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La Giostra del 1957

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La Giostra del 1957

La XII edizione della Giostra della Quintana di Foligno, svoltasi domenica 8 settembre 1957, rappresenta un unicum nella storia della Giostra. Oltre un anno dopo, nel dicembre del 1958, si stabilì infatti che la Giostra fosse stata vinta, ex-aequo, dai cavalieri Marcello Formica, del rione Croce Bianca, e Paolo Giusti, del rione Contrastanga. Il percorso per giungere a tale decisone fu, come vedremo, lungo e sofferto e, in definitiva, lasciò tutti insoddisfatti. Con l'attuale regolamento un esito del genere non sarebbe più possibile; è infatti previsto che, in un arrivo a pari punti, con la medesima somma dei tempi (calcolata al millesimo di secondo), si debba correre una tornata di spareggio, con anelli del diametro di 5 cm. Schematicamente, gli eventi si svolsero così:

  • Marcello Formica, del Rione Croce Bianca, conclude la sua terza tornata a punteggio pieno e con un tempo di 1':47''.
  • Paolo Giusti, del Rione Contrastanga, conclude la sua terza tornata, senza penalizzazioni, con un tempo di 1':55''.
  • La giuria assegna la vittoria al Croce Bianca, ma il Contrastanga presenta ricorso, per una imprecisione di percorso in cui sarebbe incorso il cavaliere Marcello Formica. (Il percorso, all'epoca, non era ben delimitato come oggi e non c'erano le attuali bandierine, che sarebbero comparse nel 1958. Le bandierine bianche erano considerate "invalicabili", mentre le rosse erano meramente di segnalazione del percorso.)
  • Accogliendo il ricorso, la giuria dichiara vincitore Paolo Giusti, per il rione Contrastanga, scatenando le ire di Marcello Formica e del Priore di Croce Bianca, la prof.ssa Marina Gianformaggio.
  • L'episodio dell'"anello fantasma", pur enfatizzato dai giornali dell'epoca, è piuttosto marginale in questa vicenda. L'oggetto del contendere fu l'imprecisione di percorso, considerata ininfluente da un rione e determinante dall'altro.

Nei capitoli che seguono, viene descritta l'intera vicenda, da due fonti diverse, la Gazzetta di Foligno e il testo "Contrata Crucem", di Silvio Ceccarelli.

Al di là della "piccola guerra" scatenatasi nel 1957 e durata quasi tutto il 1958, ci preme di sottolineare che i due protagonisti, Marcello Formica e Paolo Giusti, erano grandi amici. Non era raro trovare uno a cena a casa dell'altro e, insieme, hanno partecipato alla Giostra del Saracino di Arezzo, che prevede due cavalieri per ciascun quartiere.

Gazzetta di Foligno, 14 settembre 1957

In una superba fantasia di fiaba s'è corsa a Foligno
LA XII GIOSTRA della QUINTANA
Il FURENTE, beniamino della folla, della fortuna e della vittoria

[...]

Alle 16,15, al cenno del Maestro di campo, scatta il primo cavaliere, il Fedele di Croce Bianca, che si assicura 3 anelli su tre. Lo segue il Baldo di Morlupo: 2 anelli su 3. Quindi il Moro di Pugilli: 3 anelli su 3. L'Audace di Spada: 3 anelli su tre. Il Generoso di Mora: dopo il 2° anello infilato finisce sul prato per una impennata del destriero diventato più focoso del previsto. L'animoso di Giotti: 3 anelli su tre. Il Gagliardo di Ammanniti: 1 anello su tre. Il Pertinace di Cassero: 2 anelli su tre, Il Furente di Contrastanga: 3 anelli su tre. L'Ardito di Badia: 3 anelli su 3. Quattro Dame su dieci mettono il broncio delle grandi occasioni. Come se la caveranno i rispettivi cavalieri questa sera alla resa dei conti? Che cosa prenderà il posto del bacio premio della vittoria? Terminata la prima eliminatoria si contendono il primo finale il Fedele, il Moro, l'Audace, l'Animoso, il Furente, l'Ardito. Crollano l'Audace (fallisce due anelli) e l'Ardito (fallisce un anello). Si passa alla finalissima. Quattro Dame hanno il cuore in gola. Dodici damigelle temperano, con le loro attenzioni, le ansie delle loro nobili signore. Il Fedele fila ad andatura sostenutissima e, ventre a terra, lancia in resta, infila gli ultimi tre anelli alla velocità record di 1'47"; incorre però in una penalizzazione per imprecisione di percorso. Copre il percorso a forte velocità (1'53") anche il Moro e senza penalizzazione; ma gli sfugge un anello. L'Animoso infila i tre anelli con una eccellente velocità: 1'51", ma incorre in penalizzazioni per poco rispetto ai segnali di percorso. Scatta per ultimo il sedicenne Furente di Contrastanga: diritto e sicuro sul suo prodigioso cavallino, che saetta elegantissimo e impeccabile lungo tutta la pista, infila i tre anelli con il tempo di 1'55", toccando per la terza volta il traguardo senza penalizzazioni. E' la prestazione di gara più perfetta. Il giovanissimo Furente è stato, in tutte le prove, il beniamino della folla, della fortuna e della vittoria: questa volta le tre capricciose sorelle si sono trovate d'accordo e hanno fatto la scelta migliore. Al Rione Contrastanga trionfo pieno arreca il 1957: il Palio della Giostra e il premio artistico.

[...]

Era già irregolare la prova del FEDELE?

Ormai nota la vicenda che ha indotto la giuria di gara della Giostra della Quintana ad eliminare il cavaliere Formica dalla prova finale assegnando il Palio al giovane Paolo Giusti, intendiamo in questa breve nota soffermarci invece su un altro particolare notato dalla giuria stessa ma per il quale nessun provvedimento è stato adottato per le ragioni che andremo esponendo. Terminata la sfilata del Corteo storico, il maestro di campo ha dato tempestivamente inizio alla gara chiamando a giostrare per primo il cavaliere del Rione Croce Bianca. Partito al galoppo, Marcello Formica, percorso ad andatura regolare il primo giro, ha infilato il primo anello; nell'apprestarsi però a compiere la seconda fatica, il Formica forse per un attimo di esitazione ha colpito con violenza la mano della Quintana tanto da farla girare due volte su sé stessa e dando l'impressione a tutto il pubblico ed anche alla giuria di non aver infilato l'anello. Lo stesso speaker comunicò che il Formica aveva infilato due soli anelli. Percorso poi l'ultimo tratto di pista il cavaliere al centro del campo, e non al tavolo della giuria, ha lasciato cadere in terra tre anelli e non due. Quale dunque la misteriosa combinazione che ha ingannato i presenti? La giuria è rimasta perplessa e sconcertata di fronte a questa realtà quasi illusoria ed anzi, perché le cose da quel momento fossero più chiare, ha invitato i cavalieri a presentarsi al suo tavolo personalmente al termine di ogni prova. Ieri sera nella sede dell' Ente siamo andati ad osservare attentamente la Quintana proprio nel punto in cui la lancia del Formica l'ha colpita: ebbene, il colpo indubbiamente è stato netto e preciso ed è riprodotto da un foro praticato pochi centimetri al disopra dell'anello. Non è possibile pensare che la lancia, una volta colpita la Quintana, sia scivolata dentro l'anello perché nessuna traccia nella circonferenza del foro lo dimostra. La chiarezza del segno lasciato e la sua rigidità confermano anzi che la lancia non può aver infilato l'anello a meno che questo da solo non sia entrato nella lancia stessa; il che è veramente assurdo ed ha del miracolistico. Una ipotesi invece è stata avanzata da molti appassionati e da alcuni competenti: l'anello, per la violenza del colpo subito dalla Quintana, sarebbe uscito dal gancio che ad essa lo sostiene andando a cadere fatalmente sul cavaliere in corsa. Nel qual caso, quale valore dovrebbesi attribuire alla prova? Quali di queste discutibili considerazioni occorre seriamente ponderare? Il mistero del terzo anello rimarrà, riteniamo, sempre tale poiché nessuno saprà riportare una fedele versione di come lo strano fatto si sia verificato. Certo però che la eliminazione del cavaliere Formica alla prima prova pur facilitando il compito degli altri cavalieri, avrebbe tolto di gara un elemento di indubbio valore. La stessa competizione avrebbe perso in bellezza, diminuendo l'entusiasmo del generoso pubblico.

Divagazioni

La «Giostra della Quintana» si è conclusa con un reclamo accolto, per cui si è avuta una duplice vittoria (la seconda però ha annullato la prima). Le discussioni che ne sono seguite hanno servito a qualche cosa, anzi tutto a dimostrare la vitalità della manifestazione che è piaciuta assai ai molti forestieri. Per noi c'è stato un difetto nell'affare del reclamo; il verdetto è stato emesso con molte ore di ritardo...

***

La reazione del rione prima dichiarato vincitore è stata vivace. Sono stati restituiti i palii vinti negli anni passati, si è deciso di adire le vie legali... per il risarcimento dei danni morali... ed altro, è stato emesso un Comunicato Stampa. Giustificata può definirsi la reazione, ma non tutte le decisioni. Ancora una volta si è dimostrato che è più difficile saper perdere che saper vincere.

Brevi di cronaca

Contro la decisione della Giuria di Gara dell'Ente Giostra Quintana, il Rione Croce Bianca ha restituito i palii di Giostra vinti negli anni precedenti protestando contro detta decisione.

Gazzetta di Foligno, 8 febbraio 1958

L'Ente Giostra della Quintana in tribunale (ed anche la Gazzetta di Foligno)

Può sembrar strano, ma l'anno 1957 se ha sancito il successo strepitoso della Giostra della Quintana, che ha richiamato sugli spalti del Comunale un pubblico veramente eccezionale, ha anche suscitato contrasti e controversie per ragioni di ordine tecnico inerenti esclusivamente la Giostra. A tutti sono note le vicende che hanno procurato al cavaliere Formica, del Rione Croce Bianca, la squalifica dalla gara e la conseguente assegnazione del Palio 1957 al cavaliere Paolo Giusti del Rione Contrastanga. Nonostante le immediate proteste e reazioni, sembrava che, col passar del tempo, gli animi si placassero e l'increscioso episodio fosse dimenticato. Senonché, al di fuori di ogni obbiettiva considerazione relativa soprattutto al prestigio della Quintana e di Foligno, il sig. Formica ha creduto opportuno scegliere a giudice della controversia il Tribunale. Noi non sappiamo se la materia possa essere di competenza della Magistratura, trattandosi di una competizione sportiva e cavalleresca, ma ci sembra sia questa la prima volta nella storia delle manifestazioni storiche e sportive in cui si ricorre alla legge per reagire contro il giudizio inappellabile di una giuria di gara. Infatti i sigg. Marcello Formica e Marina Gianformaggio hanno citato in giudizio, per il 1° Marzo 1958, il Presidente della Giuria di gara e l'Ente Autonomo Giostra della Quintana. Nell'atto di citazione gli attori, assistiti dall'avv. Tito Vezio Marziali e dal dr. proc. Massimo Arcamone chiedono che il sig. Marcello Formica venga dichiarato «vincitore della Giostra della Quintana edizione 1957; che della dichiarazione sia fatta menzione in tutti gli atti ufficiali della Giostra della Quintana; che i convenuti vengano condannati al risarcimento dei danni morali e materiali che verranno meglio specificati in corso di giudizio». Trattandosi, come si vede, di cosa alquanto grave il Comitato Centrale dell'Ente Quintana si è riunito lunedì sera nelle sale del Circolo Cittadino sotto la Presidenza del Cancelliere Sen. Giuseppe Salari il quale ha aperto la discussione sull'argomento. Gli intervenuti si sono susseguiti e tutti hanno cercato di richiamare la sig.na Gianformaggio ad un senso di maggiore obbiettività e sensibilità soprattutto per il buon nome dell'Ente e di Foligno. Questo concetto esposto dal cav. Palazzo è stato condiviso da altri mentre il dr. Mattoli ha tenuto a ribadire, come già fatto in altre occasioni, che il Comitato Centrale non è responsabile dei fatti di cui viene imputato nell'atto di citazione. Infatti, ha soggiunto il Priore del Rione Ammanniti, se come il regolamento prescrive il giudizio della Giuria è inappellabile, ii Comitato stesso non può prendere in merito alcuna decisione. Ciò soprattutto al fine di evitare precedenti che in seguito potrebbero creare nuovi incresciosi episodi. Dopo lunga discussione gli intervenuti hanno stabilito che, prima di adottare qualsiasi decisione, un componente il Comitato Centrale cerchi di comporre la vertenza interpellando la parte attrice per conoscerne le intenzioni e riferirne poi al Comitato stesso. Il sig. Marcello Formica ha querelato anche il nostro giornale.


Gazzetta di Foligno, 19 aprile 1958

Girotondo o Giostra?

Mentre l'opinione pubblica folignate riteneva che l'azione per risolvere la controversia circa l'assegnazione del Palio di Giostra della Quintana 1957, così al punto in cui alcune vicende poco simpatiche l'avevano portata, fosse condotta fino in fondo con la costituzione in giudizio dell'Ente citato dai rappresentanti del rione Croce Bianca sigg. Marina Gianformaggio e Marcello Formica, un comunicato del Comitato Centrale ha invece informato che la vittoria di Giostra è stata aggiudicata ex equo ai cavalieri del Contrastanga e del Croce Bianca. La notizia ha suscitato alcune obbiettive reazioni dei cittadini e della stampa che hanno giudicato la soluzione come la meno idonea. Infatti da molte parti si è ritenuto che ciò possa costituire un pericoloso precedente al quale potranno riferirsi altri rioni in futuro qualora i verdetti delle giurie di gara ed artistica dovessero essere considerati ingiusti. Ma la nota più stridente è rappresentata dal fatto che la nuova inspiegabile situazione colpisce proprio un rione, il Contrastanga, che nelle edizioni passate subì con serenità e coscienza alcune errate valutazioni dei giudici artistici senza ricorrere alla legge e giungere al paradosso di citare in giudizio la giuria e l'Ente. A ragione dunque questo rione ha protestato contro la nuova deliberazione del Comitato Centrale ed ha fatto pervenire il Seguente comunicato:

«I componenti il Comitato rionale del rione Contrastanga, riuniti il giorno 11 aprile 1958 hanno deciso all'unanimità di non accettare il comunicato del Comitato Centrale dell'Ente che contravviene una precisa norma dello Statuto relativa alla inappellabilità del giudizio della giuria di gara, qualunque esso sia. Quindi il Comitato rionale, tenendo anche conto che nella riunione straordinaria dell'8 settembre 1957 il Comitato Centrale prese atto a maggioranza della inappellabilità del deliberato della giuria stessa,stabilisce all'unanimità di respingere la decisione del Comitato Centrale e rifiuta di riconsegnare il Palio di Giostra 1957, la Coppa Giusti ed il premio in denaro, nonché di accettare la classifica ex equo dei cavalieri dei rioni Contrastanga e Croce Bianca la quale non è prevista dallo Statuto dell'Ente né dal regolamento tecnico»


Gazzetta di Foligno, 27 dicembre 1958

Il Premio letterario

Con l'assegnazione del Palio 1957 a1 rione Croce Bianca nella persona del valoroso cavaliere Marcello Formica (il Fedele), si è conclusa la spiacevole polemica per la gara dell'anno scorso. Il rione Contrastanga, giudicato vincitore ex-aequo con salomonica decisione, ha rinunciato al palio, che non si è presentato a ritirare. Nella stessa tornata al Circolo Cittadino il vice presidente dell'ente prof. Bucci ha ringraziato dame e damigelle che hanno abbellito con la loro grazia la manifestazione dello scorso settembre e alle quali sono stati distribuiti i premi assegnati. 1l prof. Bucci ha parlato anche dell'attività futura e della partecipazione delle Olimpiadi del 1960.


"Contrata Crucem" a cura di Silvio Ceccarelli

[...]

La Giostra del 1957 sarà caratterizzata dalla contestazione del Rione Contrastanga che fece re­vocare il palio vinto dal rione Croce Bianca e darà inizio alla rivalità con la contrada giallo/blu. Anche di questa controversia esistono due versioni. La signora Anita Chiucchi, del Contrastanga ha sempre sostenuto che il cavaliere Marcello Formica avesse in­filato l'anello con il dito. Viceversa, Formica affermava che nella riunione della commissione tecnica, precedente la gara, la commissione aveva de­liberato di segnalare la pista con due tipi di bandierine: interne bianche invalicabili ed esterne rosse di segnalazione; il cavaliere, volendo, sarebbe pure potuto uscire da lato della pista ove erano le bandierine bianche e rientrare, avrebbe comunque perso del tempo prezioso. Per suffragare tale ipotesi, Formica, riportava le parole dette dall'allora Presidente della Commissione Tecnica l'Ispettore Armando Raffaeli che aveva di­chiarato "Per me potete annà a gira pure a porta Romana, perdete il tempo e lu palio!" Il caso volle che Formica partisse velocissimo e giunto davanti al palco delle dame il cavallo uscisse dal lato consentito per poi rientrare, infilare gli anelli e ottenere il miglior tempo.

La giuria, sancì l'ennesima vittoria del Fedele e consegnò il Palio al cavaliere che fatto il giro d'onore uscì trionfante dal campo. Mentre la contrada stava festeggiando, per le vie rionali, venne raggiunto dalla notizia che la vittoria gli era stata revocata per squalifica. Ne seguì un diverbio che infiammò gli animi e le varie tesi vennero sostenute anche sulle colonne dei giornali locali. Formica raccontava che, amareggiato, il giorno seguente prese tutto il materiale rionale, lo racchiuse in una cassa e la consegnò al Comitato Centrale affermando che da quel momento il rione non esisteva più. In questo contesto uscirà di scena la Prof.ssa Gianformaggio che non ricoprirà più la carica di Priore. A tanta animosità, secondo i racconti di Formica, seguirono una denuncia ed altre azioni legali che avessero salva­ guardato la vittoria. La controversia fu risolta con l'assegnazione della vittoria ex­-aequo.

Come siano andate effettivamente le cose, dopo tanti anni non si è an­cora riusciti a capirlo. Si possono azzardare solo delle ipotesi. Sicuramente per infilare l'anello con il dito, come sosteneva il Contrastanga, Formica avrebbe dovuto avere un riflesso eccezionale perché realizzato di aver "ciccato", l'anello doveva pronta­mente reagire e prendere il bersaglio con il dito; un super riflesso considerando che il tempo che intercorre fra il passaggio della lancia e quello del cavaliere è brevissimo! Vice­versa sembra più attendibile la versione fornita dallo stesso­ cavaliere. I giornali dell'epoca non aiutano a capire come siano an­date effettivamente le cose; abbiamo trovato solo un articolo della Gazzetta di Foligno, in cui si formulano solamente delle ipotesi. Partendo da un unico fatto certo: la Statua fu colpita dal cavaliere e ruotò su se stessa dando a tutti la sensazione che Formica avesse fallito il bersaglio, ma al momento di mostrare gli anelli, il cavaliere consegnò i tre bersagli al centro del campo. Questa era sicuramente la prassi dell'epoca perché si legge che da quel momento la giuria­ pretenderà che la consegna degli anelli avvenisse davanti al tavolo della giuria. In seguito di questo cambiamento ci fu chi ipotizzò che l'anello incriminato fosse vo­lato addosso al cavaliere. Il giornalista per suffragare questa ipotesi, disse che si vedeva benissimo il foro prodotto dalla lancia sulla statua poco sopra al sostegno degli anelli e che la posizione escludeva che la punta poi fosse scivolata verso il basso e l'anello fosse stato infilato con la lancia. Alla luce di questi elementi si può ipotizzare che probabilmente il cavaliere infilò l'anello non centrando il foro ma con la lancia spostata in alto verso il sostegno che fu toccato dopo che l'anello si era staccato dal gancio, diversamente sarebbe volato via verso l'esterno, oppure il braccio della statua potrebbe essere stato "toccato" dal cavaliere. Inoltre, ogni qual volta un cavaliere ha sbagliato la mira colpendo il braccio del "Quinta­none", per contraccolpo, ha perso sempre la lancia. Può es­sere verosimile che il cavaliere sia riuscito a tenere la lancia, ma sembra alquanto difficile. Sicura­ mente l'anello non poteva cadere addosso al cavaliere, perché avrebbe dovuto spaccarsi per sganciarsi e nemmeno poteva essere stato infilato "con il dito" come asserivano quelli del Contrastanga. L'unica scelta poteva essere rappresentata dall'ipotesi che l'anello raccolto da altri fosse stato consegnato al cavaliere, ma di questo non esiste traccia.

Alla fine di tutte le diatribe, quando si sancì di considerare la vittoria ex-­aequo, accadde un fatto singolare; nessuna delle due contrade volle il "drappo della contesa". Un vero peccato perché il palio era stato realizzato con una tecnica nuova rispetto agli altri che erano solo dipinti. Infatti, sul drappo troviamo numerose applicazioni ricamate a mano dalla Prof.ssa Marcella Scaramucci mentre la parte pittorica era stata realizzata dal Prof. Ugo Scaramucci. Per chiudere definitivamente la questione si ricorse ad un nuovo artifizio. Al rione Croce Bianca fu consegnato un palio che era la copia pittorica di quello originale mentre al rione Contrastanga, ne fu consegnato un palio ex novo dipinto dal Prof. Ugo Scaramucci. Il palio originale, per un certo tempo non ebbe una sistema­zione stabile poi, come racconta­vano gli anziani del Rione, si decise di cancellare la data e di regalarlo a Marcello Formica.

A distanza di tempo ancora non si riesce capire cosa effettivamente sia successo nella giostra. Voci maligne affermavano che quel­l'anno si volesse premiare il Contrastanga perché era stato il primo rione a dotarsi di costumi propri. Si racconta che per decidere la foggia dei costumi ci siano state molte discussioni. Alla fine la Signora Anita Chiucchi, priore della Contrada, decise di farli realizzare sulla foggia francese. Questo primo inter­vento farà sì che, da quel momento in poi tutti i costumi fossero realizzati in stile francese. Un'altra serie di voci affermava che si voleva premiare il giovane Paolo Giusti che aveva esordito in Giostra nel 1954 a quattordici anni, subentrando al padre, Cruciano morto in un incidente, mentre insegnava al giovane Paolo l'arte di correre la Quintana. Chiaramente nessuna di queste ipotesi è suffragata da prove; sono state riportate per aiutare a capire come nacque l'antagonismo con il Contra­stanga. Placate le animosità, nell'anno seguente, la Giostra si presentò con una novità: For­mica, stanco dalle discussioni del '57 aveva da tempo dichiarato che se avesse vinto la Giostra del 1958 non avrebbe corso più. Così avvenne! Al termine di una gara superba Formica vinse il suo ennesimo palio e abbandonò la Giostra. Quell'anno al vertice del Rione c'è l'Avvocato Tito Vezio Marziali. Sarà il suo l'unico anno di priorato! A gestire l' abbandono di Formica, come Priore, è eletto il Rag. Renzo Castellani che reggerà le sorti del rione per otto anni.

[...]

I protagonisti



Bibliografia Fotografica

Le immagini a corredo delle pagine sono proprietà dei rispettivi autori.
Sentiti ringraziamenti a: La Gazzetta di Foligno, Qui - Brochure ufficiale della Giostra della Quintana di Foligno, Il Cittadino - Periodico di costume, arte, cultura e turismo, Segni Barocchi Festival, Enrico Menichini, Silvio Ceccarelli, Maurizio Ciocconi, Roberto Brinci, Alessandro Brinci.
Per richiedere la rimozione di una o più immagini, inviare una e-mail a: postmaster@spqf.it.
N.B.: Immagini particolarmente deteriorate sono state sottoposte a restauro digitale.

Bibliografia

"I Rioni di Foligno - Tradizione e Storia" - Bruno Martinelli - Associazione Orfini-Numeister - Foligno 1994
"Rione Spada - Giostra della Quintana 1946" - Gabriele Brinci - Ente Giostra della Quintana - Foligno 2007
"Giostra della Quintana 1946 - I protagonisti" - Gabriele Brinci - Ente Giostra della Quintana - Foligno 1996
"1946:nonsoloquintana" - Lanfranco Cesari, Domenico Doni, Franco Bosi - Foligno 1996
"Discorso della Città di Foligno - Cronologia dei Vescovi, Governatori, e Podestà, ch'hanno retto essa Città." - Lodovico Jacobilli - Foligno 1646
La Gazzetta di Foligno
Ente Giostra della Quintana
Sito "Quintana di Foligno"
"Qui - Brochure ufficiale della Giostra della Quintana di Foligno"
"Il Cittadino" - Periodico di costume, arte, cultura e turismo
Con il gentile contributo di Ivano Bruschi, Silvio Ceccarelli e Roberto Brinci

Rione Ammanniti
Rione Badia
Rione Cassero
Rione Contrastanga
Rione Croce Bianca
Rione Giotti
Rione La Mora
Rione Morlupo
Rione Pugilli
Rione Spada

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