Crimini e Stragi Nazifasciste

Sigle e abbreviazioni
▷ AMG = Allied Military Government ▷ CLN = Comitato di Liberazione Nazionale ▷ GNR = Guardia Nazionale Repubblicana (Repubblica di Salò)
▷ MVSN = Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale ▷ OVRA = Organizzazione di Vigilanza e Repressione dell'Antifascismo ▷ PNF = Partito Nazionale Fascista
▷ PFR = Partito Fascista Repubblicano (dopo l'8 settembre 1943) ▷ RSI = Repubblica Sociale Italiana (dopo l'8 settembre 1943) ▷ V.M. = Valor Militare
Nota del Webmaster:
Le ricerche condotte su diverse fonti hanno permesso di identificare 2.064 Partigiani Umbri legati alla IV Brigata Garibaldi. Per la maggior parte di loro, non sono state trovate ulteriori informazioni. Lo stesso vale per i Partigiani Slavi, ai quali si fa spesso riferimento solo con il nome di battesimo o con nomi di battaglia. Chiunque sia interessato e desideri condividere informazioni sui propri parenti, o correggere dati errati o incompleti, è invitato a contattarci in qualsiasi momento.
Violenze e crimini nazifascisti
Durante l'occupazione italiana, la minaccia della deportazione in Germania incombeva costantemente. Interi villaggi, in particolare quelli montani, furono teatro di rastrellamenti indiscriminati. Nelle aree urbane, invece, gli arresti erano più mirati e venivano eseguiti nelle abitazioni dei ricercati. Le forze di polizia tedesche, segnatamente la Gestapo, conducevano tali perquisizioni e arresti, beneficiando della collaborazione di delatori fascisti.
Numerosi rastrellamenti ebbero come esito stragi, uccisioni ed esecuzioni di civili. Alberto Stramaccioni, membro della Commissione Parlamentare d'Inchiesta sui Crimini Nazifascisti istituita nel 2003, ha attestato che in Umbria gli eccidi non direttamente collegati a scontri armati causarono la morte di 250 civili. Monumenti, stele e targhe commemorative di questi eventi sono presenti sul territorio umbro. Nonostante la loro ubicazione spesso in luoghi isolati e di difficile accesso, questi memoriali sono mantenuti con cura dagli abitanti locali.
Le motivazioni alla base di tali uccisioni erano molteplici: rappresaglie, l'applicazione della tattica della terra bruciata nelle zone di attività partigiana, il sospetto di aiuti forniti a prigionieri di guerra o il rifiuto alla leva militare. A volte, tali atti occorrevano per errore, per casualità o a seguito di vendette personali. In alcune circostanze, i fascisti compirono esecuzioni di giovani innocenti con l'intento di creare un effetto deterrente. Tali esecuzioni avvenivano generalmente al termine di processi sommari e venivano annunciate pubblicamente tramite manifesti ufficiali. In questo periodo, Armando Rocchi, in qualità di capo provincia di Perugia e già noto per la sua brutalità nei Balcani, si distinse per una particolare ferocia e crudeltà.
26 ottobre 1943 - Foligno
Franco Ciri, primo folignate caduto durante la Resistenza. Giovane di buona famiglia, molto conosciuto e amato a Foligno, Walter Ciri, che tutti chiamavano "Franco", educato dalla madre, Olga Caputo, secondo principi di libertà e di tolleranza, era iscritto alla facoltà di Ingegneria a Pisa, dove frequentava il quarto anno. Durante la seconda guerra mondiale, combatté come sottufficiale di artiglieria dell’Esercito Italiano in Africa. Alla caduta del fascismo, insieme a tanti altri giovani folignati, "Franco" Ciri fece la scelta della guerra partigiana, combattendo la guerra di Resistenza sulle montagne del folignate nelle file della IV Brigata Garibaldi. La sera del 26 ottobre 1943, al termine di quello che viene considerato il primo atto di Resistenza armata compiuto dai Partigiani folignati, ovvero il prelievo di armi custodite negli orti del floricoltore Cerbini, Franco tornò clandestinamente a casa per salutare la mamma Olga e le sorelle Graziella e Lolita. Alle ore 20:15, mentre cercava di riprendere la via della montagna, subì un vile agguato da parte di un drappello fascista all’altezza del ponte di Porta Firenze e fu ucciso con colpi di arma da fuoco, proprio di fronte a quella via, che dalla Liberazione della città porta il suo nome. In quella stessa serata, vi fu l'arresto notturno di Olga, madre di Franco, che fu scarcerata il giorno seguente grazie all'intervento di un suo fratello, ufficiale della Guardia Nazionale Repubblicana. Alla famiglia i fascisti vietarono di svolgere funerali pubblici, e le esequie si tennero in modo quasi clandestino.
In seguito alla Liberazione, tre agenti municipali presentarono al Comitato di Liberazione Nazionale, all'inizio del 1945, una denuncia relativa ai fatti accaduti la sera del 26 ottobre 1943. Il procedimento penale fu avviato nei confronti di due ex militi, uno dei quali, Adriano Mattioli, si trovava già in carcere ad Ancona per un'altra imputazione. Nell'aprile 1947, la Corte d'Assise di Perugia condannò Franco Fiordiponti (nato a Foligno nel 1924), identificato come colui che inferse i colpi mortali a Ciri, a tredici anni di reclusione per collaborazionismo e omicidio volontario. La Corte di Cassazione, oltre un anno dopo, respinse il ricorso presentato dai legali del condannato.
Vittima
- Walter Ciri, detto Franco, di Ciro e Olga Caputo, nato a Roma il 1° aprile 1921, studente di Ingegneria presso l'Università di Pisa, già sottufficiale di artiglieria dell'Esercito Italiano.
24 dicembre 1943 - Agliano (Campello sul Clitunno)
Il 24 dicembre 1943, una pattuglia mista composta da militi della Repubblica Sociale Italiana e soldati della Wehrmacht, affiancata da tre civili italiani, si diresse verso Agliano. L'azione era scaturita da una delazione, che segnalava la presenza di una radio clandestina e di due ex prigionieri di guerra fuggiti dalla Rocca di Spoleto nella notte del 13 ottobre, durante un'evasione di massa, e riparati nel paese. Uno degli ex prigionieri era di nazionalità angloamericana, l'altro jugoslavo o greco. Le perquisizioni nelle abitazioni ebbero esito negativo. Successivamente, i membri della pattuglia si rivolsero con violenza contro la popolazione civile. Tale violenza non fu infruttuosa: una donna del luogo condusse le truppe prima presso la casa della famiglia Campana, la cui moglie era sua nipote, e poi presso l'abitazione del suocero di Campana, indicando che i fuggiaschi vi avevano trovato rifugio. Cinque uomini, alcuni dei quali intenti a lavori agricoli nei campi adiacenti al paese, furono prelevati e condotti a circa 1,5 km di distanza, in una località denominata Montagna Grande (o Focare), dove furono giustiziati. Secondo alcune testimonianze, tra le cinque vittime vi sarebbe stato anche un renitente alla leva.
Vittime
- Girolamo Campana, fu Giovanni e Maria Consoli, nato a Campello sul Clitunno il 25 marzo 1899, coniugato e ivi residente in frazione Agliano, possidente.
- Francesco Canugi, nato a Firenze, di anni 18, residente ad Agliano per sfollamento, con gravi problemi di deambulazione.
- Olivo Dominici, di Simone e Cecilia Stocchi, nato a Campello sul Clitunno il 23 febbraio 1922 e ivi residente in frazione Agliano, possidente.
- Angelo Petrelli, di Rodolfo, nato a Ussita (MC) il 17 luglio 1906, barbiere.
- Bernardino Maltempi, fu Alessandro e Anna Maria Salvi, nato a Campello sul Clitunno il 22 febbraio 1880, residente in frazione Agliano, possidente.
4 gennaio 1944 - Foligno
Il mattino del 4 gennaio 1944, Francesco Innamorati perse la vita in circostanze ufficialmente attribuite a un investimento da parte di un autocarro tedesco, per "cause non ancora precisate". Proveniente da una famiglia di lavoratori, tra cui suo padre Nicola, che esercitava la professione di falegname, Francesco intraprese la carriera di compositore tipografo. Fu segretario della Camera del Lavoro di Foligno in due periodi distinti: dal 1914 al 1915 e successivamente dal 1919 al 1920. Militante socialista, aderì al Partito Comunista fin dalla sua fondazione. In precedenza, era stato condannato al confino politico e deferito al Tribunale speciale, ma venne poi prosciolto il 23 novembre 1932. In qualità di delegato al terzo Congresso del Partito, che si sarebbe dovuto svolgere a Lione, fu fermato e arrestato a Domodossola. A seguito del processo, gli furono inflitti 14 anni e 4 mesi di carcere, 5 anni di vigilanza speciale e una multa di 7.800 lire. Innamorati scontò la pena nelle carceri di Pesaro e successivamente di Civitavecchia, da dove venne scarcerato in virtù di un indulto. Con l'entrata in guerra dell'Italia nel 1940, Francesco fu nuovamente arrestato e internato a Ventotene, per poi essere liberato nell'agosto del 1943. Dal 1943 partecipò attivamente alla guerra di Liberazione, impegnandosi nell'organizzazione di formazioni partigiane nell'area del folignate. A seguito della sua morte, una formazione partigiana locale scelse di portare il suo nome.
Vittima
- Francesco Innamorati, di Nicola, nato a Foligno il 19 giugno 1893. Politico di orientamento comunista, tipografo.
14 gennaio 1944 - Trevi
Alle ore 23:00 circa del 14 gennaio 1944, sei militari tedeschi, in stato di ebbrezza e alla ricerca di donne, si introdussero nell'abitazione di Amedeo Battistini. Tentando di violentarne la moglie, si opposero alla resistenza di Battistini, causandone la morte. Nel frattempo, sopraggiunse il cugino Sante, allertato dalla moglie di Battistini, la quale era riuscita a fuggire con la figlia minore. Sante venne però ucciso sull'uscio di casa dai militari rimasti all'esterno. In una circostanza piuttosto insolita, la cura dei cadaveri fu gestita dagli stessi tedeschi. Non dai responsabili dell'eccidio, bensì dalla ronda di pattuglia presente nella zona. Questi ultimi riuscirono non solo a catturare due dei commilitoni coinvolti nell'atto, ma provvidero altresì all'immediato trasferimento delle salme all'infermeria del loro comando, situato nella frazione Borgo Trevi.
Vittime
- Amedeo Battistini, di Nazzareno, nato a Bettona il 23 ottobre 1897, coniugato.
- Sante Battistini, nato a Bettona il 04 novembre 1894, cugino di Amedeo.
25 gennaio 1944 - Trevi
Ogni sera, Alfredo Silvestri rientrava nella propria abitazione dal mulino "Serafino Bonaca", presso cui prestava servizio in qualità di impiegato, munito di un permesso regolare che gli consentiva di circolare anche durante l'orario del coprifuoco. Dopo aver percorso circa duecento metri dall'uscita dell'ufficio, una sentinella tedesca, avvistatolo in lontananza, gli intimò l'alt. Data la consuetudine della situazione, Silvestri estrasse il permesso dalla tasca ed, esibendolo al militare, proseguì il cammino. La sentinella aprì il fuoco, uccidendo Silvestri pochi passi più avanti.
Vittima
- Alfredo Silvestri, nato a Trevi il 10 settembre 1915, impiegato.
29 gennaio 1944 - Rasiglia
L'anziano contadino Antonio Loreti si trovava regolarmente al lavoro nei suoi campi a Rasiglia nel pomeriggio, quando una pattuglia tedesca, alla ricerca di ribelli, fece irruzione nella zona. I militari furono oggetto di alcuni colpi provenienti dalla collina soprastante, ai quali risposero. Nel corso della concitazione, Loreti, intento a lavori di potatura, rimase ucciso. Non è stato possibile accertare se egli sia stato fermato o comunque interrogato dai militari.
Vittima
- Antonio Loreti, fu Francesco e Margherita Stella, di anni 60, residente a Rasiglia, contadino.
31 gennaio 1944 - Foligno
Ezio Ciancaleoni, sedicenne, è stato ucciso intorno alle ore 9 da un colpo di moschetto sparato da un militare tedesco. L'episodio è avvenuto lungo via Fabio Filzi, dove il giovane, in sella alla sua bicicletta, stava tentando di allontanarsi dalla stazione ferroviaria. Ciancaleoni era appena fuggito da un deposito (o da un vagone fermo sui binari) dopo aver trafugato un sacco di pasta.
Vittima
- Ezio Ciancaleoni, di Quartilio, di anni 16, nato a Foligno e ivi residente in frazione San Giovanni Profiamma.
3 febbraio 1944 - Montagna del Folignate
A Vallupo, il piccolo Filippo Catarinelli, di appena otto anni, fu barbaramente ucciso. La madre, nel tentativo di proteggerlo, si era rifugiata con lui all'interno di un bosco. Tuttavia, un militare tedesco, attratto dalle urla di terrore del bambino (secondo alcune testimonianze, il piccolo si sarebbe divincolato dalla madre e si sarebbe messo a correre), aprì il fuoco indiscriminatamente in quella direzione. Ad Acqua Santo Stefano, Gregorio Salvati, militare in licenza di convalescenza, fu ucciso in casa nel tentativo di fuga al sopraggiungere di soldati tedeschi armati di mitra. Benché fosse in regolare congedo per malattia e non avesse nulla da temere, la sua uniforme militare, indossata per proteggersi dal rigido inverno montano, lo indusse a temere di essere scambiato per un disertore.
Vittime
- Filippo Catarinelli, di otto anni.
- Gregorio Salvati, di Giuseppe, nato a Foligno l'11 gennaio 1923
6 marzo 1944 - Castelbuono di Bevagna
Emio Campagnoli, militare in regolare convalescenza, fu assassinato presso la propria abitazione da militari tedeschi nel corso del rastrellamento in atto quel giorno sull'intera area collinare compresa tra Deruta, Cannara, Bettona, Bevagna e Gualdo Cattaneo. L'azione era indirizzata contro le formazioni partigiane "Leoni" e "Francesco Innamorati".
Vittima
- Emio Campagnoli, di Argiro, nato a Bevagna il 16/06/1920, celibe.
14 marzo 1944 - Cesi di Serravalle di Chienti
A Cesi di Colfiorito, i giovani Partigiani Domenico Conversini, Adriano Paolini, Alpinolo Presenzini e Agelio Sfasciotti furono giustiziati da fascisti, secondo alcune testimonianze guidati da Armando Rocchi. Tra i quattro, l'unico non originario della zona era Alpinolo Presenzini, nato a Deruta nel 1925 e residente a Cannara. Adriano Paolini e Agelio Sfasciotti erano di Foligno, nati rispettivamente nel 1922 e 1924. Domenico Conversini era invece nato a Corciano di Cesi il 2 febbraio 1924. Si ipotizza un nesso di consequenzialità diretta con un'azione partigiana compiuta poco prima: il 9 marzo, all'altezza della casa cantoniera lungo la strada tra Sellano e Foligno, vennero attaccati due autocarri tedeschi, uno dei quali tuttavia riuscì a fuggire. Il giorno successivo furono rinvenuti circa dodici cadaveri di soldati e il mezzo bruciato.
Vittime
- Domenico Conversini, di Salvatore e Francesca Boccetti, nato a Serravalle di Chienti il 2 febbraio 1924.
- Adriano Paolini, di Olivio e Paola (o Elisa) Battaglini, nato a Foligno il 18 luglio 1922. Celibe, perito meccanico, residente a S. Eraclio.
- Alpinolo Presenzini, di Riccardo, nato a Deruta il 3 novembre 1925, residente a Cannara.
- Agelio Sfasciotti, di Primo, nato a Foligno il 3 marzo 1924.
2 aprile 1944 - Sorifa di Nocera Umbra
In data 2 aprile, domenica delle Palme, una puntata di rastrellamento effettuata dai militi del presidio GNR di Nocera Umbra intercettò, ai margini della strada tra le frazioni di Sorifa e Stravignano, una pattuglia composta da sette Partigiani (di cui uno disarmato) appartenenti alla IV Brigata Garibaldi Foligno. A capo della formazione era Giacinto Cecconelli, Comandante del Battaglione "Goffredo Mameli". Durante lo scontro a fuoco, Cecconelli rimase ferito, ma riuscì a sottrarsi e proseguire la propria attività. Diversamente, il Partigiano Giovanni Tiburzi subì ferite più gravi che ne compromisero la mobilità. Raggiunto dai militi, Tiburzi fu a lungo percosso e seviziato, per poi essere infine ucciso con una scarica di mitra.
Vittima
- Giovanni Tiburzi, di Giulio e Francesca Contardi, nato a Nocera Umbra il 13 ottobre 1923, residente in frazione Case Basse, operaio saldatore (già bracciante agricolo), celibe, renitente, Partigiano.
7 aprile 1944 - Cesi di Serravalle di Chienti
Il 7 aprile 1944, persero la vita altri due uomini della Brigata Garibaldi: Nazzareno Consoli e Mario Salvatori, caduti presso i margini della strada che congiunge Cesi a Colfiorito. Le informazioni riguardanti le loro vicende e le circostanze esatte della loro morte sono scarse. Tuttavia, la posizione del cippo commemorativo suggerisce la possibilità di un'esecuzione avvenuta al momento della cattura, sul luogo medesimo.
Vittime
- Nazzareno Consoli, di Riccardo, nato a Serravalle di Chienti il 31 gennaio 1915.
- Mario Salvatori, di Domenico, nato a Roma il 13 dicembre 1915.
7 aprile 1944 - Nocera Umbra
Ignote le circostanze della cattura. Si sa soltanto che due Partigiani montenegrini vengono fucilati dai nazi-fascisti a Nocera Umbra il 7 aprile 1944.
Vittime
- Branko Knežević, Partigiano Montenegrino della IV Brigata Garibaldi Foligno, già internato civile fino all'8 settembre 1943.
- Marko Gustović, Partigiano Montenegrino della IV Brigata Garibaldi Foligno, già internato civile fino all'8 settembre 1943.
10 aprile 1944 - Cesi di Serravalle di Chienti
Tre giorni dopo la morte di Consoli e Salvatori, sempre a Cesi, venne spenta la giovane vita di un Partigiano jugoslavo, rimasto fra queste montagne che già lo avevano visto prigioniero dei fascisti. "Gojko, del Montenegro", queste le uniche informazioni su di lui; è uno delle centinaia di stranieri, pressoché sconosciuti, cui l'Umbria e l'Italia debbono la loro libertà.
Vittima
- Gojko Bojičić, del Montenegro.
13 aprile 1944 - Montefalco
Americo Fiorani, Luigi Moretti e Domenico Becchetti figurano tra i numerosi renitenti che si celano nelle campagne del paese. Essi utilizzano, in particolare, una fossa scavata in un campo, non distante dall'abitazione di Fiorani, occultata da foglie e arbusti, sebbene non vi si rechino con assiduità. In quelle settimane, le autorità provinciali della RSI, per espressa volontà del capo della provincia Armando Rocchi, avevano intrapreso un'offensiva contro la renitenza e la diserzione, con l'obiettivo di creare "pochi esempi, applicati in tempi successivi, in zone distanti tra loro, e scelte dove peggio imperversava il fenomeno; ciascun esempio, preceduto da opportuna pubblicità e propaganda" al fine di intimorire la popolazione e dissuaderla da tali comportamenti. La sera del 26 marzo 1944, si nota un insolito movimento nell'abitazione adiacente a quella di Becchetti, ove risiede colui che si scoprirà essere l'autore della delazione decisiva. Di buon mattino, il giovane fugge, recandosi ad avvertire Fiorani, il quale, a sua volta, fa lo stesso con Moretti. La fuga verso il nascondiglio si interrompe quasi immediatamente, al suono di alcuni colpi di pistola sparati in aria e alla conseguente cattura. I tre vengono condotti in carcere a Perugia. La mattina del 13 aprile successivo, Fiorani e Moretti vengono ricondotti a Montefalco, unitamente al compaesano Noè Proietti, poiché presso il Municipio si sta trasferendo il Tribunale Regionale Militare di Guerra per giudicarli. La sentenza prevede la pena di morte per Fiorani e Moretti, e ventiquattro anni di reclusione per Proietti. La decisione iniziale è di effettuare la fucilazione in piazza, ma già al di fuori del Municipio si è formato un assembramento tumultuoso. Questo, unitamente alle grida dei condannati (uno dei quali, poco dopo, sviene senza mai riprendere completamente i sensi), induce a optare per lo spostamento dell'esecuzione al cimitero. La compagnia mista di alpini e bersaglieri riesce a stento a mantenere l'ordine fino al raggiungimento del cimitero, dove si schiera in posizione defilata rispetto al plotone di esecuzione. Per poter procedere all'esecuzione, si rese necessario puntare le armi sulla folla, tenuta sotto costante minaccia.
Vittime
- Americo Fiorani, fu Pietro e Giovanna Pimpinicchio, nato a Montefalco il 17 luglio 1925, residente in frazione Casale, contadino, disertore.
- Luigi Moretti, di Nazzareno ed Eugenia Settimi, nato a Montefalco l'11 ottobre 1925, residente in frazione Casale, contadino, disertore.
17-23 aprile 1944 - Nocera Umbra
L'area interessata dal rastrellamento a partire dall'alba del 17 aprile 1944 rivestiva un'importanza cruciale per le vicende della IV Brigata Garibaldi Foligno, specialmente in quella fase. In tale zona, la Brigata poteva contare sin dall'inizio su un elevato numero di adesioni e su una popolazione largamente favorevole. Al contrario, si è dovuto costantemente fronteggiare un nucleo fascista, sorto attorno al presidio della GNR di Nocera Umbra, tra i più attivi e organizzati dell'intera provincia. Mosciano, frazione di alta collina nel comune di Nocera, rappresentava una delle basi operative della formazione. In particolare, la chiesa parrocchiale retta da don Alfonso Guerra, che oltre a questa aveva in cura anche altre parrocchie della zona, come Collecroce, assumeva un ruolo significativo. Sin dai primi giorni di aprile, giunse al Comando e ai vari Battaglioni la notizia di un'imminente operazione antipartigiana su larga scala. Di conseguenza, venne predisposto il trasferimento in una zona più sicura, in direzione delle Marche. Il Battaglione "Goffredo Mameli", comandato da Giacinto Cecconelli, costituiva uno dei nuclei più importanti dell'intera formazione, anche in virtù del fatto che raccoglieva gran parte del contingente storico folignate della Brigata (composto da diverse decine di uomini, tra cui ex internati civili jugoslavi, unitisi ai Partigiani sin dall'autunno precedente).
Il 16 aprile, o nei giorni immediatamente precedenti, il Battaglione raggiunse Collecroce. Tuttavia, si decise di fermarsi in quanto era giunta voce, da una fonte ritenuta attendibile, che il pericolo non fosse così imminente. Tale valutazione si rivelò, purtroppo, drammaticamente errata. L'operazione che ebbe inizio all'alba del 17 aprile si poneva in linea di piena continuità con l'operazione "Grossunternehmen gegen die Banden", avviata il 31 marzo precedente in Valnerina e nell'alto Reatino, contro la Brigata Gramsci; i reparti tedeschi impiegati erano, in gran parte, gli stessi. Data l'importanza del piccolo nucleo abitato di Collecroce dove, oltre allo stazionamento temporaneo del Battaglione Mameli, transitavano anche gli altri Battaglioni, venne organizzato un sistema di sentinelle mirato agli unici due accessi. Tito Tesauri e Angelo Coccia, di guardia all'ingresso del paese lungo la strada proveniente da Annifo, subiscono il primo attacco. Le truppe tedesche avanzano a piedi in quella direzione. Una fitta nebbia, che avvolge il vasto pianoro sottostante, unitamente al rumore degli animali che a quell'ora iniziano a destarsi, occulta i passi dei tedeschi, tradendo così la posizione delle due sentinelle. Quando si rendono conto del pericolo, è ormai troppo tardi; tuttavia, riescono comunque a lanciare l'allarme convenuto, risvegliando i compagni che riposano a poche decine di metri di distanza. Tesauri ha una gamba fratturata da una raffica di proiettili; insieme all'amico, vengono trascinati nella piazzetta del paese, dove vengono perquisiti e percossi, per poi essere ricondotti al punto della loro cattura e lì finiti. Mentre si consuma questo primo efferato episodio, gli altri Partigiani si gettano in discesa, cercando rifugio nelle fitte boscaglie circostanti. Si salva una parte consistente del Battaglione, in particolare coloro che riescono a fuggire in direzione di Bagnara. Oltre questo settore, infatti, il terreno offre scarsa protezione; abbandonare Collecroce implica rimanere esposti al fuoco nemico per diverse centinaia di metri. Ai margini della strada che conduce a Castiglioni, Romolo Rondelli, ferito mentre tentava la fuga con il fratello Remo, non è riuscito a proseguire oltre, trovando qui la morte. Il suo corpo, crivellato di colpi, è stato rinvenuto alcuni giorni dopo a poche decine di metri dalla carreggiata.
Mezzo chilometro più a valle, analoga sorte è toccata a Joseph Besonces, soldato marocchino dell'esercito francese. Raggiunto alle gambe mentre correva trasportando una mitragliatrice pesante, ha vanamente cercato riparo tra le frasche. Lungo la strada per Mosciano, Giuseppe Giunta è stato colpito in maniera simile. Sopravvissuto inizialmente, è stato poi finito con un colpo alla nuca; il suo corpo è stato ritrovato nei giorni successivi con il volto coperto da un fazzoletto bianco. Immediatamente sotto Collecroce, in direzione del monte Pennino, è stato rinvenuto il corpo senza vita di Walter Fritz, disertore della Wehrmacht che si era unito ai Partigiani da tempo, ma che era giunto a Collecroce solamente la sera del 16 aprile. Più avanti, lungo le prime rampe di uno dei sentieri che conducono alla montagna, si trova invece Piero Corsaro. Pur essendosi inizialmente salvato, è caduto mortalmente ferito al torace mentre era alla testa del gruppo di Jugoslavi che stava salendo sul monte Pennino. A Collecroce si scatenò un vero e proprio inferno: gli uomini furono violentemente espulsi dalle loro abitazioni, mentre le donne furono costrette a rimanervi, sotto la minaccia delle armi; ovunque venisse individuato un Partigiano, o presunto tale, veniva appiccato il fuoco ad abitazioni, stalle e fienili. Decine di persone furono radunate sullo spiazzo antistante i lavatoi, tenute in ostaggio e destinate alla fucilazione in caso di offesa nei confronti dei militari. In questo contesto si consumarono efferatezze sulle due sentinelle e persero la vita altri due ragazzi. Uno dei caduti, originario di Gualdo e conosciuto come "il francesino", fu tra i primi a essere catturato mentre tentava la fuga verso Mosciano; ricondotto indietro, fu fucilato sul muro di casa Berardi. Pochi istanti dopo, sullo stesso luogo, fu trascinato Eliso Cucchiarini, trovato nascosto poco oltre la sua abitazione e strappato, a colpi di moschetto, dalle braccia del padre; nessuno gli concesse il colpo di grazia, lasciando che il suo straziante rantolo, come ricordano i testimoni, durasse più di un'ora.
Nel frattempo, i tedeschi individuarono il deposito di vettovaglie del Battaglione, all'interno della casa Dominici, obbligando quattro giovanissimi a caricare due carri con quintali di patate destinate ad Annifo. I carri procedevano a distanza reciproca di circa mezzo chilometro; il secondo, più arretrato, era condotto dai giovanissimi Gervasio Cucchiarini e Guido Gallina. Durante il tragitto, furono raggiunti da Vittorio Paolucci ed Eliso Conti, padri di famiglia di poco più di quarant'anni, provenienti da Annifo. Nonostante fossero stati sconsigliati a proseguire, continuarono il viaggio verso destinazione con i ragazzi. Tuttavia, la scena non sfuggì alle sentinelle tedesche appostate poco sopra, che aprirono il fuoco senza pietà sui civili inermi, in quel momento al loro servizio. Dopo aver seminato morte e distruzione a Collecroce per alcune ore, verso mezzogiorno il reparto delle SS si diresse verso Mosciano, interrompendo la strage almeno per quel giorno. Dopo aver razziato Mosciano, Sorifa e altre frazioni limitrofe, dove furono eseguite anche diverse catture, la mattina del 19 aprile aprirono il fuoco nei pressi di Castiglioni contro l'inerme cantoniere comunale Giuseppe Annibali, il cui corpo fu ritrovato il giorno successivo.
Il 21 aprile le autorità autorizzarono il trasporto delle vittime dalla chiesa di Collecroce, dove erano state inizialmente composte, al cimitero di Nocera, a eccezione delle due già depositate nel camposanto di Annifo. Sette carri agricoli sono stati caricati con undici cadaveri, di cui solo quattro riposti in casse di legno, mentre gli altri sono coperti da una coperta militare. Il parroco Don Alfonso Guerra, unitamente a Bernardino Tribuzi, Francesco Capoccia e Nazzareno Capoccia, è autorizzato a formare il corteo funebre. Il convoglio, scendendo da Collecroce e prima di raggiungere Castiglioni, incontra nuovamente le SS. Dopo aver ottenuto il permesso di proseguire, vengono aggiunti altri due cadaveri, poco dopo aver lasciato il paese, recentemente devastato. A poche centinaia di metri di distanza, vengono rinvenuti e raccolti i resti di Achille Staccioni e Giuseppe Squarta. Essi erano stati prelevati il giorno precedente dalle proprie abitazioni a Le Prata e uccisi per mancanza di documenti, gettati l'uno sull'altro e ricoperti di calce che celava indicibili ferite. A questo punto, si rende necessario un ulteriore carro per trasportare i corpi dei due ragazzi, ai quali si aggiunge quello di Giuseppe Annibali, precedentemente adagiato nella chiesa di Castiglioni. Raggiunta Bagnara, il corteo viene nuovamente affiancato dallo stesso reparto precedentemente incontrato. Si verifica un episodio di estrema brutalità: Francesco Capoccia viene ucciso a bruciapelo, accusato di aver ospitato Partigiani nella sua casa di Collecroce, dove era stata rinvenuta anche una canna di fucile. Dopo che il suo corpo è stato gettato in un fosso adiacente, le SS si rivolgono a Bernardino Tribuzi, minacciandolo di subire la stessa sorte se non avesse rivelato i nomi di coloro che avevano offerto rifugio ai Partigiani a Collecroce. A seguito di sevizie e terribili mutilazioni, il suo corpo viene anch'esso gettato nello stesso fosso. Senza indugio, con una raffica di proiettili, viene ucciso anche Nazzareno Capoccia, nonostante avessero già verificato la regolarità dei suoi documenti.
Il 22 aprile, presumibilmente a seguito di informazioni fornite da un milite della GNR fuggito dopo essere stato detenuto dai Partigiani, le SS fanno ritorno a Sorifa, Mosciano e Serre Mosciano. Nella prima località, viene ucciso il bracciante Bartolomeo Armillei. Contestualmente, Paolo Ferrari viene scovato dal suo nascondiglio, trasportato nella vicina frazione di S. Cristina (comune di Valtopina) e lì soppresso. Le atrocità di quel giorno terminano con gli omicidi, ma non con le prepotenze, le minacce di morte e gli incendi, che colpiscono in questa circostanza la chiesetta di Serre Mosciano.
Quando la situazione sembra volgere al termine, il 23 aprile si diffonde la notizia che i Partigiani sono riapparsi in alcune zone. Le SS si dirigono nuovamente a Serre Mosciano, dove sarebbero stati avvistati i "ribelli". Poco sopra il paese, il vecchio Domenico Grilli, intento a pascolare il suo gregge insieme all'adolescente Domenico Pascucci, vengono uccisi per aver risposto negativamente alla domanda se avessero visto i Partigiani. Per recuperare le ultime vittime, è necessario spostarsi qualche chilometro più a nord, nella frazione Boschetto. Lungo un sentiero che sale verso la montagna, in località Castaldo, un cippo in pietra commemora il luogo in cui i nazifascisti pongono fine alla vita dei Partigiani Nando Tesauri e Angelo Biconne.
L'unica fonte disponibile, un rapporto inviato nel dopoguerra dal Comitato comunale Patrioti di Nocera al CLN provinciale di Perugia, colloca il decesso delle ultime vittime alle ore 16:30, circostanza che permette di considerarli gli ultimi caduti del rastrellamento.
Vittime
- Giuseppe Annibali, fu Raffaele, nato a Nocera Umbra l'11 gennaio 1898, residente in frazione Castiglioni, coniugato con Sesta Schiaroli, cantoniere comunale, civile, legato ai Partigiani.
- Bartolomeo (Lello) Armillei, di Carlo, nato a Nocera Umbra l'8 marzo 1919, bracciante, coniugato con Ida Mingarelli, già militare in Fanteria, Partigiano.
- Joseph Besonces, Marocchino, già militare nell'esercito francese, ex prigioniero di guerra, Partigiano.
- Angelo Biconne, di Pietro, nato Nocera Umbra il 19 aprile 1924, celibe, falegname, Partigiano.
- Francesco Capoccia, di Vincenzo, nato a Nocera Umbra il 29 luglio 1902, residente in frazione Collecroce, contadino, coniugato con Felicetta Travaglini, civile, legato ai Partigiani.
- Nazzareno Capoccia, di Luigi, nato a Nocera Umbra il 18 giugno 1925, residente in frazione Collecroce, celibe, contadino, civile, legato ai Partigiani.
- Angelo Coccia, di Francesco, nato a Nocera Umbra il 06 agosto 1922, bracciante, celibe, già militare in Aeronautica, Partigiano.
- Gino Collarini, di Enrico, nato in Francia nel 1924, e perciò soprannominato "Il francesino", Partigiano.
- Eliso Conti, ca. 40 anni, residente in frazione Annifo, coniugato con prole, civile.
- Eliso Cucchiarini, di Rinaldo, nato a Nocera Umbra il 14 maggio 1922, residente in frazione Collecroce, contadino, celibe, già militare in Fanteria, Partigiano.
- Gervasio Cucchiarini, di Protasio, nato a Nocera Umbra il 09 marzo 1926, residente in frazione Collecroce, contadino, celibe, civile, legato ai Partigiani.
- Paolo Ferrari, di Mario, nato a Codogno (Milano)[1] il 10 agosto 1925, residente a Calvatone (Crotone), renitente/disertore, Partigiano.
- Guido Gallina, di Luigi, nato a Nocera Umbra il 3 novembre 1928, residente in frazione Collecroce, celibe, contadino, civile.
- Giuseppe Giunta, di Calogero e Filippa Cozzo, nato il 17 agosto 1923 ad Aidone (Enna), militare sbandato dopo l'Armistizio, Partigiano.
- Domenico Grilli, fu Angelo, nato a Nocera Umbra il 17 gennaio 1868, residente in frazione Serre Mosciano, contadino, vedovo di Elisa Rinaldetti, sposato in seconde nozze con Cesarina Mingarelli, civile.
- Vittorio Paolucci, di Giovanni, nato a Nocera Umbra il 13 maggio 1900, residente in frazione Annifo, coniugato con prole, civile.
- Domenico Pascucci, di Pietro, nato a Nocera Umbra il 29 gennaio 1929, residente in frazione Serre Mosciano, celibe, contadino, civile.
- Romolo Rondelli, fu Giovanni, nato a Nocera Umbra il 06 luglio 1922, meccanico, celibe, già militare in Aeronautica, Partigiano.
- Giuseppe Squarta, di Antonio, nato a Nocera Umbra l'8 gennaio 1924, residente in frazione Le Prata, contadino, celibe, civile, legato ai Partigiani.
- Achille Staccioni, di Reogardo, nato a Nocera Umbra il 06 luglio 1923, residente in frazione Le Prata, contadino, celibe, già militare in Fanteria, civile, legato ai Partigiani.
- Nando Tesauri, di Alessandro, nato a Nocera Umbra il 19 giugno 1922, celibe, bracciante, già militare in Aeronautica, Partigiano.
- Tito Tesauri, di Giulio, nato a Nocera Umbra il 05 agosto 1925, residente in frazione Case Basse, celibe, bracciante, Partigiano.
- Bernardino Tiburzi, fu Bernardino, nato a Nocera Umbra il 14 febbraio 1894, residente in frazione Collecroce, coniugato con Maddalena Timi, contadino, civile, legato ai Partigiani.
Partigiani uccisi in combattimento contestualmente all’episodio:
- Walter Fritz, disertore della Wehrmacht unitosi ai Partigiani, di età imprecisata perché privo di documenti (all'interno della giacca viene rinvenuto un numero, probabilmente la sua matricola: 22959/53/1913), Partigiano.
- Pietro Corsaro, di Nicola, nato a Reggio Calabria il 27 maggio 1927, sfollato con la famiglia, studente liceale legato al circolo folignate di Azione Cattolica, Partigiano.
24 aprile 1944 - Santa Cristina di Valtopina
L'uccisione di Gaspare Coccia avvenne il 24 aprile 1944. In tale data, il padre allertò lui e suo fratello Armando invitandoli a nascondersi a causa del passaggio di un nutrito reparto tedesco. Sebbene Armando non fosse ancora soggetto agli obblighi di leva, Gaspare risultava renitente. I due fratelli si appartarono in luoghi distinti, ma Gaspare uscì prima del tempo stabilito e venne avvistato da alcuni militari. Poco distante dal luogo di cattura, venne ucciso. Nella ricostruzione fornita, il fratello Armando menziona anche un fascista, presumibilmente ufficiale o sottufficiale della GNR, il quale avrebbe guidato i tedeschi o, comunque, rivelato loro l'identità di Coccia e, soprattutto, il suo ruolo di collaboratore dei Partigiani della IV Brigata Garibaldi di Foligno. È altresì nota e diffusa un'altra versione dei fatti: Coccia sarebbe stato sorpreso da militari tedeschi mentre trasportava con il proprio asino il corpo di un Partigiano recentemente caduto in combattimento. Per questo motivo, egli stesso sarebbe stato ucciso. Il Partigiano in questione era Marcello Mancinelli, originario di Spello. La sepoltura di Mancinelli nel cimitero civico della sua città natale, dove riposano anche tre Spellani morti volontariamente nel gruppo di combattimento "Cremona", conferma che il suo decesso avvenne a Valtopina il 27 aprile 1944.
Vittima
- Gaspare Coccia, nato a Valtopina il 13 maggio 1922 e ivi residente in frazione Santa Cristina. Renitente alla leva e legato ai Partigiani.
1-2 giugno 1944 - Spello
In data 1° giugno 1944, in serata, due sottufficiali tedeschi fermarono nei pressi di villa Fidelia un carro condotto da Gino Migliosi e dal suo amico Pietro Procacci. A bordo del veicolo vennero rinvenuti un fucile, numerose cartucce per tale arma e munizioni di vario calibro. I due vennero quindi accompagnati presso il comando della II Compagnia Ausiliaria di Spello della GNR. Durante l'interrogatorio, Procacci dichiarò la propria innocenza, sostenendo che Migliosi gli avesse richiesto un passaggio sul carro senza informarlo sul contenuto del medesimo. Migliosi confermò quanto dichiarato dall'amico, scagionandolo, e asserì di aver rinvenuto il fucile e le munizioni in un casolare abbandonato nelle vicinanze di Foligno. Nonostante un interrogatorio approfondito, Migliosi non rilasciò ulteriori dichiarazioni. Procacci fu immediatamente rilasciato, mentre Migliosi, la mattina seguente, venne condotto al cimitero di Spello e fucilato in quanto trovato in possesso di armi senza autorizzazione.
Vittima
- Gino Migliosi, di Nazareno, nato ad Assisi il 29 novembre 1904 e ivi residente in frazione Capodacqua, contadino.
16 giugno 1944 - Bevagna
Nell'ultimo giorno di presenza tedesca a Bevagna, Alessio Piccini sta scendendo da Montefalco, dove vive, per recarsi in una farmacia in cerca di medicinali per la moglie e la figlia malate. Viene colpito e ucciso da una delle numerose sentinelle appostate a presidio dei ponti e degli incroci stradali.
Vittima
- Alessio Piccini, nato a Montefalco il 17 marzo 1911, coniugato con figli, contadino.
25 giugno 1944 - Nocera Umbra
Ignote le circostanze della cattura. Si sa soltanto che Primo Pizzicotti viene fucilato dai nazi-fascisti a Nocera Umbra il 25 giugno 1944. Gli Alleati giungeranno a Nocera il 4 luglio.
Vittima
- Primo Pizzicotti, di Aurelio, nato a Nocera Umbra il 15 aprile 1915 e ivi residente, militare, Partigiano.
12 agosto 1944 - Sant'Anna di Stazzema
L'eccidio di Sant'Anna di Stazzema, perpetrato il 12 agosto 1944, rappresenta un crimine di guerra nazifascista commesso da soldati tedeschi appartenenti a tre compagnie della 16^ SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS", sotto il comando del Gruppenführer Max Simon, e da collaborazionisti italiani della RSI. Nelle prime ore del mattino, tre reparti militari circondarono l'abitato di Sant'Anna, una frazione di Stazzema (Lucca), mentre un quarto Battaglione si posizionò a valle, nei pressi di Valdicastello, con l'obiettivo di intercettare ogni potenziale via di fuga. Nonostante Sant'Anna fosse stata dichiarata zona franca dalle autorità tedesche all'inizio del mese, accogliendo così la popolazione civile sfollata, in poco più di tre ore vennero massacrate 560 persone, tra cui numerosi bambini.
Un episodio emblematico di questa strage fu l'uccisione della famiglia di Antonio Tucci, un ufficiale di marina originario di Foligno ma impiegato a Livorno. Tucci aveva scelto Sant'Anna di Stazzema come rifugio per la sua famiglia, ritenendolo un luogo sicuro. In questa tragica circostanza perirono sua moglie e i loro otto figli. L'unico sopravvissuto della famiglia fu Antonio Tucci, assente da casa il giorno del massacro. Al suo rientro il giorno successivo, secondo testimonianze oculari, l'uomo, sopraffatto dal dolore, tentò di gettarsi tra le fiamme ancora ardenti nella piazzetta del paese per unirsi ai suoi cari, dovendo essere trattenuto con la forza. In memoria della famiglia Tucci, il Comune di Foligno ha intitolato una via e, ogni anno, il 12 agosto, una delegazione si reca a Sant'Anna di Stazzema per commemorare le vittime innocenti di tale inqualificabile eccidio. Nonostante i ripetuti procedimenti giudiziari, i responsabili nazisti e fascisti di questa atrocità sono rimasti impuniti.
Vittime (originarie di Foligno)
- Bianca (39 anni)
- Anna Maria Tucci (16 anni)
- Luciana Tucci (15 anni)
- Eros Tucci (13 anni)
- Feliciano Tucci (10 anni)
- Grazia Tucci (8 anni)
- Franca Tucci (5 anni)
- Carla Tucci (3 anni)
- Maria Tucci (3 mesi)
- La Famiglia Tucci
-
Gli otto fratelli Tucci
-
La signora Bianca con Antonio Tucci
Folignati sepolti nei Cimiteri Militari Italiani in Austria, Germania e Polonia
- Rinaldo Allegri
- Nato il 24 maggio 1908 a Foligno.
- Deceduto a Graz (Austria) il 1° febbraio 1945.
- Sepolto a Mauthausen (Austria) - Cimitero Militare Italiano.
- Tommaso Antonini
- Nato il 26 gennaio 1911 a Foligno.
- Deceduto il 26 febbraio 1944.
- Sepolto ad Amburgo (Germania) - Cimitero Militare Italiano d’Onore.
- Angelo Fuso
- Nato l’11 giugno 1921 a Foligno.
- Deceduto il 6 agosto 1944.
- Sepolto ad Amburgo (Germania) - Cimitero Militare Italiano d’Onore.
- Luigi Mascioli
- Nato il 19 aprile 1907 a Foligno.
- Deceduto a Zagan/Sagan (Lebusz, Polonia) il 3 gennaio 1944.
- Sepolto a Bielany/Varsavia (Polonia) - Cimitero Militare Italiano d’Onore.
- Carlo Moscatelli
- Nato il 1° febbraio 1921 a Foligno.
- Deceduto il 24 dicembre 1944.
- Sepolto ad Amburgo (Germania) - Cimitero Militare Italiano d’Onore.
- Innocenzo Palmieri
- Nato il 28 dicembre 1914 a Foligno.
- Deceduto a Zgorzelec/Górlitz (bassa Slesia, Polonia) il 3 marzo 1945 .
- Sepolto a Bielany/Varsavia (Polonia) - Cimitero Militare Italiano d’Onore.
- Armando Stella
- Nato il 22 febbraio 1915 a Foligno.
- Deceduto il 3 aprile 1945.
- Sepolto ad Amburgo (Germania) - Cimitero Militare Italiano d’Onore.
Armando Rocchi
Armando Rocchi, prefetto della provincia di Perugia da ottobre 1943, è la figura che più spesso compare nelle cronache relative ai rastrellamenti e alle esecuzioni di partigiani e renitenti. Nato a Roma nel 1898, Rocchi combatté nella Prima Guerra Mondiale come sottotenente di cavalleria. Ferito alla mascella in Albania, dovette portare per sempre una protesi alla mandibola. Nel 1922 fu congedato illimitatamente con pensione a vita a partire dal 1923.
Laureato in zoologia e veterinaria all'Università di Perugia, nel 1937 si arruolò volontario nella Spagna franchista, inquadrato nella 102ª Legione Camicie Nere. Ferito nuovamente, nel 1941 tornò a combattere nei Balcani, operando in Montenegro e poi di nuovo in Albania con il grado di seniore (maggiore) nella Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale. Tra il 1943 e il 1945, Rocchi ricoprì incarichi dirigenziali, tra cui quello di commissario straordinario per l'Emilia-Romagna e di prefetto di Perugia da ottobre 1943 fino alla liberazione della città. Come prefetto, si dedicò al ripristino dell'ordine pubblico, combattendo attivamente le formazioni partigiane sorte tra l'autunno 1943 e il marzo 1944 nelle province di Perugia, Terni e Rieti. Sfruttando l'esperienza acquisita in Jugoslavia nelle operazioni di contro-guerriglia, divenne un ostacolo significativo per il movimento partigiano.
Il nome di Rocchi è anche associato alle vicende degli ebrei residenti nel perugino durante la Repubblica Sociale. Nonostante il suo impegno nella lotta contro i partigiani, il suo ruolo nelle persecuzioni contro i cittadini di origine ebraica è tuttora oggetto di dibattito. Durante il processo intentato dall'Allied Authority alla fine della guerra, per le sue responsabilità, alcuni ebrei perseguitati testimoniarono a favore di Rocchi. Secondo le loro dichiarazioni, egli avrebbe allestito una residenza "protetta" sull'Isola Maggiore del Lago Trasimeno per accogliere ebrei e altre persone soggette a restrizioni, in attesa dell'avanzare del fronte e del ritiro delle truppe tedesche e fasciste repubblicane da Perugia.
Nel suo memoriale difensivo, Rocchi attribuì la responsabilità degli eventi del 14 marzo 1944 ai soldati tedeschi. Questa versione contrasta con la testimonianza di Giuseppe Costantini, uno dei superstiti, che indicò Rocchi come colui che avrebbe ordinato la fucilazione di quattro giovani: Paolini, Presenzini, Sfasciotti e Conversini.
Riguardo alla fucilazione di Fiorani e Moretti, avvenuta a Montefalco il 13 aprile 1944, Rocchi scrisse: "Decisi di applicare "cum grano salis" gli ordini ricevuti e seguii il seguente criterio: "pochi esempi, applicati in tempi successivi, in zone distanti tra loro, e scelte dove peggio imperversava il fenomeno; ciascun esempio, preceduto da opportuna pubblicità e propaganda", in parallelo a tali misure e contrariamente alle istruzioni del Governo […], di mia iniziativa concessi, a tutti coloro, che, ricredendosi, recedevano nel frattempo dal proposito di renitenza, la facoltà di presentarsi e restare esenti da qualsiasi sanzione. […] Andarono così esenti da pene capitali e detentive 575 giovani […], mentre gli arrestati e processati per tale causa furono un 15 o 20, dei quali solo 5 (o 7 non ricordo bene la cifra esatta) furono condannati alla pena capitale." Tuttavia, Rocchi non menziona i manifesti appesi ai muri delle città di tutta la provincia, con cui annunciava le misure adottate, né le continue angherie inflitte ai familiari dei disertori e dei renitenti.
La Corte d'Assise di Bologna lo condannò a 30 anni di carcere per crimini di guerra; la pena fu poi ridotta a 20 anni dalla Cassazione nel 1949. Morì a Perugia nel 1970.
- Il Prefetto Armando Rocchi
-
Armando Rocchi interroga alcuni civili
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Uno dei tanti manifesti affissi in tutta la provincia
Note
- ↑ Codogno dal 1992 appartiene alla provincia di Lodi. In alcuni documenti è erroneamente indicato come in provncia di Cremona.
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Bibliografia
- "...Raus" - Memorie del rastrellamento tedesco di Scopoli - Nazzareno Ponti
- 1900-1950: Cinquant'anni del nostro secolo - Supplemento a Storia Illustrata n. 181 - Arnoldo Mondadori Editore - 1972
- 1945: Il mondo volta pagina - Supplemento a Storia Illustrata n. 329 - Arnoldo Mondadori Editore - 1985
- BBC History Dossier: La II Guerra Mondiale a colori - Marzo 2021
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- BBC History Italia n.17 - Il Duce e il Fuhrer - Giugno 2025
- Curve nella memoria... angoli del presente: La deportazione in Germania dalla montagna folignate - Una ricerca della classe 2Cn del Liceo Classico F. Frezzi di Foligno 2000-2001, a cura di Olga Lucchi - Grafiche Forever S.p.A. - Maggio 2002
- Dall’internamento alla libertà: Il campo di concentramento di Colfiorito - Olga Lucchi - Editoriale Umbra - 2004
- Dizionario Biografico Umbro dell’Antifascismo e della Resistenza - Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea - 2024
- Focus Storia Collection n.25 - 1939-1945: La II Guerra Mondiale - Novembre 2019
- Il mio 16 Giugno - Scuola Media Carducci di Foligno - A cura di Pier Giorgio Lupparelli
- La deportazione - A.N.E.D. Umbria - Unione Tipografica Folignate - Febbraio 2018
- La guerra ai civili in Umbria (1943-1944)) - Per un Atlante delle stragi naziste - Angelo Bitti - Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (ISUC) - 2007
- La guerra in casa: Foligno 1940-1945 - Giuseppe Tardocchi - Grafiche CMF - Marzo 2005
- La lotta antifascista dei prigionieri di Colfiorito - A cura di Andrea Martocchia - Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia onlus - Settembre 2018
- Le nostre partigiane - Provincia di Perugia - Ufficio Sviluppo Attività Area Vasta - Ottobre 2023
- Li presero ovunque: Storie di deportati umbri - Olga Lucchi - Mimesis Edizioni (Milano – Udine) - 2010
- Liberazione di Perugia e dell’Umbria da parte delle truppe alleate nel giugno 1944 - Ruggero Ranieri
- Memorie di un Ribelle (settembre 1943 - maggio 1945) - Adelio e Fausta Fiore - Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (ISUC) - 2004
- Tracce di memoria - Guida ai luoghi della Resistenza e degli eccidi nazifascisti in Umbria - Tommaso Rossi - Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (ISUC) - 2013
- U.S. Army Air Forces in World War II - Combat Chronology 1941-1945 - Compiled by Kit C. Carter and Robert Mueller - Center for Air Force History - Washington, DC - 1991
- Umbria Cronologia 1940-1946 - Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (ISUC), a cura di Tommaso Rossi - 2017
- 57th Bomb Wing Association
- Archivi della Resistenza
- 12th Royal Lancers su Wikipedia
- 4ª Brigata Garibaldi su Wikipedia
- Brigate Garibaldi su Wikipedia
- Maggiore Francis Antoine Brock
- Military Cross al Maggiore Brock
- Arolsen Archives - The largest archive on victims and survivors of Nazi persecution
- Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (ISUC)
- ANED - Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti
- Dimenticati di Stato - I Caduti sepolti nei cimiteri militari italiani in Germania, Austria e Polonia
- I Partigiani d'Italia
- Sala dei nomi - I morti del campo di concentramento di Mauthausen
- Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra e Fondazione
- ANPI - Sezione Foligno "Franco Ciri"
- La Gazzetta di Foligno
- Biblioteca Lodovico Jacobilli
- Pietre della Memoria
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