Vai al contenuto

Sindaci e Podestà dal 1923 al 1946

Da WikiFoligno.
(Reindirizzamento da Sindaco Agostino Iraci)

Agostino Iraci

AGOSTINO IRACI
Magliano Sabina (RI) Torgiano
25 febbraio 1893 7 novembre 1980
Professione Orientamento
Avvocato Fascista
Sindaco di Foligno
1923 1926
Predecessore Successore
Ferdinando Innamorati Federico Sorbi
Altre cariche
Consigliere Provinciale
Presidente del Consiglio provinciale umbro
Prefetto della provincia di Campobasso
Prefetto della provincia di Udine
Capo di gabinetto di Benito Mussolini
Onorificenze e titoli nobiliari
Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro


In occasione delle elezioni del 1923, furono presentate due liste: una di maggioranza composta da ventiquattro elementi, prevalentemente fascisti affiancati da alcuni indipendenti, e una di minoranza con sei esponenti del Partito Popolare Italiano. Il consiglio comunale di Foligno, all'epoca, era composto da trenta consiglieri. L'assenza di ulteriori liste, unitamente alla composizione parziale di quella del Partito Popolare Italiano, evidenzia la crisi politica del periodo. L'avvocato Agostino Iraci, con il geometra Giovanni Fiordiponti, fu eletto anche consigliere provinciale. Tra i consiglieri comunali eletti figuravano l'ingegner Romolo Raschi, segretario politico del partito fascista, alcuni ex amministratori comunali, gli avvocati Giulio Cesare Galligari e Fernando Mancini, e Monsignor Michele Faloci Pulignani. L'avvocato Agostino Iraci fu eletto sindaco della città, nomina accolta favorevolmente in tutti gli ambienti cittadini. Iraci era stato nazionalista nel periodo prebellico, combattente e uno dei primi squadristi di Foligno.

Nel 1922 aveva ricoperto la carica di segretario politico del fascio. Uomo idealista e generoso, grazie alle sue capacità intellettuali e al suo approccio, godeva di vasta ammirazione. Oltre a essere sindaco di Foligno, fu anche presidente del Consiglio provinciale umbro, in un periodo in cui la regione comprendeva un'unica provincia, quella di Perugia, identificata dalla sigla automobilistica "PU". Iraci si trovò ad affrontare una situazione comunale gravosa, caratterizzata da un disavanzo di 363.017,77 lire e da spese scoperte per un ammontare di 1.100.000 lire. Il suo programma amministrativo diede priorità alla realizzazione di opere pubbliche, tra cui la costruzione del mattatoio, l'ampliamento dell'acquedotto e la realizzazione della rete fognaria. Furono edificati edifici scolastici in città e nelle frazioni, e furono pavimentate le strade interne. L'attenzione non si limitò al solo centro urbano, ma si estese alle frazioni, dotate di acquedotti, fonti, lavatoi e strade di collegamento. Gran parte di questi interventi sono ascrivibili al merito e all'iniziativa del sindaco, che, nella sua duplice veste di amministratore comunale e provinciale, seppe tutelare gli interessi della città. Poté, inoltre, contare sulla collaborazione di assessori capaci e impegnati, che dedicarono le loro migliori energie al bene della comunità.

Nell'esercizio delle sue funzioni di sindaco e di presidente del Consiglio provinciale umbro, l'avvocato Agostino Iraci attirò l'attenzione dei funzionari e dei responsabili del Ministero degli Interni, tanto che nel marzo 1926 fu nominato Prefetto della provincia di Campobasso. La promozione fu accolta con favore in città e nella regione. Prima di assumere l'incarico a Campobasso, fu vittima di un attentato che suscitò profonda emozione nell'opinione pubblica. Il 4 giugno fu ferito in casa da due colpi di rivoltella esplosi dal cognato Domenico Fedeli, individuo dal carattere instabile, il quale, in un momento di alterazione mentale, si scagliò contro di lui. L'episodio, per circostanze fortunate, non si trasformò in tragedia, e per tale ragione fu celebrato un triduo di ringraziamento in Cattedrale, in considerazione della nota fede cattolica di Iraci. In sala operatoria, Iraci perdonò il suo aggressore.

Nel mese di luglio ricevette l'onorificenza di Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro. Nel mese di agosto, lasciando la città, rivolse alla popolazione un messaggio di congedo. In qualità di prefetto, fu trasferito da Campobasso a Udine, dove rimase fino al 1928, quando divenne capo di gabinetto di Benito Mussolini e stretto collaboratore di Leandro Arpinati. Ricoprì tale incarico fino al 1933, anno in cui fu nominato prefetto di Torino. Questo trasferimento può essere interpretato come una forma di allontanamento dalla "stanza dei bottoni", in linea con il detto "promoveatur ut amoveatur". Iraci seguì il declino di Leandro Arpinati, con il quale collaborò nel vano tentativo di liberalizzare il fascismo. Dopo la caduta del regime fascista, Iraci scrisse un volume intitolato "Arpinati, l’oppositore di Mussolini". In seguito all'esperienza torinese, Iraci divenne un oppositore del fascismo e, durante il periodo clandestino, aderì al P.L.I. (Partito Liberale Italiano). Dopo la seconda guerra mondiale, tornò a ricoprire la carica di presidente della provincia. Agostino Iraci morì il 7 novembre 1980 a Torgiano.


Federico Sorbi

FEDERICO SORBI
? ?
25 ottobre 1887 30 marzo 1966
Professione Orientamento
Agricoltore Fascista
Sindaco di Foligno
1926 1927
Predecessore Successore
Agostino Iraci Romolo Raschi (Podestà)
Altre cariche
Segretario amministrativo del Fascio
Segretario politico del Fascio
Onorificenze e titoli nobiliari
Cavaliere Ufficiale


Il 27 marzo 1926, in seguito alla nomina di Agostino Iraci a prefetto, venne designata la nuova giunta municipale di Foligno. Il Cav. Federico Sorbi, consigliere anziano, fu nominato sindaco, carica che in seguito ricoprì anche con il titolo di podestà. Il consiglio comunale risultava incompleto, poiché sei dei trenta consiglieri, appartenenti al Partito Popolare, erano decaduti dalla carica a seguito dei provvedimenti restrittivi adottati dal regime nell'anno precedente. L'elezione del Cav. Sorbi ottenne scarsa risonanza sulla stampa locale; solo alcune testate, nel resoconto della prima seduta della nuova giunta, menzionarono che la stessa si era svolta sotto la presidenza del Sindaco Sorbi. L'amministrazione Sorbi ebbe una durata inferiore a un anno. Successivamente, il 13 febbraio 1927, con Regio Decreto, l'On. Ing. Romolo Raschi fu nominato podestà del Comune di Foligno.



L'istituzione della figura del podestà, avvenuta tra il 1926 e il 1927, configurò un intervento diretto del potere centrale nelle amministrazioni locali, svincolate dalla rappresentanza popolare. Contestualmente, furono aboliti i consigli comunali eletti, sostituiti da consulte di nomina prefettizia. L'insediamento dei podestà nei comuni con popolazione inferiore ai cinquemila abitanti ebbe inizio nel luglio del 1926, come nel caso, ad esempio, di Valtopina. Nei comuni con popolazione superiore a tale soglia, i podestà entrarono in carica nel 1927. L'introduzione del podestà accentuò il potere centralizzatore, in contrasto con le istanze di decentramento amministrativo che si erano manifestate nei decenni precedenti. Nel periodo compreso tra il 1927 e il 1943, la città in questione fu governata da tre podestà, intervallati da due commissari prefettizi, la cui presenza suggerisce irregolarità di natura amministrativa e non solo. Preliminarmente all'analisi della gestione podestarile, è opportuno esaminare il periodo che intercorre tra il 1923, anno delle ultime elezioni amministrative caratterizzate da un relativo grado di libertà, e il 1927.



Romolo Raschi

ROMOLO RASCHI
Spello ?
14 agosto 1887 23 novembre 1979
Professione Orientamento
Ingegnere Fascista
Podestà di Foligno
1927 1934
Predecessore Successore
Federico Sorbi (Sindaco) Gastone Biondi
Altre cariche
Deputato XXVII Legislatura Regno d'Italia (1924-1929)
Deputato XXVIII Legislatura Regno d'Italia (1929-1934)


Il 13 febbraio 1927, con Regio Decreto venne nominato l'On. Ing. Romolo Raschi Podestà del Comune di Foligno. L'insediamento ebbe luogo nel medesimo mese. Contestualmente, l'avv. Giulio Cesare Galligari, già vicesindaco, fu nominato vice podestà. Nel 1928 fu istituita la prima consulta municipale, organo con attribuzioni esclusivamente consultive. Tale consulta, convocata dal podestà, non godeva del potere di autoconvocazione e le sue deliberazioni non avevano carattere vincolante per le decisioni del podestà. La consulta era composta da quattordici membri.

L'insediamento della prima consulta municipale si svolse in Comune con solennità. Il podestà On. Raschi affermò che la consulta, composta da figure di comprovata esperienza nella vita pubblica e stimate per laboriosità e onestà, avrebbe fornito un contributo significativo all'amministrazione comunale. Nell'occasione, il podestà presentò una dettagliata relazione sull'attività svolta durante l'anno precedente, sottolineando l'introduzione di ordine, disciplina ed economia nell'amministrazione civica, con l'eliminazione di spese superflue e improduttive. Inoltre, evidenziò l'impegno profuso per rendere più efficienti i vari servizi e favorire lo sviluppo degli elementi fondamentali per il futuro del Comune.

Tra le opere realizzate, menzionò la pavimentazione di Corso Cavour, con la previsione di estenderla a Largo Carducci, la riqualificazione dei Viali Trento e Trieste, Via della Stazione, Viale Cesare Battisti, la bitumazione dei piazzali e viali esterni a Porta Romana, la catramatura dei marciapiedi e la realizzazione della fognatura da Piazza Garibaldi a Porta Ancona. Furono realizzati interventi anche nelle frazioni, specificamente a Scopoli, Morro, Pontecentesimo, Capodacqua, Roviglieto, Cancellara, S. Stefano, Scandolaro e Casevecchie. Vennero altresì condotti studi sull'acquedotto di Acquabianca, al fine di incrementare l'approvvigionamento idrico necessario a seguito della realizzazione della conduttura per il nuovo quartiere del Palombaro. Il podestà ricordò, infine, l'istituzione del Collegio Sgariglia, del Liceo Classico comunale e la riorganizzazione della scuola comunale di musica, oltre a menzionare ulteriori iniziative, tra cui la mostra zootecnica di S. Eraclio, la mostra ippica e la mostra delle macchine agricole.

L'insediamento del giovane podestà fu caratterizzato da un fervore di iniziative, motivate sia dall'entusiasmo per il nuovo incarico, sia dal desiderio di affermazione personale. In ambito nazionale, l'azione amministrativa del podestà mirava a compensare, nell'ottica del regime, il significativo successo ottenuto dalla lista bis nelle elezioni politiche del 1924.

Prima dell'avvio dei lavori della Consulta, il podestà On. Romolo Raschi commemorò la recente scomparsa dell'On. Francesco Fazi, figura di rilievo nella storia della città, ricordandone il contributo come amministratore, uomo politico e soldato, pur sottolineando "se oggi un suo diverso atteggiamento politico lo aveva allontanato dalle nostre direttive".

La nomina dell'On. Raschi a podestà di Foligno non suscitò unanime consenso, in particolare all'interno dell'apparato del partito, a causa di circostanze pregresse destinate a culminare in un notevole scandalo. Preesistenti rivalità tra i dirigenti contribuirono a tale clima. È plausibile che la nomina sia stata promossa a Roma dallo stesso onorevole, nella speranza di risolvere elegantemente una situazione che, al contrario, lo avrebbe poi travolto.

L'On. Raschi, professionista di comprovata abilità, si era distinto anche in ambito politico. Alle elezioni politiche del 1924, candidato nella circoscrizione Umbria Lazio con la lista bis, ottenne un notevole successo personale. A Foligno, conseguì il primo posto per numero di preferenze, con 3.053 voti, distanziando nettamente il socialista Ferdinando Innamorati, secondo con 421 voti. L'On. Raschi risultò primo anche nell'intera circoscrizione, con 12.491 preferenze, superando Giuseppe Bottai, candidato nella lista ufficiale del partito fascista, che ottenne 11.542 voti. Tale risultato, sebbene accrescesse la notorietà dell'On. Raschi, generò anche opposizioni nei suoi confronti, in quanto la lista bis in Umbria aveva nettamente penalizzato la lista ufficiale, a differenza di quanto accaduto in altre circoscrizioni.

Tra le opere realizzate nei primi anni dell'amministrazione podestarile dell'On. Raschi, si segnala la riqualificazione del Parco dei Canapè, trasformato in giardino pubblico a seguito della demolizione di quello di Porta Romana, sul cui sito venne edificato lo stadio comunale. La costruzione del nuovo stadio fu anch'essa oggetto di critiche rivolte al podestà. L'ubicazione e la configurazione sopraelevata del Parco dei Canapè rappresentavano elementi di notevole attrattiva. Al fine di ottimizzarne la valorizzazione, vennero intensificati i lavori di riqualificazione di Via del Cassero, un'arteria stradale funzionale per il collegamento tra il centro cittadino e il parco. Il risanamento igienico-sanitario della via, precedentemente caratterizzata da un tracciato tortuoso, irregolare e da una reputazione compromessa, era stato già avviato dalla precedente amministrazione guidata dal sindaco Iraci. L'imprenditore Tito Roncaglia eseguì i lavori di ampliamento della via mediante la demolizione di edifici fatiscenti e l'arretramento di altri fabbricati. L'amministrazione comunale mise a disposizione la proprietà di S. Caterina e procedette all'acquisizione di alcune proprietà da privati. La ditta Salvati demolì un piccolo edificio di sua proprietà che ostacolava il prolungamento di Via del Cassero fino al Parco dei Canapè. Nel bilancio di previsione per l'anno 1930 figuravano numerose opere pubbliche, tra cui, in particolare, la costruzione dell'edificio scolastico di S. Eraclio, il trasferimento della piazza d'armi dalla zona di Sterpete, la cui area fu destinata all'Aereonautica per la realizzazione di un campo di aviazione, e la sistemazione razionale di Palazzo Trinci, il cui restauro era stato promosso e realizzato da Mons. Michele Faloci Pulignani.

L'amministrazione podestarile dell'On. Raschi fu caratterizzata, come precedentemente evidenziato, da un'attività dinamica che si rivelò vantaggiosa per la città. Nel 1934, l'On. Raschi pubblicò un resoconto delle realizzazioni del suo settennio podestarile, configurabile come una sorta di bilancio conclusivo. Tra le opere realizzate, si segnalano: la costruzione del campo sportivo, la realizzazione del padiglione di isolamento dell’ospedale civile (successivamente adibito a scuola), il restauro di Palazzo Trinci, la riorganizzazione della pinacoteca e della biblioteca comunale, l'inaugurazione della scuola all'aperto, l'istituzione del Liceo classico comunale, del Collegio Sgariglia, della scuola di musica, la sistemazione della nuova Piazza d'armi e il miglioramento dei servizi, con particolare riferimento al nuovo acquedotto. Per la realizzazione di tali interventi furono investite lire 12.406.722,32, una somma considerevole, resa possibile dalla posizione politica del podestà, il quale seppe operare scelte strategiche che beneficiarono la città.

Nella gestione municipale, l'On. Raschi adottò sistematicamente il ricorso all'appalto, considerandolo vantaggioso sia per evitare all'amministrazione possibili imprevisti, sia perché, in definitiva, si rivelava economicamente più conveniente.

Nella relazione conclusiva del suo settennato podestarile, redatta nel 1934, l'Onorevole Romolo Raschi asseriva che l'amministrazione da lui condotta aveva "sensibilmente migliorato la città nella sua forma esteriore e nei suoi servizi", lasciando "la finanza comunale in condizioni di sana consistenza" e un "programma di lavori e di attività tracciato nelle sue linee e confortato dai mezzi necessari". Nel 1932, alla scadenza del primo mandato, Raschi era stato riconfermato nell'incarico. Contemporaneamente, tuttavia, si era avviata un'indagine giudiziaria che, a causa di rivalità interne al partito, non era stata interrotta come accadeva frequentemente. Il podestà Raschi rassegnò le dimissioni, accettate il 14 giugno 1934. Contestualmente, il Prefetto di Perugia affidò al ragioniere capo della Prefettura, Cavaliere Ufficiale Salvatore Coppola, il ruolo di commissario per l'amministrazione comunale di Foligno. Successivamente, Coppola fu sostituito dal Commendatore Florindo Giammichele.

Il 29 novembre 1934, Romolo Raschi venne arrestato con l'accusa di concussione. In qualità di deputato, rappresentante del Comune e presidente dell'Azienda elettrica municipale di Foligno, nel 1926 aveva ceduto l'azienda elettrica alla Società Umbra di Elettricità, consociata dell'UNES, ricevendo da quest'ultima mille azioni per un valore di un milione di lire. Precedentemente all'arresto, il 23 novembre 1934, la commissione provinciale per il confino di polizia aveva disposto per Raschi l'assegnazione al confino per cinque anni e l'ammonizione. Furono inoltre rinvenute azioni UNES in suo possesso o a lui intestate. Il tribunale lo accusò di concussione positiva fraudolenta, ma nel processo del 19 febbraio 1935 dichiarò il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del reato. L'anno successivo, Raschi fu riabilitato e reintegrato in tutte le onorificenze precedentemente revocate.

In seguito, l'ingegnere Romolo Raschi si arruolò volontario per l'Africa Orientale, sia al fine di riabilitare ulteriormente la propria reputazione, sia per trovare un nuovo ambito professionale. In effetti, Raschi svolse a lungo la sua attività professionale, che fu apprezzata dalle autorità e dalla popolazione locale. Giudizi positivi furono espressi anche da coloro che non condividevano la sua posizione ideologica. Romolo Raschi, nato a Spello nel 1887, morì il 23 novembre 1979. La sua scomparsa passò quasi inosservata; ormai pochi ricordavano l'onorevole e l'ex podestà.


Gastone Biondi

GASTONE BIONDI
? ?
? marzo 1969
Professione Orientamento
Medico Fascista
Podestà di Foligno
1934 1937
Predecessore Successore
Romolo Raschi Federico Sorbi


Nel maggio del 1935, il Cav. Dott. Gastone Biondi fu designato podestà del Comune di Foligno, una nomina accolta favorevolmente dall'opinione pubblica. La figura del Dott. Biondi si connotava per le sue qualità professionali, l'integrità morale e un profondo attaccamento al territorio, manifestando inoltre spirito d'iniziativa e un forte impegno per lo sviluppo e il benessere della città.

Proveniente da una famiglia cittadina di antica e onorata tradizione, distintasi per rettitudine, laboriosità e fervore patriottico e religioso, il Dott. Biondi vantava antenati che avevano ricoperto incarichi amministrativi municipali nel corso del secolo precedente. Egli era inoltre genero del Dott. Minciotti, professionista stimato in città. Nell'anno precedente alla nomina, il Dott. Biondi aveva assunto la carica di segretario politico del fascio locale.

La cerimonia d'insediamento, improntata a solennità e rassicurazione, vide il commissario prefettizio Comm. Florindo Giammichele, succeduto al Dott. Coppola nel novembre precedente, garantire una situazione di stabilità e tranquillità per Foligno. Giammichele invitò la cittadinanza a superare le difficoltà pregresse e a concentrarsi sul futuro, sottolineando la sincera dedizione del Dott. Biondi alla città e la sua determinazione a operare per il bene comune.

Nel suo discorso d'insediamento, dopo aver invocato la protezione divina, il Dott. Biondi esortò i cittadini alla concordia e alla solidarietà. Definì inoltre i compiti del podestà nel contesto del nuovo stato corporativo, evidenziando la necessità di superare la mera amministrazione e manutenzione del patrimonio comunale per dedicarsi alla cura dell'agglomerato urbano e affrontare le problematiche socio-economiche. In particolare, pose l'accento sulla disoccupazione, considerata la principale causa di miseria materiale e morale e la malattia più grave per le sue inevitabili conseguenze. Concluse il suo intervento con un solenne giuramento: "Nulla io vi prometto, ma un giuramento io vi faccio, oggi, in faccia al sole e con fede in Dio e nella coscienza: tutto farò e solo per riuscire a compiere scrupolosamente il mio dovere". Il Dott. Decio Buffetti Berardi, figlio di Arturo, già sindaco della città, fu nominato vice podestà. Nel luglio dello stesso anno, il Dott. Biondi assunse la presidenza del Comitato comunale dell’Opera Nazionale Balilla.

La gestione Biondi ebbe una durata di circa due anni. Nel giugno del 1937, rassegnò le dimissioni, che furono accettate. La stampa motivò la decisione con l'impegno richiesto da un nuovo incarico a cui era stato chiamato. Tuttavia, la decisione fu in realtà causata da irregolarità riscontrate nella gestione dell'ammasso dell'olio e dallo scoppio di uno scandalo riguardante la fornitura di latte al Primo Reggimento Artiglieria, che portò al siluramento del segretario politico Damiani. Il Prefetto nominò quindi il Cav. Uff. Francesco Giancarlo, funzionario esperto e conoscitore delle problematiche locali, come commissario prefettizio.

Tra le opere realizzate durante il mandato del podestà Biondi si annoverano la riapertura dello stabilimento ex Arti Meccaniche, la progettazione dell'edificio scolastico elementare di S. Caterina per il decentramento delle scuole elementari di Corso Cavour, il risanamento dell'area di Via del Cassero e l'istituzione dell'istituto magistrale comunale.

Dopo le dimissioni, il Dott. Biondi continuò la sua attività professionale a Foligno, mantenendo la fiducia dei clienti e la stima della cittadinanza, poiché l'irregolarità amministrativa non era direttamente imputabile alla sua persona. Nell'estate del 1950, fu colpito da un grave lutto familiare a causa della tragica morte del figlio Lamberto in un incidente automobilistico. In seguito a tale evento, la famiglia Biondi si trasferì a Petrignano e il Dott. Gastone aprì laboratori ad Assisi e Bastia, continuando a frequentare settimanalmente quello di Foligno, intensificando il lavoro per affrontare il dolore della perdita subita. Il Dott. Gastone Biondi morì nel marzo del 1969.


Federico Sorbi (2)

FEDERICO SORBI
? ?
25 ottobre 1887 30 marzo 1966
Professione Orientamento
Agricoltore Fascista
Podestà di Foligno
1937 settembre 1943
Predecessore Successore
Gastone Biondi Benedetto Pasquini (Commissario)
Altre cariche
Segretario amministrativo del Fascio
Segretario politico del Fascio
Onorificenze e titoli nobiliari
Cavaliere Ufficiale


Il Cav. Uff. Federico Sorbi fu nominato podestà di Foligno il 21 ottobre 1937, carica che mantenne con diligenza nell'amministrazione comunale fino al luglio 1943, data della caduta del fascismo. Precedentemente, Sorbi aveva già ricoperto la carica di sindaco, essendo stato l’ultimo ad esercitarla prima dell’istituzione della figura del podestà. Nel 1923 fu assessore e nel 1926 venne eletto sindaco. Parallelamente all'attività amministrativa, Sorbi fu segretario amministrativo del fascio e, dal 1933, anche segretario politico. Nel corso della sua vita, ricoprì diversi incarichi pubblici, distinguendosi per competenza e spirito di abnegazione nelle opere assistenziali. In qualità di presidente dell’Associazione Pro Foligno, promosse una campagna di consolidamento dell'associazione dopo la sua nomina a podestà. Inoltre, detenne posizioni di rilievo nei sindacati degli agricoltori e dei bieticoltori, affermandosi come agricoltore meritevole, in particolare nel settore della bieticoltura.

Membro costante della consulta municipale, la sua nomina a podestà giunse inaspettata, non per mancanza di requisiti, ma per il suo carattere estraneo a dinamiche di intrigo e fanatismo politico, tipiche di quel periodo. Tuttavia, la sua designazione fu accolta favorevolmente in diversi ambienti cittadini, e la stampa ne sottolineò le doti di fervido patriota, dotato di austerità e capace di reprimere egoismi, animosità, risentimenti e ambizioni personali. Il 9 novembre 1937 prestò giuramento alla presenza del commissario prefettizio Cav. Uff. Francesco Giancarlo, il quale presentò una relazione sulla sua gestione. Il podestà Sorbi indirizzò una lettera alle associazioni locali, impegnandosi a dedicare il suo operato "perché la città nostra, a nessuna seconda per ardimento indomito ed inesausto patriottismo dei suoi figli, gareggi sempre con tutte le sorelle d'Italia nel perseguire gli ideali di civiltà e di progresso economico". Si preannunciava, pertanto, una gestione amministrativa serena, sebbene in un periodo storico complesso. Con riservatezza e buon senso, Sorbi condusse l'amministrazione con la soddisfazione della cittadinanza.

Nel periodo successivo al 1943, mentre molti amministratori furono oggetto di accuse, Federico Sorbi non subì alcuna contestazione, a testimonianza della sua condotta irreprensibile. Nel settembre 1938 la Consulta municipale fu quasi interamente rinnovata. La prima delibera adottata dal nuovo podestà ebbe una valenza politica: l'intitolazione dello stadio comunale alla memoria del Prof. Dandolo Gramellini, caduto nella guerra di Spagna. Si ricorda che il Cav. Sorbi fu più volte diligente consigliere dell’associazione sportiva Foligno. Tra le decisioni più significative prese dal podestà Sorbi, si annovera la costruzione dell'edificio scolastico di S. Caterina, destinato alle scuole elementari, e la realizzazione di una palestra ginnica dotata di refettorio. Tali opere, come precedentemente accennato, erano state progettate dal precedente podestà, il dott. Gastone Biondi. Il costo complessivo dell'opera ammontò a un milione e settecentocinquantamila lire.

Il podestà Sorbi profuse notevoli energie nel miglioramento della viabilità rurale e montana. Nonostante le difficoltà operative derivanti dalla coscrizione di personale e dalle accresciute responsabilità connesse allo stato di belligeranza in cui versava il Paese, egli si adoperò per garantire l'erogazione dei servizi. L'amministrazione civica si distinse per la gestione oculata dell'azienda comunale, assicurandone la funzionalità e apportando miglioramenti settoriali. Il potenziamento della viabilità rurale e montana, ottenuto incrementando il numero dei cantonieri, aumentando la disponibilità di pietrisco e regolamentando le prestazioni in natura dei frontisti, contribuì all'attuazione della "politica del villaggio" promossa dal governo nazionale. Sorbi evidenziò, inoltre, i progressi realizzati nel settore dell'istruzione pubblica.

In precedenza, Foligno si trovava in una posizione marginale rispetto agli altri centri umbri; l'amministrazione comunale, tuttavia, realizzò l'istituzione di due rilevanti istituti regi: il liceo scientifico e il nuovo edificio dell'istituto tecnico industriale. Il podestà espresse, con soddisfazione e orgoglio, come Foligno avesse così superato gli altri Comuni della Regione. A conclusione della sua relazione, Sorbi ribadì il proprio impegno a soddisfare le esigenze più urgenti di una città in costante evoluzione. Federico Sorbi mantenne la carica di podestà fino al 1943. Successivamente, riprese le proprie attività economiche nella città, dove godette di rispetto e ammirazione. Nato il 25 ottobre 1887, Federico Sorbi morì il 30 marzo 1966, ricevendo la speciale benedizione del Santo Padre.



In seguito alla caduta del regime fascista durante il secondo conflitto mondiale, l'istituzione di amministrazioni comunali democraticamente elette fu preceduta da un periodo transitorio di circa tre anni. Tale fase fu caratterizzata da gestioni commissariali e da amministrazioni designate dai Comitati di Liberazione Nazionale.

La disciplina dell'amministrazione provvisoria dei comuni fu regolamentata attraverso il Regio Decreto Legge 4 aprile 1944, n. 111, il quale demandò, fino al ripristino delle procedure elettive, l'esercizio delle funzioni a un sindaco e a una giunta comunale. La nomina di tali figure era attribuita al Prefetto, su proposta del C.L.N.. Il ripristino del sistema elettivo e delle amministrazioni municipali democratiche fu sancito dal Decreto Legislativo Luogotenenziale 7 gennaio 1946, n. 1.

Questo iter segnò il superamento delle amministrazioni di nomina fascista, rappresentate dalla figura del podestà, a favore di organi elettivi, espressione della volontà popolare, con sindaci e consigli comunali designati attraverso il voto dei cittadini.



Benedetto Pasquini

BENEDETTO PASQUINI
Foligno Foligno
17 novembre 1889 23 giugno 1967
Professione Orientamento
Avvocato Democratico Cristiano
Commissario Prefettizio
settembre 1943 giugno 1944
Sindaco di Foligno
giugno 1944 settembre 1944
Predecessore Successore
Federico Sorbi (Podestà) Ferdinando Innamorati
Altre cariche
Senatore I Legislatura Repubblica Italiana (1948-1953)


Nel settembre 1943 fu nominato, commissario prefettizio al Comune di Foligno, il concittadino avv. Benedetto Pasquini, il quale era nato il 17 novembre 1889 e si era laureato a Roma nel 1912. Era emigrato negli Stati Uniti, aveva convalidato il titolo all’università di Chicago ed aveva esercitato la professione di avvocato a New York. Era rimpatriato nel 1915 ed aveva partecipato come maggiore di fanteria alla prima guerra mondiale. Dopo la guerra aveva aderito al partito popolare di don Luigi Sturzo e fu anche segretario politico della sezione di Foligno. Dopo la guerra aveva, prima con il fratello e dopo la morte di questi da solo, diretto la Società poligrafica Salvati.

La scelta dell'avv. Benedetto Pasquini a commissario del Comune di Foligno fatta dal Prefetto fu condivisa dalla cittadinanza. L'avv. Pasquini svolse l'incarico non solo con il Governo Badoglio, ma anche con i comandi che si susseguirono, quello tedesco prima, quello alleato poi. Il compito del Pasquini non fu facile; il passaggio della guerra, la presenza di eserciti nemici, i bombardamenti aerei, la costituzione del Comitato di Liberazione nazionale, del quale fece parte e fu anche presidente, la lotta partigiana evidenziano a sufficienza i problemi del momento. Nel gennaio 1944 l’avv. Pasquini fu confermato commissario del Comune dal Capo della Provincia.

Nel mese di giugno dopo l’arrivo delle truppe alleate fu ripristinata la funzione di sindaco e il 27 giugno fu varata la prima giunta comunale. Sindaco: avv. Benedetto Pasquini; assessori: Vincenzo Ciangaretti, dott. Alessandro Buffetti, geom. Ciro Ciri, Decio Ercolani ed Ulderico Paparozzi. Il 23 agosto 1944 fu varata dal Comitato di Liberazione nazionale una nuova giunta. Sindaco: avv. Benedetto Pasquini; vice sindaco: Vincenzo Ciangaretti; assessori: Americo Bertoni, Alessandro Buffetti, Ciro Ciri, Decio Ercolani, Ulderico Paparozzi.

Alcuni giorni dopo il Governatore alleato convocò la giunta e comunicò al sindaco Benedetto Pasquini che, per ordini superiori, lo doveva sostituire come sindaco e lo fermava nella propria abitazione con divieto assoluto di comunicare con chicchessia. La Giunta pensò di dimettersi per solidarietà, ma poi restò per seguire meglio la vicenda. Fu convocata una riunione straordinaria del Comitato di Liberazione nazionale, alla quale partecipò anche l’On. Mario Cingolani. Fu nominata una delegazione composta dai membri Ciangaretti e Fittaioli per andare a Perugia e chiedere notizie; con Ciangaretti andò poi Cantarelli Antero in sostituzione dell’avv. Fittaioli. L'On. Cingolani si impegnò a svolgere indagini a Roma. Nella riunione del primo settembre 1944 del Comitato di Liberazione l’On. Ferdinando Innamorati dichiarò che Pasquini era stato designato a sindaco da tutti.

Le accuse che secondo l’opinione pubblica venivano rivolte all’avv. Pasquini consistevano nel non aver licenziato al completo gli impiegati iscritti al partito fascista repubblicano e di aver sottoscritto bandi sotto gli ordini dei tedeschi. Il geom. Formica ricordò che Pasquini aveva imposto all’impiegato Enzo Pelletti di far presentare alle armi un suo figlio. Ciangaretti replicò osservando che Pasquini aveva fatto, e con successo, il doppio gioco. Il geom. Ciri e Mons. Luigi Faveri ripetettero che la condotta del Pasquini era stata quella desiderata dal Comitato.

Nel caso che Pasquini non potesse riprendere le funzioni di sindaco, il Comitato di Liberazione proponeva di presentare una terna di candidati composta da Vincenzo Ciangaretti, Ferdinando Innamorati e Antero Cantarelli. Nella riunione del 7 settembre 1944 l’On. Innamorati comunicò di aver ricevuto una visita del Prefetto e del Colonnello Bunzer che lo avevano pregato di accettare l’incarico di sindaco. La presidenza del Comitato di Liberazione era stata assunta da Vincenzo Ciangaretti. Questi nella riunione del 21 settembre 1944 comunicò che l’avv. Pasquini era stato liberato; le accuse rivoltegli non avevano trovato fondamento.

I membri del Comitato espressero il parere di invitarlo di nuovo alle riunioni ed egli intervenne in quella del 28 settembre. Non accettò la presidenza offertagli dai membri e nella seduta del 16 novembre comunicò le dimissioni da membro del Comitato "per ragioni del suo partito". Nel marzo 1946 fu eletto consigliere comunale, in seguito nelle elezioni politiche del 1948 fu candidato al Senato per la D.C. nel collegio Foligno Spoleto e fu eletto. L’avv. Benedetto Pasquini è morto a Foligno il 23 giugno 1967.


Ferdinando Innamorati

FERDINANDO INNAMORATI
Foligno Foligno
29 novembre 1877 19 novembre 1944
Professione Orientamento
Possidente Socialista
Sindaco di Foligno
Primo Mandato
1920 1921
Predecessore Successore
Francesco Maneschi Agostino Iraci
Secondo Mandato
settembre 1944 novembre 1944
Predecessore Successore
Benedetto Pasquini Italo Fittaioli
Altre cariche
Deputato XXVI Legislatura Regno d'Italia (1921-1924)
Deputato XXVII Legislatura Regno d'Italia (1924-1929)


Vedi pagina dedicata: Sindaco Ferdinando Innamorati

Italo Fittaioli

ITALO FITTAIOLI
Spello Foligno
19 novembre 1888 1 gennaio 1966
Professione Orientamento
Avvocato Comunista
Sindaco di Foligno
Primo Mandato
novembre 1944 gennaio 1945
Predecessore Successore
Ferdinando Innamorati Vincenzo Ciangaretti
Secondo Mandato
marzo 1946 maggio 1952
Predecessore Successore
Vincenzo Ciangaretti
Terzo Mandato
maggio 1952 24 giugno 1956
Predecessore Successore
Fioravante Rapanelli
Quarto Mandato
26 giugno 1956 novembre 1960
Predecessore Successore
Fioravante Rapanelli
Quinto Mandato
novembre 1960 gennaio 1963
Predecessore Successore
Giovanni Lazzaroni


Vedi pagina dedicata: Sindaco Italo Fittaioli

Vincenzo Ciangaretti

VINCENZO CIANGARETTI
? ?
1899 1963
Professione Orientamento
Giornalista Repubblicano
Sindaco di Foligno
gennaio 1945 marzo 1946
Predecessore Successore
Italo Fittaioli Italo Fittaioli
Altre cariche
Presidente del Comitato di Liberazione Nazionale


Vincenzo Ciangaretti (1899-1963) aderì sin dalla giovinezza all'ideologia repubblicana, fondata sul principio di un ampio decentramento della vita pubblica mediante l'autonomia di regioni, province, comuni e di ogni altra tipologia di organismo politico, amministrativo, economico, assistenziale e culturale, configurando una "libertà organizzata dal basso". Figura poliedrica, fu uomo politico, giornalista, dirigente d'azienda e pubblico amministratore. Esponente del Partito Repubblicano Italiano (PRI), ricoprì la carica di segretario del Comitato delle Opposizioni a Foligno e, vent'anni più tardi, di presidente del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN).

Nominato sindaco di Foligno alla Liberazione, promosse e diresse, dal 1944 al 1948, la Lega dei Comuni dell’Umbria, con l'obiettivo di conseguire l’autonomia regionale. Il periodo compreso tra il 1944 e il 1963 fu caratterizzato da un'intensa attività intellettuale e politica, testimoniata da meditazioni, discussioni, polemiche e scritti pubblicati in diverse sedi durante la fase di preparazione ed elaborazione della Costituzione e successivamente alla sua approvazione. Tali scritti rivelano la sua solida dottrina, la coerenza ideologica, la profonda competenza maturata attraverso molteplici esperienze, lo spirito pratico, la volontà di agire concretamente, la passione civica, l'integrità morale, la sincerità espressiva e la chiarezza espositiva che guidarono Ciangaretti nella sua opposizione ai diversi avversari del regionalismo.


Nota del Webmaster:
Nel corso della presente ricerca, si sono riscontrate diverse problematiche inerenti la qualità delle fonti, quali refusi, imprecisioni, errori di stampa e risultati insoddisfacenti di digitalizzazione. Inoltre, è stata rilevata una certa incoerenza tra alcune informazioni, manifestatasi nella discordanza di dettagli fattuali e nella ripetizione di eventi con date differenti.

Si invita, pertanto, a considerare le informazioni qui presentate con spirito critico, riconoscendone il valore di testimonianza storica piuttosto che di verità assolute. Si sottolinea, tuttavia, l'impegno profuso dai collaboratori della Gazzetta di Foligno, con particolare riferimento al lavoro di ricerca e trascrizione svolto dal prof. Nazzareno Proietti nelle opere "Storia delle Elezioni Amministrative dal 1861 al 1922", "I Sindaci di Foligno dal 1861 al 1922", "I Podestà di Foligno dal 1927 al 1943".
Eventuali segnalazioni relative a possibili errori o inesattezze possono essere indirizzate a: postmaster@spqf.it.

Note


Bibliografia Fotografica

Le immagini a corredo delle pagine sono proprietà dei rispettivi autori. Sentiti ringraziamenti a: La Gazzetta di Foligno. N.B.: Immagini particolarmente deteriorate sono state sottoposte a restauro digitale.

Per richiedere la rimozione di una o più immagini, inviare una e-mail a: postmaster@spqf.it.

Bibliografia

Storia delle Elezioni Amministrative dal 1861 al 1922 - Nazzareno Proietti
I Sindaci di Foligno dal 1861 al 1922 - Nazzareno Proietti
I Podestà di Foligno dal 1927 al 1943 - Nazzareno Proietti
Archivio storico 1886-2012 de La Gazzetta di Foligno - Biblioteca Lodovico Jacobilli
Istituto per la Storia dell'Umbria Contemporanea
Dizionario biografico multimediale dei parlamentari umbri dall’Unità alla Costituzione
Eligendo - Ministero dell'Interno
Wikipedia per le note e le varie voci.

Voci Correlate


I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando i nostri servizi, accetti il nostro utilizzo dei cookie.