Sindaci di Foligno

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1861-1890

I Sindaci di Foligno dal 1861 al 1890
186118621863186418651866186718681869187018711872187318741875187618771878187918801881188218831884188518861887188818891890
Dall'alto: 1: Papa della Chiesa Cattolica - 2: Vescovo di Foligno - 3: Re d'Italia - 4: Sindaco di Foligno
Pio IXLeone XIII
Nicola BellettiNicola CrispigniVincenzo SerarcangeliFederico Federici
Vittorio Emanuele IIUmberto I
Paolano Frenfanelli CiboFrancesco MascioliFrancesco GirolamiSerafino Frenfanelli CiboAlleori-Palestini-SestiLuigi BartocciFrancesco Fazi

Paolano Frenfanelli Cibo

Paolano Frenfanelli Cibo
SindaciDefault.jpg Nato

1831

Morto

30/03/1900

Sindaco dal

1861

al

1864

Il Conte Paolano Frenfanelli Cibo fu il primo Sindaco di Foligno nel Regno d'Italia. I primi sindaci non furono eletti, ma di nomina regia. Il Conte Paolano Frenfanelli Cibo appartenne ad una delle nobili famiglie[1] cittadine che tanto operarono per la città. Paolano Frenfanelli impegnò l'intera vita nell'attività amministrativa e politica distinguendosi per intelligenza, competenza ed equilibrio. Fu di fede schiettamente monarchica e liberale, ma non fazioso. Nella lotta politica ed amministrativa avversò le ideologie, mai gli uomini, per questo fu rispettato ed amato dall'intera cittadinanza che in lui vide un uomo retto, buono, al di sopra delle parti. In occasione della sua morte la Provincia di Perugia scrisse: "Pochi come lui possono vivere e morire colla coscienza di non avere avuto mai nemici, e questo è il più grande elogio che possiamo fare del caro estinto". Paolano Frenfanelli nacque a Foligno nel 1831, seguì gli studi prima in città e poi a Perugia. Gli avvenimenti del 1860 lo trovarono giovane pieno di entusiasmo e convinto di andare verso tempi migliori. Partecipò attivamente alle vicende della città; fece parte della delegazione cittadina che si recò il 15 settembre 1860 verso S. Maria degli Angeli per complimentare il generale delle truppe regie che si avvicinavano alla città. Paolano Frenfanelli fece poi parte della Giunta provvisoria che sostituì il vecchio Municipio (Gonfaloniere ed anziani) disciolto. Nelle elezioni dell'11 novembre 1860 per la formazione di una amministrazione municipale eletta dai cittadini, risultò uno dei primi eletti (il quarto), sebbene uno dei più giovani. Nella seduta del 15 settembre 1860 risultò il primo eletto degli assessori. I consiglieri lo designarono anche come Sindaco; l‘intendente respinse la delibera perché non proponibile, ma poi il Re scelse proprio lui come Sindaco. Come Sindaco si comportò da vero gentiluomo, applicando con precisione e tempestività le leggi del nuovo Stato; seppe superare con abilità le molte difficoltà senza suscitare malcontento nella popolazione. Nel 1865 fu eletto per la prima volta consigliere provinciale ed il mandato gli fu riconfermato, senza interruzione, in tutte le seguenti legislature fino alla morte avvenuta il 30 marzo 1900. La "Regione" di Perugia riconobbe che il Conte Paolano Frenfanelli "nella sua lunga vita amministrativa ha portato in tutte le cariche più difficili che ha sempre nobilmente retto, sagacia, spirito di imparzialità e di equanimità, amore ed intelligenza che lo rendevano accetto agli amici e agli avversari". I popolani lo amavano per la bontà dell'animo, gli amici lo cercavano per essere illuminati in quanto le sue doti di intelletto e di capacità lo rendevano un vero maestro; ciò non lo rendeva superbo, ma cordiale, comprensivo. Vissuto nel periodo di passaggio dal potere temporale dei pontefici all'unità di Italia dimostrò una concezione laica della Stato senza per questo scendere a posizioni di lotta contro istituzioni religiose e contro rappresentanti del clero. Lo possiamo definire un intelligente seguace delle posizioni del conte Camillo Benso di Cavour. In occasione della morte i concittadini gli tributarono una spontanea dimostrazione di affetto e di gratitudine. Cittadini ed autorità affollarono al mattino la Basilica di San Salvatore e nel pomeriggio imponente riuscì il corteo funebre che attraversò le vie della città. I negozi abbassarono le serrande in segno di lutto e di partecipazione al dolore della famiglia e della città. Oltre le autorità cittadine e provinciali intervennero numerose rappresentanze delle istituzioni cittadine. All'altezza della caserma Vittorio Emanuele parlarono nobilmente di lui l'assessore commendatore Federici ed il Presidente della Deputazione provinciale conte Pucci Boncampi.

Francesco Mascioli

Francesco Mascioli
SindaciDefault.jpg Nato

1805

Morto

agosto 1871

Sindaco dal

1864

al

1869

Il secondo Sindaco della città di Foligno fu il dott. Francesco Mascioli che resse l'amministrazione municipale dal 1864 al 1869. Francesco Mascioli, nobile figura di filantropo, ardente patriota, è da considerare un uomo nuovo, vanto e benefattore della città. Egli nacque a Foligno da umile famiglia nel 1805; dotato di bello impegno e di ferma volontà seppe migliorare le sue condizioni non solo per appagare mondane aspirazioni, ma soprattutto per realizzare meglio se stesso e porsi al servizio del prossimo. Egli frequentò l'Università di Roma laureandosi con pieno successo in Medicina e Chirurgia. Esercitò la professione a Foligno ed in altre città; partecipò attivamente a congressi scientifici mettendo a disposizione le sue esperienze. Il dott. Francesco Mascioli non si dedicò solo alla professione medica, ma senti il dovere di interessarsi della vita politica, sociale ed amministrativa. Nel 1848, quando balenò la possibilità di avere una patria libera, egli generosamente diede il suo contributo e spronò amici e giovani a fare altrettanto. Il fallito tentativo provocò arresti, esili e condanne ed anche Francesco Mascioli conobbe l'amaro carcere. Nel 1860 fu di nuovo in prima linea; fu anche lui con Paolano Frenfanelli Cibo membro della delegazione cittadina, della giunta provvisoria di governo, della quale fu degno presidente. Più tardi scelto come Sindaco dimostrò spirito di abnegazione e sapiente prudenza. Non fu un fazioso, un partigiano, ma un capace amministratore, un probo cittadino rispettato ed amato da tutti. Luminare come professionista, irreprensibile come cittadino meritò la stima e la fiducia di amici e popolo. Nel 1869 cessò il suo mandato nelle funzioni di Sindaco; prima di avere un regolare successore, ci vollero oltre due anni. Francesco Mascioli si ritirò a vita privata, pur continuando a dare la sua attività in associazioni varie. Alla fine dell'agosto 1871 mori dopo breve malattia. La notizia della morte scosse la città che gli tributò una profonda manifestazione di amore e di gratitudine. Autorità, associazioni, popolo parteciparono numerosi e commossi al trasporto della salma dalla casa (abitava nell'attuale Via Mazzini) alla Chiesa di S. Maria Infraportas passando avanti al Municipio. Nel pomeriggio dopo il corteo funebre al Cimitero gli amministratori Conte Serafino Frenfanelli ed Ettore Sesti pronunciarono discorsi ascoltati con commossa partecipazione. Il Conte Serafino Frenfanelli Cibo al Cimitero distribuì anche alcune epigrafi che sintetizzavano le virtù civili ed umane di Francesco Mascioli. Eccone alcune: "Rinnovati gli ordini civili - pronto al pubblico bene - resse il municipio folignate - con virile senno - con generosa temperanza". "NeIl'universale compianto - lascia di sè - durabile memoria - utili esempi - ai suoi concittadini". Francesco Mascioli fu ricordato a lungo come valentissimo medico, operoso filantropo, saggio amministratore.

Francesco Girolami

Francesco Girolami
SindaciDefault.jpg Nato

1819

Morto

22/05/1904

Sindaco dal

1872

al

1875

Francesco Girolami ricoprì la carica di Sindaco dal 1872 al 1875. Di lui conserviamo il discorso pronunciato dopo la sua elezione; il discorso infatti fu pubblicato per deliberazione dei signori consiglieri. Egli tracciava le linee della sua azione amministrativa; si metteva al di sopra delle parti, convinto che ogni spirito di parte doveva essere sacrificato sull'altare della Patria. Come punto di partenza poneva la giustizia e la legge, il fine era il bene comune. Francesco Girolami dichiarava di voler continuare la condotta delle passate amministrazioni. "Tutti gli sforzi che si sono flnora adoperati hanno concordemente mirato, ed efficacemente il più spesso, a secondare il civile movimento che l'era nuova ha iniziato". Tra l'altro sottolineava i vantaggi derivanti dalle condotture delle acque potabili, dalle opere di fognatura, dell'allargamento della Via del Trivio (l‘attuale Largo Carducci), dalla sistemazione degli uffici civili a quella dei pubblici impieghi su pianta stabile. Annunciava inoltre le pratiche per l'effettuazione di un nuovo prestito di cìnquecentomila lire, si impegnava a portare a termine l'iniziativa riforma dell'amministrazione del dazio comunale, l'effettuazione della grandiosa caserma che avrebbe fatto "della città nostra uno dei più importanti posti militari del Regno". Dichiarava di voler migliorare la pubblica istruzione. Concludeva con il dire che "non lasceremo dopo ciò di compiacere anche al culto delle arti e delle nostre glorie cittadine, conducendo a compimento quel che si è fatto per la Biblioteca e la Pinacoteca, ed inaugurando il monumento al nostro Alunno". Non era un discorso elettorale, ma un piano di lavoro e tale risultò con il passare degli anni. Francesco Girolami ebbe validi collaboratori nella Giunta comunale, tra gli altri Giovanni Ciancaleoni Ricci e Luigi Bartocci che furono in seguito sindaci, Vincenzo Candiotti, Alessandro Castori, Gregorio Maurizi, Pietro Leoncini, Claudio Cappellini. Francesco Girolami ebbe una solida cultura classica. Era nato nel 1819, combatté con Garibaldi, tornò nel 1850 suddito del Pontefice, nel 1860 fu liberale. Il ricco patrimonio morale ed intellettuale lo imponeva all'ammirazione di tutti. Egli distinse nettamene il campo politico da quello religioso. Era solito affermare che "in politica si discute, in religione si crede". Quando gli offrirono il posto di Sindaco, non si tirò indietro ma dichiarò francamente che andava alla Messa. Della attività di Sindaco di Foligno Girolami abbiamo già parlato; adempì al dovere del suo ufficio e alla legge con scrupolosa attenzione. Della sua attività di cittadino e di credente vanno ricordate le iniziative prese a favore di alcune Confraternite, in particolare di quella della Buona Morte, della quale fu Governatore e di quella della Madonna delle Grazie. Fu proprio Girolami il promotore per rimettere a nuovo la chiesa di S. Apollinare. Si impegnò a fondo per ripristinare la processione di San Feliciano; il maggiore avversario lo ebbe nel Consiglio comunale nella persona del conte Domenico Roncalli Benedetti. Come studioso si impegnò a divulgare la fama dell'Alunno e per questo incaricò l'insigne cultore d'arte Prof. Rossi a cercare i documenti del pittore folignate. Auspicò sempre una pacificazione tra Stato e Chiesa. Nel 1895 in un telegramma a Papa Leone XIII, come Governatore della Confraternita della Morte, gli augurava di "potersi ricordare la sospirata pacificazione dello Stato con la Chiesa per vantaggio dell'ltalia, del Pontificato, dell'intera Cristianità". Francesco Girolami partecipò attivamente alle iniziative di molte associazioni culturali e filantropiche della città. La sua generosità e la sua dirittura morale erano doti che lo rendevano accetto anche a coloro che non condividevano le sue posizioni. Morì il 22 maggio 1904 alla veneranda età di ottantacinque anni nella sua villa di Paciana. I funerali nella chiesa di San Giacomo risultarono veramente imponenti. Mons. Faloci Pulignani tenne la commemorazione funebre e nel presentare un profilo dell'uomo disse tra l'altro "Lanci pietre contro di lui chi ha fatto più e meglio di lui, chi più e meglio di lui ha curato il prestigio, l'amore del paese". Aggiungeva, rivolgendosi a lui, "il nome tuo di cittadino devoto alla famiglia, alla patria, a Dio, il tuo nome resterà in onore".

Serafino Frenfanelli Cibo

Serafino Frenfanelli Cibo
SindaciDefault.jpg Nato

1834

Morto

27/12/1916

Sindaco dal

1877

al

1879

e dal

1909

al

1910

Successore di Francesco Girolami come Sindaco fu il conte Serafino Frenfanelli Cibo che fu Sindaco della città due volte, la prima dal 1877 al 1879 nel pieno della sua età, la seconda dal 1909 al 1910 al tramonto della sua vita. Ambedue le volte si distinse per serietà, competenza e meritò la riconoscenza degli amministratori e della città. Serafino Frenfanelli Cibo, fratello di Paolano, appartenne ad una delle più illustri famiglie dell'aristocrazia folignate. Egli nacque a Foligno nel 1834; come il fratello Paolano non visse di riflesso per la notorietà della famiglia, ma a questa diede maggiore splendore con le proprie virtù. Serafino si distinse e si impose per la vasta e profonda cultura, per la signorilità dei costumi, per l'amore alle lettere e alle arti, per l'attaccamento al proprio paese, per l'impegno alla vita amministrativa e politica. Frequentò gli studi prima a Foligno e poi a Perugia presso le Scuole dei Padri Benedettini. Si trasferì quindi a Roma presso l'Archiginnasio, dove ottenne con pieno successo tre lauree. Nel giugno del 1854 ottenne il baccalaureato in medicina, nel 1857 la laurea in filosofia e matematica e nel 1859 quella in architettura. Si recò quindi negli Stati Uniti d'America, ove perfezionò gli studi nelle letterature inglesi, sulle quali compose apprezzati saggi. Si dedicò alla vita amministrativa della sua città, fu consigliere comunale più volte, due volte fu Sindaco. Nel 1857 fu eletto assessore per la prima volta. Serafino Frenfanelli fu anche deputato nazionale per il collegio di Todi che comprendeva anche Cannara, Rasiglia, Colfiorito e Verchiano, in due legislature, la XIV° e la XV°, cioè dal 1880 al 1882. In città ricoprì vari incarichi: fu presidente della Congregazione di Carità ed ispettore per i monumenti e gli scavi di antichità del mandamento di Foligno, dal cui incarico si dimise nel 1903. Come ispettore patrocinò l'istituzione della Pinacoteca Comunale che ordinò con criteri scientifici. Fu anche socio della Cassa di Risparmio e della Regia Deputazione di Storia Patria. Fu ricercatore diligente ed appassionato di memorie, documenti, stampe e manoscritti che si interessavano della città di Follgno. Radunò una ricca raccolta di documenti di storia cittadina che lasciò poi alla nostra biblioteca. La sua cultura e la sua erudizione ebbero modo di affermarsi in alcune ricorrenze: il centenario di Dante nel 1865-67, la festa dell'Alunno nel 1872, la traslazione delle ceneri dell'Ing. Antonio Rutili nel 1886, il centenario di Piermarini sempre nel 1886. Nel 1872 Serafino Frenfanelli Cibo pubblicò la sua più importante opera, uno studio su Niccolò Alunno e la scuola umbra. E’ un volume di 180 pagine, edito dalla Casa editrice Barbera di Firenze, ancor oggi essenziale per la conoscenza del nostro artista che Frenfanelli rivendicò come uno dei più grandi esponenti della scuola pittorica umbra. Numerosi sono i suoi saggi, cosi pure i suoi componimenti poetici. Nel 1909, come ricordato, fu eletto Sindaco per la seconda volta sebbene in età avanzata. La scelta fu fatta proprio per superare contrasti nell'ambito della amministrazione e perchè l'uomo garantiva saggezza ed equilibrio. Serafino Frenfanelli Cibo mori, con i conforti della religione cattolica, il 27 dicembre 1916 alla veneranda età di ottantadue anni. Con lui si estinse una nobile famiglia patrizia che attraverso i secoli aveva dato uomini illustri alle armi, al foro, alle lettere, al clero. I funerali celebrati nella Collegiata di San Salvatore con l'intervento del Capitolo della Cattedrale riuscirono solenni; anche il corteo funebre nel pomeriggio dimostrò il compianto della cittadinanza. Intervenne l'Amministrazione comunale e pronunciarono discorsi il Geom. Riegherspergher, assessore del Comune, il Comm. Ercole Orfini e l'ing. Romolo Raschi che gli era succeduto come ispettore degli Scavi e dei Monumenti e che fu in seguito Podestà della città e deputato nazionale. Come Sindaco il Conte Serafino Frenfanelli Cibo si distinse per la abilità, per la passione alla sua città, per le doti di equilibrio. Egli non ebbe avversari, fu amato dal popolo e ricercato da tutti per la sua saggezza e per i suoi consigli. Uomini come Serafino Frenfanelli Cibo danno prestigio alla carica e gloria alla città.

Luigi Bartocci

Luigi Bartocci
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16/03/1831

Morto

27/03/1913

Sindaco dal

1884

al

1888

Dal 1884 al 1888 dopo quattro anni, durante i quali svolsero le funzioni di Sindaco gli assessori Gio. Battista Alleori, Luigi Palestini ed Ettore Sesti, fu Sindaco Luigi Bartocci, il quale era stato già assessore al tempo del Sindaco Francesco Girolami. Luigi Bartocci fu l'ultimo Sindaco di nomina regia. Appartenne a nobile famiglia e godette in città di grande e meritato prestigio. Luigi Bartocci nacque il 16 marzo 1831; partecipò attivamente alla vita amministrativa e civile della città, facendosi notare per l'integrità di vita, per la competenza amministrativa condotta con rigore, avvedutezza, energia. Per le sue virtù i concittadini lo scelsero spesso per affidargli delicati incarichi. Se i suoi modi apparentemente sembravano rudi, in realtà erano l'espressione di un uomo che non cercava facili consensi, ma operava con coerenza e fermezza. Il compromesso non era una componente della sua condotta. Chi si rivolgeva a lui per un consiglio, un parere, un aiuto, non restava deluso. Fece parte del Consiglio di amministrazione della Cassa di Risparmio. In difficili circostanze fu un punto di riferimento e diede un contributo efficace. Fu per due volte presidente della Congregazione di Carità, dal 1871 al 1899, si interessò attivamente alla vita dell'ospedale. Sostenne ed agevolò l'opera delle suore, per le quali mostrò particolare benevolenza. Lo dimostra anche il fatto che nella sua grandiosa tomba al Cimitero centrale furono sepolte molte monache che avevano operato presso l'ospedale. Non ci fu pubblica istituzione cittadina che non lo ebbe socio e dirigente. Nell'amministrazione comunale per oltre venti anni si distinse per l'impegno e la competenza. Fu più volte assessore e per quattro anni Sindaco. La sua saggezza e la sua onestà si manifestarono chiaramente; la sua severità come pubblico amministratore fu rimpianta in periodi di facili ed allegre amministrazioni. Numerose opere realizzate durante il sindacato di Luigi Bartocci meritano di essere ricordate. Le finanze conobbero un periodo di florida condizione: furono così accumulate le somme necessarie per la conduttura dell'Acqua Bianca. Durante la gestione Bartocci fu completata la splendida sala consigliare del Comune, un'opera di insigne fattura ricca di affreschi e mobili. Sempre in questo periodo furono riportate in patria le ceneri dell'illustre ing. Antonio Rutili, al quale fu innalzato un monumento al Cimitero. ll Sindaco Bartocci volle anche ricevere solennemente in Comune il Cardinale Guglielmo Massaia, il pioniere dei civilizzatori degli Africani in Eritrea, ln occasione della visita del porporato a Foligno. Di Luigi Bartocci, amministratore modello ed uomo pubblico e privato esemplare, va ricordata la sua ultima azione che lo qualifica degnamente. Lasciò il suo notevole patrimonio, circa un milione, a favore dei poveri e degli ammalati. Ci vorrebbe che ogni generazione potesse esprimere un uomo pari a Luigi Bartocci. Egli mori a 82 anni il 27 marzo 1913 nella sua villa di Uppello. Unanime fu il cordoglio e solenni riuscirono le cerimonie funebri.

Francesco Fazi

Francesco Fazi
Francesco Fazi.jpg Nato

1859

Morto

19/01/1929

Sindaco dal

1889

al

1893

Le elezioni amministrative del 1889 segnarono per un decennio l'affermazione delle forze di sinistra nel nostro Comune. Con l'allargamento del suffragio elettorale, ci fu anche l'elezione del Sindaco direttamente ad opera del consiglieri comunali. Il primo Sindaco eletto fu il dott. Francesco Fazi che ebbe meritata notorietà anche come deputato del Parlamento nazionale. Egli si distinse per spirito di iniziativa e per competenza amministrativa come Sindaco ad amministratore in genere. Francesco Fazi nato a Foligno nel 1859, eletto consigliere nel 1889 fu scelto come Sindaco e restò in carica fino al 1893. Essere stato scelto, benché giovane, a preferenza di altri uomini ben noti, basta ricordare il conte Domenico Roncalli Benedetti, è già di per sè molto significativo e depone per le qualità dell'uomo. Assolse con decoro e prestigio tale funzione dimostrando spirito di iniziativa, chiarezza di idee, profonda persuasione della necessità di affermare in pieno le autonomie locali. Nel 1892 quando Re Umberto I venne a Foligno per l'inaugurazione dell'esposizione nazionale, lo decorò del cavalierato dei SS. Maurizio e Lazzaro. L'insigne onorificenza assume un significato particolare se teniamo presente che Fazi era il primo Sindaco della città non di nomina regia ed appartenente ad uno schieramento politico non filogovernativo. Come Sindaco l'On. Fazi si fece promotore di congressi di sindaci e fu fondatore della Federazione dei Comuni d'italia per affermare le autonomie locali. Sviluppò l'istruzione popolare, aiutò i ragazzi poveri che avevano difficoltà per frequentare le scuole; sostenne la gestione diretta delle imposte indirette, favori la cooperazione, lottò per la riforma tributaria. Come Sindaco si impegnò notevolmente per l'installazione della fabbrica del carburo che diede lavoro a molte famiglie. Durante la sua gestione furono incrementate le iniziative per lavori pubblici allo scopo di eseguire opere di prima necessità come strade, rifornimento dell'acqua potabile, costruzione di cimiteri rurali. Nel 1892 organizzò la già ricordata esposizione nazionale che fu un vero successo. Al Sindaco Fazi è legata anche la realizzazione dell'impianto d'illuminazione elettrica nella nostra città. Non mancarono ombre nella gestione Fazi: anzitutto la posizione polemica nei confronti delle passate amministrazioni, poi una condotta accentuata di lotta contro alcune manifestazioni di vita religiosa per cui ebbe come avversario polemico Mons. Faloci Pulignani, il quale lo bollò con i suoi scritti in vita e anche dopo la morte. Complessivamente la gestione Fazi in Comune fu positiva ed il Sindaco acquistò grande notorietà nella popolazione che si compiaceva di chiamarlo affettuosamente "Checchino". Sinceri e nobili furono gli ideali patriottici di Francesco Fazi che fu volontario garibaldino e volontario nella guerra mondiale del 1914. A proposito della sua attività militare è interessante una lettera indirizzatagli il 9 luglio 1916 dal Generale Armando Diaz che fu poi il Duca della Vittoria. Ecco il testo della lettera: "Carissimo Fazi, nulla poteva riuscirmi più gradito di un tuo scritto e della notizia che ti trovi nelle nostre file, al comando di una batteria d'assedio. Te ne ringrazio, come ti ringrazio delle lusinghiere espressioni rivoltemi, lieto dall'occasione che mi consente di mandarti un affettuoso e memore saluto. Ciò che più ha valore in questa nostra guerra di alte idealità e di nobilissimi scopi, sono le virtù del carattere del cuore; ed io vedo con vero compiacimento trasformati in duri e combattenti, tanti che ho conosciuti ed apprezzati per quelle virtù, e che danno al nostro spirito un prezioso aumento di forza morale e di esempio. Tu che al dominio degli uomini sei uso, non potevi che essere un comandante, e, anche nel limitato ambito di una batteria, sei elemento che giudico fattivo e fonte di energia per i tuoi dipendenti; è proprio con cuore di vecchio artigliere che mi rallegro con te e con quelli che hanno la fortuna di averti. Col nuovo grado ho assunto il comando di una divisione (49' divisione di fanteria), per ora sul Carso, i miei soldati si battono magnificamente ed io fra essi rivivo i miei più belli anni, unendo la mia fede alla loro in una sola saldezza di cuori e di volontà. Non sono stato mai un poeta, ma lo sono diventato qui; sento tutta la forza del nostro destino e so che arriveremo dove la storia immutabile ci chiama. Siamo atomi nel grande fenomeno, ma atomi di energia cosciente e possiamo essere fieri di concorrere al compimento di un'opera che resterà. Son pieno di fede e so che mi comprendi, onde è che provo piacere ad elevare l'animo mio con te, amico carissimo ed ora anche camerata. Ti seguano i miei auguri e ti raggiungano i miei saluti affettuosi come te li invia, tuo A. Diaz". E’ doveroso ricordare la povertà nella quale I'On. Fazi visse; ciò che aveva, lo dava agli altri. Quando andava a Roma per le sedute in Parlamento, spesso, non avendo i soldi per l'albergo, saliva su un treno diretto a Bologna, dormiva sul treno e poi ritornava a Roma. Le manifestazioni di commossa partecipazione della cittadinanza ai funerali, mori il 19 gennaio 1929 nella villa della sorella a Spello, furono il suggello più valido per testimoniare la felice gestione del Sindaco Fazi. Il corteo funebre giunto da Spello attraversò tutta la città. In Piazza del Comune fu tenuta una solenne commemorazione.

1891-1910

I Sindaci di Foligno dal 1891 al 1910
18911892189318941895189618971898189919001901190219031904190519061907190819091910
Dall'alto: 1: Papa della Chiesa Cattolica - 2: Vescovo di Foligno - 3: Re d'Italia - 4: Sindaco di Foligno
Leone XIIIPio X
Federico FedericiAlbino Angelo PardiniCarlo BertuzziGiorgio Gusmini
Umberto IVittorio Emanuele III
Francesco FaziCesare Trasciatti Antonio BarugiGiovanni Ciancaleoni RicciAlessandro Mercurelli SalariArturo Buffetti BerardiGiovanni Antonio PieraniSerafino Frenfanelli Cibo

Cesare Trasciatti

Cesare Trasciatti
SindaciDefault.jpg Nato

1860

Morto

25/05/1898

Sindaco dal

1893

al

1894

Nelle elezioni amministrative del 1889 che registrarono la conquista della maggioranza da parte delle forze popolari, fra i candidati della lista appoggiata dai partiti progressisti figurò anche il giovane Cesare Trasciatti che apparteneva ad una delle prime famiglie della città. Egli si dedicava con serietà ed amore ai settori dell'agricoltura e del commercio ed era in città uno degli operatori economici più attivi ed aperti. Riuscì eletto con 619 preferenze, non poche per un giovane che si inseriva per la prima volta in una competizione elettorale che vedeva impegnate personalità di rilievo. Gli elettori iscritti nelle otto sezioni erano 2.593, ma solo 1.119 esercitarono il diritto di voto. Cesare Trasciatti fu nominato assessore effettivo. Nel 1893, dopo che il nominativo del Sindaco dott. Francesco Fazi era stato estratto tra quelli da surrogare, Trasciatti svolse le funzioni di Sindaco. Dopo le elezioni suppletive del 1894, non avendo l'ex Sindaco Francesco Fazi accettato incarichi, il Consiglio comunale elesse Sindaco con venti voti Cesare Trasciatti. Il suo mandato durò meno di dieci mesi; nel febbraio successivo il Consiglio comunale per irregolarità amministrative da non addebitare al Sindaco, fu sciolto e giunse un commissario, Genserico Martelli. Nelle elezioni amministrative del 1895 Cesare Trasciatti disgustato non volle partecipare; il fratello Angelo riuscì primo eletto. Una parte del successo fu dovuta a Cesare. Quasi a distinguere la condotta dell'ex Sindaco da quella di altri amministratori, Cesare Trasciatti era stato nominato Cavaliere Ufficiale. Cesare Trasciatti fu anche consigliere provinciale e presidente del ricovero di mendicità. Una terribile malattia colpì il nostro uomo che morì con i conforti della religione cattolica il 25 maggio 1898 all'età di 38 anni, lasciando tre figli. Tre anni prima era morto il padre Alessandro. Tutti riconobbero le elette virtù dell'uomo ed anche la passione con cui aveva svolto le funzioni amministrative. Egli era un uomo di cuore, facile a beneficare, generoso; purtroppo fu influenzato da chi non aveva gli stessi nobili sentimenti e pertanto si trovò in circostanze delicate e difficili, nelle quali però rifulse sempre la dirittura dei suoi principi e della sua condotta.

Antonio Barugi

Antonio Barugi
SindaciDefault.jpg Nato

1848

Morto

05/04/1925

Sindaco dal

1896

al

1899

Il marchese Antonio Barugi nacque a Foligno da nobile famiglia che aveva espresso figure insigni nel campo delle lettere, delle arti e dell'economia nell'anno 1848. Antonio Barugi continuò le tradizioni della famiglia e per questo meritò la stima e la fiducia della cittadinanza che gli affidò delicati incarichi che egli seppe assolvere con rara capacità. Uomo buono, gentile, fu un vero signore non solo per censo, ma soprattutto per competenza, per benevolenza, per amore alla città e ai cittadini. Nell'ultimo trentennio del XIX secolo fu una delle figure più qualificate del Consiglio comunale. Fu consigliere, assessore ed infine Sindaco della città. Pur appartenendo allo schieramento dei democratici, fu uomo equilibrato, al di sopra delle fazioni, preoccupato di fare il bene della collettività e di onorare la città. Eletto consigliere nelle particolari elezioni del 1896, i vecchi consiglieri non potettero essere candidati per irregolarità amministrative, fu scelto come Sindaco, sebbene tra gli eletti ci fossero personalità di spicco come Angelo Trasciatti, i fratelli Frenfanelli Cibo, Francesco Maneschi, Girolami, Dionisio Accorimboni, Ulisse Casalini. La Giunta fu composta dagli assessori effettivi Casalini, Girolami, Maneschi e Rieghespergher e dagli assessori supplenti Cappuccino e Rinaldi. Non fu una legislatura facile, soprattutto per le difficoltà economiche, per il desiderio di realizzare opere di rinnovamento, utili ma di difficile attuazione per le condizioni finanziarie del Comune. Antonio Barugi, anche se non ebbe sempre la collaborazione del Consiglio, resse bene ed ebbe consensi in tutti i settori della vita cittadina. Egli fece il possibile e non fu oggetto di particolari critiche, anche se il consiglio comunale non funzionò a dovere per l'assenteismo di molti e per una allegra amministrazione di alcuni assessori che programmavano lavori senza avere la certezza di una copertura finanziaria. Nel 1899 l'amministrazione venne sciolta per irregolarità amministrative così come era avvenuto per quella del 1896. Era stato acquistato l'impianto elettrico e l'iniziativa era risultata molto onerosa. Il debito comunale era vicino ai due milioni e trecentomila lire, una cifra impressionante per quei tempi. Era una situazione fallimentare. Molte opere pubbliche non erano state felicemente programmate e ciò che più offendeva gli animi sensibili, era una nota che i revisori dei conti avevano fatto su "alcune indennità di viaggi che troviamo enormi e molto superiori alle previste". Dopo lo scioglimento del Consiglio comunale del 1899, il marchese Antonio Barugi non partecipò più direttamente alla vita amministrativa del Comune. Egli fu membro della Congregazione di Carità e presidente del Consorzio Idraulico. Si ritirò infine a vita privata nella sua villa Cesarina presso Uppello, ove morì all'età di 77 anni il 5 aprile 1925. l funerali si svolsero presso il convento di San Bartolomeo. L'elogio funebre fu recitato dal Cav. Fernando Mancini. L'amministrazione comunale partecipò ufficialmente ai funerali ed in luogo dei fiori assegnò cento lire all'asilo infantile ed altrettante all’Educatorio comunale.

Giovanni Ciancaleoni Ricci

Giovanni Ciancaleoni Ricci
SindaciDefault.jpg Nato

1829

Morto

30/12/1904

Sindaco dal

1899

al

1902

Successore di Antonio Barugi nelle funzioni di Sindaco fu Giovanni Ciancaleoni Ricci, con il quale cambiò l'indirizzo politico che aveva caratterizzato per un decennio la vita amministrativa della città. Giovanni Ciancaleoni Ricci nacque a Foligno nel 1829. Studiò a Foligno e poi a Perugia, dove si perfezionò nell'arte farmaceutica che esercitò con passione per tutta la vita. Giovane senti profondamente l'entusiasmo per capovolgere la situazione politica e dare all'Italia una struttura nazionale. Quando nel 1849 Pio IX benedisse le armi italiane, Ciancaleoni Ricci fu convinto di operare come italiano e come cristiano; temendo le difficoltà dei famigliari, fuggì di nascosto per prendere parte come volontario alla campagna dell'alta Italia. Tornato a Foligno, si dedicò all'arte farmaceutica, dichiarandosi liberale, quando il dichiararsi tale costava qualche cosa nel far fortuna e nel vivere tranquillamente. Quando nel 1860 la situazione politica cambiò, Ciancaleoni Ricci fu tra i primi a plaudire il governo piemontese e per facilitare il passaggio dell'amministrazione periferica al nuovo regime. Non approfittò delle dichiarate e note confessioni liberali per ottenere favori, anzi in un atto solenne che non giunse gradito a tutti, dichiarò che la nuova forma politica doveva procedere nel rispetto della Religione. Amare la Patria e rispettare la Religione furono le direttive della sua condotta sia come cittadino privato, sia come pubblico amministratore. Fu più volte consigliere comunale ed assessore; la prima volta ricoprì l'incarico nel 1869. Ebbe pertanto la possibilità di formarsi una ampia esperienza che poi mise al servizio della città, quando ormai anziano fu chiamato a svolgere le funzioni di primo cittadino. Nell'ultimo decennio del secolo XIX, quando nell'amministrazione comunale imperversarono i radicali, Giovanni Ciancaleoni Ricci fu allontanato dal Municipio ed egli non volle partecipare nemmeno come membro dell'opposizione. Nelle elezioni amministrative generali del 1899 gli elettori lo votarono numerosi ed i consiglieri lo scelsero come Sindaco, sebbene fosse in età avanzata e non nelle migliori condizioni di salute. In questa circostanza Giovanni Ciancaleoni Ricci con spirito molto aperto indirizzo una "lettera pastorale" ai suoi concittadini. E’ una graziosa satira in versi a rima baciata, nella quale tratta allegramente i vari problemi. "Dopo dieci anni lugubri, da che vi voller morti, torniamo oggi a rivivere ed eccoci risorti; per opera della vostra classica imbecillità di nuovo siam despoti di tutta la città". Dichiarava di impegnarsi nel nuovo incarico, di confidare nell'aiuto dei colleghi di Giunta "e degli oziosi che vengono a bottega". "Essi faran da Sindaco ed io da burattino; anzi per maggior comodo vorrei, come in passato, l'ufficio mio di Sindaco in farmacia portato". Scherzando, ma affermando una verità aggiungeva: "si aumenteranno i debiti, le tasse in proporzione ormai usanza solita d'ogni amministrazione". Per migliorare le disastrose casse municipali con ironia annunciava che "coltiveremo a broccoli il pubblico passeggio onde poter raggiungere il sogno del pareggio. Aboliremo la musica, le scuole comunali essendo cose inutili ai miseri mortali". Ciancaleoni Ricci si dedicò con serietà ed abnegazione all'oneroso incarico, dal quale si ritirò a malincuore per motivi di salute nel 1902. Come Sindaco dimostrò la propria superiorità sopra le grettezze allora dominanti. Cercò di impostare un'azione di collaborazione dell‘amministrazione comunale con l'autorità ecclesiastica. Nel 1900 si adoperò per ripristinare la processione di San Feliciano e con una rappresentanza del clero si recò presso il regio prefetto di Perugia, On. Tittoni, per caldeggiare il voto dei cittadini che chiedevano che fosse autorizzata la processione che era stata soppressa venticinque anni prima. Ricevette nella sede municipale in forma solenne la visita del Card. Cratoni che si recava in Municipio a restituire la visita di cortesia che il Sindaco aveva fatto in Episcopio. Nel 1902 Ciancaleoni Ricci, si dimise da Sindaco pur restando consigliere. Il 30 dicembre 1904 moriva quasi improvvisamente per una congestione cerebrale. Il suo passato di liberale che aveva combattuto sui campi di guerra, di cittadino che aveva affermato il diritto alla libertà in periodo di dittatura, di Sindaco che aveva amministrato con saggezza ed abnegazione, lasciavano prevedere solenni onoranze funebri con la partecipazione di tutta la cittadinanza. Non fu così; le opposizioni radicali e democratiche non perdonarono a Giovanni Ciancaleoni Ricci i suoi sentimenti religiosi e si astennero dalle onoranze funebri. Dimostrarono così di non avere appreso la lezione di liberalità e tolleranza che animò la vita di Giovanni Ciancaleoni Ricci, uomo saggio, prudente, bene amato da tutti coloro che avevano buon senso e spirito veramente democratico.

Alessandro Mercurelli Salari

Alessandro Mercurelli Salari
SindaciDefault.jpg Nato

?

Morto

28/08/1924

Sindaco dal

1902

al

1905

A succedere nelle funzioni di Sindaco al Cav. Giovanni Ciancaleoni Ricci fu scelto il Cav. uff. Alessandro Mercurelli Salari, figura nobile di cittadino. Era stato più volte assessore fin dal 1876 ed aveva operato attivamente in molte istituzioni cittadine quali la Cassa di Risparmio e la Congregazione di Carità. Mercurelli Salari fu cittadino probo, generoso, amministratore capace e diligente. Con la sua condotta seria, dignitosa, a disposizione dei bisogni, seppe accattivarsi le simpatie e l'affetto di istituzioni e di privati cittadini. Una dimostrazione evidente di questa simpatia si ebbe in occasione della sua morte, quando privati cittadini e pubblici istituti effettuarono in sua memoria elargizioni ad opere ed istituzioni benefiche della città. Alessandro Mercurelli Salari che era stato profondamente turbato per la immatura morte del figlio Oscar, nel testamento ologralo diede disposizioni perché il proprio funerale fosse modesto, senza fiori e senza discorsi. Questa volontà fu rispettata, ma enorme fu il concorso della cittadinanza che commossa partecipò all'estremo saluto all'uomo che in tutta la sua vita aveva anteposto il bene della città e dei cittadini, particolarmente i più bisognosi, al proprio interesse. Di fronte alla bara di Mercurelli Salari che mori il 28 agosto 1924, non ci furono discriminazioni di gradazione politica e sociale. Nel suo testamento Alessandro Mercurelli Salari si dimostrò il gentiluomo che sempre era stato. Non aveva svolto mai la parte del signore, del padrone, ma dell'uomo esperto e saggio. Ai suoi fedeli servitori lasciò una regalia, ai suoi contadini condonò tutti i debiti che risultavano sui libretti colonici. Non dimenticò la popolazione, specialmente quella giovanile, della frazione delle Viole, ove egli possedeva beni. Donò un locale di sua proprietà per istituire un ricreatorio festivo popolare e cattolico, per raccogliere la gioventù della parrocchia.

Arturo Buffetti Berardi

Arturo Buffetti Berardi
SindaciDefault.jpg Nato

?

Morto

1907

Sindaco dal

1905

al

1907

Dal 26 agosto 1905 al 17 agosto 1907 Sindaco di Foligno fu l'avv. Arturo Buffetti Berardi. La sua amministrazione fu improntata a tanta onestà ed integrità che riscosse stima ed approvazione anche da parte della minoranza consiliare. Arturo Buffetti Berardi non era cittadino folignate per nascita, lo divenne per elezione e per benemerenze. Egli era nativo di Città di Castello ed aveva seguito studi letterari, legali ed amministrativi presso l'università di Bologna. Intraprese la carriera amministrativa e trentenne giunse nella nostra città come segretario della Regia Sottoprefettura. Al primo contatto con la nostra città sentì un profondo amore per essa, per cui decise di sceglierla come patria e per non correre il rischio di doverla abbandonare, rinunciò al suo ufficio e si dedicò alle istituzioni cittadine. Fu direttore della Cassa di Risparmio, presidente della Congregazione di Carità. Diresse l'Asilo Infantile, l'Accademia Teatrale, il Ricovero di Mendicità e molte altre istituzioni cittadine. Sentì profondo l'impegno civico per cui si dedicò anche alla vita amministrativa, non già per aumentare il proprio prestigio o per realizzare personali vantaggi, ma per svolgere un servizio a favore della comunità. ln questo fu esempio e stimolo a molti cittadini di Foligno. Fu consigliere comunale, assessore e alla fine Sindaco. Fu anche consigliere provinciale, deputato provinciale e presidente della Deputazione provinciale dell'Umbria. In ogni settore Arturo Buffetti Berardi si impose per la sua dottrina, per la sua competenza, per il senso pratico che animava la sua attività. La sua onestà e la sua vita integerrima aumentavano il prestigio delle sue funzioni. La fiducia, la simpatia, la venerazione degli amici e dei collaboratori si spiegavano con le direttrici che ispiravano la sua attività: la verità la giustizia, l'equanimità, la liberalità. Ebbe numerose onorificenze e se non giunse a diventare deputato o senatore, non fu per mancanza di meriti, ma per la linearità della sua condotta che non conosceva compromessi con i suoi avversari politici. Se degno di ogni considerazione fu l'uomo pubblico, modello eccezionale risultò nell'ambito della famiglia e della sua coscienza. Giustamente fu affermato ai suoi funerali che se si fosse chiesto nella pubblica piazza "chi di voi ha ricevuto un piccolo torto dall'avv. Buffetti" nessuno avrebbe alzato la mano; al contrario "chi di voi ha ricevuto qualche favore" si sarebbe viste a cento a mille levarsi le mani. Egli morì nel 1907.

Giovanni Antonio Pierani

Giovanni Antonio Pierani
SindaciDefault.jpg Nato

1856

Morto

1932

Sindaco dal

1907

al

1909

Uno dei cittadini del nostro secolo che più ha amato, non solo a parole ma con l'intera attività, la nostra città è senza dubbio l'avvocato Giovanni Antonio Pierani, il quale si è distinto nell'attività professionale, nella vita amministrativa e civica, nella professione di giornalista, nella serietà e coerenza personale. Se ogni generazione avesse due-tre uomini della tempra dell'avv. Pierani una città non conoscerebbe periodi di decadenza. L'avv. Pierani fu più volte consigliere comunale, assessore e per un biennio, del 1907 al 1909, Sindaco della città. Nato nel 1856, è pertanto coetaneo di Mons. Michele Faloci Pulignani, seguì con successo gli studi che lo portarono alla laurea di giurisprudenza. Lo studio del diritto inoculò in lui profondo il senso del dovere. La vita non è godimento, ma dovere e sacrificio. Una posizione privilegiata, anche se frutto di impegno e studio, non deve servire ad elevare egoisticamente l'individuo, ma deve essere volta a vantaggio degli altri e della comunità. Il senso del dovere deve essere accompagnato dalla coscienza del giusto. Nella professione Pierani si affermò chiaramente e divenne un luminare nel diritto civile, vero decoro del Foro umbro. La professione non assorbì completamente la sua attività, ridimensionandola, riducendo il tempo destinato al giusto riposo, limitando le ore che potevano essere dedicate ai diletti dello spirito e del corpo, dedicò una intensa azione al bene, al progresso, al migliore avvenire della sua città. Con queste prospettive egli si dedicò alla professione di giornalista, alla organizzazione di società, alla vita amministrativa della sua e della nostra città. Fu tra i fondatori della Pro Foligno, alla cui direzione succedette al dott. Filippo Accorimboni. Quando nel 1927 per l'avanzata età e per la malferma salute si dimise, scrisse una nobile lettera, nella quale sintetizzò l'amore per l'istituzione e per la città. Istituì l'Educatorio comunale che presiedette per molti anni insieme al Patronato scolastico. Fu presidente della sezione "Dante Alighieri" e dirigente di vari altri sodalizi cittadini. Durante la prima guerra mondiale fu presidente del Comitato per l'assistenza civile. A lui si deve la fondazione dell'istituto Tecnico Commerciale che in seguito fu pareggiato e regificato. Come assessore diresse con passione e competenza i servizi della Pubblica Istruzione e delle Finanze. Quando nel 1905 il Sindaco Arturo Berardi si dimise, i colleghi pensarono che degno successore poteva essere l'avv. Gio. Antonio Pierani. Questi da prima fu titubante perchè temeva che l'acceso e dichiarato amore per la sua città potesse rappresentare un ostacolo, in sede provinciale, al miglioramento della città. Alla fine accettò ed ancora una volta diede il meglio di sé stesso. Nel 1908, anche se con qualche rammarico, si dimise da Sindaco in polemica con gli organi della provincia che egli accusò di spirito di preminenza medioevale. La sua presenza avrebbe reso più tesi i rapporti tra l'amministrazione comunale e la provincia e pertanto egli, per il bene della città, si metteva da parte. Continuò ad operare per la comunità cittadina fino alla morte. Nel 1932 all'età di 76 anni morì tra il compianto dell'intera cittadinanza che amava e stimava l'uomo ed il cittadino dotato di eccellenti virtù. I funerali, sia in sede religiosa sia in sede civile, furono una testimonianza del compianto e del ringraziamento di una città per un uomo che non si era distinto per onori, ma per dedizione al lavoro affrontato con il più elevato senso del dovere e per un amore illimitato per la sua città, dalla quale aveva celebrato memorie e monumenti e che voleva sempre più splendente.


Dopo le dimissioni deII'avv. Pierani esercitò le funzioni di commisario il dott. Edoardo Nudi e poi fu eletto Sindaco il conte Serafino Frenfanelli Cibo, del quale abbiamo già parlato essendo stato Sindaco due volte, dal 1876 al 1879 e dal 1908 al 1909.

1911-1946

I Sindaci di Foligno dal 1911 al 1946
191119121913191419151916191719181919192019211922192319241925192619271928192919301931193219331934193519361937193819391940194119421943194419451946
Dall'alto: 1: Papa della Chiesa Cattolica - 2: Vescovo di Foligno - 3: Re d'Italia - 4: Sindaco di Foligno
Pio XBenedetto XVPio XIPio XII
Giorgio GusminiCarlo SicaStefano Corbini
Vittorio Emanuele IIIUmberto II
Girolamo Girolami ParisiErcole AbbiatiFrancesco ManeschiFerdinando InnamoratiAgostino IraciFederico SorbiRomolo RaschiGastone BiondiFederico SorbiBenedetto PasquiniFerdinando InnamoratiVincenzo Ciangaretti

Girolamo Girolami Parisi

Girolamo Girolami Parisi
SindaciDefault.jpg Nato

1870

Morto

1920

Sindaco dal

1911

al

1913

Dal 1911 al 1913 Sindaco della città fu Girolamo Girolami Parisi, figura quanto mai nobile ed affascinante. Uomo dinamico, Girolamo Girolami nacque a Foligno nel 1870; fu uomo di ingegno veramente eccellente, dotato di energica volontà e di notevole intuizione. Si dedicò agli studi giuridici e si affermò nettamente nella regione diventando un vero maestro nel campo del diritto; era anche oratore affascinante. Amò la sua città, alla quale prestò la sua preziosa opera con esemplare impegno. Fu veramente generoso e non danneggò alcuno, anche quando egli era oggetto di lotte ed invidie. Nel suo testamento potè serenamente dichiarare di non aver mai deliberatamente arrecato male ad alcuno; allo stenso tempo aggiungeva di non serbare rancore verso coloro che gli avevano fatto del male, e questi non erano pochi. Girolamo Girolami fu educato dai genitori nelle idee religiose del cattolicesimo, ma subì, influenzato dai tempi, una crisi religiosa ed abbandonò la fede, ma verso la fine della vita, a conclusione di una lunga e matura riflessione, tornò a professare la religione cattolica. Egli fu presidente della Congregazione di Carità, consigliere ed assessore comunale. Nella legislatura 1911-1914 fu Sindaco della città. Come amministratore si distinse anche in provincia: fu consigliere provinciale ed anche presidente della Deputazione provinciale. Durante la guerra 1914-1918 fu presidente del Consorzio provinciale per gli approvigionamenti ed assolse con scrupolosa attenzione il delicato compito. In ogni ufficio si distinse per capacità, per intuizione dei problemi, per sapienza nelle decisioni. Tra le molte iniziative impostate e condotte avanti con chiarezza e con decisione vanno ricordate lo sfruttamento delle forze idroelettriche della regione e la difesa del patrimonio idrico regionale. Avrebbe meritato per la superiorità del suo ingegno, per la conoscenza dei problemi, per l'onestà della vita, per la serenità di giudizio, di salire in parlamento. Se ciò non avvenne, lo si deve alla mancanza di ambizione e al piacere di sacrificarsi per il successo di amici. Veramente nelle elezioni politiche del 1920 fu candidato, ma non risultò un manovratore. Girolamo Girolami mori a cinquanta anni a Perugia. Le onoranze funebri tributategli a Perugia e a Foligno furono solenni e sottolinearono le elette qualità di chi aveva tutti i requisiti per essere un condottiero, un animatore, un costruttore, un benefattore. Ed egli lo fu! Ci fu qualche astensione nelle onoranze funebri e ciò è significativo: si astennero alcune associazioni massoniche. Politicamente militò nel campo democratico-repubblicano, ma poi passò dalla sinistra alla destra non per realizzare più facilmente piani ambiziosi, ma per maturata decisione. A rileggere le commemorazioni fatte nelle sedi più diverse si ha precisa la persuasione di trovarsi di fronte ad un uomo veramente buono, onesto, saggio, vero decoro della città e della regione. I giudizi che tutti espressero sulla sua abilità professionale e sulla sua attività pubblica confermano la grandezza dell'uomo non solo per discendenza di casato, ma anche e soprattutto per la vita operosa, libera, onesta.

Ercole Abbiati

Ercole Abbiati
SindaciDefault.jpg Nato

?

Morto

12/03/1935

Sindaco dal

1914

al

1917

L'Ing. Ercole Abbiati giunse a Foligno nell'ultimo ventennio del secolo scorso e fu docente di materie scientifiche presso la Scuola Arti e Mestieri. Qui ebbe modo di frequentare il Conte Domenico Roncalli Benedetti, con il quale si trovò ad essere collaboratore nell'azione politica e sociale. L'Ing. Abbiati militò nelle file democratico-radicali e fu un attivo dirigente. Si interessò anche di giornalismo e fu uno dei redattori più in vista del Costituzionale, un settimanale locale. Quando nel 1900 fu con il Roncalli Benedetti ed altri sospeso dall'insegnamento, restò a Foligno ed esercitò la libera professione. La formazione politica ed umana dall'Abbiati fu condizionata dal rapporti con l'ambiente del Roncalli e dai legami con la moglie, figura insigne nella vita cittadina. Clelia Tomassini Abbiati si dedicò generosamente ed entusiasticamente a molte iniziative sociali e filantropiche e la sua morte avvenuta nel 1916 diede l'occasione per tributarle una manifestazione di ammirazione e gratitudine. Ella ebbe notevole influenza nel frenare certi indirizzi dello sposo e nel farlo riflettere su molti problemi. Nel 1909 per la prima volta l’ing. Ercole Abbiati si presentò candidato nella lista maggioritaria formata da democratici, radicali e costituzionali per le elezioni amministrative. Riuscì eletto anche se non riscosse larghi suffragi: riuscì 21°. Migliorò le posizioni nelle successive elezioni del 1914 quando risultò 12°. Fu assessore e nell'aprile del 1914 fu scelto come successore di Girolamo Girolami nelle funzioni di Sindaco. Diresse l'Amministrazione municipale dal 1914 al 1917. I suoi furono tempi molto duri. La guerra causò danni di ogni genere, difficoltà immense. Molti amministratori dovettero lasciare gli incarichi per il servizio militare. L'ing. Abbiati seppe amministrare con sollecitudine e con soddisfazione della cittadinanza. Le onoranze tributate alla memoria della moglie vollero essere anche un atto di riconoscimento alla sua opera. Egli aveva dimostrato molto buon senso ed aveva rifiutato certe posizioni estremiste e di rottura professate in precedenza. Nel 1917 l’ing. Abbiati si ritirò dalla vita politica attiva per ragioni di salute e si dedicò alla famiglia; sposò in seconde nozze la signora Vittoria Arduini. L'ing. Abbiati visse fino al 1935; morì infatti il 12 marzo di detto anno. La sua morte fu ignorata da vari settori della vita politica amministrativa del tempo. La Fiamma, ad esempio, non ne fece parola, mentre aveva ricordato ed anche celebrato l'opera di altri ex sindaci. La Gazzetta di Foligno che in vita non lo aveva sostenuto, annotò la sua morte cristiana, sottolineando la notevole intelligenza, l’attiva operosità e la chiara onestà dell'uomo che aveva operato con coscienza per il bene della città di Foligno che aveva considerato sua.

Francesco Maneschi

Francesco Maneschi
SindaciDefault.jpg Nato

?

Morto

31/01/1932

Sindaco dal

1917

al

1920

Dopo le dimissioni dell'ing. Abbiati, nel settembre 1917 fu eletto Sindaco con undici voti su sedici consiglieri presenti (molti dei quattordici assenti lo erano a causa della guerra, uno di essi era caduto in battaglia) l'avv. Francesco Maneschi, figura insigne nella vita cittadina. Nel campo professionale si distinse non solo in città, ma in campo provinciale e regionale. Fu un luminare nel diritto penale. Il comm. avv. Francesco Maneschi fu consigliere comunale per un venticinquennio; più volte fu assessore alla Pubblica Istruzione (la prima volta nel 1895) e dal 1917 al 1920, un periodo quanto mai turbinoso, fu Sindaco della città. In questa funzione seppe affermare la sua personalità, superiore agli interessi di parte e serena nella difesa e nell'amore agli ideali di Patria. Per lungo periodo di tempo fu anche presidente della Congregazione di Carità ed anche in questo compito si dimostrò abile e prudente amministratore. L'avv. Francesco Maneschi, che nelle elezioni del 1920 non volle di nuovo presentarsi candidato alle elezioni amministrative, continuò ugualmente ad interessarsi attivamente alla vita cittadina. L'avv. Francesco Maneschi mori il 31 gennaio 1932 ad una settimana esatta dalla scomparsa dell'Avvocato Giovanni Antonio Pierani, anche questi ex Sindaco. Nel discorso pronunciato dal vice Podestà avv. Giulio Cesare Galligari che era stato suo collega nella giunta municipale, furono ricordati, tra gli altri, due aspetti dell'attività del Maneschi: l'intera vita dedicata a tutto quanto interessava la cultura, il buon nome, la prosperità della città; la disponibilità ad assumere la suprema magistratura civica quando questa non era carica ambita ma posto di estrema responsabilità. Egli seppe in questa funzione organizzare la renistenza interna, l'assistenza morale e materiale della popolazione. La cittadinanza, senza distinzione di classe e di parte, tributò solenni e commosse onoranze funebri a testimonianza dell'ammirazione e dell'affetto per l'uomo che si era distinto per la serietà professionale, per l'amore alla famiglia, per la dedizione alla sua città. Egli fu veramente uomo libero; non si lasciò condizionare dal volere di altri, non si comporto faziosamente, partecipò dignitosamente anche a funzioni religiose per ringraziare Dio della sospirata pace e per invocare giorni sereni alla Patria. Con vero strazio nel cuore visse le terribili giornate tumultuose del dopo guerra. Per un uomo che aveva profondo il senso del dovere e dell'ordine fu un vero calvario.

Ferdinando Innamorati

Ferdinando Innamorati
Ferdinando Innamorati.jpg Nato

1867

Morto

19/11/1944

Sindaco dal

1920

al

1921

e dal

settembre 1944

al

novembre 1944

Ferdinando Innamorati è il solo con Serafino Frenfanelli Cibo ad essere stato, a distanza di tempo, per due volte Sindaco; è invece il solo che è morto in carica. La prima volta fu Sindaco nel 1920, la seconda nel 1944; ambedue le volte lo è stato per un breve periodo. Nel 1921 si dimise per ragioni politiche, nel 1944 mori all'età di settantasette anni. Ferdinando Innamorati è stato una bandiera del movimento socialista folignate; egli lottò per la sua idea con entusiasmo ed anche con passionalità, per cui a volte si trovò coinvolto in circostanze che non avrebbe voluto. Alla sua attività di industriale in campo economico, uni l'impegno politico per rivendicare migliori condizioni di vita agli operai. L'idea del socialismo umanitario lo attrasse e lo impegnò seriamente. Innamorati fu uno di quei socialisti che riallacciarono il loro programma all'insegnamento evangelico di Gesù Cristo. L'Innamorati che fu anche poeta, dedicò un componimento al "socialista" Cristo. Per decenni Ferdinando Innamorati e l'avv. Tito Marziali furono le figure di maggior prestigio del movimento operaio locale. Il primo tentativo di inserirsi nella vita amministrativa della città Innamorati lo fece nelle elezioni amministrative del giugno 1899 quando fece parte della lista radical-socialista, ma non riuscì eletto. La prima elezione l'ebbe nel 1907 quando i socialisti presentarono due soli candidati, Innamorati e Marziali, ambedue riusciti. L'accoppiata meravigliò un po’ in quanto l'anno prima c'era stata una frattura fra i due, infatti l'Innamorati aveva indirizzato una lettera aperta al compagno che si era sposato con il rito religioso in chiesa. In consiglio comunale Innamorati incontrò tra gli altri il conte Domenico Roncalli Benedetti che già conosceva, il quale esercitò un notevole fascino su lui che lo ricordò in seguito più volte. L'opposizione delle forze popolari fu solida ed attiva tanto che la Giunta si dimise ed il comunale fu sciolto. Le nuove elezioni tra polemiche varie furono fissate per il 20 dicembre 1908; le elezioni però non ebbero valore in quanto fu presentata una sola lista di minoranza con sei nominativi di radical socialisti, mentre gli altri sostennero l'astensione. Su oltre tremila iscritti nelle liste elettorali votarono circa seicento elettori. Le elezioni furono ripetute nel luglio 1908. Ferdinando Innamorati risultò eletto, ma poi si dimise e nelle elezioni del 1914 non si presentò. Nelle elezioni amministrative dell'ottobre 1920 Ferdinando Innamorati fu candidato per il consiglio provinciale e capolista per il consiglio comunale nelle liste del partito socialista. Risultò eletto in ambedue le votazioni. Per il consiglio comunale riportò 13.742 preferenze, tre in meno di Sabbati e Marziali, il quale non era però eleggibile. Nel mese di giugno l'Innamorati aveva dettato una epigrafe dedicata ai caduti in guerra di Sant'Eraclio. L’epigrafe era stata criticata nella sostanza e nella forma. L'Innamorati ebbe degli scontri con Mons. Fongoli e con Mons. Faloci; ci furono querele poi ritirate per l'interessamento del Pretore. Alla prima seduta del Consiglio comunale parteciparono ventisette consiglieri e Ferdinando Innamorati fu eletto Sindaco con ventidue voti. Nel discorso di investitura rivolgendosi all'opposizione tra l'altro disse: "dimenticheremo gli episodi della lotta elettorale, ma non dimentichiamo la distanza enorme che esiste tra la minoranza e la maggioranza: voi siete il passato, noi siamo l'avvenire". La maggioranza però non era compatta; nel movimento socialista si stava preparando la scissione ed i tradizionalisti tipo Innamorati non erano ben visti. Ci furono presto contrasti in giunta. In occasione della morte del Conte Ercole Orfini, il Sindaco Innamorati propose di inviare i vigili urbani all'accompagno funebre. Gli assessori si opposero. Innamorati rinunciò all'iniziativa, ma il giorno seguente non si fece vedere in Comune. Gli assessori temettero che il Sindaco si fosse dimesso e si recarono a Belfiore. Innamorati tornò in Comune, ma i contrasti specie con l'avv. Marziali erano sempre più accesi. Nel mese di febbraio, dopo la scissione di Livorno, Ferdinando Innamorati si dimise da Sindaco. La maggioranza dei consiglieri aveva aderito al partito comunista, mentre Innamorati restò fedele al suo partito. Fu sostituito dal comunista Gino Lodovichetti, dipendente delle ferrovie, il quale iniziò le sue funzioni, ma non prestò il richiesto giuramento. Il Consiglio fu poi sciolto dal prefetto. In seguito Ferdinando Innamorati fu deputato, perseguitato politico e di nuovo Sindaco della città. Nel 1944 dopo le sospensione dell'avv. Benedetto Pasquini, il Prefetto ed il Colonnello Bunzer convinsero Ferdinando Innamorati ad assumere le funzioni di Sindaco. Iniziò il compito il 7 settembre, ma il 19 novembre morì improvvisamente. I funerali risultarono imponenti per la partecipazione di organizzazioni, autorità, popolo. La commemorazione ufficiale fu tenuta in Piazza della Repubblica dall'On. Mario Cingolani, presente l'On. Pietro Nenni.

Agostino Iraci

Agostino Iraci
Agostino Iraci.jpg Nato

?

Morto

07/11/1980

Sindaco dal

1923

al

1926

Per le votazioni del 1923 furono presentate due sole liste, una di maggioranza di 24 elementi (i più, fascisti, altri indipendenti) ed una di minoranza di sei elementi (del partito popolare italiano). Il consiglio comunale di Foligno allora comprendeva trenta consiglieri. L'assenza di altre liste e l’incompletezza di quella del partito popolare italiano evidenziano in modo chiaro la crisi politica del momento. Gli iscritti nelle liste elettorali erano 10.500, ma i votanti risultarono poco più della metà, 5.897. Iraci Agostino che ottenne il maggior numero di voti, ne ebbe 5.500; il primo della minoranza, Benedetti Fortunato, ne ebbe 332. I popolari nelle precedenti elezioni avevano ottenuto 1.191 voti. Se coloro che si dichiaravano contrari alla lista fascista, avessero dato un voto favorevole ai candidati del partito popolare, non avrebbero modificato la sostanza, avrebbero tuttavia documentato uno stato di disagio che in realtà c’era, ma non si espresse. I candidati della lista maggioritaria furono presenti in ordine alfabetico. L’avv. Agostino Iraci con il geometra Giovanni Fiordiponti venne eletto anche consigliere provinciale. Tra i consiglieri comunali eletti c’erano anche l’ing. Romolo Raschi che era segretario politico del partito fascista, alcuni ex amministratori comunali, l’avv. Giulio Cesare Galligari e l'avv. Fernando Mancini, e Mons. Michele Faloci Pulignani. L’avv. Agostino Iraci fu eletto Sindaco della città e la sua elezione fu favorevolmente commentata in tutti gli ambienti della città. La Giunta municipale comprendeva come assessori effettivi Mons. Michele Faloci Pulignani, il Cav. Uff. Fernando Mancini, il Cav. Uff. Giulio Cesare Galligari ed il Cav. Federico Sorbi. Assessori supplenti furono il Rag. Guglielmo Sanguinetti ed il Geom. Domenico Bocci. Agostino Iraci era stato nazionalista dell’anteguerra, combattente ed uno dei primi squadristi di Foligno. Nel 1922 era stato anche segretario politico del fascio. Era un idealista, un generoso; per le sue capacità di mente e per il suo modo di fare riscuoteva vasta ammirazione. Oltre che Sindaco di Foligno fu presidente del Consiglio provinciale umbro. Allora la regione comprendeva una sola provincia, quella di Perugia. La sigla delle auto era «PU». Egli prese una situazione comunale molto pesante; c’era un disavanzo di lire 363.017,77 ed erano scoperte varie spese per 1.100.000 lire. Il suo programma amministrativo privilegiò la realizzazione di opere pubbliche. Fu costruito il mattatoio, fu ampliato l’acquedotto, venne portata avanti la rete di fognature. Furono costruiti edifici scolastici in città e nelle frazioni; furono pavimentate le strade interne. Non si pensò solo alla città, ma anche alle frazioni, le quali furono dotate di acquedotti, fonti, lavatoi, strade di collegamento. Molte di queste opere vanno riconosciute al merito e all’iniziativa del Sindaco che nella duplice veste di amministratore comunale e provinciale, seppe far valere i diritti della città. Egli trovò inoltre negli assessori collaboratori capaci ed impegnati, i quali dedicarono il meglio di se stessi per il bene della città. Gli assessori personalmente curarono i seguenti settori:

  • Mons. Faloci Pulignani l’istruzione e le belle arti;
  • Avv. G. Cesare Galligari le finanze;
  • Avv. Fernando Mancini i lavori pubblici;
  • Cav. Federico Sorbi la polizia e l’annona.

L’avv. Agostino Iraci nell’esercizio delle sue funzioni di Sindaco e di presidente del Consiglio provinciale umbro riuscì a richiamare su di sé l’attenzione dei funzionari e dei responsabili del Ministero degli Interni, per cui nel marzo 1926 fu nominato Prefetto della provincia di Campobasso. La promozione fu favorevolmente commentata in città e nella regione. A lui si riconoscevano belle qualità di mente, di carattere, di onestà, di cultura. A capo dell’amministrazione comunale aveva tenuto un contegno veramente corretto ed equanime verso tutti. Prima di raggiungere la sede di Campobasso fu vittima di un attentato che scosse profondamente l’opinione pubblica. Il 4 giugno fu ferito in casa con due colpi di rivoltella dal cognato Domenico Fedeli, un carattere anormale, il quale in un momento di esaltazione mentale si scagliò contro di lui. L’episodio per un vero miracolo non si trasformò in tragedia e così fu tenuto un triduo di ringraziamento in Cattedrale. Va ricordato che Tiraci era cattolico praticante. In sala operatoria Iraci aveva perdonato il feritore. Nel mese di luglio venne insignito dell’onorificenza di cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro. Nel mese di agosto, nel lasciare la città, rivolse alla popolazione un nobile messaggio. Come prefetto fu trasferito da Campobasso ad Udine, dove rimase fino al 1928 quando divenne capo di gabinetto di Benito Mussolini e diretto collaboratore di Leandro Arpinati; resse questa carica fino al 1933 quando fu nominato prefetto di Torino. Fu una specie di siluro; è proprio il caso di ripetere il noto detto "promoveatur ut amoveatur"; fu infatti estromesso dalla "stanza dei bottoni". Iraci seguì il declino di Leandro Arpinati, col quale collaborò nel vano tentativo di liberalizzare il fascismo. Dopo la caduta del fascismo Iraci scrisse un volume su "Arpinati, l'oppositore di Mussolini". Dopo l’esperienza di Torino Iraci diventò feroce oppositore del fascismo e nel periodo clandestino aderì al P.L.I. Dopo la seconda guerra Mondiale divenne di nuovo presidente della provincia. Agostino Iraci è morto il 7 novembre 1980 a Torgiano.

Federico Sorbi

Federico Sorbi
Federico Sorbi.jpg Nato

25/10/1887

Morto

30/03/1966

Sindaco dal

1926

al

1927

Il 27 marzo 1926, dopo la nomina a prefetto di Agostino Iraci, fu nominata la nuova giunta municipale di Foligno. Sindaco fu il Cav. Federico Sorbi che più tardi fu anche Podestà. Egli era il consigliere anziano. Gli assessori effettivi furono l’On. Ing. Romolo Raschi, l’Avv. Cav. Giulio Cesare Galligari, Mons. Michele Faloci Pulignani e Primo Tonti. Assessori supplenti il geom. Domenico Bocci ed il Cav. Alessandro Girolami. Il Consiglio comunale non era più al completo, infatti dei trenta consiglieri, sei, quelli del partito popolare, erano decaduti a seguito dei provvedimenti presi dal regime l'anno precedente. La stampa passò quasi sotto silenzio l’elezione del Cav. Sorbi; qualcuno solo nel fare il resoconto della prima seduta della nuova giunta scrisse che questa si era svolta sotto la presidenza del Sindaco Sorbi. La gestione Sorbi durò meno di un anno.

Romolo Raschi (Podestà)

Romolo Raschi
Romolo Raschi.jpg Nato

1888

Morto

23/11/1979

Sindaco dal

1927

al

1934

Il 13 febbraio 1927 con R. Decreto veniva nominato Podestà[2] del Comune di Foligno l’On. Ing. Romolo Raschi. L’insediamento ebbe luogo nello stesso mese. Vice Podestà venne nominato l’avv. Giulio Cesare Galligari che era stato già vice Sindaco. Nel 1928 fu nominata la prima consulta municipale, la quale aveva attribuzioni meramente consultive; era convocata dal Podestà, non poteva autoconvocarsi e le sue decisioni non vincolavano quelle del Podestà. La consulta, composta di quattordici membri, era formata dai seguenti cittadini, in rappresentanza delle varie categorie di lavoro: Angelucci rag. Filippo; Bartoli dott. Pompeo; Ciripicchio Luigi; Crocetti Silvio; Duranti Cav. Geom. Pietro; Elefante Avv. Augusto; Fratini Alvio; Gentili Enrico; Lesandrini Umberto; Orazi Ernesto; Placchesi Cav. Giovanni; Sorbi Cav. Federico; Squadroni Dott. Giuseppe; Tani Giuseppe. L’insediamento della prima consulta municipale avvenne in Comune con grande solennità. Il Podestà On. Raschi affermò che la consulta composta di uomini già esperti nella vita pubblica e rispettati per la laboriosità ed onestà, sarebbe stata di grande aiuto nella vita del Comune. Nell’occasione il Podestà fece una dettagliata relazione sulla sua opera nell’anno precedente. Sottolineò di aver apportato nell'amministrazione civica ordine, disciplina ed economia: aveva eliminato ogni spesa superflua ed improduttiva; aveva cercato di rendere più efficienti i vari servizi ed aveva favorito nel miglior modo lo sviluppo di tutti gli elementi su cui poggiava l’avvenire del Comune. Tra le opere realizzate ricordò la pavimentazione del Corso Cavour, che sarebbe stata estesa a Largo Carducci; la sistemazione dei Viali Trento e Trieste, Via della Stazione, Viale Cesare Battisti, la bitumazione dei piazzali e viali esterni a Porta Romana, la catramatura dei marciapiedi, la fognatura da Piazza Garibaldi a Porta Ancona. Non erano state dimenticate le frazioni: lavori erano stati eseguiti a Scopoli, a Morro, a Pontecentesimo, a Capodacqua, Roviglieto, Cancellara, S. Stefano, Scandolaro, Casevecchie. Erano stati effettuati studi sull’acquedotto di Acquabianca: infatti dopo la conduttura per il nuovo quartiere del Palombaro era necessaria più acqua. Ricordò anche l’istituzione del Collegio Sgariglia, del Liceo Classico comunale, la riorganizzazione della scuola comunale di musica. La direzione del collegio Sgariglia era stata affidata ai Padri Somaschi. È il caso di ricordare che erano stati presi contatti anche con i Salesiani e con i Padri Barnabiti. Questi avvicinati da Mons. Faloci Pulignani si erano sentiti lusingati di poter tornare a Foligno, ma per il momento non lo potevano. Il Podestà ricordò molte altre opere, ad esempio la mostra zootecnica di S. Eraclio, la mostra ippica e quella delle macchine agricole. Era una relazione ampia e soddisfacente; se si potesse ripetere alla fine di ogni anno, le cose andrebbero veramente bene. L'entusiasmo per la nuova funzione ed il desiderio di distinguersi evidentemente avevano sollecitato le iniziative del giovane Podestà che in campo nazionale, nell’ambito del regime, doveva far dimenticare il netto successo della lista bis nelle votazioni delle elezioni politiche del 1924. Prima di iniziare i lavori della Consulta il Podestà On. Romolo Raschi ricordò la recente scomparsa dell'On. Francesco Fazi che in quella aula molto aveva fatto per la sua città. Ricordò l'amministratore, l'uomo politico ed il soldato, anche "se oggi un suo diverso atteggiamento politico lo aveva allontanato dalle nostre direttive". Il 27 giugno 1928 l'On. Raschi si sposò a Roma, in Campidoglio, con la Sig.na Rita Settimi. La nomina dell’On. Raschi a Podestà di Foligno non aveva suscitato entusiasmo, specie nell'apparato del partito, dove si conoscevano fatti che provocarono in seguito un notevole scandalo. C’era anche rivalità tra dirigenti. Senza dubbio la nomina era stata sollecitata a Roma dallo stesso onorevole che così sperava di venir fuori elegantemente dalla situazione che invece lo travolse. L’On. Raschi, abile professionista, si era distinto anche nell’attività politica. Nelle elezioni politiche del 1924 fu incluso per la circoscrizione Umbria - Lazio nella lista bis e riportò un'affermazione personale di tutto prestigio. Fu nettamente primo a Foligno per le preferenze avute, 3.053 contro le 421 del socialista Ferdinando Innamorati, risultato secondo. L’On. Raschi risultò primo anche nell’intera circoscrizione con 12.491 preferenze; il secondo fu Giuseppe Bottai con 11.542 preferenze, il quale faceva parte della lista ufficiale del partito fascista. Il risultato diede notorietà all’uomo Raschi, ma provocò anche prese di posizione contro di lui, poiché la lista bis in Umbria aveva danneggiato quella ufficiale in modo evidente, cosa che non era accaduta nelle altre circoscrizioni. Tra le altre opere realizzate nei primi anni della gestione podestarile dell’On. Raschi va ricordata la valorizzazione del Parco dei Canapè trasformato in giardino pubblico dopo la demolizione di quello di Porta Romana dove era stato costruito lo stadio comunale. Anche la costruzione del nuovo stadio provocò critiche a carico del Podestà. L’ubicazione e la sopraelevazione del Parco dei Canapè erano elementi attraenti. Per una migliore valorizzazione furono affrettati i lavori di sistemazione della Via del Cassero, un’arteria di comodo raccordo tra il centro cittadino ed il parco. Al risanamento igienico dalla malfamata, tortuosa ed irregolare via aveva già pensato la precedente amministrazione del Sindaco Iraci. Un abile imprenditore, Tito Roncaglia, eseguì i lavori di allargamento della via demolendo costruzioni fatiscenti ed arretrando altri fabbricati. L'amministrazione comunale mise a disposizione la proprietà di S. Caterina ed acquistò da privati alcune proprietà. La ditta Salvati provvide a demolire un piccolo fabbricato di sua proprietà che sbarrava il prolungamento della via del Cassero fino al Parco dei Canapè. Nel bilancio di previsione per l’anno 1930 erano elencate numerose opere pubbliche; le più importanti erano la costruzione dell’edificio scolastico di S. Eraclio, il trasferimento della piazza d’armi dalla zona di Sterpete, la cui area era messa a disposizione dell’Aereo- nautica per un campo di aviazione, la sistemazione razionale del Palazzo Trinci, il cui restauro era stato voluto e portato avanti da Mons. Michele Faloci Pulignani. L’amministrazione podestarile dell'On. Raschi fu caratterizzata, come già sottolineato, da una attività dinamica che tornò a vantaggio della città. Nel 1934 egli pubblicò le realizzazioni del suo settennio podestarile, una specie di testamento. Si notano importanti opere. Eccone alcune: la realizzazione del campo sportivo, l'esecuzione del padiglione di isolamento dell’ospedale civile (che divenne poi scuola), il restauro del Palazzo Trinci, la sistemazione della pinacoteca e della biblioteca comunale, l’inaugurazione della scuola all’aperto, l’istituzione del Liceo classico comunale, del Collegio Sgariglia, della scuola di musica, la sistemazione della nuova Piazza d’armi, il miglioramento dei servizi, in particolare il nuovo acquedotto. Per queste opere erano state spese lire 12.406.722,32, una somma di tutto rilievo, possibile solo per la posizione politica del Podestà che seppe fare buone scelte che tornarono a vantaggio della città. Nella gestione municipale l’On. Raschi di proposito adottò il sistema dell’appalto che considerava vantaggioso sia perché evitava all’amministrazione sgradite sorprese, sia perché, alla resa dei conti, risultava meno costoso. Nella relazione il Podestà elencava i servizi dati in appalto. Erano i seguenti: manutenzione delle strade rurali e la relativa fornitura della breccia;

  • il servizio della nettezza urbana e l'innaffiamento delle vie e delle piazze urbane;
  • la fornitura dei combustibili;
  • il servizio autobus Foligno - S. Eraclio - Belfiore;
  • il servizio dei trasporti funebri;
  • il servizio idrico per la città e le frazioni principali;
  • il trasporto delle carni macellate.

Il Podestà Raschi aveva intavolato trattative con le ferrovie dello Stato e con l’ANAS per la costruzione del cavalcavia in Via Piave. Nel concludere la relazione del suo settennio podestarile nel 1934, il Podestà On. Raschi affermava che "tale opera (la gestione podestarile di sette anni) lascia la città sensibilmente migliorata nella sua forma esteriore e nei suoi servizi; lascia la finanza comunale in condizioni di sana consistenza e lascia un programma di lavori e di attività tracciato nelle sue linee e confortato dai mezzi necessari". Nel 1932, alla scadenza del primo mandato, l’On. Romolo Raschi era stato riconfermato nell’incarico. Intanto però si era messa in moto la macchina giudiziaria che, per rivalità interne nel partito, non era stata fermata come spesso avveniva. Il Podestà Raschi presentò le dimissioni che vennero accettate il 14 giugno 1934. Contemporaneamente il Prefetto di Perugia incaricò il ragioniere capo della Prefettura Cav. Uff. Salvatore Coppola di reggere quale commissario l’amministrazione comunale di Foligno. In seguito il Coppola venne sostituito dal Comm. Fiorindo Giammichele. L’On. Romolo Raschi venne arrestato il 29 novembre 1934 per concussione. Egli come deputato, come rappresentante del Comune e come presidente dell’Azienda elettrica municipale di Foligno aveva venduto nel 1926 l’azienda elettrica alla Società umbra di elettricità consocia dell’UNES. Egli aveva avuto dall’UNES mille azioni per il valore di un milione. Prima dell'arresto, il 23 novembre 1934, il Raschi era stato assegnato al confino per cinque anni dalla commissione provinciale per il confino di polizia, e l’ammonizione. La commissione provinciale ascoltò varie testimonianze, tra le altre quelle del Prof. Alfredo Bucci, del prof. Bruno Loreti e di Foto Ercolani. Furono rinvenute anche azioni UNES presso e per conto di Raschi. Il tribunale lo accusò di concussione positiva fraudolenta e nel processo del 19 febbraio 1935 dichiarò non doversi procedere per essersi il reato estinto per verificatasi prescrizione. L’anno seguente il Raschi fu riabilitato e gli furono restituite tutte le onorificenze in precedenza ritirate. L’azienda elettrica municipale di Foligno era stata venduta per 7.070.000 lire; cinque milioni erano stati dati subito per la liquidazione del personale, il resto a dieci anni. Il compromesso per la vendita era stato firmato nel 1925 quando Sindaco della città era l’avv. Agostino Iraci; il contratto invece fu stipulato nel 1926 quando Sindaco era il Cav. Federico Sorbi. Il Podestà Raschi attribuì al proprio intervenuto la fissazione del prezzo in 7.070.000 (era stato fissato in cinque). Raschi affermò che il milione in suo possesso serviva ad integrare la liquidazione del personale senza che ciò gravasse sul bilancio comunale. Raschi dichiarò anche di non essere in possesso di azioni UNES, ma fu smentito dalle testimonianze rese alla commissione provinciale. La popolazione era contraria alla cessione dell’azienda elettrica perché temeva aumenti di prezzi. L'UNES era interessata all’acquisto dell’azienda per estendere il monopolio, per cui si serviva anche della influenza morale e politica delle autorità, elargendo bustarelle. Raschi si giustificò anche affermando di aver chiesto una ricompensa ad affare concluso come già pattuito. In seguito l'ing. Romolo Raschi partì volontario per l’Africa orientale sia per riabilitare meglio la propria personalità, sia per avere un campo tutto nuovo di lavoro. In realtà l’ing. Raschi svolse a lungo la sua attività professionale che fu apprezzata dalle autorità e dalla popolazione della regione. Giudizi positivi ci sono stati espressi anche da chi non condivideva la posizione ideologica dell'ing. Raschi. Romolo Raschi che era nato a Spello nel 1888, è morto il 23 novembre 1979. La sua morte passò quasi in silenzio; ormai pochi erano coloro che ricordavano l’onorevole ed il Podestà. A distanza di tempo, quando ormai le passioni politiche e personali si sono calmate, l’attività podestarile dell’On. Ing. Romolo Raschi va giudicata sostanzialmente positiva. Egli dimostrò di avere a cuore le sorti della città e si impegnò con notevole passione, ottenendo risultati validi. Va tenuto presente che alle difficoltà oggettive dell’amministrazione comunale dovette aggiungere l’opposizione non sempre leale di alcuni gerarchi.

Gastone Biondi (Podestà)

Gastone Biondi
Gastone Biondi.jpg Nato

?

Morto

marzo 1969

Sindaco dal

1935

al

1937

Nel maggio 1935 venne nominato il nuovo Podestà del Comune di Foligno: era il Cav. Dott. Gastone Biondi. La nomina fu favorevolmente accolta dall’opinione pubblica. Si trattava di un professionista valente, di un cittadino integerrimo, animato da immenso amore per la sua terra, pieno di iniziativa, impegnato per il progresso e il benessere della città. Il dott. Biondi proveniva da onesta e antica famiglia cittadina che si era sempre distinta per la rettitudine ed il lavoro congiunti ad alti sentimenti di patriottismo e di religione. Alcuni suoi antenati erano stati amministratori municipali anche nel secolo scorso. Il dott. Biondi era genero del dott. Minciotti, un professionista che in città godeva larga ammirazione. Il dott. Biondi l’anno precedente era stato nominato segretario politico del fascio. La cerimonia dell’insediamento risultò solenne e rassicurante. Il commissario prefettizio Comm. Fiorindo Giammichele che nel novembre precedente aveva sostituito il dott. Coppola, assicurò che la situazione di Foligno era rasserenata, realmente tranquilla. La cittadinanza non doveva occuparsi, tanto meno preoccuparsi, delle nubi passate, doveva guardare avanti a sé e pensare al suo avvenire, il commissario precisava che il dott. Biondi era animato da una forte volontà di far bene perché sincero era il suo attaccamento alla propria città. Il dott. Biondi nel suo discorso, dopo aver invocato la protezione divina, "Iddio mi tuteli e tuteli la mia città", invitava i cittadini ad andare d’accordo e a volersi bene. Tracciava i compiti del Podestà nel nuovo stato corporativo: non pensare solo alla sterile amministrazione e manutenzione dei beni comunali, ma curare l’agglomerato cittadino, preoccuparsi del problema economico sociale. Il Podestà deve con ogni mezzo occuparsi della disoccupazione che è il fenomeno della miseria materiale e morale dei gruppi, che ne è la malattia più grave per inevitabili conseguenze. Concludeva affermando "Nulla io vi prometto, ma un giuramento io vi faccio, oggi, in faccia al sole e con fede in Dio e nella coscienza: tutto farò e solo per riuscire a compiere scrupolosamente il mio dovere". La consulta rinnovata l’anno precedente era formata da: Angelucci rag. Filippo; Benedetti Placchesi Cav. Uff. Giovanni; Botti dott. Francesco; Carlotti Gaetano; Crocetti Cav. Silvio; Daini Lorenzo; Elefante avv. Augusto; Duranti geom. Pietro; Epifani Gino; Martini Renato; Montanari Marante; Pandolfi Elmi Serafino; Sorbi Cav. Uff. Federico; Sportoletti rag. Giuseppe. Come si vede, la consulta era stata largamente rinnovata; solo la metà era stata riconfermata, precisamente Angelucci, Benedetti Placchesi, Crocetti, Duranti, Elefante, Sorbi e Sportoletti. Vice Podestà venne nominato il dott. Decio Buffetti Berardi, figlio di Arturo, già Sindaco della città. Nel luglio il dott. Biondi fu nominato presidente del Comitato comunale dell’Opera Balilla. La gestione Biondi durò poco, due anni. Nel giugno 1937 egli diede (è più esatto dire fu costretto) le dimissioni che vennero accettate. La stampa spiegò la decisione richiamando l’impegno che gli era richiesto per svolgere le funzioni di una nuova carica, alla quale era stato chiamato. In realtà c’era stata un'irregolarità nella gestione dell’ammasso dell’olio. Contemporaneamente era scoppiato uno scandalo nella fornitura del latte al Primo Reggimento Artiglieria, che provocò il siluramento del segretario politico Damiani. Il Prefetto nominò come commissario prefettizio il Cav. Uff. Francesco Giancarlo, un funzionario intelligente, sollecito, buon conoscitore dei problemi e delle necessità cittadine. Tra le opere realizzate dal Podestà Biondi vanno ricordate la riapertura dello stabilimento ex Arti meccaniche, la progettazione dell’edificio delle scuole elementari di S. Caterina per decentrare le scuole elementari di Corso Cavour, il risanamento della zona di Via del Cassero e l’istituzione dell’Istituto magistrale comunale. Dopo le dimissioni il dott. Biondi continuò la sua attività professionale in città; l’irregolarità amministrativa non era direttamente imputabile a lui. Continuò a riscuotere la fiducia della clientela e la considerazione della cittadinanza. Nell’estate del 1950 fu colpito da un grave lutto familiare; il figlio Lamberto peri tragicamente in un incidente automobilistico. La famiglia Biondi si trasferì allora a Petrignano e il dott. Gastone aprì laboratori ad Assisi e a Bastia e tornava una volta alla settimana in quello di Foligno. Intensificò il suo lavoro per occupare la giornata e dimenticare così almeno in parte, la tragedia che lo scosse profondamente. Il dott. Gastone Biondi è morto nel marzo 1969.

Federico Sorbi (Podestà)

Federico Sorbi
Federico Sorbi.jpg Nato

25/10/1887

Morto

30/03/1966

Sindaco dal

1937

al

1943

Il 21 ottobre 1937 fu nominato Podestà di Foligno il Cav. Uff. Federico Sorbi, il quale resse con diligenza l’amministrazione comunale fino alla caduta del fascismo, luglio 1943. Il Cav. Federico Sorbi aveva già retto l'amministrazione comunale come Sindaco; era stato l'ultimo prima della istituzione della carica di Podestà. Nel 1923 era stato assessore, nel 1926 eletto Sindaco. Era stato segretario amministrativo del fascio e nel 1933 anche segretario politico. Aveva ricoperto vari incarichi nella vita pubblica aveva lavorato nelle opere assistenziali distinguendosi sempre per competenza e per spirito di abnegazione. Era presidente dell'Associazione Pro Foligno, anzi dopo la nomina a Podestà lanciò una campagna per il consolidamento dell'Associazione. Ricopriva cariche importanti nei sindacati degli agricoltori e dei bieticoltori; egli infatti fu un benemerito agricoltore, specie nel settore della bieticoltura. Era stato sempre membro della consulta municipale. La sua nomina giunse alquanto inaspettata non già perché non fosse all’altezza del compito, ma perché non era un intrigante un fanatico, uno di quei tipi che in certi momenti riescono a far carriera. La sua nomina però fu accolta con favore nei vari ambienti cittadini; si disse che il Prefetto non poteva orientarsi su una designazione migliore. La stampa sottolineò le sue doti. Egli, in possesso di fervido patriottismo, dotato di una provata austerità del costume, era capace di soffocare egoismi, animosità, risentimenti, ambizioni personali. Il 9 novembre 1937 prestò giuramento alla presenza del commissario prefettizio Cav. Uff. Francesco Giancarlo che fece una relazione della sua gestione. Il Podestà Sorbi inviò una lettera alle varie associazioni impegnando la sua opera "perché la città nostra, a nessuna seconda per ardimento indomito ed inesausto patriottismo dei suoi figli, gareggi sempre con tutte le sorelle d’Italia nel perseguire gli ideali di civiltà e di progresso economico". C'erano tutte le premesse per assicurare una gestione amministrativa serena per la città. Egli però si trovò ad operare in un periodo tremendo, ma con riservatezza e buon senso riuscì a mandare avanti l'amministrazione con soddisfazione della cittadinanza. Nel 1943 e anni seguenti, in ogni luogo, molti furono gli amministratori posti sotto accusa; tra questi non ci fu Federico Sorbi a riprova della sua corretta gestione. Nel settembre 1938 venne rinnovata quasi completamente la Consulta municipale; dei vecchi consultori restavano il Cav. Rag. Filippo Angelucci e Severino Pandolfi Elmi. Questi i nuovi consultori: Eugenio Fantauzzi in rappresentanza dei lavoratori del commercio; il Rag. Franco Luna per gli artigiani; il Cav. Rag. Filippo Angelucci ed il Cav. Lamberto Lesandrini rappresentavano i commercianti; il dott. Renato Arcamone, Severino Pandolfi Elmi ed il Cav. Pietro Clarici rappresentavano gli agricoltori; il dott. Luigi Petrucci, il dott. Giuseppe Menighinl e l'avv. Silio Ottaviani erano stati scelti per gli intellettuali; Feliciano Cecchini e Guglielmo Gramellini figuravano per i lavoratori dell'Industria; Fioravanti Grisanti e Giuseppe Martelli erano i rappresentanti dell'agricoltura. La prima delibera presa dal nuovo Podestà fu di natura politica: intitolò lo stadio comunale alla memoria del Prof. Dandolo Gramellini, il quale era caduto nella guerra di Spagna. Va ricordato che il Cav. Sorbi fu più volte diligente consigliere dell’associazione sportiva Foligno. Una delle delibere più importanti adottate dal Podestà Sorbi fu la costruzione dell’edificio scolastico di S. Caterina per le elementari e la costruzione di una palestra ginnastica con refettorio. Come è stato ricordato, questi lavori erano stati progettati dal Podestà precedente, il dott. Gastone Biondi. La spesa dell'opera fu di un milione e settecentocinquantamila lire. Il Podestà Sorbi dedicò molta attenzione alla viabilità della campagna e della montagna, curò i vari servizi anche se si trovò in condizioni disagiate per il richiamo alle armi di vario personale e per i maggiori compiti inerenti allo stato di belligeranza, nel quale venne presto a trovarsi il Paese. Nella relazione del bilancio per il 1941 il Podestà Sorbi sottolineava che lo stesso si chiudeva in reale pareggio nella cospicua cifra di 8.775.958 lire e 23 centesimi, sebbene fossero aumentati gli stipendi del personale del 10 per cento (un aumento corrispondente a lire 180,885,70) e fossero aumentate le rette ospedaliere da lire dodici a diciotto lire con un aumento effettivo di lire 310.305. I maggiori oneri di carattere ordinario per il 1941 nei confronti dell’anno precedente erano di lire 551.119. Il Podestà nella sua relazione sottolineava la previdente saggezza che aveva portato all'unificazione delle passività onerose. Questa operazione aveva permesso una cospicua economia annua di 335.653,42 lire nel servizio di estinzione mutui. L'amministrazione civica aveva provveduto nel modo più preciso alle esigenze dell’azienda comunale assicurando il normale funzionamento e migliorando le condizioni in qualche settore. La viabilità di campagna e di montagna era chiaramente migliorata e ciò contribuiva ad attuare la cosiddetta "politica del villaggio" lanciata dal governo nazionale. Era aumentato il numero dei cantonieri, era stato messo a disposizione maggior quantitativo di pietrisco ed erano state disciplinate le prestazioni in natura frontisti. Il Podestà sottolineava le realizzazioni nel campo della pubblica istruzione. Fino allora Foligno era considerata in coda alle altre città umbre: l’amministrazione comunale aveva realizzato l’istituzione di due importanti istituti regi, il liceo scientifico ed il nuovo fabbricato dell’istituto tecnico industriale, per cui con compiacenza ed orgoglio il Podestà affermava che Foligno passava in testa agli altri Comuni della Regione. Il funzionamento dell’Istituto tecnico industriale è stato per decenni determinante nella formazione tecnico professionale della gioventù umbra. L’istituto era frequentato non solo dai giovani del territorio comunale, ma da molti altri che venivano da Passignano, Perugia, Fossato di Vico, Gualdo Tadino, Spoleto. Il Podestà concludeva la sua relazione con l'impegno di provvedere ai bisogni più impellenti della città che registrava un costante progresso. Federico Sorbi continuò le sue funzioni di Podestà fino al 1943. In seguito svolse le sue attività economiche nella nostra città rispettato ed ammirato da tutti. Federico Sorbi che era nato il 25 ottobre 1887, è morto il 30 marzo 1966, con la speciale benedizione del S. Padre. Nell’annunciare la morte, il nostro settimanale scriveva che "durante tutta la sua vita egli con volontà ed amore, servì la famiglia e la città nelle sue diverse istituzioni, fino alla direzione della civica amministrazione, portando sempre e in tutto competenza, senso di onestà ed equilibrio".

Benedetto Pasquini

Benedetto Pasquini
Benedetto Pasquini.jpg Nato

17/11/1889

Morto

23/06/1967

Sindaco dal

1943

al

1944

Caduto il fascismo in piena guerra, prima di tornare ad amministrazioni democraticamente elette nei Comuni, passarono quasi tre anni, durante i quali ci furono amministrazioni commissariali ed amministrazioni nominate dai Comitati di Liberazione Nazionale. Nel settembre 1943 fu nominato, commissario prefettizio al Comune di Foligno il concittadino avv. Benedetto Pasquini, il quale era nato il 17 novembre 1889 e si era laureato a Roma nel 1912. Era emigrato negli Stati Uniti, aveva convalidato il titolo all'università di Chicago ed aveva esercitato la professione di avvocato a New York. Era rimpatriato nel 1915 ed aveva partecipato come maggiore di fanteria alla prima guerra mondiale. Dopo la guerra aveva aderito al partito popolare di don Luigi Sturzo e fu anche segretario politico della sezione di Foligno. Dopo la guerra aveva, prima con il fratello e dopo la morte di questi da solo, diretto la Società poligrafica Salvati. La scelta dell’avv. Benedetto Pasquini a commissario del Comune di Foligno fatta dal Prefetto fu condivisa dalla cittadinanza. L'avv. Pasquini svolse l’incarico non solo con il Governo Badoglio, ma anche con i comandi che si susseguirono, quello tedesco prima, quello alleato poi. Il compito del Pasquini non fu facile; il passaggio della guerra, la presenza di eserciti nemici, i bombardamenti aerei, la costituzione del Comitato di Liberazione nazionale, del quale fece parte e fu anche presidente, la lotta partigiana evidenziano a sufficienza i problemi del momento. Nel gennaio 1944 l'avv. Pasquini fu confermato commissario del Comune dal Capo della Provincia. Nel mese di giugno dopo l’arrivo delle truppe alleate fu ripristinata la funzione di Sindaco e il 27 giugno fu varata la prima giunta comunale. Sindaco: avv. Benedetto Pasquini; assessori: Vincenzo Ciangaretti, dott. Alessandro Buffetti, geom. Ciro Ciri, Decio Ercolani ed Ulderico Paparozzi. Il 23 agosto 1944 fu varata dal Comitato di Liberazione nazionale una nuova giunta. Sindaco: avv. Benedetto Pasquini; vice Sindaco: Vincenzo Ciangaretti; assessori: Americo Bertoni, Alessandro Buffetti, Ciro Ciri, Decio Ercolani, Ulderico Paparozzi. Alcuni giorni dopo il Governatore alleato convocò la giunta e comunicò al Sindaco Benedetto Pasquini che, per ordini superiori, lo doveva sostituire come Sindaco e lo fermava nella propria abitazione con divieto assoluto di comunicare con chicchessia. La Giunta pensò di dimettersi per solidarietà, ma poi restò per seguire meglio la vicenda. Fu convocata una riunione straordinaria del Comitato di Liberazione nazionale, alla quale partecipò anche l’On Mario Cingolani. Fu nominata una delegazione composta dai membri Ciangaretti e Fittaioli per andare a Perugia a chiedere notizie¸ con Ciangaretti andò poi Cantarelli Antero in sostituzione dell’avv. Fittaioli. L'on. Cingolani si impegnò a svolgere indagini a Roma. Nella riunione del primo settembre 1944 del Comitato di Liberazione l’On. Ferdinando Innamorati dichiarò che Pasquini era stato designato a Sindaco da tutti. È anche vero che dopo un pieno appoggio c'era stato qualche dissidio. Le accuse che secondo l’opinione pubblica venivano rivolte all’avv. Pasquini consistevano nel non aver licenziato al completo gli impiegati iscritti al partito fascista repubblicano e di aver sottoscritto bandi sotto gli ordini dei tedeschi. Il geom. Formica ricordò che Pasquini aveva imposto all’impiegato Enzo Pelletti di far presentare alle armi un suo figlio. Ciangaretti replicò osservando che Pasquini aveva fatto, e con successo, il doppio gioco. Il geom. Ciri e Mons. Luigi Faveri ripetettero che la condotta del Pasquini era stata quella desiderata dal Comitato. Nel caso che Pasquini non potesse riprendere le funzioni di Sindaco, il Comitato di Liberazione proponeva di presentare una terna di candidati composta da Vincenzo Ciangaretti, Ferdinando Innamorati e Antero Cantarelli. Nella riunione del 7 settembre 1944 l’On. Innamorati comunicò di aver ricevuto una visita del Prefetto e del Colonnello Bunzer che lo avevano pregato di accettare l’incarico di Sindaco. La presidenza del Comitato di Liberazione era stata assunta da Vincenzo Ciangaretti. Questi nella riunione del 21 settembre 1944 comunicò che l’avv. Pasquini era stato liberato; le accuse rivoltegli non avevano trovato fondamento. I membri del Comitato espressero il parere di invitarlo di nuovo alle riunioni ed egli intervenne in quella del 28 settembre. Non accettò la presidenza offertagli dai membri e nella seduta del 16 novembre comunicò le dimissioni da membro del Comitato "per ragioni del suo partito". Nel marzo 1946 fu eletto consigliere comunale, in seguito nelle elezioni politiche del 1948 fu candidato al Senato per la D.C. nel collegio Foligno - Spoleto e fu eletto. L’avv. Benedetto Pasquini è morto a Foligno il 23 giugno 1967. Dopo la morte dell’On. Ferdinando Innamorati (novembre 1944) fu nominato Sindaco l’avv. Italo Fittaioli e quando questi partì per la guerra di liberazione, fu sostituito da Vincenzo Ciangaretti che restò in carica fino alle elezioni del marzo 1946. L’avv. Italo Fittaioli fu il primo Sindaco democraticamente eletto.

Note

  1. Famiglia tra le più illustri dell'Umbria, i Frenfanelli avevano proprietà a Cascia, Foligno e Roma. Uno dei loro feudi fu il castello di Frenfano, nel comune di Cascia, nei pressi di Fogliano da cui presumibilmente presero il nome. Appartennero alla fazione ghibellina dei Colonna ed il loro castello fu il rifugio dei ghibellini spoletini banditi. Assediato e distrutto nel 1490 da Giulio e Nicolò Orsini, il castello fu restaurato nel 1539, ma i Frenfanelli lo abbandonarono qualche anno dopo. Alcuni dei membri della famiglia tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo abbracciarono la carriera militare. Per lungo tempo titolari di alte cariche ecclesiastiche e politiche nello Stato Pontificio, nella seconda netà del XIX secolo i Frenfanelli ebbero incarichi rappresentativi nel regno d'Italia. Nel 1802 Ferdinando ottenne di essere ascritto al patriziato folignate con titolo ereditario e l'anno successivo l'ammissione alla nobiltà di Foligno, Assisi e Todi. Nel 1860 Giovanni Battista ottenne per la famiglia il titolo di conti di Frenfano. Si imparentarono con i Trinci di Foligno e nella seconda metà del XIX secolo ereditarono le sostanze dei Cybo di Foligno assumendo il nome di Franfenelli Cybo. Nel 1882 si legarono agli Strozzi in seguito al matrimonio tra Rita Frenfanelli e il marchese Pio Luigi Strozzi, appartenente al ramo degli Strozzi di Mantova.
  2. La funzione di Podestà venne istituita negli anni 1926 e 1927 e rappresentò un intervento diretto del potere centrale nelle amministrazioni locali non più condizionate dalla volontà popolare. Furono infatti soppressi anche i consigli comunali eletti e vennero sostituiti con le consulte di nomina prefettizia. Nel luglio del 1926 i Podestà vennero insediati nei comuni con una popolazione inferiore ai cinquemila abitanti. Ad esempio a Valtopina. Nei comuni con una popolazione superiore ai cinquemila abitanti, i Podestà iniziarono ad esercitare le loro funzioni nel 1927. Il Podestà rafforzava il potere accentratore, nonostante le molte sollecitazioni che erano state avanzate nei decenni precedenti per un più organico decentramento amministrativo. Dal 1927 al 1943 la nostra città ha avuto tre Podestà con l’interregno di due commissari prefettizi, la cui presenza evidenzia irregolarità di carattere amministrativo e non solo amministrativo.