Rastrellamenti e Deportazioni

Occupazione tedesca dell'Italia
L'occupazione tedesca dell'Italia, iniziata nel 1943 a seguito della proclamazione dell'armistizio l'8 settembre, si distinse per la sua estrema brutalità e per l'impiego di rastrellamenti su larga scala. Tali operazioni avevano lo scopo di individuare e catturare i soldati italiani sbandati e gli oppositori politici, e procedere alla deportazione sistematica della popolazione ebraica.
Le forze armate tedesche, già dislocate sul territorio italiano, si assicurarono rapidamente il controllo della penisola attraverso l'attuazione dell'"Operazione Achse". L'esercito italiano, privo di direttive precise e coordinate dai propri vertici militari, che avevano seguito la fuga del Re, subì una rapida disarticolazione. Di conseguenza, numerosi soldati furono fatti prigionieri, internati in campi di detenzione, oppure costretti a operare in clandestinità al fine di sfuggire alla cattura.
Il 19 settembre 1943, a dieci giorni dalla comunicazione dell'armistizio, partì il primo convoglio di deportati dall'Italia verso Dachau, trasportando quasi duemila militari detenuti presso il carcere militare di Peschiera del Garda. La maggior parte di essi proveniva dal carcere di Gaeta, trasferiti, in previsione di un possibile sbarco alleato sulle coste italiane, a Forte Boccea (Roma). A seguito di una rivolta e di vari tentativi di fuga, questi detenuti furono poi spostati a Peschiera del Garda. Le imputazioni più frequenti riguardavano reati di guerra o contro la disciplina militare, quali diserzione, automutilazione, abbandono del reparto, ritardato rientro e disobbedienza; solo un esiguo numero di detenuti era condannato per reati comuni o di particolare gravità.
Alcuni dei militari internati
Olindo Loreti
Nato a Colfiorito il 21 aprile 1922, fu deportato dal carcere militare di Peschiera del Garda a Dachau il 22 settembre 1943 (numero 53719) e liberato il 29 aprile 1945.
Mario Morganti
Nato a Foligno il 17 agosto 1912, fornaio, fu deportato dal carcere militare di Peschiera del Garda a Dachau il 20 settembre 1943, numero 54069. Trasferito a Buchenwald il 31 ottobre 1943, numero 34868, perse la vita il 7 marzo 1944 nel sottocampo di Oertelsbruch.
Tomando Bocci
Nato a Foligno il 5 maggio 1925, deportato a Bernau–Kaisheim, si trasferì al ritorno a Firenze, dove morì il 27 agosto 1964. Don Pietro Arcangeli e Tomando Bocci si conobbero a Kaisheim grazie a un recluso che li mise in contatto durante l'ora d'aria. Dopo il ritorno a casa rimasero sempre in contatto e il nome di Tomando Bocci figura nell'elenco di deportati superstiti nella cappellina di Cancelli.
Salvatore Posani
Nato a Foligno il 18 giugno 1923, fu deportato da Trieste a Dachau, il 16 agosto 1944, numero 91515 e liberato il 24 aprile 1945. È deceduto a Portogruaro (VE) il 4 luglio 1987.
Giuseppe Battistini

Nacque a Foligno il 5 luglio 1904. Ex sergente dei carabinieri e pilota, fu volontario nella Guerra di Spagna contro le milizie di Franco. Il 5 luglio 1940, giorno del suo trentaseiesimo compleanno, venne arrestato dalla polizia tedesca in Lussemburgo, su segnalazione della legazione italiana, e tradotto al Brennero per essere consegnato alla questura di Perugia. Era ricercato per aver combattuto in Spagna nelle Brigate Internazionali e per altri reati, con iscrizione nei bollettini di ricerca e nella rubrica di frontiera. Sottoposto a rigoroso interrogatorio nel carcere di Perugia, fu immediatamente tradotto a Udine, dove doveva rispondere dei reati di estorsione a mano armata e di espatrio clandestino per motivi politici. Una volta scontata l'eventuale pena inflitta, avrebbe dovuto essere riconsegnato alla questura di Perugia per essere destinato al confino, come previsto per i "miliziani rossi". Condannato a due anni e due mesi di reclusione per espatrio clandestino e a quattro anni di reclusione per estorsione a mano armata, fu detenuto nel carcere di Padova e successivamente in quello di Venezia. A seguito di un'intensa corrispondenza tra gli organismi giudiziari di Padova, Venezia e Perugia, il questore di Venezia ordinò, in data 3 giugno 1944, che Battistini venisse trasferito al carcere di Perugia per essere inviato al confino. Invece di essere destinato al confino, come stabilito, fu deportato a Dachau il 2 ottobre 1944. La giustizia italiana aveva operato secondo le proprie norme, tuttavia, dal settembre 1943, erano l'esercito nazista e le nuove guardie fasciste della Repubblica di Salò a imporre la propria legislazione.
Battistini si era arruolato nell'Arma dei Carabinieri nel 1923, all'età di diciannove anni. Dopo tre anni di servizio, si congedò con il grado di vicebrigadiere. Nell'ottobre 1927, entrò in Aeronautica, dove prestò servizio per cinque anni, conseguendo il grado di sergente maggiore. A seguito di un incidente di volo di cui sarebbe stato ritenuto responsabile, fu espulso dall'aeronautica. Richiamato alle armi nel 1935, fu immediatamente posto in congedo. Nello stesso anno, aveva sposato Bruna Del Negro, dalla quale ebbe un figlio. Nel 1936 espatriò in Francia. L'anno successivo, il Ministero dell'Interno segnalò che Battistini si stava arruolando come volontario nelle Brigate Internazionali in Spagna, richiedendo informazioni a riguardo. Le autorità di polizia e i carabinieri di Foligno si misero sulle sue tracce. Dopo aver raccolto informazioni da diverse fonti, interpellarono i parenti di Battistini residenti a San Giovanni Profiamma e gli abitanti di Casenove. Da queste indagini emerse che Battistini si trovava a Marsiglia, "ove frequenta ambienti loschi e sospetti", e "si ha motivo di ritenere che il medesimo eserciti colà lo spionaggio contro il nostro paese". Gli "ambienti loschi e sospetti" erano verosimilmente quelli frequentati dagli antifascisti in esilio, e l'accusa di spionaggio derivava probabilmente dal precedente ruolo di Battistini come pilota dell'aviazione italiana. Nel 1939, il Ministero dell'Interno confermò che Battistini aveva combattuto con i Repubblicani in Spagna. Tale conferma pervenne verosimilmente dal governo francese, il quale stava cercando di rimpatriare i volontari di Spagna che affollavano i campi d'internamento nei Pirenei. Battistini, infatti, era stato internato, dopo la ritirata dalla Spagna, prima nel campo di concentramento di Gurs e successivamente in quello di Jonquilles.
Quando fu arrestato in Lussemburgo, il 5 luglio 1940, Battistini era appena fuggito dalla Francia. Dopo aver attraversato i campi di concentramento francesi, dai quali evidentemente evase, e dopo aver subito l'arresto e la detenzione, Giuseppe Battistini, il 2 ottobre 1944, fu deportato a Dachau (numero matricolare 112781) con un convoglio partito da Trieste. Il 23 ottobre fu trasferito a Neuengamme (Amburgo), dove se ne persero le tracce.
Deportato a Dachau il 2 ottobre 1944 – Disperso.
Rastrellamenti nazisti e fascisti nella montagna folignate
Immediatamente dopo la firma dell'armistizio, ebbero inizio le formazioni dei primi nuclei partigiani nelle aree montane di Spello e Foligno, dalle quali, in seguito, si costituirà la "IV Brigata Garibaldi". I rastrellamenti condotti dalle forze naziste e fasciste nella regione montuosa folignate si verificarono con una frequenza e una numerosità tali da rendere arduo un censimento puntuale; ciò è testimoniato dalla notevole discrepanza riscontrata tra le diverse fonti in merito.
Annifo
Il 2 maggio 1944, un nuovo rastrellamento, apparentemente organizzato dalla GNR, colpì Annifo e Capodacqua, interessando anche Belfiore. Per procedere alla deportazione degli abitanti di Annifo ai lavori obbligati, non fu necessario ricorrere a rastrellamenti veri e propri. La guardia fascista locale si recò di porta in porta, esortando gli uomini a presentarsi al bar, pena ritorsioni sui loro familiari da parte delle autorità germaniche. Circa cinquanta uomini, provenienti da Annifo, Colfiorito e Bagnara, furono caricati su camion e trasportati in Germania. Tre settimane dopo, sempre ad Annifo, si verificò un altro rastrellamento, in risposta all'uccisione del sergente della GNR Luigi Maresi, avvenuta lì il 19 maggio. A eccezione di un giovane deceduto a causa di un bombardamento, tutti fecero ritorno alla fine della guerra, avendo sperimentato fame e freddo durante il lavoro all'aperto negli aeroporti tedeschi, costantemente bersaglio di attacchi aerei.
Campo di concentramento di Fossoli

Il campo di Fossoli, situato nell'omonima frazione a circa 5 km da Carpi (provincia di Modena), era un'ampia struttura destinata alla detenzione e al transito. Originariamente istituito nel 1942 come campo di prigionia per militari alleati catturati, a seguito dell'avvio della deportazione degli ebrei italiani, il suo utilizzo mutò. Dal 5 dicembre 1943, esso fu impiegato dapprima dalla Repubblica Sociale Italiana e, a partire dal 15 marzo 1944, dalle SS come Polizei- und Durchgangslager (campo di polizia e transito). In questa veste, divenne il principale snodo logistico per la deportazione verso la Germania di ebrei e oppositori politici. Si stima che complessivamente circa 2.800 ebrei e 2.600 deportati politici siano stati trasferiti dai campi e dalle carceri del nord Italia e successivamente avviati nei lager tedeschi.
Dopo il passaggio di una parte del campo sotto amministrazione tedesca, le autorità della RSI mantennero il controllo su un settore, definito "campo vecchio" o "campo italiano". Quest'area era adibita all'internamento di civili, inclusi cittadini di nazioni ostili, familiari di renitenti alla leva e individui accusati di crimini comuni, i quali, di norma, non erano destinati alla deportazione in Germania.
Il 2 agosto 1944, il campo di concentramento e transito per i deportati politici e razziali venne trasferito a Bolzano. I tedeschi continuarono a utilizzare la propria porzione del complesso come campo di transito per i civili rastrellati con l'intento di inviarli in Germania quale lavoratori coatti; in questa fase, si stimano tra i 5.000 e i 10.000 individui coinvolti. La struttura fu definitivamente abbandonata nel novembre 1944, a seguito di un bombardamento alleato.
Il campo di Fossoli è altresì noto per le torture ed esecuzioni sommarie perpetrate al suo interno, tra cui si annovera quella del 12 luglio 1944, a seguito della quale persero la vita sessantotto prigionieri. Il campo di concentramento di Bolzano venne istituito nel luglio del 1944, in concomitanza con la cessazione delle attività del campo di Fossoli. La sua capienza originaria era stata concepita per 1.500 detenuti, ma tale numero fu ampiamente superato, arrivando a ospitare fino a 4.000 persone. La struttura comprendeva un blocco dedicato alle donne e baracche destinate agli uomini, oltre a diversi sottocampi. Analogamente a Fossoli, anche il campo di Bolzano fungeva da centro di smistamento.
Campo di concentramento di Mauthausen

Il campo di concentramento di Mauthausen, situato nei pressi della città austriaca di Linz, fu istituito in seguito all'annessione dell'Austria alla Germania e comprendeva un complesso principale, unitamente a quarantanove sottocampi. L'apertura ufficiale del campo avvenne l'8 agosto 1938. All'interno della struttura erano operanti quattro camere a gas e molteplici forni crematori.
La notorietà del campo è tristemente legata alla presenza di una cava di pietra, dove i prigionieri venivano impiegati in attività lavorative forzate. Oltre all'estrazione del granito, i deportati erano adibiti a lavori coatti in vari sottocampi, tra cui Gusen I e II, ove, all'interno di gallerie sotterranee scavate dagli stessi internati, proseguiva la produzione bellica.
Dal settembre 1943 al 1945, Mauthausen ricevette centoventitré trasporti. Il campo registrò il transito di duecentomila prigionieri, tra i quali ottomila italiani. A partire dal 1945, con l'avanzata dell'esercito sovietico sul fronte occidentale, numerosi campi di concentramento dovettero essere evacuati, e molti deportati provenienti da altre strutture furono trasferiti a Mauthausen. Al momento della liberazione, avvenuta il 7 maggio 1945 ad opera delle forze alleate, nel campo furono rinvenuti 66.500 deportati, molti dei quali versavano in condizioni tali da non sopravvivere.
La "scala della morte" a Mauthausen
La scala, caratterizzata da 186 gradini ripidi e scivolosi, che i deportati erano costretti a percorrere più volte al giorno, trasportando pesanti massi di granito estratti dalla sottostante cava, rivestiva un'importanza strategica per la ricostruzione di Linz e per la realizzazione di edificazioni destinate al Führer. Numerosi prigionieri morivano per la fatica e gli stenti, altri precipitavano nel burrone circostante.
Gusen
Gusen rappresentava un sottocampo del complesso di Mauthausen. I detenuti venivano impiegati nell'attività estrattiva delle vicine cave di granito. Nel 1941 fu edificato il crematorio, utilizzato per l'eliminazione dei prigionieri malati e disabili. Nel giro di tre anni, il numero dei detenuti superò quello del campo principale di Mauthausen, a seguito dell'arrivo di deportati provenienti dall'Unione Sovietica, dalla Jugoslavia, dalla Francia e dall'Italia, nonché dell'espansione di altre attività produttive legate all'industria bellica. Oltre alla costruzione del campo stesso, i deportati erano impegnati nello scavo di un complesso sistema di gallerie destinato alla produzione di armamenti e componenti aeronautici.
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Entrata principale del campo
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La cava di granito
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La "scala della morte"
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Prigionieri fucilati
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I forni crematori
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Liberazione del campo
- Pietre della Memoria
Note
Bibliografia Fotografica
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Bibliografia
- 1900-1950: Cinquant'anni del nostro secolo - Supplemento a Storia Illustrata n. 181 - Arnoldo Mondadori Editore - 1972
- 1945: Il mondo volta pagina - Supplemento a Storia Illustrata n. 329 - Arnoldo Mondadori Editore - 1985
- Focus Storia Collection n.25 - 1939-1945: La II Guerra Mondiale - Novembre 2019
- BBC History Dossier: La Seconda Guerra Mondiale - 100 Tappe - Febbraio 2021
- BBC History Dossier: La II Guerra Mondiale a colori - Marzo 2021
- BBC History Italia n.17 - Il Duce e il Fuhrer - Giugno 2025
- Curve nella memoria... angoli del presente: La deportazione in Germania dalla montagna folignate - Una ricerca della classe 2Cn del Liceo Classico F. Frezzi di Foligno 2000-2001, a cura di Olga Lucchi - Grafiche Forever S.p.A. - Maggio 2002
- "...Raus" - Memorie del rastrellamento tedesco di Scopoli - Nazzareno Ponti
- Dall’internamento alla libertà: Il campo di concentramento di Colfiorito - Olga Lucchi - Editoriale Umbra - 2004
- La guerra in casa: Foligno 1940-1945 - Giuseppe Tardocchi - Grafiche CMF - Marzo 2005
- Li presero ovunque: Storie di deportati umbri - Olga Lucchi - Mimesis Edizioni (Milano – Udine) - 2010
- Umbria Cronologia 1940-1946 - Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (ISUC), a cura di Tommaso Rossi - 2017
- La Guerra ai Civili in Umbria (1943-1944)) - Per un Atlante delle stragi naziste - Angelo Bitti - Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (ISUC) - 2007
- Liberazione di Perugia e dell’Umbria da parte delle truppe alleate nel giugno 1944 - Ruggero Ranieri
- Memorie di un Ribelle (settembre 1943 - maggio 1945) - Adelio e Fausta Fiore - Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (ISUC) - 2004
- Tracce di memoria - Guida ai luoghi della Resistenza e degli eccidi nazifascisti in Umbria - Tommaso Rossi - Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (ISUC) - 2013
- Dizionario Biografico Umbro dell’Antifascismo e della Resistenza - Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea - 2024
- La deportazione - A.N.E.D. Umbria - Unione Tipografica Folignate - Febbraio 2018
- Il mio 16 Giugno - Scuola Media Carducci di Foligno - A cura di Pier Giorgio Lupparelli
- Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (ISUC)
- Arolsen Archives - The largest archive on victims and survivors of Nazi persecution
- Sala dei nomi - I morti del campo di concentramento di Mauthausen
- ANED - Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti
- Pietre della Memoria
- Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia
- I Partigiani d'Italia
- ANPI - Sezione Foligno "Franco Ciri"
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- Dimenticati di Stato - I Caduti sepolti nei cimiteri militari italiani in Germania, Austria e Polonia
- Brigate Garibaldi su Wikipedia
- 4ª Brigata Garibaldi su Wikipedia
- 12th Royal Lancers su Wikipedia
- Maggiore Francis Antoine Brock
- Military Cross al Maggiore Brock
- La Gazzetta di Foligno
- Biblioteca Lodovico Jacobilli
Voci Correlate
- 3 febbraio 1944
- Fascismo, Nazismo, II Guerra Mondiale
- La Resistenza
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- Rastrellamenti e Deportazioni
- RSI e occupazione tedesca
