Vai al contenuto

RSI e occupazione tedesca

Da WikiFoligno.


Repubblica Sociale Italiana e occupazione tedesca

Nella riunione serale del Gran Consiglio del Fascismo, tenutasi tra il 24 e il 25 luglio, Mussolini fu sfiduciato. Poco dopo, fu arrestato per volere del Re, con la scusa di proteggerlo. Le trame segrete già in corso per ottenere un armistizio separato con gli Alleati presero nuovo slancio. Il 3 settembre, mantenendo il massimo riserbo, fu firmato a Cassibile (Siracusa) l'armistizio, la cui notizia fu resa pubblica solo l'8 settembre alle 19:42.

Appena quattro giorni dopo, un commando di paracadutisti tedeschi liberò Mussolini e lo portò in Germania. Già il 15 settembre, il duce riprese la sua attività politica. Il 23 settembre, presso l'ambasciata tedesca a Roma, venne istituito lo Stato Fascista Repubblicano d'Italia. Il 28 settembre, nel castello della Rocca delle Caminate, vicino Predappio, paese natale di Mussolini, fu ufficializzata la fondazione dello Stato Nazionale Repubblicano. Il 24 novembre, questo stato assunse la denominazione definitiva di Repubblica Sociale Italiana.

Dal punto di vista organizzativo, la nascita del nuovo Stato Repubblicano comportò la sostituzione di molti simboli legati al precedente governo monarchico. Il titolo di Prefetto fu cambiato in quello di Capo della Provincia. Nei documenti ufficiali, nelle intestazioni e nelle denominazioni di enti e istituti pubblici, l'aggettivo "regio" fu rimpiazzato da "repubblicano". Le uniformi dei membri delle forze armate videro la corona reale, il nodo sabaudo e le stellette sostituite dal fascio littorio. Anche i nomi delle caserme furono modificati. Ad esempio, la caserma "Vittorio Emanuele III" di Foligno fu dedicata alla medaglia d'oro Flavio Ottaviani.

La RSI, nota anche come Repubblica di Salò, prese questo nome perché nella cittadina sul lago di Garda furono trasferiti importanti ministeri, tra cui il Ministero della Cultura Popolare, il famigerato MinCulPop. In realtà, il consiglio dei ministri, insieme al comando tedesco, si riuniva a Gargnano, a circa venti chilometri di distanza. Altri ministeri, comandi militari ed enti furono dislocati tra Brescia e altre località, sotto la "protezione" delle truppe tedesche, che dominavano il territorio e lo difendevano con fermezza dall'avanzata alleata da sud. La Germania mantenne il controllo totale del Cadore, del Friuli, della Venezia Giulia e della Venezia Tridentina. L'Italia si ritrovò quindi divisa in due: una parte "antifascista", sotto il controllo alleato, e una parte "fascista", occupata dai tedeschi. In quel periodo, i sentimenti degli italiani erano prevalentemente antifascisti in entrambe le regioni, con residui sentimenti fascisti in entrambe le parti della penisola. Era altrettanto pericoloso essere antifascisti nella Repubblica di Salò quanto essere fascisti nel Regno d'Italia, sopravvissuto sotto il controllo alleato e partigiano.

La Repubblica Sociale Italiana ebbe un governo di fatto, cioè un esecutivo che operava in assenza di una Costituzione. Sebbene una Costituzione fosse stata redatta, non venne mai discussa né approvata. Le principali forze di ordine erano la Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) e le Brigate Nere, affiancate da altri reparti, inclusi quelli tedeschi. La banda Carità (ufficialmente Reparto Servizi Speciali) si distinse tristemente per la sua brutale repressione, l'uso sistematico della tortura e i tentativi di corrompere sia i sostenitori che i partigiani stessi, infiltrandosi nei loro gruppi. La persecuzione fascista contro gli ebrei, formalizzata con le leggi razziali del 1938, si aggravò dopo la nascita della Repubblica Sociale Italiana. Il manifesto di Verona, all'articolo 7, stabiliva infatti che: "Gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri. Durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica". La Repubblica Sociale Italiana, nata sotto la protezione tedesca, diede quindi inizio alla caccia agli ebrei anche in Italia. A questa caccia parteciparono attivamente reparti e bande armate della RSI. A volte, la motivazione era il denaro, dato che "i tedeschi pagavano una certa somma per ogni ebreo consegnato nelle loro mani. Vi furono elementi delle Brigate Nere, delle SS italiane e di varie polizie nel nord, pronti a dedicarsi a questa caccia con grande entusiasmo...".

Nell'agosto 1943, a Foligno fu nominato Commissario Prefettizio Benedetto Pasquini. Il Governo Fascista Repubblicano lo confermò entro fine settembre, nonostante fosse noto il suo coinvolgimento nel CLN cittadino.

Il 30 novembre 1943, Buffarini Guidi emanò l'Ordine di Polizia nº 5, che prevedeva l'invio degli ebrei in campi di concentramento. Il 4 gennaio 1944, agli ebrei fu tolto il diritto di possesso. Poco dopo iniziarono a essere emessi i primi decreti di confisca: il 12 marzo successivo, erano già stati confiscati 6.768 beni, tra terreni, fabbricati e aziende. Agli ebrei venivano sequestrati anche oggetti come arti ortopedici, medicine, spazzole per scarpe e calzini usati. Nel frattempo, iniziarono le deportazioni, condotte dai nazisti con l'aiuto e la complicità della RSI. Guido Buffarini Guidi permise ai tedeschi di usare il campo di Fossoli, attivo dal 1942.

L'occupazione tedesca dell'Italia fu estremamente brutale e caratterizzata da rastrellamenti su larga scala. Lo scopo di queste operazioni era individuare e catturare soldati italiani sbandati e oppositori politici, oltre a deportare sistematicamente la popolazione ebraica. Le forze armate tedesche, già presenti sul territorio italiano, presero rapidamente il controllo della penisola con l'"Operazione Achse". L'esercito italiano, privo di ordini chiari e coordinati dai vertici militari che avevano seguito la fuga del Re, si disgregò rapidamente. Molti soldati furono fatti prigionieri, internati in campi o costretti a operare in clandestinità per evitare la cattura. Il 13 settembre 1943, reparti della Wehrmacht della 3^ Panzergrenadier Division occuparono Perugia e Terni senza incontrare resistenza, come accadde nel resto della regione. A Terni fu subito istituita la Militärkommandantur 1018, un comando militare territoriale con giurisdizione sull'Umbria e le province di Rieti, Viterbo e Grosseto. Alla fine di novembre, la giurisdizione si ridusse all'Umbria e al Reatino. La sede, trasferita temporaneamente a Orvieto a causa dei bombardamenti, fu stabilita definitivamente a Perugia nel gennaio 1944. Il 19 settembre 1943, dieci giorni dopo l'annuncio dell'armistizio, partì il primo convoglio di deportati dall'Italia verso Dachau. Trasportava quasi duemila militari che erano stati detenuti nel carcere militare di Peschiera del Garda. La maggior parte di loro proveniva dal carcere di Gaeta. Erano stati trasferiti a Forte Boccea, a Roma, in previsione di un possibile sbarco alleato sulle coste italiane. Dopo una rivolta e vari tentativi di fuga, questi detenuti furono poi spostati a Peschiera del Garda. Le accuse più comuni riguardavano reati di guerra o contro la disciplina militare, come diserzione, automutilazione, abbandono del reparto, ritardato rientro e disobbedienza. Solo un piccolo numero di detenuti era stato condannato per reati comuni o di particolare gravità.

Il 24 ottobre 1943, una circolare del generale Gastone Gambara, Capo di Stato Maggiore dell'esercito della Repubblica Sociale Italiana (RSI), prevedeva l'uso di ritorsioni contro i familiari dei renitenti. Si leggeva: "In caso di mancata presentazione dei militi soggetti agli obblighi di leva, oltre alle pene stabilite dalla vigente regolamentazione militare saranno presi immediatamente provvedimenti a carico dei Podestà e dei capo famiglia".

Il 25 ottobre 1943, Armando Rocchi fu nominato capo della provincia di Perugia. A Terni, Pietro Faustini (fratello del comandante militare provinciale) fu insediato dopo la destituzione del suo predecessore, Antonio Antoniucci, avvenuta all'inizio del mese. Ermanno Di Marsciano, che era stato federale di Perugia, divenne capo della provincia di Rieti.

A novembre, i tedeschi si posizionarono sulla linea Gustav, una linea di fortificazioni che divideva l'Italia in due a sud di Roma. A nord si trovava la Repubblica Sociale, mentre a sud c'era il Regno d'Italia. Gli Alleati furono così costretti a una guerra di logoramento che rallentò la liberazione del Paese.

Tra il 5 e l'11 novembre 1943, in base alla legge che istituiva le Forze armate della RSI, fu istituito il Comando Militare Regionale dell'Umbria. Questo comando fu designato come 207° a partire da metà gennaio dell'anno successivo. Furono inoltre reinsediati i due comandi provinciali: il 52° a Perugia e il 53° a Terni.

Il 9 novembre, il ministero della Difesa Nazionale della RSI pubblicò il primo bando per la chiamata alle armi dei giovani nati nei trimestri secondo e terzo del 1924. Erano inclusi coloro che non erano stati dimessi dalle armi per eventi politico-militari e che tuttora non si trovavano in servizio. Il bando riguardava anche "tutti i militari dell'esercito appartenenti alle classi 1924 e 1923 in congedo provvisorio che sinora non si sono mai presentati alle armi" e "tutti gli appartenenti alla classe 1925 della leva di terra". Il termine ultimo per presentarsi era il 30 novembre 1943.

Tra l'8 e il 10 gennaio 1944, la Repubblica Sociale processò e fucilò i gerarchi che avevano sfidato Mussolini a settembre.

Il decreto legislativo del 18 febbraio 1944 stabiliva all'articolo 1 che: "Gli iscritti di leva arruolati ed i militari in congedo i quali durante lo stato di guerra e senza giustificato motivo, non si presenteranno alle armi nei tre giorni successivi a quello prefisso, saranno considerati disertori di fronte al nemico […] e puniti con la morte mediante fucilazione al petto".

Il 16 giugno, i partigiani della IV Brigata Garibaldi occupano Foligno qualche ora prima dell'arrivo degli Alleati. Confermano come sindaco Benedetto Pasquini, che però viene costretto a dimettersi due mesi e mezzo più tardi a causa di un'infondata accusa di collaborazionismo avanzata dall'Allied Control Commission. Quando giunge la notizia dell'ingresso degli Alleati a Foligno, i partigiani di Gualdo Tadino iniziano ad avvicinarsi alla città.

Il 7 settembre, su proposta del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), Ferdinando Innamorati viene nominato Sindaco di Foligno, prendendo il posto di Pasquini che si era dimesso. Innamorati morirà il 19 novembre all'età di 67 anni. Al suo posto, il CLN nomina l'avvocato Italo Fittaioli, esponente del Partito Comunista.

Il 19 gennaio, Italo Fittaioli, Sindaco di Foligno, si dimette dall'incarico per arruolarsi volontario nella Divisione "Cremona" all'età di 57 anni. Al suo posto viene nominato Vincenzo Ciangaretti.

Il 28 aprile 1945, Benito Mussolini e la sua amante Claretta Petacci vengono giustiziati dai partigiani. I loro corpi saranno successivamente appesi a testa in giù in piazzale Loreto a Milano, nello stesso luogo dove, mesi prima, erano stati esposti i corpi di alcuni antifascisti.

I tedeschi firmano a Caserta l'armistizio con gli Alleati; l'accordo sarà reso pubblico il 2 maggio.

Allo scoccare della mezzanotte tra il 9 e il 10 maggio, le province di Perugia e Terni rientrano ufficialmente sotto la sovranità del Governo Italiano, insieme ad Arezzo, Siena, Grosseto e tutte le Marche.



Note


Bibliografia Fotografica

Le immagini a corredo delle pagine sono proprietà dei rispettivi autori.
Per richiedere la rimozione di una o più immagini, inviare una e-mail a: postmaster@spqf.it.
N.B.: Immagini particolarmente deteriorate sono state sottoposte a restauro digitale.

Bibliografia

Voci Correlate


I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando i nostri servizi, accetti il nostro utilizzo dei cookie.