2. Bollandisti è il termine con il quale viene indicato un gruppo di eruditi, detto anche Società dei bollandisti, che ha lavorato nella compilazione degli Acta Sanctorum, una raccolta critica di fonti documentarie sui santi distribuite secondo i giorni dell'anno.
  3. Francesco Lanzoni (Faenza, 10 luglio 1862 – Faenza, 8 febbraio 1929) è stato uno storico e presbitero italiano.
  4. Nell'attuale riflessione storiografica, per agiografia (letteralmente "scrittura di cose sante") si intende tutto il complesso delle testimonianze che costituiscono la memoria della vita di un santo e del culto a lui tributato: testi scritti, ma anche rappresentazioni iconografiche, epigrafi, monumenti e oggetti (quali vesti, oggetti sacri, ecc) di vario genere comunque finalizzati alla perpetuazione del ricordo del soggetto in questione e alla promozione la venerazione nei suoi confronti.
  5. Il pallio (derivato dal latino pallium, mantello di lana) è un paramento liturgico usato nella Chiesa cattolica, costituito da una striscia di stoffa di lana bianca avvolta sulle spalle. Rappresenta la pecora che il pastore porta sulle sue spalle come il Cristo ed è pertanto simbolo del compito pastorale di chi lo indossa. Inizialmente usato da tutti i vescovi, successivamente il vescovo di Roma se ne è riservata l'esclusiva della confezione, l'uso per sé e la concessione ad alcuni vescovi e arcivescovi o a determinate sedi vescovili e arcivescovili. Il pallio è inoltre prerogativa degli arcivescovi metropoliti, come simbolo della giurisdizione in comunione con la Santa Sede.
  6. Il campicello di proprietà dal Vescovo Feliciano.
  7. Accampamento.
  8. Letteralmente, la Città di San Feliciano.

Bibliografia

Vita di San Felitiano Martire, Vescovo e protettore della città di Foligno, descritta dal Signor Lodovico Iacobilli dell’istessa città. Agostino Alterij, Foligno, 1626.
Gazzetta di Foligno n. 36 del 1955
Gazzetta di Foligno n. 3 del 22/01/1984
Gazzetta di Foligno n. 4 del 27/01/1985
Martirologio Romano - Pubblicato per ordine del Sommo Pontefice Gregorio XIII, riveduto per autorità di Urbano VIII e Clemente X, aumentato e corretto nel 1749 da Benedetto XIV. - 1955 - Libreria Editrice Vaticana.
Martirologio Romano - Riformato a norma dei decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato da Papa Giovanni Paolo II - 2004 - Libreria Editrice Vaticana.
Cattedrale di San Feliciano - A cura di Cristina Di Camillo - Museo della Città - Foligno, 2007 - FulginArt
www.santiebeati.it
http://tuttoggi.info/
www.parrocchiasantalucia.net/
http://www.catholic-hierarchy.org/
http://www.beweb.chiesacattolica.it/
https://it.wikipedia.org/
http://www.iluoghidelsilenzio.it/
https://it.wikipedia.org/

Voci Correlate



Copy.png

MenichiniBanner.jpg