Trinci (Famiglia)

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Fides Adiuvat

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Stato Signoria di Foligno

Stato Pontificio

Titoli Capitani del Popolo

Gonfalonieri di Giustizia
Vicari Pontifici

Fondatore Nallo II di Trincia III de' Trinci
Ultimo Signore Corrado III di Ugolino III de' Trinci
Inizio Signoria 24 Giugno 1305
Fine Signoria 8 Settembre 1439
Altri Titoli

* Capitano del Popolo ad Orvieto (Corrado I - 1323)

  • Giudice di Foligno (Ugolino I - 1329)
  • Podestà di Firenze (Corrado I - 1330)
  • Podestà di Foligno (Ugolino I - 1334)
  • Governatore e Capitano del Popolo a Bevagna (Corrado I - 1335)
  • Podestà di Foligno (Corrado I - 1338)
  • Podestà di Limigiano (Corrado I - 1340)
  • Capitano del Popolo a Siena (Corrado I - 1341)
  • Podestà di Firenze (Ugolino II - 1343/1344)
  • Vicario Apostolico di Bevagna (Trincia - 1371)
  • Generale della Chiesa e Gonfaloniere del Ducato di Spoleto (Trincia - 30 Dicembre 1371)

La casata dei Trinci è stata una nobile famiglia, di stirpe longobarda, che ha amministrato Foligno dal 1305 al 1439. Sotto la loro Signoria, la città espanse notevolmente i propri domini ed aree d'influenza e si arricchì di opere architettoniche di grande pregio. Sebbene sudditi del Papa e Vicari Pontifici, i Trinci non persero mai l’occasione per rendersi autonomi e di fatto sovrani dei territori a loro assoggettati. Nonostante fossero Guelfi, ed alleati dei Guelfi dell’Umbria, si contrapposero spesso ai loro alleati ed al Papa, venendo scomunicati e ribenedetti più volte. Il territorio su cui esercitavano il proprio dominio mutò più volte, crescendo o diminuendo a seconda della loro abilità politica, dell’umore dei popoli e della benevolenza del Pontefice: in un certo periodo comprendeva anche la città di Assisi, in un altro periodo si estendeva fino a Leonessa, negli Abruzzi. Disseminarono i loro possedimenti di fortezze, edificando anche numerose Chiese, Monasteri e Cappelle. Prima di cadere nella completa rovina, essi condussero una vita sempre agiata, considerati i tempi in cui vivevano in cui le guerre e le lotte non mancavano mai.

Quadro Storico

Prima di addentrarci nella storia locale della famiglia Trinci, sarà utile dare uno sguardo d’insieme alla situazione storica e politica dell’Italia di quei tempi, ovvero dal sec. XIII al sec. XV.

Re ed Imperatori

Federico II di Svevia, alla sua morte, avvenuta il 13 Dicembre 1250, era Re dei Romani[1], Re d’Italia[2] ed Imperatore del Sacro Romano Impero, nonché Re di Sicilia. Gli successe, come Re dei Romani e Re di Sicilia, suo figlio, Corrado IV, il quale morì già nel 1254, lasciando un figlio neonato, Corradino, come erede ed il fratellastro Manfredi come reggente. Preoccupato dalle mire espansionistiche di Manfredi, il Papa, Urbano IV (il francese Jacques Pantaléon di Troyes) prese accordi con il fratello del Re di Francia (Luigi IX) Carlo d’Angiò per offrirgli la corona di Sicilia. Alla morte di Urbano IV il suo successore, Clemente IV, portò avanti la trattativa che permise all’Angioino di occupare il trono di Sicilia, annientando la dinastia degli Svevi con l’uccisione di Manfredi prima e dell’adolescente Corradino poi. Tra il 1309 ed il 1558 si successero, col titolo di Re dei Romani, Re d’Italia ed Imperatore, i discendenti delle dinastie dei Lussemburgo, dei Wittelsbach e degli Asburgo. Mentre al centro-nord si andavano affermando le prime Signorie, alcune di carattere feudale, come quella dei Savoia, altre come evoluzione istituzionale dei Comuni, gli Angiò, a seguito dei Vespri Siciliani[3], persero il dominio sulla Sicilia e stabilirono la corte a Napoli, mentre gli Aragona regnavano sull’isola. La Chiesa aveva perso il controllo dei suoi territori, il “Patrimonium Sancti Petri[4], a seguito della “Cattività Avignonese dei Papi[5]; lo Stato Pontificio, a causa della lontananza della sede papale, cadde in preda all'anarchia e fu dilaniato dalle lotte interne delle principali famiglie nobiliari romane (come quelle tra i Colonna e gli Orsini) e nel 1353, Innocenzo III, in previsione di un ritorno del papato nella sede di Roma, incaricò il Cardinale Albornoz di restaurare l’autorità papale nei territori della Chiesa in Italia, conferendogli poteri straordinari. L’Albornoz riuscì nell’impresa, parte con la diplomazia e parte con le armi. Ricostituita l’unità dello Stato della Chiesa, l’Albornoz creò un’amministrazione basata sul decentramento provinciale, codificata nel 1357 nelle cosiddette “Costituzioni Egidiane”. Il Ducato di Spoleto, creato durante l’occupazione longobarda, pur ridimensionato, tornò fra i possedimenti della Chiesa, e con esso la città di Foligno. Nel 1378 l’elezione al soglio pontificio di Papa Urbano VI, un italiano che, a differenza dei suoi predecessori, restò a Roma, diede il via al “Grande Scisma d’Occidente”, durante il quale, fino al 1418, i francesi non vollero riconoscere il Papa di Roma ed elessero una serie di “antipapi”. Il Concilio di Costanza pose fine allo scisma ed il Papa assunse il ruolo di Capo della Chiesa Universale e Monarca Assoluto dello Stato della Chiesa.

I Papi e la Chiesa

Per quanto riguarda la Chiesa, la situazione fu, se possibile, ancora più complessa. Papa Clemente IV spostò la sede papale a Viterbo, non gradendo gli ambienti romani, a suo giudizio troppo ghibellini. Alla sua morte, nel 1268, si aprì un lunghissimo periodo di sede vacante, che durò ben 1006 giorni, durante i quali i Viterbesi segregarono a forza i Cardinali nella grande sala del Palazzo Papale (clausi cum clave) per costringerli ad arrivare ad un accordo. Sostanzialmente fu il primo Conclave, anche se formalmente l’istituzione del Conclave è del 1298, quando papa Bonifacio VIII la inserì nel Codice di Diritto Canonico. Nel 1281, a seguito di pesanti intromissioni di Carlo d’Angiò nell’elezione del nuovo Pontefice, il Papa appena eletto, Martino IV (Il francese Simon de Brion), scagliò l’interdetto sulla città di Viterbo e, non essendo propensi i romani ad accettare un Papa francese, stabilì la sede papale a Perugia, dove morì nel 1285. Nel 1304 papa Benedetto XI si trasferì a Perugia a causa dei tumulti causati a Roma dalla famiglia Colonna che gli si era rivoltata contro. Proprio a Perugia trovò la morte, secondo le cronache per una banale indigestione di fichi, ma si sospettò dei Colonna e di un veleno noto come Acqua Tofana o Acquetta di Perugia. Il suo successore, eletto a Perugia dopo 11 mesi di sede vacante, Clemente V, sottomesso all’autorità del re di Francia, Filippo il Bello, spostò la sede papale a Carpentras, in Francia. E’ passato alla storia per aver sospeso, nel 1307, l’Ordine dei Templari. Il suo successore, Giovanni XXII spostò la sede papale ad Avignone, dove rimase, sotto l’influenza ed il diretto controllo del Re di Francia, sino al 1377. Il 27 gennaio di quell’anno, infatti, Papa Gregorio XI, fortemente sollecitato anche da Caterina da Siena, fece il suo ritorno trionfale in Roma. Ad Avignone continuarono tuttavia ad eleggere Papi (passati poi alla storia come antipapi) in contrapposizione a quelli che venivano eletti a Roma. Nel tentativo di riconciliare le parti, durante il Concilio di Pisa del 1409, si stabilì che entrambi i Papi in carica erano eretici e scismatici, e si procedette all’elezione di un nuovo Papa, e poi anche del suo successore, prima di riportare la completa autorità a Roma col Concilio di Costanza (1414-1417). In un certo periodo quindi, dal 1409 al 1414 vi furono contemporaneamente tre Papi. L’elezione di Martino V (Oddone Colonna) alla fine del 1417, ricompose lo scisma. La Chiesa seguì la cronologia dei papi secondo la linea “romana” indicando come antipapi gli avignonesi ed i pisani. L’ultimo Papa ad interessare il periodo storico dominato dai Trinci a Foligno, fu Eugenio IV, il cui pontificato iniziò nel 1431 e terminò, con la sua morte, nel 1447.

Guelfi e Ghibellini

I termini Guelfi e Ghibellini, derivati dalle due famiglie rivali dei Welfen e degli Staufer in lotta per la successione imperiale nella prima metà del XII secolo, denominarono nella penisola italiana della seconda metà del medesimo secolo due fazioni politiche che sostenevano rispettivamente Papato e Impero. In un primo momento i due partiti non ebbero il significato che poi acquistarono successivamente. Furono ambedue partiti imperiali: uno, quello che poi prese il nome di Guelfo, sostenne vari pretendenti della casa di Baviera, tra cui, alla morte di Enrico VI, Ottone IV di Brunswick; l'altro, che poi prese il nome di Ghibellino, portava sugli scudi Federico II. Soltanto più tardi, i Guelfi si sarebbero schierati, non più dalla parte di un Imperatore, ma da quella del Papa. La stessa denominazione di Guelfi e Ghibellini fu un'invenzione linguistica di Firenze, che ebbe straordinaria diffusione in Italia prima e in tutta l'Europa poi.

Origini della casata dei Trinci, Storia e Leggende

Sull'origine dei Trinci non mancarono scrittori apologetici che intrecciarono leggende circa le origini della famiglia, discesa, a loro dire, da Trincio, duca di Forum Flaminii e padre di Landolfo, noto capitano dei Romani, il quale avrebbe anche dato il nome a Foligno, o addirittura da Troia, come cantò per cortigianeria il Vescovo di Foligno Federico Frezzi nel Quadriregio. Molto più seriamente si può affermare che tale famiglia abbia avuto origine Longobarda e precisamente da Monaldo I, figlio di Mauringo, figlio di Ildebrando della stirpe di Liutprando e Duca di Spoleto. La discendenza longobarda della famiglia Trinci è provata dalle formule spesso da loro usate in varie scritture “Qui ex natione longobardorum profiteor” oppure “secundum lex nostra longobardorum”, di giudizio secondo la legge longobarda anziché Salica o Romana. E’ noto che i Longobardi, trascorso il periodo dell'invasione con le usuali e conseguenti distruzioni, seppero con il tempo amalgamarsi con i Latini dei quali rispettarono gli usi e per buona parte ne accettarono la religione, cercando di assimilarne la cultura. l Trinci rimasero nella sfera del Sacro Romano Impero con gli Imperatori Carolingi (800-899) quando Carlo Magno, sceso in Italia, si rifiutò di cedere Spoleto, da cui dipendeva Foligno, al Papa. Successivamente i Trinci passarono sotto gli Imperatori di Sassonia (962-1024) ed infine sotto Casa di Franconia Hohenstaufen (1027-1250). Per la loro origine, per la loro posizione nella gerarchia imperiale, come per le investiture ricevute, parteggiarono per l'Impero e tale condotta mantennero fino alla morte di Corradino (1288). Su questo influì forse anche la parentela per comune origine con i conti di Coccorone di Antignano, pronotai e siniscalchi imperiali e come tali potentissimi, dai quali forse, ricevettero, in seguito l'eredità sia politica che territoriale. Nella cronologia che segue, i nomi in neretto sono dei componenti della famiglia che rappresentano la linea diretta di successione, da Ildebrando ai Trinci Signori di Foligno, non necessariamente attraverso i primogeniti.

Lo storiografo dei Trinci, Durante Dorio da Leonessa, fissa come capostipite dei Trinci Ildebrando, Duca di Spoleto nell’anno 773, della stirpe di Luitprando ed Ildebrando, Re dei Longobardi. Confermato nella sua carica da Carlo Magno nel 774, morì nel 778, dopo aver generato tre figli. Mauringo, l’ultimogenito, successe ai fratelli maggiori come Duca di Spoleto nell’anno 825 o 826. Nell'840 i Saraceni penetrarono nell'Italia centrale, portando morte e distruzione a Spoleto, Foligno, Trevi, Bettona, Bevagna, Spello, Assisi ed altri luoghi della provincia. Mauringo morì nell'845 ed il Ducato passò a dei nipoti di Re Lotario; il figlio di Mauringo, Monaldo, nello stesso anno 845, fu nominato conte di Nocera, Gubbio e Tadino, con sede a Nocera e giurisdizione su Assisi, Foligno, Bevagna, Coccorone (l'attuale Montefalco) e Camerino. Il figlio di Monaldo, Roderico, Conte e Barone di Carlo Crasso Imperatore, viene indicato come il capostipite della famiglia dei Monaldeschi. Egli generò Carlo, Tancredi, Monaldo II e Corrado. Di questo Corrado si diceva che nell'anno 883 abitasse a Roma e che, conforme all'uso dei tedeschi, amasse "trincare" e bere bene, cosicché venne soprannominato "Trinca", nome che passò anche ai suoi discendenti.

Monaldo II[6], Conte di Nocera generò Roderico II e Corrado II. Corrado II fu Capitano e Conte di alcuni castelli nel Ducato di Spoleto. Nel 915, avendo i Saraceni occupato gran parte della campagna di Roma, della Calabria e della Puglia, il Papa, Giovanni X, sollecitò il Duca di Spoleto, Alberto, e tutti "li Principi e li Signori dell'Umbria", ad unirsi agli eserciti della Chiesa per scacciare gli invasori. A Garigliano di Puglia, dove i Saraceni si erano fortificati, venne posto l'assedio da parte degli eserciti della Chiesa con, tra gli altri, il Conte Corrado. A questo punto la tradizione ci dice che il valoroso ed ingegnoso Corrado fece scavare una trincea dai suoi soldati in cui, con l'aiuto degli altri Principi, fece a pezzi un gran numero di Saraceni che, infine, soccombettero e lasciarono l'Italia. "Per haver Corrado trinciato e ridotto a pezzi i Saraceni nella trinciera da lui ordinata fu cognominato il Trincia, e li suoi discendenti di casa Trinci".

Il fratello, Roderico II, ebbe 5 figli: Ludovico, Monaldo III, Attone, Adalberto e Manfredi. I Monaldeschi di Orvieto discendono, secondo il Dorio, direttamente da Ludovico, mentre i Trinci discendono da Monaldo III, che era Gran Conte nella regione di Taino (Gualdo Tadino) e nel Ducato di Spoleto, nell’anno 989, con suo fratello Attone, il quale fu il capostipite degli Atti di Todi. Attone II, figlio di Attone, fu invece il capostipite degli Atti di Foligno. Tutti i figli di Roderico signoreggiarono nella zona di Nocera, Gubbio e Gualdo, dove edificarono Chiese, Castelli e Monasteri.

Monaldo III generò Offredo, Radulfo, Lupo, Arnulfo, Monaldo IV e Guisberga. Questi Conti militarono nelle fila dell'Imperatore Ottone III, salito al trono il 7 Dicembre 983. Offredo fu creato Conte d’Alviano, di Mevale e del Vicariato di Vascoli nell’anno 996 da Ottone III Imperatore.

Offredo ebbe 7 figli: Pandolfo, Ugolino, Radulfo, Buonconte, Monaldo VI, Gualtiero e Odorisio. I Conti Ugolino ed Odorisio, seguendo l'esempio e la tradizione degli antenati, eressero il Monastero di Santa Croce in Sassovivo, nell'anno 1070. L'origine longobarda dei Trinci viene ancora confermata da uno scritto, citato dal Dorio, in cui si legge: "Nos Ugolinus Comes filius q. Comitis Offredi, e Comitissa Ugolina uxor mea, qui profitemur nos ex natione nostra lege vivere Longobardorum". Il Conte Ugolino e sua moglie Ugolina generarono Gozzone, Gualtiero II, Suppone e Guittone.

Gualtiero II, Conte di Uppello e di altri castelli nel territorio di Foligno nel 1096, dotò il Monastero di molti beni e possedimenti e generò Alberto, che nel 1100 fu Abate di S. Croce di Sassovivo, Offredo III, Randone e Berardo.

Da Berardo discese Radulfo IV e da questi Berardo II, Capitano nell’Umbria di Federico I Imperatore nel 1155. Dal 1195 fu Capitano di Enrico VI Imperatore.

Il figlio di Berardo II, Corrado II, nel 1225 era Capitano di Bertoldo e di Ranaldo, creati Duchi di Spoleto da Federico II Imperatore. Essendo stati essi scomunicati dal Papa, Corrado II passò all’esercito pontificio. Nel 1227 era uno dei Capitani principali di Papa Gregorio IX e, a somiglianza del suo omonimo avo, “trinciò” molti nemici della Chiesa che avevano invaso l’Umbria. Per tale motivo assunse il nome di Trincia II ed i suoi successori si sarebbero poi chiamati de’ Trinci. Nel 1228 era Capitano della fazione Guelfa ed aiutò il Cardinale Giovanni Colonna a recuperare Foligno per la Chiesa, dal momento che era stata occupata, l’anno precedente, da Corrado Guiscardo, Capitano di Federico II. Nel 1237 Foligno fece lega con Perugia, Spoleto, Todi, Gubbio, Nocera, Terni e Sangemini, tutte di parte Guelfa, ma nel 1240, il 31 di Gennaio, Federico II entrò in Foligno, conquistò la città, ne scacciò Corrado Trincia ed i suoi seguaci, installandovi, come Vicario, Tommaso d’Aquino, Conte di Acerra e suo Capitano Generale nell’Umbria (Avo di San Tommaso d’Aquino). I dominatori imperiali fortificarono Foligno, eressero nuove mura includendo al loro interno le contrade che precedentemente erano fuori, come le Poelle, e tutte le abitazioni che si affacciavano verso Perugia. L’edificazione di queste mura contravveniva ai patti stipulati con Perugia nel 1237. Corrado II morì intorno al 1250, dopo aver generato Corrado V, Berardo VI, Trincia III, Nardo e Piacenza. Lo stemma nobiliare dei Trinci si fa risalire a questo Corrado: “due teste, e colli a traverso di cavalli neri con le briglie in alto in campo bianco”.

L'arme dei Trinci, così come viene raffigurata nel testo del Dorio

Fin qui è stata evidente l’adesione dei Trinci alla causa imperiale; lo stesso Corrado II passò a Papa Gregorio IX solo dopo essere stato Capitano con le milizie di Federico II; l'unica eccezione della casa fu il figlio di lui, Trincia III che militò sempre con i Guelfi in opposizione a tutti i fratelli. Per dimostrare l'apporto dato dai Trinci alla causa imperiale basta citare il documento di Clemente IV nel quale si legge “... e questo è l'incosciente fanciullo Corradino nipote di Federico, già Imperatore dei romani e scacciato secondo giustizia da Dio e dal Vicario Suo. Suoi strumenti sono gli scellerati Guido Novello, Corrado Trincia e Corrado Capece”. l Trinci passarono alla parte guelfa solo dopo la morte di Corradino intuendo che, data la posizione geografica di Foligno, cosi vicina alla guelfa Perugia e maggiormente a Spoleto, da dove il Pontefice incombeva con la sua minacciosa presenza, la potenza della famiglia poteva derivare solo dalla Sede Apostolica e non più dal lontano Imperatore, la cui autorità, almeno in Umbria, era ormai solo formale.

Corrado V, primogenito di Corrado II (Trincia II), era chiamato Corrado Trinci (o anche Corrado Trinca, dall’uso di “trincare” il vino) e fu, nel 1252, Coppiere e Mastro Giustiziere dell’Imperatore Corrado (figlio di Federico II) nel Regno di Sicilia. In un documento del 10 Febbraio 1252, si legge: "Dilectum fidele, familiarem nostrum, Conradum Trincha de Fulgineo, Regnorum nostrorum pinsernam, Capitaneum, Magistrum Iustitiarium, a Porta Rosena ad Farum, per totam Siciliam, eligimus.” Dalla morte dell’Imperatore Corrado, nel 1253, fino al 1259 fu Capitano di Re Manfredi di Sicilia e riconquistò in suo nome alcuni territori delle Marche come Fermo, San Severino e Camerino, facendosi Capo dei Ghibellini di Foligno, insieme a suo fratello Berardo VI ed ai Conti Brancaleone di Luco (Piediluco). Papa Alessandro IV scomunicò Manfredi e tutti i suoi seguaci, i quali si mantennero fedeli al Re fino alla sua morte, nel 1266. Nel 1268 fu Capitano Generale dell’Armata Pisana al seguito del nuovo Re, Corradino, figlio di Corrado Imperatore. A seguito della discesa in Italia di Carlo d’Angiò, che spazzò via la dinastia Sveva, i fratelli Corrado V e Berardo VI aderirono alla parte Guelfa. Nel 1288 Corrado V fu Podestà di Foligno insieme a Ferrata di Cresciarello Elmi, nobile folignate. Nel 1289 i fratelli Trinci furono entrambi ambasciatori per la pace con Perugia. Corrado V morì nel 1293.

Trincia III fu, invece, Capo della parte Guelfa di Foligno, avversario dei suoi stessi fratelli. Era stato esiliato da Foligno, insieme ai suoi seguaci e, nel 1254, a seguito della morte dell’Imperatore Corrado, costituì un grosso esercito, unendosi a Perugia, al Ducato di Spoleto, ai Monaldeschi d’Orvieto, agli Atti di Todi e ad altri Guelfi dell’Umbra, e mosse guerra contro la città di Foligno, sotto la guida del Podestà di Perugia, Giacomo da Ponte. L’esercito perugino devastò i territori circostanti, giungendo a deviare il corso del Topino verso Spello, e pose d’assedio Foligno. Foligno chiese la pace a costo di grandi umiliazioni giacché gli abitanti dovettero implorare a piedi nudi con le spade rivolte al petto: i Ghibellini folignati capitolarono, promettendo obbedienza ed il rispetto del patti del 1237, demolendo le mura e le fortificazioni attorno alla città. Trincia III rientrò in Foligno, rimettendo la città sotto il dominio della parte Guelfa Ecclesiastica, e ne fu Vicario in nome di Bonifacio, Rettore del Ducato di Spoleto. Nel 1264, Anastasio di Filippo degli Anastasi, con l’aiuto dei suoi figli, Gerardo, Ermanno, Filippo e Corrado, si fece Capo dei Ghibellini e dei Popolari di Foligno, riprese il dominio della città ed assunse il titolo di Gonfaloniere di Giustizia. Gli Anastasi dominarono Foligno fino al 1289, combattendo spesso contro i Guelfi, capitanati da Trincia III. Nel 1280, contravvenendo nuovamente ai patti con Perugia, gli Anastasi, ed i Ghibellini di Foligno, vollero nuovamente fortificare la città, ricostruendone le mura, già dirupate dai perugini nel 1254. Più volte i perugini vennero a Foligno per demolire le mura ed ogni volta esse furono riedificate: nel Maggio 1283, nel Giugno 1288 e nel Luglio 1289. Molte città umbre si unirono a Perugia nella guerra contro la solitaria Foligno, guerra motivata dalla lotta contro i Ghibellini, ma tale motivo non fu ritenuto giusto nemmeno dal Pontefice il quale, riusciti vani i suoi tentativi per far sospendere le ostilità, scomunicò Perugia ed i suoi alleati ed ottenne per Foligno il risarcimento dei danni subiti. La nostra città venne cinta d'assedio per sei lunghi mesi: fame, pestilenza, miseria, imperversavano in ogni vicolo; finalmente, la pace tra le due città venne stipulata, alla presenza del Cardinale Caetani, futuro Bonifacio VIII, e l'anno seguente Martino IV tolse la scomunica ai perugini. E’ da notare che dal 1284 al 1285, proprio durante il dominio dei Ghibellini, Martino IV ricoprì nominalmente la carica di Podestà di Foligno. Le liti fra le due città, però, non finirono, ora per le mura, ora per le dame, tutto era pretesto per poter riprendere in mano le armi. Ripresa la città, Trincia III venne eletto Podestà di Foligno nel 1289. Morì nel 1298, dopo aver generato, con sua moglie Caterina Ranieri, nobile perugina, Nallo II, Ugolino VII e Maddalena. Ad aggravare le sorti della nostra città ci si mise anche il terremoto, violentissimo, del 1298, che arrecò ingenti danni e ridusse ad un cumulo di macerie molte abitazioni. Ad una definitiva riconciliazione tra le due città si arrivò solo dopo aver debellato gli Anastasi.

Alla morte di Trincia III, gli Anastasi ripresero il controllo della città con Corrado, figlio di Anastasio. Dalla parte Guelfa, nel 1303, fu nominato Capo Nallo II che, nel 1305, il 23 di Giugno, approfittando della favorevole e non ripetibile occasione che truppe perugine, comandate da Filippo Bigazzini e da Alfreduccio da Alviano, transitavano per il territorio dirette contro la ghibellina Spoleto, con il loro valido aiuto e alla testa dei fuoriusciti guelfi, entrò in Foligno, cacciandone Corrado Anastasi, i Consoli, i Priori, ed il Podestà. Corrado Anastasi si rifugiò a Todi con il resto della sua parte. Nallo di Trincia venne eletto Capitano del Popolo. Questo fu l'inizio della Signoria dei Trinci in Foligno che durerà fino al 1439. In essa si identificherà il periodo più pieno e rigoglioso della storia di Foligno. Mentre i Trinci intuirono che la potenza della loro famiglia poteva derivare dalla Sede Apostolica, gli Anastasi, loro principali avversari, rimasero sempre fedeli all'Imperatore; ma la costante coerenza all'idea professata costò loro la perdita del favore popolare del cui aiuto avrebbero avuto bisogno nei momenti di maggior pericolo. I Trinci, passando al Pontefice, mantennero i privilegi, i beni ed ottennero numerose concessioni che servirono a formare e consolidare la loro fortuna. Anche la "falsa" amicizia e la fedeltà che conservarono verso la vicina e guelfa Perugia, servì a costruire una solida base del predominio su Foligno e l'espandersi della loro Signoria. In ogni tempo però, i compromessi politici e i giochi di potere, sembrano essere stati alla base di arrivismi personali. Solo quando questa fedeltà darà segni di cedimento avrà inizio la fine della loro Casa che, tra l'altro, aveva anche saputo contrarre vincoli di cospicua parentela con quasi tutti i Signori Italiani: dagli Este ai Caetani, dai Visconti agli Orsini, dagli Sforza ai Montefeltro, ai Baglioni, tralasciando i minori e senza annoverare la ricercata amicizia di re transalpini quali Ludovico d'Ungheria. Ai Trinci giovò la lunga lontananza dall'Italia della Sede Apostolica; l'aver difeso gli interessi terreni della Chiesa durante i tempi difficili del periodo Avignonese e l'ossequio, sia pure formale, procacciò loro l'appoggio del lontano Pontefice. La massima estensione territoriale fu raggiunta proprio in questo periodo sotto il vicariato di Corrado XI (1377-1386) e di Ugolino IX (1386-1415) durante il quale la Signoria comprendeva, oltre a Foligno, Bevagna, Montefalco, Bettona, Collemancio, Giano, Gualdo Cattaneo, Limigiano, Nocera, Pissignano, Trevi, Valtopina, Sellano, Colfiorito, Annifo oltre tutti i castelli disseminati nel territorio ed i presidi. Anche nel governo della città essi si dimostrarono, in certo qual senso, liberali. Superati i primi anni di assestamento della loro Signoria, lasciarono sopravvivere il tradizionale spirito ghibellino della città con un guelfismo molto moderato, accattivandosi così la devozione del popolo altamente dimostrata non solo in occasione dei vari tentativi di rientro degli Anastasi, ma maggiormente quando, per riscattare Corrado imprigionato dai Vitelleschi e malgrado le inaudite crudeltà di costui, fu raccolta la somma sufficiente per il suo riscatto.

Quanto sin qui esposto, permette di sollevare dei legittimi dubbi. Sono ben quattro, tutte diverse e circostanziate, le storie, o leggende, che spiegano l’origine del nome Trinci; non si può però fare a meno di notare che tutti e quattro i protagonisti di queste storie si chiamassero Corrado e che due di loro, a tre secoli di distanza, si chiamassero entrambi Corrado II. Da ciò si può dedurre che Trinca o Trincia furono solo dei soprannomi dettati dall'assonanza del cognome con fatti realmente avvenuti: quel che è certo è che i Trinci già ab antiquo ebbero sede in Foligno. E' da tener presente che "trincare" è un germanesimo (trinchen) e quindi il tedesco Corrado, per l'innato suo vizio di bere, si sarà portato tale appellativo dalla Germania. L’altra cosa da notare è che i Trinci erano si Ghibellini, ma non disdegnarono mai di tenere un piede ben saldo nella Chiesa, sia che si trattasse di erigere Chiese e Monasteri, sia che si trattasse di dare i propri figli alla vocazione ecclesiastica, come testimoniano i diversi Vescovi, Abati, Santi e Beati che già questa famiglia annoverava prima della Signoria su Foligno.

I Trinci che governarono Foligno

La cronologia dei nomi dei Trinci, sin qui seguita, rispecchia quella utilizzata dal Dorio e da altri storici. Studiosi più recenti, quali ad esempio Don Michele Faloci Pulignani, hanno ricominciato la numerazione a partire dall’inizio della Signoria su Foligno, ed è a questa che ci atterremo da qui in avanti. Dal 1305 al 1366, i Trinci furono chiamati Gonfalonieri di Giustizia e Capitani del Popolo; nel 1367 divennero Vicari Pontifici, dominando la città fino al 1439 in nome del Papa.

Cronologia dei Trinci al potere

Nome Titolo Parentela Dal Al Consorte Figli
Nallo II Gonfaloniere di Giustizia

Capitano del Popolo

Figlio di Trincia III 24 Giugno 1305 1321 Chiara Gabrielli di Gubbio Pietro, Paolo, Corrado VIII, Ugolino VIII, Luciano,

Offredo II, Ciolo, Vagnotio, Agata e Contessa

Ugolino Gonfaloniere di Giustizia

Capitano del Popolo

Fratello di Nallo II 1321 1338 Risabella Caetani Maddalena
Corrado I Gonfaloniere di Giustizia

Capitano del Popolo

Figlio di Nallo II 1338 13 Gennaio 1343 Agnese di Baglione Baglioni di Perugia (postumi): Corrado IX e Rinaldo XV
Ugolino II detto Novello Gonfaloniere di Giustizia

Capitano del Popolo

Fratello di Corrado I 13 Gennaio 1343 1353 Vittoria Montemarte di Petruccio Trincia VII, Corrado XI, Rinaldo XVI,

Giacomuccio, Ottavia, Polisena e Bianchina

Trincia Vicario Apostolico

Gonfaloniere di Giustizia
Capitano del Popolo

Figlio di Ugolino II 1353 28 Settembre 1377 Giacoma d'Este Ugolino, Onofrio,

Contessa, Marina

Corrado II Vicario Apostolico

Gonfaloniere di Giustizia
Capitano del Popolo

Fratello di Trincia Dicembre 1377 1386 Anna da Montefeltro
Ugolino III Vicario Apostolico

Gonfaloniere di Giustizia
Capitano del Popolo

Figlio di Trincia 1386 11 Maggio 1415 Costanza Orsini da Pitigliano Niccolò Trincia,

Bartolomeo e Corrado

Niccolò Trincia Vicario Apostolico

Gonfaloniere di Giustizia
Capitano del Popolo

Figlio di Ugolino III 11 Maggio 1415 10 Gennaio 1421 Tora Varano da Camerino Una figlia femmina andò in sposa ad

Oddone Fortebracci di Perugia

Corrado III Vicario Apostolico

Gonfaloniere di Giustizia
Capitano del Popolo

Fratello di Niccolò 20 Gennaio 1421 9 Settembre 1439 Costanza detta Tanza Orsini da Monterotondo Cesare, Marsobilia, Niccolò,

Faustiva, Francesco, Ugolino

Per seguire l'ascesa, la gloria, la caduta e la rovina della Famiglia Trinci, si prega di continuare con la lettura delle seguenti pagine, nell'ordine in cui vengono proposte.

Nallo II | Ugolino I | Corrado I | Ugolino II | Trincia | Corrado II | Ugolino III | Niccolò Trincia | L'eccidio di Nocera | Corrado III

Gli altri rami della famiglia

Molte generazioni dopo quello che abbiamo indicato come capostipite, Ildebrando, i suoi discendenti erano numerosi e distribuiti in un ampio territorio dell'Umbria. Molti di loro fecero doni e concessioni nei contadi di loro giurisdizione, come i territori di Foligno, di Nocera, di Gubbio, del Ducato di Spoleto e vi fondarono Chiese e Monasteri. Da essi discesero gli Atti di Todi e di Foligno, i Monaldeschi di Orvieto ed i Monaldi di Perugia e di Pesaro, i Conti di Antignano, detti poi de' Comitibus, di Foligno, i Conti di Serrone e Scopoli, di Uppello, i Brancaleoni di Foligno, di Spoleto, di Urbino e di Ferrara, i Francalancia di Foligno.

Il sunnominato Lupo, figlio di Monaldo III, generò il Conte Mainardo di Coccorone, il quale ebbe come figli Monaldo VI, Napoleone e Robbacastelli. I tre fratelli abitavano tra Foligno e Nocera, ove possedevano numerose proprietà e giurisdizioni e Federico I, il Barbarossa, nell'anno 1155 li fece suoi Capitani. Monaldo divenne Conte di Coccorone e di alcuni castelli nei territori di Bevagna e Todi; Napoleone divenne Conte di Postignano, di Gaifana e di altri territori di Nocera, Bevagna e Foligno, mentre Robbacastelli fu creato Conte di Gallano, di Castel Reale, vicino a Pieve Fanonica e di un territorio nella Diocesi di Foligno, noto col nome di Francalancia.

Monaldo VI generò Napoleone II, Ranaldo, Abrunamonte e Bonconte, tutti Conti di Coccorone e d'Antignano; Napoleone I ebbe come figli Ranaldo II, Ridolfo V e Leonardo, Nobili di Gaifana e Villa Postignano. Ranaldo II si fece monaco ed entrò in un Monastero Benedettino di Gubbio. Nel 1213, alla morte del suo parente Ugone, gli successe come Vescovo di Nocera. E' venerato come santo dalla Chiesa Cattolica ed è il Patrono di Nocera Umbra. Robbacastelli invece, ribellatosi a Federico, si trasferì a Milano dove venne creato Generale dei Milanesi e combatté lo stesso Federico I nel 1158. Per il valore dimostrato i Milanesi lo accolsero come loro cittadino ed egli vi si stabilì mentre un suo figlio, Fierdilancia, rimase in zona come Conte di Gallano.

Nel 1155 Federico I distrusse Spoleto che aveva tentato di ingannarlo, pagandogli i tributi con moneta falsa. Nel 1177, nuovamente in Italia, Federico Barbarossa investì Corrado di Hurselingen del titolo di Duca di Spoleto e nel 1184 tolse al dominio spoletino le terre di Bevagna e Coccorone, assegnandole al territorio di Foligno. In questo Federico dice espressamente che essendogli da un canto ben noti i devoti e fedeli servigi "indefessa strenuitate" prestati a lui e ai suoi, dai Folignati, e dall’altro "sagaciter animadvertentes" le infedeltà della città di Spoleto, e le molestie da lei frequentemente arrecate all’Impero, toglieva a questa e dava a quelli Bevagna e Coccorone, "co’ loro uomini e pertinenze". Ranaldo, nel 1178, seguì Federico I contro gli Orvietani e, per il valore dimostrato, venne creato Protonotario della Camera Imperiale. Enrico VI Imperatore, figlio di Federico I, lo creò suo Scalco (Termine medievale per "servitore", anche se di rango elevato). Nel 1198 l'Imperatore Enrico VI concesse ai Folignati di eleggere un Podestà ed un Capitano del Popolo. Ranaldo si diede ad edificare più Chiese, come fecero i suoi antenati, principalmente nel territorio di Bevagna. I figli di Ranaldo I furono Napoleone III, Armaleone II, Odorisio III, Verleone e Ugolino III.

Abrunamonte, terzo figlio di Monaldo VI, divenne, nel 1177, Conte di Serrone e di Scoppio (Scopoli). Nel 1195 divenne Economo e Capitano Generale di Corrado, Duca di Spoleto, che gli diede in moglie sua figlia Agnese. Questa coppia generò Giovanni e Monaldo VII il cui figlio Anselmo fu Canonico della Cattedrale di San Feliciano dal 1222 al 1257 e l'altro figlio, Gentile IV, fu il padre di Monaldo VIII, Podestà di Foligno nel 1289.

Leonardo, figlio di Napoleone I, ebbe come figli: Odorisio V, Andrea, che fu Podestà di Foligno nel 1212, Ridolfo IX, che fu Priore, nel 1202, della collegiata Chiesa di San Salvatore e nel 1208 della Cattedrale di Nocera, Morico e Ranuccione. Odorisio V fu Podestà di Foligno nel 1209; Tommaso, suo figlio, fu Podestà nel 1239 e l'altro figlio Ridolfo X fu anche lui Podestà di Foligno nel 1219. Suo figlio, Ridolfo XI fu Giudice e Rettore del Comune di Todi ed uno dei tre Capitani della fazione Ghibellina che governarono la città di Foligno in nome dell'Impero. Gli altri due erano Anastasio di Filippo Anastasi e Ferrata di Cresciarello Elmi. I tre, tutti folignati, governarono fino al 1289, anno in cui gli successe, come Podestà di Foligno, Trincia III.

Tra i figli di Ridolfo X vi fu Filippo III che fu Vescovo di Nocera Umbra nel 1254 e morì nel 1285 ed è oggi venerato coma San Filippo Oderisi. Napoleone III di Ranaldo I fu uno dei Capitani principali di Ottone IV, il quale lo ricompensò con alcuni territori del Ducato di Spoleto che si andarono ad aggiungere ai territori di Coccorone di cui era Conte. Nel 1219 Napoleone III era il Capitano principale di Federico II Imperatore e Capo dei Ghibellini dell'Umbria e, col consenso dell'Imperatore, occupò Cannara, Gualdo Cattaneo, Castelbuono, Limigiano ed altri territori dell'Umbria.

Tra le famiglie nobili discendenti dai rami cadetti dei Trinci troviamo:

  • Alviani o Luciani conti di Alviano
  • Atti di Todi e di Foligno
  • Brancaleoni di Castel Durante di Foligno, Spoleto, Lugo, Urbino e Ferrara
  • Conti o De Comitibus di Foligno
  • Francalancia di Spoleto e di Visso
  • Gualtieri di Foligno
  • Monaldi di Perugia e di Pesaro
  • Monaldeschi di Orvieto
  • Robbacastelli di Foligno e di Milano

I Trinci, perseguendo sempre una politica matrimoniale mirata ad allargare la cerchia delle loro alleanze, ebbero legami di parentela con, tra gli altri:

  • Astancolli ed Atti di Todi
  • Baglioni e Fortebracci di Perugia
  • Gaetani, Colonna, Orsini di Roma
  • De Domo di Spoleto
  • Este di Ferrara
  • Gabrielli di Fano
  • Gatti o Gatteschi di Viterbo
  • Malaspina di Carrara
  • Monte Marte di Corbara e di Pitignano
  • Montefeltro di Urbino
  • Manfredi di Faenza
  • Nicolini di Firenze ( già detti De’ Sirigatti )
  • Ottoni di Matelica
  • Rangoni di Modena
  • Sforza di Milano
  • Varani di Camerino
  • Visconti di Milano
  • Salimbeni di Siena

I Trinci Vescovi di Foligno

Oltre al dominio temporale, i Trinci hanno esercitato il dominio spirituale e religioso sulla città di Foligno ed i territori di competenza. Ben quattro furono i Vescovi che questa famiglia dette alla Chiesa ed alla città di Foligno, nell’arco della durata della loro Signoria.

Paolo Trinci

Paolo Trinci, figlio di Nallo, viene eletto Vescovo il 22 Luglio 1326 e confermato tale da Papa Giovanni XXII il 16 Agosto dello stesso anno. Di lui sappiamo che era “Canonicus Fulginei in minoribus constitutus”, cioè era un semplice canonico di “27 annum agens”, soli ventisette anni di età. Secondo lo Jacobilli, fu anche Priore della Cattedrale di Foligno dal 1307 al 1326, notizia questa non confermata da alcun documento ed oltretutto assai improbabile, dato che nel 1307 Paolo Trinci aveva solo otto anni. La giovane età a cui invece fu consacrato Vescovo non deve sorprendere, data l’appartenenza ad una illustre famiglia Guelfa. Fu contemporaneo del Beato Pietro Crisci, che morì il 19 Luglio 1323.

Rinaldo Trinci

Rinaldo di Ugolino II Trinci, fu figlio, fratello, nipote e zio di quattro Signori di Foligno. Dal 1358 al 1363 fu Priore della Cattedrale di Foligno; il 20 Marzo 1363 venne eletto Vescovo, pur essendo un semplice Diacono, succedendo a Paolo Trinci, morto nello stesso anno. Il 25 Marzo la sua elezione fu confermata da Papa Urbano V. Morì poco tempo dopo, perché il 25 Gennaio dell’anno seguente, lo stesso Papa confermò il suo successore, il Vescovo Giovanni Angeletti.

Onofrio Trinci

Fu Vescovo di Foligno dal 3 Settembre 1397 al 2 Aprile 1403. Il suo successore, eletto il 16 Novembre 1403, fu Federico Frezzi, più conosciuto per essere stato definito un imitatore di Dante Alighieri che per la sua carriera ecclesiastica; la sua nomina fu caldeggiata da Ugolino III, e il suo mandato iniziò certamente nel 1403, mentre sussistono dubbi sul momento della morte, da alcuni storici collocata in Germania nell’autunno del 1416 e da altri in Foligno, Bologna o Pisa, ma nel Gennaio del 1417.

Rinaldo II

Rinaldo II Trinci

Raynaldum Corradi de Trinciis”, già Priore della Cattedrale dal 1400 al 1407, ebbe una parte da protagonista nella tragica caduta della dinastia dei Trinci. Egli fu infatti il nipote di Corrado III, che lo fece eleggere Vescovo, sotto pesanti minacce, dai Canonici della Cattedrale, mentre Roma aveva già consacrato Vescovo di Foligno Cristoforo Corfini Boscari (1437-1444). Nell’elenco dei Vescovi di Foligno, la Chiesa Cattolica lo indica come Antivescovo. Dalle cronache del tempo, è giunta a noi una curiosità che lo riguarda: nel 1402, quando era Priore, deliberò di stanziare dei fondi per dotare il Duomo di quella che sarebbe poi stata la campana maggiore. La campana, che pesava 8.500 libbre, non venne compiuta che nel 1438, quando egli era Vescovo. Su di essa erano raffigurate la Madonna, San Feliciano, San Pietro Crisci, San Michele ed il blasone dei Trinci, e vi si leggeva la seguente iscrizione: “Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat. Hoc pocus factum fuit tempore Dni Raynaldi de Trincis Electi Fulgin. MCCCCXXXVIII, Mentem sanctam Spontaneam. Honorem. Deo et Patriae Liberatione. Christus Fa. Loanes (?) Simonis …”. I Folignati, che in quell’anno erano in guerra con gli Spoletini, avendo avuto il sopravvento, col bottino riportato dalla città espugnata, avevano portato anche il martello della campana maggiore del Comune di Spoleto, che “fu posto nella campana maggiore di S. Feliciano nostro”. Alla caduta della Signoria dei Trinci, Rinaldo fuggì a Milano, dove fu ospitato per il resto dei suoi giorni dagli Sforza. Dopo la pace del 1444 gli Spoletini riebbero il loro batacchio.

I Trinci nella Chiesa

Giacomo Trinci

Fu Abate del Convento di Sassovivo dal 1411 al 1439. Fu uno dei congiurati che permisero al Cardinale Vitelleschi di entrare in Foligno, sperando in una sorta di assoluzione per la sua grave condotta precedente, ma venne processato ed imprigionato a Roma, dove morì nel 1442.

I Trinci Priori della Cattedrale

Teoduccio Trinci: 1326 – 1334
Ruggiero Trinci: 1347-1358
Rinaldo Trinci: 1358-1363
Francesco Trinci: 1363 - ?
Rinaldo II Trinci: 1400-1407

Il Beato Paoluccio Trinci

Il Beato Paolo, detto Paoluccio, de’ Trinci

Istitutore della riforma dell’osservanza di San Francesco, nominata degli Zoccolanti.
Paolo Trinci, figlio di Vagnotio di Nallo e fratello di Ugolino de’ Trinci e di Ottavia Orsini, nobile Romana, nacque nel 1309. Nonostante vivesse nelle ricchezze e negli agi che gli procuravano la sua appartenenza alla famiglia dei Signori di Foligno, a soli quattordici anni vestì l’abito dell’Ordine dei Minori nel Convento di San Francesco di Foligno. Veniva chiamato Fra’ Paoluccio a causa della sua piccola statura, soprannome che l’accompagnò per tutta la vita. Si vestiva di abiti poveri, osservava il digiuno, si dedicava ai lavori più umili e mendicava in nome del Convento di casa in casa; nonostante ciò rendeva lodi e grazie a Dio, guadagnandosi fin da subito la stima e l’affetto degli altri religiosi.

Tra la fine del XIV e gli inizi del XVI secolo, l’Ordine Francescano fu agitato da fermenti interni che, in virtù di un’aspirazione ad interpretare più fedelmente la Regola originaria ed a vivere l’esperienza comunitaria secondo il vero spirito del Fondatore, portarono alla divisione dell’Ordine stesso in più famiglie. A dare origine al movimento riformatore, chiamato "degli spirituali" e che ambiva ad una maggiore "osservanza regolare", fu, nella seconda metà del XIV secolo, proprio fra’ Paoluccio Trinci, il quale si ritirò nell’eremo di Brugliano, presso Foligno, assieme ad alcuni discepoli, detti "Frati devoti", con l’intento di osservare la Regola senza mitigazioni e dispense.

Il movimento, che non a caso cominciò ad essere chiamato osservante, si diffuse presto anche nel resto d’Italia. Paoluccio, che temeva l’eccessivo rilassamento dei suoi confratelli nell’osservanza della Regola, si tormentava alla ricerca di una soluzione che gli permettesse di vivere, e di morire, a perfetta somiglianza di San Francesco. L’occasione venne quando, nel 1368, approfittando di una visita a Foligno del Ministro Generale dell’Ordine, Tomaso da Ferignano Modenese, che era ospite di suo cugino Trincia, si presentò, povero e scalzo, in quel palazzo signorile dov’era nato, a supplicare l’intercessione del Signore di Foligno. Egli implorò il cugino di fargli prestare il “povero e solitario luogo di Brugliano[7]” e Trincia, “molto benemerito della religione” promise di aiutarlo in tal proposito. Non senza molte difficoltà, Trincia riuscì a mantenere la promessa e, nello stesso anno, Paoluccio e quattro o cinque dei suoi compagni, ottennero il Convento di Brogliano, dando dunque inizio con alcuni compagni alla riforma dell’Osservanza, che conquistò numerosi confratelli; dopo 2 anni contava 11 conventi e nel 1391, anno della morte del beato, i conventi erano diventati 22.

Il beato Trinci, che aveva l’intento di ritornare alle origini dello spirito del pauperismo evangelico francescano, trovò nella beata Angelina da Montegiove una collaboratrice illuminata. In un documento del 1416 Paoluccio Trinci è indicato come il fondatore del Monastero di San Quirico di Assisi. Il Convento Francescano di San Damiano invece (nei dintorni di Assisi), fu concesso nel 1373 agli Osservanti di Paoluccio Trinci, che lo tennero fino alla soppressione post-unitaria del 1860. Sempre nello stesso anno, e cioè nel 1373, anche l’Eremo delle Carceri (nei dintorni di Assisi) venne consegnato a Paoluccio Trinci, fondatore dell’Osservanza, che vi costruì le prime celle.

Nel convento di San Bartolomeo a Foligno possiamo ammirare delle lunette dove sono raffigurati 24 episodi della vita del beato Trinci:
I) la nascita di Paoluccio - II) la sua vita di pietà - III) la professione di fede - IV) Paoluccio chiede l’elemosina per umiltà - V) ha la visione della Madonna e di San Francesco che lo liberano dalla morte - VI) ottiene dal papa di poter vivere in conformità alla regola e al testamento di San Francesco - VII) restaura il convento di San Bartolomeo di Brogliano - VIII) per l’asprezza del luogo adotta zoccoli in legno - IX) il beato è ritratto tra Giovanni da Valle suo precursore e Giovanni da Stroncone suo successore - X) nuovo fervore dei minoriti - XI) visione dell’albero dell’Ordine che, sostenuto dal beato Paolo, rinvigorisce - XII) disputa con i fraticelli di Perugia - XIII) i conventuali di Perugia gli concedono San Francesco al Monte - XIV) Paoluccio si reca al convento di Perugia - XV) allegoria di santi e sante dell’Osservanza - XVI) il beato ritorna nella solitudine di Brogliano - XVII) estasi del beato - XVIII) perde la vista - XIX) rapimento in Dio - XX) suo spirito profetico - XXI) prega entro una torre che sembra in fiamme - XXII) torna da Brogliano a Foligno - XXIII) morte del beato - XXIV) prodigi operati presso la sua tomba.

Il 17 Settembre 1391, ad ottantadue anni, di cui sessantotto passati nella religione, il Beato Paoluccio Trinci “il Signore lo chiamò a sé per premiarlo con eterna gloria, dopo haver ricevuta una grave infermità, e presi li santissimi Sacramenti della Chiesa”. Il corpo fu benedetto con molto onore, devozione e concorso di popolo e fu sepolto nella Chiesa di San Francesco di Foligno.

Note

  1. Il titolo di Re dei Romani venne portato dagli Imperatori del Sacro Romano Impero dopo essere stati eletti come imperatori, ma prima di essere stati sottoposti alla cerimonia di incoronazione da parte del Papa. Era generalmente utilizzato come sinonimo o in abbinamento al titolo di Re d'Italia ed era connesso all'affermazione del concetto della personalità del diritto. Nell'epoca in cui il titolo venne inizialmente adoperato non esisteva più un concetto statuale di un diritto applicabile a tutti gli abitanti di un territorio, poiché i singoli popoli germanici che avevano invaso l'impero, applicavano ciascuno il proprio diritto, mentre la popolazione di origine latina, i Romani, continuavano ad applicare il diritto romano. Perciò con l'espressione di Re dei Romani (abbinata a volte anche a quella di Rex Germanorum cioè Re dei Germani) l'imperatore germanico confermava la propria sovranità anche sui sudditi della nazione latina.
  2. Re d'Italia è stato un titolo utilizzato da numerosi sovrani a partire dal Medioevo, in particolare dagli imperatori del Sacro Romano Impero, che fino a Carlo V d'Asburgo (1500-1558) regnavano nominalmente sull'Italia centro-settentrionale. Venne attribuito al primo sovrano germanico dell'Italia, Odoacre, e fu in seguito utilizzato anche da Ruggero II d'Altavilla dal 1130 al 1135, da Napoleone Bonaparte dal 1805 al 1815 e quindi dai sovrani di casa Savoia dal 1861 al 1946. Solo quest'ultimi, a cui solitamente ci si riferisce con tale titolo, regnarono effettivamente sull'intera penisola.
  3. I Vespri siciliani sono un evento storico avvenuto a Palermo nel 1282. Questo diede avvio a una serie di guerre, chiamate "guerre del Vespro" per la conquista della Sicilia, conclusesi con il trattato di Avignone del 1372. Dopo la morte di Corrado, la sconfitta di Manfredi a Benevento e la decapitazione a Napoli il 29 ottobre 1268 dell'ultimo e pericoloso pretendente svevo Corradino, il Regno di Sicilia era stato definitivamente assoggettato al sovrano francese Carlo I d'Angiò. In Sicilia la situazione si era fatta particolarmente critica per una generalizzata riduzione delle libertà baronali e, soprattutto, per una opprimente politica fiscale. L'isola, da sempre fedelissima roccaforte sveva, che dopo la morte di Corradino aveva resistito ancora per alcuni anni, era ora il bersaglio della rappresaglia angioina. I nobili siciliani offrirono allora la corona di Sicilia a Pietro III d'Aragona, marito di Costanza, ultima degli Svevi, figlia del defunto re Manfredi. Nel primo scontro tra Angioini ed Aragonesi, Carlo fu sconfitto nel settembre 1282 e fece ritorno a Napoli, lasciando la Sicilia nelle mani di Pietro III. Ebbe inizio così un ventennale periodo di guerre per il possesso dell'isola.
  4. A partire dal IV secolo la Diocesi di Roma divenne proprietaria di immobili e terreni, frutto delle donazioni dei fedeli. Il patrimonio terriero del Vescovo di Roma era denominato Patrimonium Sancti Petri perché le donazioni erano indirizzate ai santi Pietro e Paolo.
  5. Dopo Benedetto XI (morto nel 1304) la Santa Sede iniziò a subire l'influenza politica della componente francese. I transalpini fecero trasferire la sede pontificia ad Avignone e monopolizzarono per lungo tempo i conclavi, facendo eleggere solo pontefici francesi. Fu il periodo detto della Cattività Avignonese.
  6. Monaldo II era figlio di Roderico, Conte e Barone di Carlo Crasso Imperatore. Il padre di questi, Monaldo, fu creato Conte di Nocera da Lotario Imperatore. Il padre, Mauringo era Duca di Spoleto nell’829, succeduto a suo padre Ildebrando che governava il Ducato dal 775 ed era della stirpe di Ildebrando Re dei Longobardi.
  7. Il convento di Brogliano è un cenobio francescano, dedicato a san Bartolomeo apostolo, situato sugli altopiani Plestini ai confini tra Umbria e Marche. In questo luogo ha avuto inizio, nel XIV secolo, un'importante riforma del francescanesimo, chiamata degli zoccolanti. Nelle città o nelle campagne quando c'era, o c'è ancora, un convento abitato da frati e si dice "gli zoccolanti", il termine ci riporta a quei francescani che hanno vissuto a Brogliano la riforma iniziata e attuata da fra Giovanni de Valle, fra Gentile da Spoleto e dal beato Paoluccio Trinci della famiglia dei Signori di Foligno, così chiamato per la sua piccola statura. Il luogo, estinta la diocesi di Plestia, ha fatto sempre parte della diocesi di Nocera Umbra ed è compreso nel territorio della parrocchia di San Martino di Serravalle Castello (in provincia di Macerata).

Bibliografia

Gli affreschi del Palazzo Trinci a Foligno - Mario Salmi
Il Vicariato dei Trinci - Don Michele Faloci Pulignani
Le arti e le lettere alla Corte dei Trinci - Don Michele Faloci Pulignani
Prima edizione a stampa della Divina Commedia – Studi II - Piero Lai
Istoria della Famiglia Trinci - Durante Dorio - Foligno - 1638 - Agostino Alteri
Compendio della Storia di Fuligno - Giuseppe Bragazzi - Foligno - 1858 - Tipografia Tomassini
La Gazzetta di Foligno - 1988/89 - articoli di Federica Ferretti
La cronaca del Trecento italiano - Carlo Ciucciovino
Di Corrado Trinci, tiranno ecc. – Medardo Morici – Bollettino della Regia deputazione di Storia Patria per l’Umbria – Volume XI – Unione Tipografica Cooperativa – Perugia - 1905
Storia del Comune di Spoleto dal Secolo XII al XVII – Achille Sansi – Stabilimento di P. Sgariglia – Foligno - 1879
Pro Trevi – Famiglia Manenti
WikiDeep
Enciclopedia Treccani Online
I Priori della Cattedrale di Foligno – Don Michele Faloci Pulignani – Bollettino della Regia deputazione di Storia Patria per l’Umbria – Volume XX – Unione Tipografica Cooperativa – Perugia - 1914
Santi e Beati
Vite de’ Santi e Beati di Foligno – Lodovico Jacobilli – Agostino Alteri – Foligno - 1628
Bollettino della Pro Foligno - Anno 11º NUMERO 2, Febbraio 2011
Wikipedia per le note e le varie voci.

Voci Correlate



Onomastica Urbana

Via dei Trinci: V traversa a sinistra di via G. Mameli, da questa a via Romana Vecchia. Area Hoffmann
Via Fra Paoluccio Trinci: IV traversa a destra di via Sassovivo, da questa al Convento di San Bartolomeo. Area Uppello
Via Rocca dei Trinci: I traversa di via Plestia, da questa a via Valle Verde. Area Colfiorito
Via degli Anastasi: VIII traversa a sinistra di via G. Mameli, da questa a via Romana Vecchia. Area Hoffmann
Via Vitelleschi: Da via Gramsci a Piazzetta della Rota. Area Centro Storico
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