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3 febbraio 1944

Da WikiFoligno.

3 febbraio 1944

Il rastrellamento verificatosi il 3 febbraio 1944 fu un'operazione di vasta portata, secondo alcune stime coinvolgente un intero battaglione SS di oltre cinquemila uomini. L'azione fu condotta in una circoscritta area montana situata immediatamente a monte di Foligno, nelle frazioni di Cupoli (Cascina Raticosa[1]), Casale, Vallupo, Acqua Santo Stefano, Scopoli e Rasiglia. Tale territorio aveva rappresentato, fino a poco tempo prima, la zona di operatività dei partigiani della "IV Garibaldi", sebbene questi ultimi, già dalla fine del 1943, si fossero spostati verso il confine marchigiano. In realtà, i partigiani della Raticosa operavano in un'area geografica relativamente limitata ma strategicamente rilevante, a cavallo tra la via Flaminia e la Val di Chienti. Nonostante la loro esiguità numerica, essi costituivano una minaccia significativa per le forze occupanti, come attestato dai rapporti preoccupati dei carabinieri indirizzati al Capo Provincia, Armando Rocchi, il quale riportava: "Dalle prime notizie raccolte sembra che la forza dei ribelli nella zona in questione ammonti a circa quattrocento uomini". Si trattava di un numero considerevolmente gonfiato, comprensivo anche di coloro che fornivano supporto e assistenza ai "ribelli". Per identificare i "ribelli" e i loro sostenitori, era attiva una rete di spie che raccoglieva informazioni, talvolta fingendo di voler aderire alla Resistenza. Nelle frazioni montane, caratterizzate da una bassa densità abitativa, era relativamente agevole nascondersi tra gli sfollati provenienti dal Mezzogiorno o dalla stessa Foligno, sottoposta dal novembre 1943 a frequenti e devastanti bombardamenti.

Le testimonianze dei deportati sopravvissuti, in particolare quelle di don Pietro Arcangeli e del partigiano Franco Nardone, fanno riferimento a frequenti voli di ricognizione di un velivolo tedesco, denominato "cicogna", nei giorni antecedenti il 3 febbraio. Esse menzionano inoltre l'arrivo a Scopoli, nel pomeriggio del 2 febbraio, di due individui sconosciuti che cercavano di raggiungere i partigiani, richiedendo ospitalità e indicazioni stradali. Tali richieste furono esaudite, e gli stessi furono ospitati presso l'abitazione di Primo Micheli, uno dei soggetti che sarebbero stati rastrellati il giorno seguente. Alla repentina e misteriosa scomparsa dei due forestieri seguì l'irruzione di consistenti contingenti di truppe tedesche, supportati da militi fascisti, che circondarono completamente l'area provenendo da almeno tre direzioni: da Trevi, risalendo la mulattiera attraverso la Raticosa; da Foligno, lungo la strada statale SS 77; e da est, dalla frazione di Casenove, un nodo stradale tra la statale e la provinciale che conduce attraverso Sellano alla Valnerina.

A seguito del rastrellamento del 3 febbraio, vennero catturate ventidue persone. Nello stesso giorno, Gatto Salvatore fu arrestato a Foligno. Il 16 febbraio, a Roviglieto, furono arrestati Antonio Salcito e suo figlio Vincenzo. L'avvocato Gabriele Crescimbeni era stato arrestato a Perticani di Foligno il 29 settembre 1943.

Il totale dei deportati dalla zona montana folignate in quell'occasione (3-16 febbraio) ammontò a venticinque persone. Tutti furono avviati in data 3 maggio al "Polizei und Durchgangslager" di Fossoli (Carpi, Modena) e successivamente reclusi nella baracca 17, destinata ai "politici". Ad eccezione di don Pietro Arcangeli, unico a essere sottoposto a processo dal Tribunale Militare tedesco di Perugia (circostanza che indica una loro piena conoscenza della sua attività partigiana), e di Luigi Costantini (trasferito a Flossenbürg), la destinazione finale per tutti gli altri fu Mauthausen. Alcuni vi giunsero direttamente da Fossoli con il trasporto del 21 giugno 1944, mentre altri vi arrivarono all'inizio di settembre, dopo essere stati trasferiti a Gries (Bolzano), struttura che aveva sostituito Fossoli a seguito della sua chiusura nell'agosto dello stesso anno.

Di tutti i deportati, uno riuscì ad evadere dal campo di transito di Fossoli. Cinque furono liberati alla resa della Germania, tra il 5 e il 6 maggio 1945; tuttavia, uno di loro, Giacomo Melelli, spirò pochi giorni dopo. Don Pietro Arcangeli, il cui percorso di deportazione fu differente da quello degli altri, venne liberato da Kaisheim. Tutti gli altri trovarono la morte nei campi, o nei loro sottocampi, di Innsbruck, Mauthausen e Flossenbürg.

Durante il rastrellamento vengono uccisi

Filippo Catarinelli, di anni 8, residente a Vallupo. A Vallupo venne barbaramente ucciso il piccolo Filippo Catarinelli. La madre stava cercando di proteggerlo, nascondendosi con lui all'interno di un bosco, ma un militare tedesco, attirato dalle urla di terrore del bambino (secondo alcune testimonianze, il piccolo si sarebbe divincolato dalla madre e si sarebbe messo a correre), iniziò a sparare indiscriminatamente in quella direzione.

Gregorio Salvati di Giuseppe, nato a Foligno l'11 gennaio 1923, residente nella frazione di Acqua Santo Stefano, era un contadino, militare in licenza di convalescenza.

Venne ucciso in casa nel tentativo di fuga al sopraggiungere dei soldati tedeschi armati di mitra. Sebbene fosse in regolare congedo per malattia, e non avesse nulla da temere, la sua uniforme militare, indossata per proteggersi dal rigido inverno montano, lo indusse a temere di essere scambiato per un disertore.

Riconosciuto come partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno, attivo dal 1° dicembre 1943 al 3 febbraio 1944.

Durante il rastrellamento riescono a sfuggire alla cattura

Antonio Donati

Militare, rimpatriato all'indomani dell'Armistizio, e successivamente divenuto partigiano, si trovava in località Raticosa, presso la cascina che, fino a pochi giorni prima, aveva ospitato il comando della IV Brigata Garibaldi Foligno. Era in compagnia di Augusto Bizzarri, Franco Pizzoni e Franco Santocchia. Nel tentativo di sottrarsi alla cattura, precipitò in un burrone e perse conoscenza, circostanza che fece sì che non venisse rinvenuto, o fosse erroneamente ritenuto morto sul colpo.

Riconosciuto partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° gennaio al 1° luglio 1944.

Secondo Maggi di Guerrino

Figlio di uno dei rastrellati, residente ad Acqua Santo Stefano; mentre le truppe tedesche sono in paese, lui è poco lontano con gli animali al pascolo e riesce ad occultarsi nei boschi.

Deportati

Cupoli

È il punto più vicino a Raticosa; la targa posta fra le poche case del paese riporta i nomi di Bizzarri, Santocchia e Pizzoni, catturati dai tedeschi saliti da Ponze.

Augusto Bizzarri

Augusto Bizzarri è il terzo in piedi da sinistra
Augusto Bizzarri è il terzo in piedi da sinistra

Nato a Foligno il 4 novembre 1920, residente nella frazione Colle Scandolaro, svolse la professione di calzolaio. Militare rientrato dopo l'Armistizio, partecipò alla Resistenza come partigiano. Venne catturato il 3 febbraio 1944 presso la cascina Raticosa, sede dell'allora comando della IV Brigata Garibaldi Foligno, unitamente a Franco Pizzoni e Franco Santocchia.

Trasferito nel carcere di Perugia, dove subì gravi sevizie durante gli interrogatori, fu successivamente deportato a Fossoli il 3 maggio e infine a Mauthausen il 21 giugno (matricola n. 76256). Fu poi trasferito nei sottocampi di Wiener Neustadt, Wien Florisdorf e infine Wien Hinterbrühl, dove morì il 6 aprile 1945.

Riconosciuto partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° gennaio 1944 al 6 aprile 1945.


Franco Pizzoni

Nato a Foligno il 31 marzo 1925, studente legato al circolo folignate di Azione Cattolica, celibe, residente in frazione S. Eraclio, partigiano. Catturato il 3 febbraio 1944 in località Raticosa, presso l'ex comando della IV Brigata Garibaldi, insieme ad Augusto Bizzarri e Franco Santocchia.

Recluso nel carcere di Perugia, dove subì reiterate sevizie, fu trasferito a Fossoli il 3 maggio 1944 e successivamente a Gries (Bolzano). Deportato a Mauthausen il 5 agosto 1944 (matricola n. 82477), fu poi trasferito, unitamente al fraterno amico Franco Santocchia, nel sottocampo di Gusen, dove morì il 23 aprile 1945.

Riconosciuto partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° ottobre 1943 al 30 giugno 1944.


Franco Santocchia

Nato a Foligno il 27 novembre 1924, elettricista (ferroviere). Legato al circolo folignate di Azione Cattolica. Partigiano, residente nella frazione S. Eraclio, fu catturato il 3 febbraio 1944 in località Raticosa, presso l'ex comando della IV Garibaldi Foligno, insieme a Franco Pizzoni e Augusto Bizzarri.

Recluso nel carcere di Perugia, dove subì reiterate sevizie, fu trasferito a Fossoli il 3 maggio 1944 e successivamente a Gries (Bolzano). Partito per Mauthausen il 5 agosto 1944 (matricola n. 82514) e trasferito all'arrivo nel sottocampo di Gusen, morì il 30 aprile 1945, una settimana dopo il suo fraterno amico Franco Pizzoni.


Riconosciuto partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° dicembre 1943 al 30 aprile 1944.


Civitella

I quattro deportati da Civitella erano totalmente estranei all'attività della Garibaldi.

Vincenzo Camilli

Nato a Foligno il 21 aprile 1890, contadino, civile, coniugato e senza figli, residente nella frazione Civitella. Fu catturato in tale località il 3 febbraio 1944, insieme al fratello Vittorio e ai cugini Luigi e Sante Costantini.

Recluso nel carcere di Perugia, fu trasferito a Fossoli il 3 maggio 1944 e da lì a Gries (Bolzano). Successivamente venne deportato a Mauthausen il 5 agosto 1944 (matricola n. 82301). Morì nel sottocampo di Gusen l'8 febbraio 1945.

Riconosciuto partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° ottobre 1943 al 3 febbraio 1944.


Vittorio Camilli

Nato a Foligno il 25 febbraio 1900, residente nella frazione di Civitella, dove venne catturato il 3 febbraio 1944. Di professione contadino e civile, fratello minore di Vincenzo, seguì il medesimo percorso iniziale.

Recluso nel carcere di Perugia, fu trasferito a Fossoli il 3 maggio 1944. Da qui riuscì ad evadere, senza tuttavia convincere il fratello a seguirlo, e rientrò a casa. Convisse per il resto dei suoi giorni con il lacerante rammarico di non essere riuscito a trasmettere al fratello e ai due amici il coraggio e l'incoscienza di compiere un gesto ritenuto non impossibile, almeno in un contesto come quello del campo emiliano

Riconosciuto partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° novembre 1943 al 2 febbraio 1944.

Luigi Costantini

Nato a Foligno il 7 agosto 1902, residente in frazione Civitella, dove fu catturato il 3 febbraio 1944. Era coniugato, padre di due figli, il terzo dei quali nacque nel maggio 1944, e non conobbe mai il genitore. Di professione contadino, cugino di Vincenzo e Vittorio Camilli, era un civile.

Recluso nel carcere di Perugia, venne trasferito a Fossoli il 3 maggio 1944. Da qui, fu portato a Gries (Bolzano) e successivamente a Flossenbürg (matricola n. 21526). Morì nel sottocampo di Mülsen il 3 dicembre 1944.

Riconosciuto partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° ottobre 1943 al 3 febbraio 1944.


Sante Costantini

Nato a Foligno il 13 luglio 1906, residente in frazione Civitella, dove fu catturato il 3 febbraio 1944. Contadino, era coniugato e padre di un figlio. Era cugino di Luigi Costantini e di Vincenzo e Vittorio Camilli, ed era un civile.

Recluso nel carcere di Perugia, fu trasferito a Fossoli il 3 maggio 1944 e da qui a Gries (Bolzano). Portato a Mauthausen il 5 agosto (matricola n. 82334), venne successivamente trasferito al sottocampo di Gusen il 7 agosto 1944, dove morì il 22 febbraio 1945.

Riconosciuto partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° ottobre 1943 al 3 febbraio 1944.


Acqua S. Stefano

Felice Salvati di Giuseppe

Nato a Foligno il 16 aprile 1927, contadino, civile. Fratello di Gregorio (fucilato sul posto il giorno stesso del rastrellamento), residente ad Acqua Santo Stefano, dove venne catturato il 3 febbraio 1944 insieme al padre Giuseppe e allo zio Rinaldo.

Recluso nel carcere di Perugia, fu trasferito a Fossoli il 3 maggio 1944 e successivamente a Mauthausen il 21 giugno 1944 (matricola n. 76563). Fu poi trasferito nei sottocampi di Grossraming e Gusen, dove morì il 16 dicembre 1944.

Riconosciuto partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° novembre 1943 al 16 dicembre 1944.


Giuseppe Salvati

Nato a Foligno l'8 giugno 1898, contadino, civile, coniugato e padre di Felice e Gregorio. Residente ad Acqua Santo Stefano, dove venne catturato il 3 febbraio 1944 insieme al figlio Felice e al fratello Rinaldo.

Recluso nel carcere di Perugia, fu trasferito a Fossoli il 3 maggio 1944 e successivamente a Mauthausen il 21 giugno 1944 (matricola n. 76564). Trasferito nei sottocampi di Grossraming, Schlier e Gusen, morì nel campo principale il 16 marzo 1945.

Riconosciuto partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° ottobre 1943 al 3 febbraio 1944.

Rinaldo Salvati

Nato a Foligno il 31 marzo 1906, contadino, civile. Fratello di Giuseppe e zio di Felice e Gregorio, coniugato e padre di sei figli (altri tre nacquero nel dopoguerra). Residente ad Acqua Santo Stefano, dove venne catturato il 3 febbraio 1944 insieme al fratello Giuseppe e al nipote Felice.

Recluso nel carcere di Perugia, fu trasferito a Fossoli il 3 maggio 1944 e successivamente a Mauthausen il 21 giugno 1944 (matricola n. 76565). Trasferito nei sottocampi di Grossraming, Schlier e Gusen, dove venne liberato il 5 maggio 1945.

Riconosciuto partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° novembre 1943 al 29 giugno 1945.


Francesco Federici

Nato a Foligno il 7 giugno 1901, contadino, coniugato e padre di almeno due figli. Residente in frazione Acqua Santo Stefano, fu catturato il 3 febbraio 1944, insieme al fratello Serafino e ad altri, durante il rastrellamento del paese.

Recluso nel carcere di Perugia, fu portato a Fossoli il 3 maggio 1944 e da qui a Gries (Bolzano). Trasferito a Mauthausen il 5 agosto 1944 (matricola n. 82352), fu successivamente destinato al sottocampo di Gusen. Morì nel campo principale l’8 marzo 1945.

Riconosciuto partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° ottobre 1943 all’8 marzo 1945.


Serafino Federici

Nato a Foligno il 1° aprile 1903, contadino, residente nella frazione di Acqua Santo Stefano. Catturato il 3 febbraio 1944, era fratello di Francesco, con cui condivise le medesime esperienze di deportazione.

Recluso nel carcere di Perugia, fu trasferito a Fossoli il 3 maggio 1944 e successivamente a Gries (Bolzano). Deportato a Mauthausen il 5 agosto 1944 (matricola n. 82353), venne assegnato al sottocampo di Gusen, dove morì il 17 marzo 1945.

Riconosciuto partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° ottobre 1943 al 17 marzo 1945.


Guerrino Maggi

Nato a Foligno il 6 giugno 1898, civile, originario della frazione di Scopoli. Dopo il matrimonio si trasferì ad Acqua Santo Stefano, dove esercitava l'attività di contadino. Fu arrestato il 3 febbraio 1944.

Recluso nel carcere di Perugia, fu trasferito a Fossoli il 3 maggio 1944, successivamente a Gries (Bolzano) e infine a Mauthausen il 5 agosto 1944 (matricola n. 82405). Morì nel sottocampo di Gusen il 1° marzo 1945.

Riconosciuto partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° ottobre 1943 al 3 febbraio 1944.


Scopoli

Don Pietro Arcangeli

Don Pietro, nato a Foligno il 27 dicembre 1917, era sacerdote. All'epoca dei fatti, ricopriva l'incarico di parroco della frazione Casale, estendendo la propria cura pastorale ad altre cinque frazioni limitrofe: Cupoli, Cancelli, Cascito, Civitella e Vallupo. Successivamente, assunse la parrocchia della sua natia Leggiana.

Fu catturato a Scopoli il 3 febbraio 1944. Al momento dell'arrivo dei tedeschi a Scopoli, don Pietro si trovava nella vicina frazione di Cifo per celebrare la festa di San Biagio. I militari tedeschi terrorizzarono i familiari, costringendo la sorella Santina a consegnare loro una fotografia del fratello al fine di facilitarne l'identificazione, mentre il padre si affrettò ad avvertire il figlio della presenza dei soldati intenti a cercarlo. Appresa la notizia, don Pietro fece ritorno a Scopoli, dove i soldati erano impegnati a perquisire ogni abitazione. Al termine delle operazioni, venne fatto salire su un camion insieme agli uomini già arrestati, tra lo scherno e la derisione dei militari. Fu quindi condotto, insieme agli altri detenuti, al comando delle SS di Foligno e successivamente trasferito nel carcere di Perugia.

A causa delle sue compromissioni con i partigiani, evidenti e già note ai tedeschi, fu l'unico ad essere sottoposto a processo dal Tribunale Militare tedesco di stanza a Perugia, il quale lo condannò a quattro anni di carcere duro. Di conseguenza, il suo percorso di deportazione differì da quello degli altri detenuti. Il 2 marzo 1944, fatto salire su una camionetta militare occupata da sei soldati tedeschi, e costretto a rimanere in piedi per l'intero tragitto, fu trasferito al carcere Forte S. Leonardo di Verona. Da qui, il suo peregrinare proseguì attraverso Monaco di Baviera, Berlino, Sonnenburg (oggi Słonsk, Polonia), ancora Berlino, nuovamente Monaco, Bernau am Chiemsee, Nordlingen e Kaisheim, luogo in cui venne liberato.

Don Pietro è deceduto a Foligno il 1° novembre 1995.

Riconosciuto partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° ottobre 1943 al 30 giugno 1944.

Armando Bileggi

Nato a Foligno il 3 marzo 1896, residente nella frazione di Scopoli, dove fu catturato il 3 febbraio 1944. Era un civile. Coniugato, aveva una figlia insegnante in una frazione del vicino comune di Sellano e un figlio, militare di leva, internato in Germania dopo l'8 settembre. Venne arrestato semplicemente perché si avvicinò al camion su cui erano già stati fatti salire i suoi compaesani.

Recluso nel carcere di Perugia, fu trasferito a Fossoli il 3 maggio successivo e il 21 giugno a Mauthausen (matricola n. 76252). Trasferito nei sottocampi di Wiener Neustadt e Wien Florisdorf, morì nell'infermeria del campo centrale il 9 aprile 1945. Qualcuno che ha conosciuto in quei frangenti lo ricorda, disperato, aggirarsi per il campo alla ricerca di foglie secche con cui riempire una piccola pipa di terracotta miracolosamente conservata.

Riconosciuto partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 10 dicembre 1943 al 7 aprile 1945.


Franco Nardone

Nato a Foligno il 27 giugno 1922, Nardone Franco era uno studente e partigiano, residente in frazione Scopoli, dove venne catturato il 3 febbraio 1944. Al momento della cattura a Scopoli, Franco Nardone era amico dei partigiani della Brigata Garibaldi, a cui forniva regolarmente notizie e rifornimenti. Dopo l'arresto, fu caricato con gli altri fermati su un camion, condotto al comando delle SS di Foligno e successivamente recluso nel carcere di Perugia.

Fu trasferito a Fossoli il 3 maggio 1944 e da lì a Mauthausen il 21 giugno 1944 (matricola n. 76471). Venne inizialmente inviato a Wiener Neustadt, dove nel luglio 1944 era ripresa la produzione bellica sotterranea. Successivamente fu trasferito a Wien Hinterbrühl, il sottocampo allestito dalla società Heinkel per la produzione di aerei a reazione, situato in una cava derivante dal prosciugamento di un lago sotterraneo. Dopo ulteriori spostamenti a Mauthausen e Gusen, finì nel Revier (infermeria) a causa di un atto di autolesionismo. Nel Revier, i deportati erano spesso lasciati morire piuttosto che ricevere cure. Nardone ebbe però fortuna e, al termine degli ultimi giorni del campo, ottenne di uscirne e venne liberato il 5 maggio 1945. Sulla strada del ritorno incontrò Primo Micheli e proseguirono insieme. Morì nel settembre 1998.

Riconosciuto partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° novembre 1943 al 30 giugno 1944.


Giacomo Melelli

Nato a Foligno il 12 maggio 1904, Melelli Giacomo era un contadino, civile, coniugato e padre di tre figli. Collaboratore dei partigiani, residente in frazione Scopoli, fu arrestato il 3 febbraio 1944. Rientrato dall'abbeveraggio delle mucche insieme al figlioletto Marzio (futuro sacerdote), trovò la casa invasa dai tedeschi. Durante la perquisizione, vennero rinvenute due cartucce da caccia.

Recluso nel carcere di Perugia, fu trasferito a Fossoli il 3 maggio 1944 e successivamente a Mauthausen il 21 giugno (matricola n. 76445). Dopo essere stato spostato nei sottocampi di Gross Raming, Schlier e Gusen, venne liberato in quest'ultimo. Un paio di settimane dopo, ritrovato qualche compaesano superstite, condivide con questo e altri sventurati un misero pasto. Franco Nardone, che è con lui in quel momento, ricorda che si trattava al massimo di due piatti di pasta, senza il minimo condimento, da consumare in sei persone. Tanto basta per causare un'indigestione che per Melelli comporta la morte, il 25 maggio 1945, perlomeno da uomo libero.

Riconosciuto partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° ottobre 1943 al 3 febbraio 1944.


Giuseppe Privinzano

Nato a San Mauro Forte (Matera) il 22 dicembre 1920, meccanico, militare (presumibilmente renitente o disertore), partigiano. Residente in frazione Sant'Eraclio, era fidanzato con Titina Moscato, figlia del medico condotto. Con la famiglia della fidanzata sfollò in frazione Scopoli, dove venne catturato il 3 febbraio 1944.

Recluso nel carcere di Perugia, fu trasferito a Fossoli il 3 maggio 1944 e successivamente a Gries (Bolzano). Deportato a Mauthausen il 5 agosto 1944 (matricola n. 82486), fu poi trasferito nel sottocampo di Gusen, dove morì il 4 febbraio 1945.

Primo Micheli

Nato a Foligno il 3 febbraio 1903, Micheli Primo era un elettricista, civile, coniugato e padre di tre figli. Residente in frazione Scopoli, fu arrestato il giorno del suo 41° compleanno. Pochi giorni prima, due uomini, in seguito rivelatisi spie fasciste, si erano presentati presso la sua abitazione. Possedeva una centralina elettrica alimentata dall'acqua del fiume Menotre; la sua competenza di elettrotecnico contribuì probabilmente alla sua sopravvivenza nel lager.

Recluso nel carcere di Perugia, fu trasferito a Fossoli il 3 maggio 1944 e da lì a Mauthausen il 21 giugno 1944 (matricola 76452). Dopo essere stato spostato nei sottocampi di Wiener Neustadt, Steyr e infine Gusen, venne liberato il 5 maggio 1945. Sulla via del ritorno incontrò Franco Nardone e proseguirono insieme.

Riconosciuto partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° novembre 1943 al 29 giugno 1945.


Rasiglia

Colombo Olivieri di Luigi

Nato a Foligno l'8 novembre 1924, studente, civile, residente in frazione Rasiglia. Catturato il 3 febbraio 1944 insieme al padre e al cugino Lino Spuntarelli.

Recluso nel carcere di Perugia, fu trasferito a Fossoli il 3 maggio 1944 e successivamente a Mauthausen il 21 giugno 1944 (matricola n. 76484). Trasferito nel sottocampo di Gross Raming, fu poi spostato nel campo di Ebensee il 19 settembre dello stesso anno. Liberato a Ebensee il 6 maggio 1945.

Riconosciuto partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° novembre 1943 al 30 giugno 1944.


Luigi Olivieri

Nato Foligno il 25 febbraio 1892, contadino, civile, coniugato e padre di Colombo. Residente in frazione Rasiglia, venne catturato il 3 febbraio 1944 insieme al figlio Colombo e al nipote Lino Spuntarelli. La cattura avvenne a seguito del rinvenimento in casa di un vecchio archibugio, conservato quale ricordo del nonno guardiacaccia.

Recluso nel carcere di Perugia, fu trasferito a Fossoli il 3 maggio 1944 e deportato a Mauthausen il 21 giugno 1944 (matricola n. 76485). Trasferito a Gross Raming e a Gusen, perse la vita il 3 marzo 1945.

Riconosciuto partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° ottobre 1943 al 3 marzo 1945.


Lino Spuntarelli

Nato a Foligno il 17 luglio 1922, operaio meccanico presso il campo d'aviazione di Foligno, residente in frazione Maceratola. Catturato il 3 febbraio 1944 in frazione Rasiglia, dove era giunto con la famiglia il giorno precedente per sfollamento. Si era sistemato presso gli Olivieri, loro parenti stretti (Spuntarelli era nipote di Luigi Olivieri e cugino di Colombo).

Recluso nel carcere di Perugia, fu trasferito a Fossoli il 3 maggio 1944 e successivamente a Mauthausen il 21 giugno 1944 (matricola n. 76589). Trasferito poi nel sottocampo di Gusen, morì nel campo principale il 30 marzo 1945.


Riconosciuto come partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° ottobre 1943 al 3 febbraio 1944.


Roviglieto

Antonio Salcito

Nato a Foggia il 15 luglio 1887, capitano della IV Brigata Garibaldi Foligno. Arrestato a Roviglieto il 16 febbraio 1944, insieme al figlio Vincenzo.

Recluso nel carcere di Perugia, fu portato a Fossoli il 3 maggio 1944 e deportato a Mauthausen il 21 giugno 1944 (matricola n. 76559). Trasferito nel sottocampo di Gross Raming, perse la vita a Mauthausen il 27 aprile 1945.

Riconosciuto come partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 30 settembre 1943 al 16 febbraio 1944.


Vincenzo Salcito

Nato a Pisa il 16 novembre 1921, studente. Arrestato a Roviglieto il 16 febbraio 1944, insieme al padre Antonio.

Recluso nel carcere di Perugia, fu portato a Fossoli il 3 maggio 1944 e deportato a Mauthausen il 21 giugno 1944 (matricola n. 76560). Trasferito nei sottocampi di Gross Raming e Schlier, perse la vita a Mauthausen il 30 aprile 1945.

Riconosciuto come partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° novembre 1943 al 30 giugno 1944.


Foligno

Gabriele Crescimbeni

Gabriele Crescimbeni, nato ad Assisi il 27 maggio 1893, fu il primo ad essere arrestato il 29 settembre 1943 nella sua residenza di Perticani di Foligno e successivamente deportato. Capitano per meriti di guerra durante la Prima Guerra Mondiale, avvocato di professione, era sposato con la giovanissima Ubaldina Damiani e padre di tre figli. Crescimbeni era iscritto al partito fascista in quanto ex combattente, pur non avendo mai ricoperto alcun incarico al suo interno. A Foligno frequentava il collega Italo Fittajoli, figura notoriamente antifascista e già vittima della violenza squadristica dal 1921.

In seguito al 25 luglio 1943 e alle dimissioni di Federico Sorbi dalla carica di Podestà di Foligno, entrambi gli avvocati furono proposti, tra altri, come probabili candidati alla successione. Tuttavia, il 29 settembre 1943, pochi giorni dopo l'occupazione, Gabriele Crescimbeni fu arrestato dagli agenti della Gestapo nella sua casa di campagna a Perticani, alle porte di Foligno, e trasferito a Perugia.

Furono le pressioni esercitate sull'autorità nazista da esponenti del fascismo locale a determinare l'arresto di Gabriele Crescimbeni. Tale azione potrebbe essere stata motivata da rivalità professionali o dal risentimento nei confronti di un uomo che, pur provenendo dal ceto dei possidenti terrieri e avendo ottenuto meriti di guerra, non si era distinto come fervente sostenitore del fascismo. È indubbio che, in assenza di una circostanziata delazione, Gabriele Crescimbeni non sarebbe stato arrestato.

Recluso nel carcere di Perugia, fu successivamente deportato nel campo di concentramento di Reichenau (Innsbruck). Colpito da polmonite, morì il 17 febbraio 1944 durante i rigidi mesi invernali trascorsi nel lager. Fu sepolto nel cimitero di Innsbruck e, agli inizi degli anni settanta, le sue spoglie furono solennemente accolte a Bevagna. I comuni di Bevagna e di Foligno hanno entrambi intitolato una via cittadina a Gabriele Crescimbeni.

Riconosciuto come partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 20 settembre 1943 al 21 febbraio 1944.


Salvatore Gatto

Nato a Reggio Calabria il 1° maggio 1912, celibe, occupato come operaio (o ferroviere) e residente a Foligno. Arrestato a Foligno il 3 febbraio 1944. Salvatore Gatto è una delle vittime del rastrellamento di cui si hanno scarse notizie. Nato a Reggio Calabria il 1 maggio 1912, risulta entrare nel penitenziario del capoluogo insieme agli altri arrestati a Foligno. Assente dagli elenchi della Commissione regionale riconoscimento partigiani dell’Umbria e da tutte le lapidi, è plausibile si sia trovato a Foligno per motivi di lavoro come ferroviere, lì abbia conosciuto il collega Santocchia e legato con il resto del gruppo con cui condivide l’infausta sorte.

Recluso nel carcere di Perugia unitamente agli altri detenuti, fu condotto a Fossoli, poi a Gries (Bolzano) e da lì a Mauthausen il 5 agosto 1944 (matricola n. 82366). Trasferito nel sottocampo di Gusen, vi trovò la morte il 24 marzo 1945.


Antonio Pizzoni

Antonio Pizzoni, di Francesco, nato a Foligno il 28 settembre 1922. Il 24 aprile 1944, Antonio Pizzoni fu arrestato e condotto al carcere di Perugia, a disposizione delle SS. In carcere incontrò per l'ultima volta il fratello Franco, prima che quest'ultimo fosse trasferito a Fossoli.

Antonio Pizzoni rimase nel carcere di Perugia fino al 13 giugno 1944, data in cui, a seguito di un'insurrezione generale, tutti i detenuti riuscirono a fuggire. Dopo la guerra, Antonio Pizzoni aderì al Comitato di Liberazione Nazionale di Foligno, ricoprì la carica di segretario del Partito Comunista, e fu consigliere e assessore provinciale. Ancora oggi è una figura amata e stimata da coloro che lo conobbero e condivisero con lui la sua passione politica.

Riconosciuto come partigiano della IV Brigata Garibaldi Foligno dal 1° ottobre 1943 al 1° luglio 1944.


Note

  1. La Cascina Raticosa (a volte "Radicosa"), oggi ricostruita a seguito della sua distruzione per opera dei nazisti, fu la prima sede del Comando della Brigata Garibaldi di Foligno. Situata a 830 metri d'altitudine, alle pendici del monte Brunette, tra Cupoli (Foligno) e Ponze (Trevi).

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