Zecca di Foligno

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L'attività della Zecca

L'attività della zecca folignate, così come si desume dai documenti e dai reperti giunti sino a noi, fu discontinua e si può dividere in tre periodi: Il XV Secolo, il XVI Secolo ed il XVIII secolo. Si sono fatte congetture circa il diritto di battere moneta che sarebbe stato concesso a Foligno da Federico II ma, non essendo mai stata trovata una prova tangibile, nè essendo mai stata nominata, negli scritti e nelle trattazioni commerciali dell'epoca, una "moneta fulignese" si resta, appunto, nel campo delle congetture.


Secolo XV

I Trinci

Le monete coniate in Foligno a tempo di questi piccoli Sovrani si riferiscono, probabilmente tutte, a tempo di Corrado, che fu l'ultimo di quella casa a dominare in Foligno, e che ne ordinò la stampa proprio nell'ultimo anno della sua Signoria. Oggi sono di una rarità estrema, e la ragione si trova nel fatto che, lui spodestato, i cittadini curarono di cancellare e distruggere qualunque memoria che ricordasse quella famiglia, onde é assai probabile che allora distruggessero anche tutte le loro monete.

Monete, le quali furono principiate a battere di Dicembre a dì 20, nel 1438, nel tempo che eravamo de' Priori noi, cioè Francesco della Fede del Terziero di sopra, io Petruccio di Giacomo degli Unti del Terziero di mezzo, e Mattia di Francesco altramente Mugnetto, del Terziero di sotto e Mattia di Niccolò di Feliciano fu Priore Novello pel Terziero di S. Giovanni e di S. Nicolò. E le monete furono queste : cioè Fiorini d'oro per Bolognini 44, e i Bolognini per Soldi 2, e Denari 6, e i Piccioli uno a Denaro, e belli Quattrini. E fu messo bando di dieci Fiorini, a chi qualunque di queste monete rifiutava pel detto prezzo. E il primo Zecchiere fu a battere la detta moneta Piermatteo di Salvoro di Emiliano da Foligno della Compagnia degli Spavagli.

Conosciuta la storia di questa zecca, esaminate le poche monete superstiti, non resta che dire una parola di Piermatteo di Salvoro (non di Silvero come, seguendo la falsa lezione del memoriale di Pietruccio degli Unti, hanno stampato quasi tutti) di Emiliano, che fu Maestro di questa Zecca. Esso fu della famiglia Orfini, e, figlio e nepote di orefici, fu alla sua volta padre di quell' Emiliano Orfini, che, come orafo, come zecchiero, e come tipografo, fu uno dei più celebri e valenti artisti del secolo XV. Corrado Trinci venne imprigionato dal Cardinale Vitelleschi il 9 Settembre 1939 e la Città torno all'ubbidienza della Santa Sede. Il 12 Settembre venne presentata richiesta al Cardinale Vitelleschi di confermare il privilegio di battere moneta. Il permesso venne accordato e la zecca, sempre sotto la direzione dell'Orfini, proseguì a batter moneta con l'obbligo di esprimere in essa il nome del Pontefice regnante.

"Parimente coll'autorità che gode in vigore dell'offizio della sua legazione si degni la Signoria Vostra di concedere alla detta comunità la licenza, e l'arbitrio di coniare, e far coniare nella detta città di Fuligno monete tanto d'oro, che d'argento, e di qualunque metallo siano. Concediamo."

Delle monete dei Trinci, alla fine dell'800, restavano una monetina d'argento, nella collezione privata del Re a Torino ed un'altra nel Museo di Perugia.

Eugenio IV - Niccolò V - Callisto III

Tornata sotto il diretto dominio pontificio, Foligno riprese a batter moneta per la Santa Sede fino a Paolo II. Eugenio IV (1431-1447), Niccolò V (1447-1455) e Calisto III (1455-1458) fecero coniare monetine di rame, pregevoli, ma di scarso valore.

Pio II

Sotto Pio II (1458-1464), di queste "monetucce" di scarso valore, ne vennero coniate in sovrabbondanza ed a questo si aggiunse la contraffazione dei "bolognini", moneta d'argento in corso nelle Marche, in Umbria e nelle altre province dello Stato Pontificio. Il papa fece sospendere l'attività della Zecca a Foligno ed ordinò una riforma delle monete simile alla romana. Il Governatore di Foligno, Mons. Francesco Patrizj scrisse al Papa 21 Settembre 1461 ed inviò degli ambasciatori a Roma per risolvere la questione circa la nuova moneta da battersi. Il Papa ascoltò le ragioni dei folignati ed ebbe modo di ammirare il valore di Emiliano Orfini e dei suoi fratelli, lo costituì Sopraintendente della Zecca del Ducato Spoletano a conto della Camera Apostolica concedendogli di stabilirla a Foligno per sua maggiore comodità e minor spesa. All'undici Dicembre di quello stesso anno, Emiliano Orfini, figlio del suddetto Piermatteo, aveva battuto 250 libbre di moneta d'argento e 260 di mistura, con diligenza ed esattezza, affinchè non fosse commessa alcuna frode. Il Papa nominò da Perugia un perito zecchiere che si assicurò che le monete fossero del peso e della bontà stabilita e le nuove monete furono mandate a Roma, per l'insindacabile ultimo giudizio del Pontefice. Entrarono così in corso i Baiocchi, come a Roma, in sostituzione dei Bolognini. Ai folignati però dispiacque molto che le nuove monete portassero inciso il nome del Ducato Spoletano e chiesero al Papa di poter coniare monete proprie. Il 28 Ottobre 1462 gli ambasciatori folignati erano di nuovo a Roma per trattare col Papa la nuova moneta da battersi. Egli concesse di coniare esclusivamente i quattrini "che la comunità di Fuligno per spazio, e tempo di tre anni prossimi avvenire da quello di 6 novembre 1462 cominciando possa liberamente battere, e far battere in detta città di Fuligno quattrini, che ne vadano quattro a bajocco in detta città, e che tengano oncia una e denari dodici d'argento fino per libbre di rame, e di peso ne vadano 32 e mezzo per oncia, e la stampa sia dall'una parte le chiavi, e con lettere d'intorno, che dicano Fulginei, e dall'altra parte sia l'arme di N. Signore con lettere intorno, che dicano Pius Papa Secundus". Queste monete non sono giunte ai giorni nostri, non si sa quindi se siano state effettivamente battute. La molteplicità delle zecche nello Stato Pontificio creò però gravi disordini in materia di monete, specie nelle Marche e nel Ducato di Spoleto. Al tempo era frequente che alcuni Signori usurpassero il diritto di battere moneta, perciò il Papa Pio II, il 16 Gennaio 1463, proibì, sotto gravissime pene, di battere monete di qualsiasi sorta nello Stato Ecclesiastico senza espressa licenza della Santa Sede. E'quindi possibile che a Foligno si battesse moneta senza però l'indicazione della città (nè di altre). Questa teoria si basa sul fatto che molte monete di Pio II e dei pontefici seguenti, dalla maestria del conio e da altri contrassegni, siano state riconosciute come opera dell'Orfini in quei tempi molto stimato in quest'arte. In particolare, una moneta raffigurante Pio II che va alla Crociata contro i Turchi, viene descritta da Francesco Patrizj, Governatore di Foligno:

La moneta realizzata dall'Orfini per Papa Pio II

Ad Agostino Patrizio fratello
Francesco augura salute.
Ho stimato far cosa degna della spedizione del nostro Sommo Pontefice Pio
(...)
feci in maniera che Emiliano coniatore di Fuligno uomo d'acutissimo ingegno
battesse monete d'oro e d'argento, come vedrete dall'esemplare che vi mando.
In questa vi è impressa la nave, che conduce il Pontefice contro gli empii
barbari per la gloria del Cristiano Nome, nel di cui contorno vi sono le
parole del divino profeta
EXURGAT DEUS & DISSIPENTUR INIMICI EJUS
e dall'altra parte vi sono i principi degli apostoli, l'arme del pontefice
e le seguenti parole:
VINDICA, DOMINE, SANGUINEM NOSTRUM, QUI PRO TE EFFUSUS EST.
Io chiamerò queste monete Crociati
(...)
mostrateli al pontefice, ed il peso
e la lega l'apprenderete dal fratello dell'Artefice che le porta; e se avrete
cuore di perfezionare questo affare, raccomandate a Sua Santità questo coniatore,
come uomo di perspicace ingegno, ed industrioso e deditissimo a sua santità.
(...)
Da Fuligno, 1 febbraio 1464.

I folignati vennero nuovamente arricchiti dello jus e privilegio di battere moneta che prosegui anche dopo la morte di Pio II, col suo successore Paolo II. Inoltre, la raccomandazione del Patrizj venne accolta, in quanto nello stesso anno l'Orfini venne chiamato ad esercitare la sua arte a Roma e si pensa che, per almeno un certo periodo, nella Zecca di Foligno continuassero a battere moneta i suoi fratelli Mariotto ed Antonio.

Paolo II

Il 13 Gennaio 1465 Paolo II (1464-1471) proibì espressamente a tutti i Vicari delle città, comunità e terre soggette alla S.Sede di far battere moneta di qualunque sorta sotto pena della scomunica, della privazione dei gradi e sborso di 1000 fiorini d'oro. I bolognini marchigiani vennero messi al bando con l'obbligo di spenderli e ritirarli entro 4 mesi; le uniche monete autorizzate erano il Grosso Papale ed il Baiocco:
1 Fiorino d'oro di Camera = 10 Grossi e due Baiocchi o 72 Baiocchi
1 Ducato Papale = 10 Grossi e 4 Baiocchi o 74 Baiocchi
Il ritiro dei Bolognini doveva essere effettuato corrispondendo la somma di 1 Grosso per 6 bolognini.

Sisto IV

Non risultano monete coniate a Foligno per Papa Sisto IV (1471-1484), ma sappiamo che a Roma Orfini ottenne l’appalto della Zecca, in società con Pietro Paolo Francesci, con i capitoli del 16 maggio 1471 per cinque anni, rinnovati poi prima della scadenza in occasione del Giubileo del 1475. Risulta che nell’aprile 1472 sia stato inviato nella Marca d’Ancona sempre per affari di monete; mandati in suo favore si registrano ancora nel 1474 e monete da lui incise sono note fino al pontificato di Sisto IV.

Dei tre Pontefici seguenti Innocenzo VIII (1484-1492), Alessandro VI (1492-1503) e Pio III (1503-1503) non si ha notizia che sia stata battuta alcuna moneta in Foligno.

Secolo XVI

Giulio II

Sotto Papa Giulio II (1503-1513) si riprese a battere moneta in varie zecche, modificando il sistema di Paolo II ed alterando il valore delle monete circolanti. I Grossi, detti anche Carlini, vennero sostituiti dalla nuove monete che presero il nome di Giulj con un valore di 39 Quattrini contro i 30 dei Carlini. Per agevolare i folignati con la nuova moneta, Papa Giulio II concesse di riprendere l'attività della Zecca folignate, che proseguì fino a Clemente VII. I folignati però, che non volevano subire un sì gran danno, nel 1506 spedirono ambasciatori dal Papa per ottenere di pagare le loro Gabelle con la vecchia moneta. Il Papa rispose con una Breve in cui concesse un ribasso di 60 Ducati. Più tardi, nel gennaio 1507, il S. Padre considerò che in questo modo non si sarebbe avuta la riforma delle monete e l'effetto desiderato, per cui annullò la Breve ed ordinò di pagare con moneta nuova quello che prima si pagava con moneta vecchia. Molte città umbre contravvenero agli ordini del Papa, tra cui Foligno, ma non ne ebbero serie conseguenze e negli anni successivi continuarono pressanti ricorsi al Papa che infine, il 18 luglio 1511, concesse di pagare le Gabelle in ragione della moneta vecchia, ma con moneta nuova. Lo zecchiere della Curia Apostolica divenne il fiorentino Antonio Segni e le monete battute a Foligno erano in tutto simili a quelle battute a Roma. Alla morte del Segni nel 1512, egli fu sostituito da Gio: Sebastiano Baccerotti dal 22 Dicembre 1512, per un triennio, e con le stesse condizioni imposte al Segni. Giulio II morì il 20 Febbraio 1513, per cui probabilmente Baccerotti non fece in tempo a battere moneta per lui, ma sicuramente lo fece per il suo successore: Leone X.

Leone X

Le monete coniate sotto Papa Leone X (1513-1521)), chiamate "Leoni" portavano la sigla "BG" del Baccerotti (Baccerotti Giovanni). Alla fine del triennio, il Papa confermò la zecca per altri tre anni ma il Baccerotti morì prima del termine; una breve del Papa, datata 3 Novembre 1516, concesse ai fratelli di Baccerotti, Antonio e Scipione, un ulteriore triennio. Non sono state rinvenute monete con la sigla dei due fratelli, perciò si pensa che siano state da loro coniate senza alcun contrassegno. Le monete di Leone X furono coniate dalla famiglia Bacerotti nella sua casa presso la Cattedrale, dove nel fregio della porta era inciso

HAC DOMO BACEROTTIA FIDA MONETA VENIT MDXIII

Adriano VI

Non risultano monete battute a Foligno sotto il Pontificato di Adriano VI (1522-1523)

Clemente VII

Clemente VII (1523-1534) fece battere in Foligno moneta piccola (i Quattrini di rame) per il valore di duecento Ducati d'oro, in quanto la scarsità di monete di poco valore non permetteva ai folignati di effettuare i piccoli acquisti. Presidente della Zecca ed Esecutore della Camera Apostolica fu nominato Costantino Orfini; Maestro della Zecca Feliciano d'Antonio Orefice.

Paolo III

Paolo III (1534-1549), il 5 Novembre 1534 ordina a tutte le zecche dello Stato di coniare moneta uniforme a quelle che si coniavano a Roma, allo scopo di evitare frodi che recassero pregiudizio ai popoli. Essendo in tal modo non più conveniente battere moneta a livello locale, molte zecche chiusero, tra cui quella di Foligno.

Secolo XVIII

Pio VI

Durante il pontificato di Pio VI (1775-1799) la Zecca folignate riprese a coniar monete fino alla chiusura definitiva. Le monete coniate sotto Pio VI erano di 6 specie:

5 Baiocchi detti Madonnine
2 Baiocchi e 1/2 detti Sampietrini (In alcune di queste monete c'è un errore di scrittura: l'incisore, Tommaso Mercandetti di Roma, incise FULIGNIO anzichè FULIGNO)
2 Baiocchi
1 Baiocco
1/2 Baiocco
1 Quattrino

Nel 1798-1799 venne coniato il Quattrino di Foligno, uguale a quello di Pio VI, tranne che, invece dello stemma del Papa c'è la scritta "un quatrino di fuligno". Con quest'ultima moneta si concluse l'attività, non solo della Zecca di Foligno, ma di tutte le Zecche Municipali nello Stato Pontificio.

Photogallery

Bibliografia

Guid'Antonio Zanetti - Nuova raccolta delle monete e zecche d'Italia - Tomo II e III (Google Books)
Giovanni Mengozzi - Sulla zecca e sulle monete di Fuligno - Dissertazione epistolare diretta al chiarissimo Cavaliere il Sig. Annibale Degli Abati Olivieri Giordani dall'Abate Giovanni Mengozzi
Dizionario Biografico degli Italiani - Enciclopedia Treccani
Michele Faloci Pulignani - Archivio storico per le Marche e per l'Umbria - Volume I,II,III e IV - University of Toronto Library

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L'antica casa dei Bacerotti - © Maurizio Ciocconi
Via della Zecca: Da Piazza della Repubblica a via dell'Annunziata. Centro Storico

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