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Sindaci dal 1861 al 1922

Da WikiFoligno.
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Paolano Frenfanelli Cybo

PAOLANO FRENFANELLI CYBO
Foligno Foligno
1831 30 marzo 1900
Professione Orientamento
Possidente Monarchico - Liberale
Sindaco di Foligno
1861 1864
Predecessore Successore
- Francesco Mascioli
Altre cariche
Consigliere Provinciale
Onorificenze e titoli nobiliari
Conte


Il Conte Paolano Frenfanelli Cybo appartenne a una delle famiglie nobiliari cittadine che contribuirono significativamente allo sviluppo di Foligno. Dedicò la sua intera esistenza all'attività amministrativa e politica, distinguendosi per acume, competenza ed equilibrio. Di orientamento monarchico e liberale, si caratterizzò tuttavia per l'assenza di faziosità. Nell'agone politico e amministrativo, avversò le ideologie, anteponendo sempre il rispetto per gli individui; tale approccio gli valse il rispetto e l'affetto dell'intera cittadinanza, che lo percepì come figura retta, benevola e imparziale. In occasione della sua scomparsa, il quotidiano "La Provincia" di Perugia scrisse: "Pochi come lui possono vivere e morire con la coscienza di non avere avuto mai nemici, e questo è il più grande elogio che possiamo fare del caro estinto".

Nato a Foligno nel 1831, Paolano Frenfanelli compì gli studi dapprima nella città natale e successivamente a Perugia. Gli eventi del 1860 lo videro giovane e animato da fervore, convinto dell'avvento di un'epoca di progresso. Partecipò attivamente alla vita politica cittadina; fece parte, infatti, della delegazione che, il 15 settembre 1860, si recò a Santa Maria degli Angeli per porgere omaggio al generale delle truppe regie in avvicinamento alla città. Successivamente, integrò la Giunta provvisoria incaricata di sostituire l'amministrazione municipale preesistente, composta da Gonfaloniere e Anziani, la quale era stata disciolta.

Alle elezioni dell'11 novembre 1860, indette per la formazione di una nuova amministrazione municipale eletta dai cittadini, risultò tra i primi eletti (quarto), nonostante la sua giovane età. Nella seduta del 15 settembre 1860 fu designato come primo degli assessori. Il consiglio comunale lo propose, inoltre, come sindaco, ma l'intendente respinse la delibera per ragioni procedurali; tuttavia, il Re lo nominò successivamente a tale carica. In qualità di sindaco, si distinse per il suo comportamento da gentiluomo, applicando con rigore e tempestività le leggi del nuovo Stato, e riuscendo a superare con abilità le numerose difficoltà senza generare malcontento nella popolazione. Nel 1865 fu eletto per la prima volta consigliere provinciale e il mandato gli fu riconfermato, senza interruzioni, in tutte le legislature successive fino alla sua morte, avvenuta il 30 marzo 1900.

La "Regione" di Perugia riconobbe che il Conte Paolano Frenfanelli "nella sua lunga vita amministrativa ha portato in tutte le cariche più difficili che ha sempre nobilmente retto, sagacia, spirito di imparzialità e di equanimità, amore e intelligenza che lo rendevano accetto agli amici e agli avversari". La popolazione lo apprezzava per la sua bontà d'animo, mentre gli amici ne ricercavano il consiglio, illuminati dalle sue doti intellettuali e dalla sua competenza, che ne facevano un vero maestro; tali qualità non lo resero superbo, ma cordiale e comprensivo. Vissuto nel periodo di transizione dal potere temporale dei pontefici all'unità d'Italia, dimostrò una concezione laica dello Stato senza, tuttavia, assumere posizioni di conflitto verso le istituzioni religiose e i rappresentanti del clero. Può essere definito un intelligente seguace delle posizioni del conte Camillo Benso di Cavour. In occasione della sua morte, i concittadini tributarono a Paolano Frenfanelli una sentita e spontanea dimostrazione di affetto e gratitudine.


Francesco Mascioli

FRANCESCO MASCIOLI
Foligno Foligno
1805 agosto 1871
Professione Orientamento
Medico Chirurgo Monarchico - Liberale
Sindaco di Foligno
1864 1869
Predecessore Successore
Paolano Frenfanelli Cybo Francesco Girolami


Il Dottor Francesco Mascioli fu il secondo sindaco della città di Foligno, guidando l'amministrazione municipale dal 1864 al 1869. Considerato una figura nobile di filantropo e un ardente patriota, Mascioli emerge come un uomo nuovo, motivo di orgoglio e benefattore per la città. Nato a Foligno nel 1805 da una famiglia di umili origini, egli, grazie a un notevole impegno e a una ferma volontà, seppe migliorare la propria condizione non solo per soddisfare ambizioni mondane, ma principalmente per realizzarsi pienamente e porsi al servizio della comunità. Frequentò l'Università di Roma, conseguendo con successo la laurea in Medicina e Chirurgia. Esercitò la professione medica a Foligno e in altre città, partecipando attivamente a congressi scientifici e condividendo le proprie esperienze. Oltre all'attività professionale, il Dottor Mascioli sentì la responsabilità di interessarsi alla vita politica, sociale e amministrativa.

Nel 1848, in seguito all'opportunità di una patria libera, diede generosamente il proprio contributo, incoraggiando amici e giovani a fare altrettanto. Il fallimento di tale tentativo portò ad arresti, esili e condanne, e lo stesso Mascioli conobbe la detenzione. Nel 1860, fu nuovamente in prima linea, figurando, insieme a Paolano Frenfanelli Cybo, tra i membri della delegazione cittadina e della giunta provvisoria di governo, della quale fu un presidente esemplare. Successivamente, nominato sindaco, dimostrò spirito di abnegazione, sapiente prudenza e ammirabile dedizione. Si distinse per non essere un fazioso o un partigiano, ma un amministratore capace e un cittadino probo, rispettato e amato dalla collettività.

Professionista eminente e cittadino irreprensibile, meritò la stima e la fiducia di amici e cittadini. Nel 1869 terminò il suo mandato di sindaco; tuttavia, trascorsero più di due anni prima della nomina di un successore. Francesco Mascioli si ritirò a vita privata, continuando a contribuire attivamente in diverse associazioni. Morì alla fine di agosto del 1871, dopo una breve malattia. La notizia della sua scomparsa commosse la città, che gli tributò una profonda dimostrazione di affetto e gratitudine. Francesco Mascioli fu a lungo ricordato come medico eccellente, filantropo operoso e amministratore saggio.


Francesco Girolami

FRANCESCO GIROLAMI
Foligno Foligno
1819 22 maggio 1904
Professione Orientamento
- Monarchico - Liberale
Sindaco di Foligno
1872 1875
Predecessore Successore
Francesco Mascioli Serafino Frenfanelli Cybo


Francesco Girolami ricoprì la carica di sindaco dal 1872 al 1875. Si conserva il discorso da lui pronunciato in seguito alla sua elezione, la cui pubblicazione fu deliberata dal consiglio comunale. In esso, Girolami delineava le linee programmatiche della sua amministrazione, ponendosi al di sopra delle fazioni politiche, nella convinzione che ogni spirito di parte dovesse essere sacrificato in nome dell'interesse nazionale. Assumendo la giustizia e la legge come principi cardine, identificava nel bene comune l'obiettivo ultimo della sua azione amministrativa. Girolami dichiarava l'intenzione di dare continuità all'operato delle amministrazioni precedenti, affermando: "Tutti gli sforzi che si sono finora adoperati hanno concordemente mirato, ed efficacemente il più spesso, a secondare il civile movimento che l'era nuova ha iniziato".

Tra i risultati conseguiti, egli evidenziava i benefici derivanti dall'implementazione delle condutture di acqua potabile, dalle opere di fognatura, dall'ampliamento di Via del Trivio (l'attuale Largo Carducci) e dalla riorganizzazione degli uffici civili, unitamente alla stabilizzazione del personale pubblico. Annunciò, inoltre, l'avvio delle procedure per l'ottenimento di un nuovo prestito di cinquecentomila lire, impegnandosi a portare a compimento sia la riforma dell'amministrazione del dazio comunale, sia la costruzione di una "grandiosa caserma" che avrebbe fatto "della città nostra uno dei più importanti posti militari del Regno". Manifestò, altresì, la volontà di migliorare l'istruzione pubblica, concludendo il suo intervento con l'auspicio di "compiacere anche al culto delle arti e delle nostre glorie cittadine, conducendo a compimento quel che si è fatto per la Biblioteca e la Pinacoteca, ed inaugurando il monumento al nostro Alunno". Il discorso, più che un programma elettorale, si configurava come un piano di lavoro, come confermato dagli sviluppi successivi. Durante il suo mandato, Girolami si avvalse della collaborazione di membri della giunta comunale, tra cui Giovanni Ciancaleoni Ricci e Luigi Bartocci (successivamente sindaci), Vincenzo Candiotti, Alessandro Castori, Gregorio Maurizi, Pietro Leoncini e Claudio Cappellini.

Dotato di una solida cultura classica, Francesco Girolami nacque nel 1819, partecipò alle campagne garibaldine, per poi ritornare, nel 1850, suddito dello Stato Pontificio e aderire, nel 1860, agli ideali liberali. Il suo ricco patrimonio morale e intellettuale suscitò ammirazione unanime. Egli operò una netta distinzione tra sfera politica e religiosa, affermando che "in politica si discute, in religione si crede". Pur non sottraendosi alla carica di sindaco, una volta offertagli, dichiarò apertamente la propria pratica religiosa.

La sua attività di cittadino e credente si manifestò anche attraverso il sostegno a diverse confraternite, in particolare quella della Buona Morte, di cui fu Governatore, e quella della Madonna delle Grazie. Girolami fu, inoltre, promotore della ristrutturazione della chiesa di S. Apollinare e si impegnò attivamente per il ripristino della processione di San Feliciano, trovando nel conte Domenico Roncalli Benedetti il suo principale oppositore all'interno del consiglio comunale. In qualità di studioso, si dedicò alla divulgazione della fama dell'Alunno, incaricando il Prof. Rossi, insigne cultore d'arte, di ricercare documenti relativi al pittore folignate. Auspicò costantemente una pacificazione tra Stato e Chiesa, inviando, nel 1895, un telegramma a Papa Leone XIII, in qualità di Governatore della Confraternita della Morte, in cui esprimeva l'auspicio di "potersi ricordare la sospirata pacificazione dello Stato con la Chiesa per vantaggio dell’Italia, del Pontificato, dell’intera Cristianità".

Francesco Girolami partecipò attivamente alle iniziative promosse da numerose associazioni culturali e filantropiche cittadine. La sua generosità e la sua integrità morale lo resero stimato anche da coloro che non ne condividevano le posizioni. Morì il 22 maggio 1904, all'età di ottantacinque anni, nella sua villa di Paciana. Mons. Faloci Pulignani, durante l'orazione funebre, ne tracciò il profilo affermando: "Lanci pietre contro di Lui chi ha fatto più e meglio di Lui, chi più e meglio di Lui ha curato il prestigio, l’amore del paese", aggiungendo, rivolgendosi direttamente al defunto, "il nome tuo di cittadino devoto alla famiglia, alla patria, a Dio, il tuo nome resterà in onore".


Serafino Frenfanelli Cybo

SERAFINO FRENFANELLI CYBO
Foligno Foligno
1834 27 dicembre 1916
Professione Orientamento
Possidente Monarchico-Liberale
Sindaco di Foligno
Primo Mandato
1877 1879
Predecessore Successore
Francesco Girolami Luigi Bartocci
Secondo Mandato
1909 1911
Predecessore Successore
Giovanni Antonio Pierani Girolamo Girolami Parisi
Onorificenze e titoli nobiliari
Conte


Il conte Serafino Frenfanelli Cybo succedette a Francesco Girolami nella carica di sindaco, ricoprendo tale ruolo in due distinti periodi: dal 1877 al 1879, in piena maturità, e dal 1909 al 1910, in età avanzata. In entrambe le occasioni, si distinse per serietà e competenza, meritando la riconoscenza sia dell'amministrazione che della cittadinanza.

Appartenente a una delle più illustri famiglie dell'aristocrazia folignate, in quanto fratello di Paolano, Serafino Frenfanelli Cybo nacque a Foligno nel 1834. Diversamente dal fratello, non si limitò a beneficiare della notorietà familiare, ma accrebbe il prestigio della casata con le proprie virtù. Si distinse per la sua vasta e profonda cultura, la signorilità dei costumi, l'amore per le lettere e le arti, l'attaccamento alla sua città natale, nonché l'impegno nella vita amministrativa e politica. Intraprese gli studi dapprima a Foligno e successivamente a Perugia, presso le Scuole dei Padri Benedettini. Trasferitosi poi a Roma, frequentò l'Archiginnasio, conseguendo con successo tre lauree: nel giugno del 1854 ottenne il baccalaureato in medicina, nel 1857 la laurea in filosofia e matematica e nel 1859 quella in architettura. Si recò in seguito negli Stati Uniti d'America, dove perfezionò i suoi studi nella letteratura inglese, materia su cui compose saggi di notevole pregio. Dedicatosi alla vita amministrativa della sua città, fu più volte consigliere comunale e, come già menzionato, sindaco in due occasioni. Nel 1857 fu eletto assessore per la prima volta.

Serafino Frenfanelli fu anche deputato nazionale per il collegio di Todi, che comprendeva anche Cannara, Rasiglia, Colfiorito e Verchiano, per due legislature, la XIV e la XV (dal 1880 al 1882). In ambito locale, ricoprì diversi incarichi, tra cui quello di presidente della Congregazione di Carità e di ispettore per i monumenti e gli scavi di antichità del mandamento di Foligno, carica da cui si dimise nel 1903. In qualità di ispettore, promosse l'istituzione della Pinacoteca Comunale, curandone l'ordinamento secondo criteri scientifici. Fu inoltre socio della Cassa di Risparmio e della Regia Deputazione di Storia Patria. Dimostrò una spiccata passione e diligenza nella ricerca di memorie, documenti, stampe e manoscritti riguardanti la storia della città di Foligno, costituendo una ricca collezione di documenti di storia cittadina, poi donata alla biblioteca locale. La sua cultura e la sua erudizione si manifestarono in diverse celebrazioni commemorative, quali il centenario di Dante (1865-67), la festa dell'Alunno (1872), la traslazione delle ceneri dell'ingegner Antonio Rutili (1886) e il centenario di Piermarini (1886).

Nel 1872, Serafino Frenfanelli Cybo pubblicò la sua opera più significativa, uno studio su Niccolò Alunno e la scuola umbra. Questo volume di 180 pagine, edito dalla Casa Editrice Barbera di Firenze, rappresenta ancora oggi un riferimento essenziale per la conoscenza dell'artista, che Frenfanelli considerava uno dei maggiori esponenti della scuola pittorica umbra. Oltre a questo studio, realizzò numerosi saggi e componimenti poetici.

Come ricordato, nel 1909 fu eletto sindaco per la seconda volta, nonostante l'età avanzata. La sua elezione fu motivata dalla necessità di superare contrasti interni all'amministrazione e dalla fiducia nelle sue doti di saggezza ed equilibrio. Serafino Frenfanelli Cybo morì, confortato dalla religione cattolica, il 27 dicembre 1916 all'età di ottantadue anni, segnando l'estinzione di una nobile famiglia patrizia che, nel corso dei secoli, aveva dato uomini illustri alle armi, al foro, alle lettere e al clero. Durante il suo mandato come sindaco, il conte Serafino Frenfanelli Cybo si distinse per abilità, passione per la sua città e doti di equilibrio. Non ebbe avversari, fu amato dal popolo e ricercato da tutti per la sua saggezza e i suoi consigli. Personalità come Serafino Frenfanelli Cybo conferiscono prestigio alla carica e gloria alla città.


Luigi Bartocci

LUIGI BARTOCCI
Foligno Foligno
16 marzo 1831 27 marzo 1913
Professione Orientamento
Possidente Monarchico - Liberale
Sindaco di Foligno
1884 1888
Predecessore Successore
Serafino Frenfanelli Cybo Francesco Fazi


Dal 1884 al 1888, a seguito di un quadriennio in cui gli assessori Gio. Battista Alleori, Luigi Palestini ed Ettore Sesti esercitarono le funzioni di sindaco, Luigi Bartocci, già assessore durante il mandato del sindaco Francesco Girolami, ricoprì la carica di sindaco. Bartocci fu l’ultimo sindaco di nomina regia, appartenente a una nobile famiglia e figura di spicco in città, riconosciuto per il suo notevole prestigio.

Nato il 16 marzo 1831, Luigi Bartocci partecipò attivamente alla vita amministrativa e civile della città, distinguendosi per integrità, rigore e competenza amministrativa, dimostrando altresì avvedutezza ed energia. Tali virtù spinsero i concittadini ad affidargli frequentemente incarichi di responsabilità. La sua apparente severità era, in realtà, espressione di un uomo avverso alla ricerca di facili consensi, che agiva invece con coerenza e fermezza, rifuggendo il compromesso. Chiunque si rivolgesse a lui per consiglio, parere o aiuto non rimaneva deluso. Membro del Consiglio di amministrazione della Cassa di Risparmio, fornì un contributo efficace, rappresentando un punto di riferimento in circostanze complesse. Per due mandati, dal 1871 al 1899, presiedette la Congregazione di Carità, interessandosi attivamente alla vita dell’ospedale, sostenendo e agevolando l’opera delle suore, verso le quali nutriva particolare benevolenza, come testimoniato dalla sua volontà di accogliere nella propria tomba al Cimitero centrale le spoglie di molte monache che avevano operato presso l’ospedale.

Non vi fu istituzione pubblica cittadina che non lo vide tra i suoi membri o dirigenti. Nell'amministrazione comunale, per oltre vent'anni, si distinse per impegno e competenza, ricoprendo più volte la carica di assessore e, per un quadriennio, quella di sindaco. La sua saggezza e onestà furono manifeste, e la sua severità come amministratore pubblico fu rimpianta in periodi di gestioni più permissive. Diverse opere realizzate durante il suo sindacato meritano menzione: le finanze conobbero un periodo di prosperità, consentendo l'accumulo delle somme necessarie per la realizzazione della conduttura dell’Acquabianca; fu completata la sala consiliare del Comune, pregevole opera ricca di affreschi e arredi; furono riportate in patria le ceneri dell’ingegnere Antonio Rutili, cui fu eretto un monumento al Cimitero. Il sindaco Bartocci volle inoltre accogliere solennemente in Comune il Cardinale Guglielmo Massaia, pioniere della civilizzazione degli africani in Eritrea, in occasione della visita del porporato a Foligno. Di Luigi Bartocci, amministratore modello e uomo pubblico e privato esemplare, si ricorda l'ultima azione, particolarmente significativa: lasciò il suo cospicuo patrimonio, stimato in circa un milione, a beneficio dei poveri e degli ammalati. Morì all'età di 82 anni, il 27 marzo 1913, nella sua villa di Uppello.


Francesco Fazi

FRANCESCO FAZI
Foligno Spello
23 febbraio 1859 19 gennaio 1928
Professione Orientamento
Radicale
Sindaco di Foligno
1889 1893
Predecessore Successore
Luigi Bartocci Cesare Trasciatti
Altre cariche
Deputato XIX Legislatura Regno d'Italia (1895-1897)
Deputato XX Legislatura Regno d'Italia (1897-1900)
Deputato XXII Legislatura Regno d'Italia (1904-1909)
Deputato XXIII Legislatura Regno d'Italia (1909-1913)
Onorificenze e titoli nobiliari
Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro


Le elezioni amministrative del 1889 inaugurarono un decennio di predominio delle forze di sinistra nell'amministrazione comunale. Contestualmente all'estensione del suffragio elettorale, si verificò l'introduzione dell'elezione diretta del sindaco da parte del consiglio comunale. Il dottor Francesco Fazi fu il primo sindaco eletto con questa nuova modalità, acquisendo una notevole notorietà anche in qualità di deputato al Parlamento nazionale. In ambito amministrativo, Fazi si distinse per il suo spirito di iniziativa e la sua competenza. Nato a Foligno nel 1859, fu eletto consigliere nel 1889 e successivamente designato sindaco, carica che mantenne fino al 1893. La sua elezione, nonostante la giovane età, in preferenza a figure di spicco come il conte Domenico Roncalli Benedetti, testimonia le sue qualità.

Durante il mandato, assolse le funzioni con decoro e prestigio, manifestando spirito di iniziativa, chiarezza di visione e una ferma convinzione nella necessità di rafforzare l'autonomia degli enti locali. Nel 1892, in occasione della visita di Re Umberto I a Foligno per l'inaugurazione dell'Esposizione Nazionale, Fazi fu insignito del cavalierato dei Santi Maurizio e Lazzaro. L'onorificenza assume particolare rilevanza considerando che Fazi fu il primo sindaco della città non di nomina regia e appartenente a un orientamento politico non allineato al governo. In qualità di sindaco, Fazi promosse congressi di sindaci e fondò la Federazione dei Comuni d'Italia con l'obiettivo di tutelare le autonomie locali. Sostenne lo sviluppo dell'istruzione popolare, supportò gli studenti provenienti da famiglie disagiate, promosse la gestione diretta delle imposte indirette, incentivò la cooperazione e si impegnò per la riforma del sistema tributario. Si adoperò, inoltre, per l'insediamento della fabbrica del carburo, che generò opportunità di lavoro per numerosi nuclei familiari. Durante la sua amministrazione, furono intensificate le iniziative di lavori pubblici, finalizzate alla realizzazione di infrastrutture essenziali quali strade, acquedotti e cimiteri rurali. Nel 1892 organizzò l'Esposizione Nazionale, che riscosse un notevole successo. L'impianto di illuminazione elettrica della città è anch'esso legato all'amministrazione Fazi.

Non mancarono, tuttavia, elementi di criticità, tra cui la polemica nei confronti delle amministrazioni precedenti e un atteggiamento di contrasto verso alcune manifestazioni religiose, che lo portò a scontrarsi con Monsignor Faloci Pulignani, il quale lo criticò nei suoi scritti sia in vita che post mortem. Nel complesso, l'esperienza amministrativa di Fazi fu positiva e gli valse una vasta popolarità tra la popolazione, che lo chiamava affettuosamente "Checchino". Francesco Fazi nutrì sinceri ideali patriottici, testimoniati dalla sua partecipazione come volontario garibaldino e nella Prima Guerra Mondiale del 1914. È opportuno ricordare le condizioni di indigenza in cui visse, caratterizzate da generosità verso gli altri. Durante i suoi soggiorni a Roma per le sedute parlamentari, spesso, sprovvisto di risorse per l'alloggio, prendeva un treno per Bologna, trascorrendo la notte a bordo, per poi fare ritorno a Roma. Le manifestazioni di sentita partecipazione popolare ai funerali, celebrati il 19 gennaio 1929 nella villa della sorella a Spello, rappresentarono la più eloquente testimonianza del successo della sua amministrazione. Il corteo funebre, proveniente da Spello, attraversò l'intera città, e in Piazza del Comune si tenne una solenne commemorazione.


Cesare Trasciatti

CESARE TRASCIATTI
Foligno Foligno
1860 25 maggio 1898
Professione Orientamento
Progressista
Sindaco di Foligno
1884 1895
Predecessore Successore
Francesco Fazi Antonio Barugi
Altre cariche
Consigliere Provinciale
Onorificenze e titoli nobiliari
Cavaliere Ufficiale


Nelle elezioni amministrative del 1889, caratterizzate dalla vittoria delle forze popolari, il giovane Cesare Trasciatti, appartenente a una delle famiglie più in vista della città, figurò tra i candidati della lista sostenuta dai partiti progressisti. Trasciatti si dedicava con impegno all'agricoltura e al commercio, emergendo come uno degli operatori economici più attivi e aperti del contesto locale. Ottenne l'elezione con 619 preferenze, un risultato significativo considerando la sua prima esperienza in una competizione elettorale che vedeva la partecipazione di figure di spicco. Successivamente, fu nominato assessore effettivo. Nel 1893, a seguito dell'estrazione del nome del sindaco Francesco Fazi tra quelli da surrogare, Trasciatti assunse le funzioni di sindaco. In seguito alle elezioni suppletive del 1894, e dopo il rifiuto di Francesco Fazi di accettare incarichi, il Consiglio comunale elesse Cesare Trasciatti sindaco con venti voti.

Il suo mandato ebbe una durata inferiore a dieci mesi; nel febbraio successivo, a causa di irregolarità amministrative non imputabili al sindaco, il Consiglio comunale fu sciolto e sostituito da un commissario, Genserico Martelli. Nelle elezioni amministrative del 1895, Cesare Trasciatti, manifestando disillusione, decise di non candidarsi; il fratello Angelo risultò il primo degli eletti, risultato in parte attribuibile al supporto di Cesare. In riconoscimento della sua condotta distinta da quella di altri amministratori, Cesare Trasciatti fu insignito del titolo di Cavaliere Ufficiale. Inoltre, ricoprì la carica di consigliere provinciale e di presidente del ricovero di mendicità. Affetto da una grave malattia, Cesare Trasciatti morì il 25 maggio 1898 all'età di 38 anni, assistito dai conforti religiosi e lasciando tre figli. Tre anni prima era scomparso il padre Alessandro. Unanime fu il riconoscimento delle sue virtù e della passione profusa nello svolgimento delle funzioni amministrative. Uomo di animo generoso e incline alla beneficenza, Trasciatti subì l'influenza di figure meno nobili, trovandosi coinvolto in situazioni delicate e complesse, nelle quali tuttavia emerse sempre la rettitudine dei suoi principi e della sua condotta.


Antonio Barugi

ANTONIO BARUGI
Foligno Foligno
1848 5 aprile 1925
Professione Orientamento
Possidente Democratico
Sindaco di Foligno
1895 1899
Predecessore Successore
Cesare Trasciatti Giovanni Ciancaleoni Ricci
Onorificenze e titoli nobiliari
Marchese


Antonio Barugi, marchese, nacque a Foligno nel 1848 da una nobile famiglia che si era distinta in ambito letterario, artistico ed economico. Proseguendo la tradizione familiare, Barugi si guadagnò la stima e la fiducia della cittadinanza, che gli affidò incarichi delicati, svolti con notevole competenza. Figura di spicco, connotata da probità e gentilezza, si distinse non solo per il suo status nobiliare, ma soprattutto per la sua competenza, benevolenza e dedizione alla città e ai suoi abitanti. Nell'ultimo trentennio del XIX secolo, Barugi fu un membro influente del Consiglio comunale, ricoprendo le cariche di consigliere, assessore e, infine, sindaco. Pur aderendo allo schieramento democratico, mantenne un profilo equilibrato e imparziale, anteponendo il bene della collettività e l'onore della città a logiche di fazione. Eletto consigliere nelle elezioni straordinarie del 1896 – indette a seguito dell'incompatibilità dei precedenti consiglieri per irregolarità amministrative – fu designato sindaco, nonostante la presenza, tra gli eletti, di personalità di rilievo quali Angelo Trasciatti, i fratelli Frenfanelli Cybo, Francesco Maneschi, Girolami, Dionisio Accorimboni e Ulisse Casalini.

Il mandato amministrativo si rivelò complesso, in particolare a causa delle difficoltà economiche e dell'ambizione di realizzare opere di rinnovamento, considerate necessarie ma di difficile attuazione a causa della precaria situazione finanziaria del Comune. Nonostante la collaborazione non sempre costante del Consiglio, Antonio Barugi gestì la situazione con efficacia, ottenendo consensi trasversali. La sua amministrazione, pur non immune da critiche, non fu personalmente oggetto di contestazioni significative, sebbene il Consiglio comunale fosse penalizzato dall'assenteismo di molti membri e da una gestione finanziaria imprudente da parte di alcuni assessori, inclini a programmare lavori senza adeguate garanzie di copertura finanziaria. Nel 1899, l'amministrazione fu sciolta per irregolarità amministrative, analogamente a quanto accaduto nel 1896. L'acquisizione dell'impianto elettrico si era rivelata particolarmente onerosa, incrementando il debito comunale a circa due milioni e trecentomila lire, una cifra considerevole per l'epoca, determinando una situazione finanziaria prossima al dissesto. Inoltre, la programmazione di numerose opere pubbliche era risultata inadeguata e un rapporto dei revisori dei conti segnalava "alcune indennità di viaggi che troviamo enormi e molto superiori alle previste," suscitando indignazione nell'opinione pubblica.

A seguito dello scioglimento del Consiglio comunale nel 1899, il marchese Antonio Barugi non partecipò più attivamente alla vita amministrativa del Comune. Ricoprì invece il ruolo di membro della Congregazione di Carità e di presidente del Consorzio idraulico. Infine, si ritirò a vita privata nella sua villa Cesarina, presso Uppello, dove morì il 5 aprile 1925 all'età di 77 anni. L'amministrazione comunale partecipò ufficialmente ai funerali e, in luogo dell'invio di omaggi floreali, devolse cento lire all'asilo infantile e altrettante all'Educatorio comunale.


Giovanni Ciancaleoni Ricci

GIOVANNI CIANCALEONI RICCI
Foligno Foligno
1829 30 dicembre 1903
Professione Orientamento
Farmacista Liberale
Sindaco di Foligno
1899 1902
Predecessore Successore
Antonio Barugi Alessandro Mercurelli Salari
Onorificenze e titoli nobiliari
Cavaliere


Ad Antonio Barugi succedette Giovanni Ciancaleoni Ricci nella carica di sindaco, inaugurando un nuovo indirizzo politico che si discostò significativamente da quello che aveva caratterizzato l'amministrazione cittadina nel decennio precedente. Nato a Foligno nel 1829, Ciancaleoni Ricci intraprese gli studi nella sua città natale e successivamente a Perugia, dove si specializzò in arte farmaceutica, professione che esercitò con passione per tutta la vita.

In gioventù, fu animato da un fervente desiderio di trasformare la situazione politica e di contribuire alla costruzione di una nazione italiana unita. Nel 1849, interpretando la benedizione delle armi italiane da parte di Pio IX come un'esortazione ad agire sia come italiano che come cristiano, Ciancaleoni Ricci, eludendo le preoccupazioni familiari, si arruolò volontario nella campagna dell'Alta Italia.

Rientrato a Foligno, si dedicò all'attività farmaceutica, professando apertamente idee liberali in un'epoca in cui tale schieramento politico poteva comportare ostacoli alla prosperità e alla tranquillità personale. Con il mutare del contesto politico nel 1860, Ciancaleoni Ricci fu tra i primi a sostenere il governo piemontese e a facilitare la transizione amministrativa periferica al nuovo regime. Tuttavia, non sfruttò le sue note convinzioni liberali per ottenere vantaggi personali; al contrario, con un atto solenne che non riscosse l'unanime consenso, dichiarò la necessità di un approccio politico rispettoso della religione. L'amore per la patria e il rispetto per la religione furono i principi guida della sua condotta, sia nella sfera privata che in quella pubblica.

Ricoprì più volte le cariche di consigliere comunale e assessore, assumendo quest'ultima per la prima volta nel 1869. Tale esperienza gli permise di acquisire una solida competenza, che in seguito mise a servizio della città quando, in età avanzata, fu chiamato a ricoprire la carica di primo cittadino.

Nell'ultimo decennio del XIX secolo, durante il periodo in cui i radicali esercitarono una forte influenza sull'amministrazione comunale, Giovanni Ciancaleoni Ricci fu allontanato dal Municipio e non partecipò attivamente neppure come membro dell'opposizione. Nonostante l'età avanzata e le precarie condizioni di salute, nelle elezioni amministrative generali del 1899 ottenne un ampio consenso elettorale e fu scelto dai consiglieri come sindaco. In questa occasione, con spirito aperto, indirizzò una "lettera pastorale" ai suoi concittadini, una satira in versi a rima baciata in cui affrontava con leggerezza diverse problematiche cittadine.

Ciancaleoni Ricci si dedicò con serietà e abnegazione al gravoso incarico, dal quale si ritirò a malincuore per motivi di salute nel 1902. In qualità di sindaco, dimostrò una visione superiore alle meschinità allora imperanti, cercando di promuovere un'azione di collaborazione tra l'amministrazione comunale e l'autorità ecclesiastica. Nel 1900, si impegnò per ripristinare la processione di San Feliciano e, accompagnato da una delegazione del clero, si recò dal regio prefetto di Perugia, On. Tittoni, per sostenere la richiesta dei cittadini di autorizzare la processione, soppressa da venticinque anni. Ricevette inoltre in forma solenne, presso la sede municipale, la visita del Card. Cratoni, che ricambiò la visita di cortesia precedentemente effettuata dal sindaco presso l'Episcopio.

Nel 1902, Ciancaleoni Ricci si dimise dalla carica di sindaco, pur rimanendo consigliere. Il 30 dicembre 1904, morì quasi improvvisamente a causa di una congestione cerebrale. Il suo passato di liberale combattente, di cittadino impegnato nella difesa della libertà in tempi di dittatura, e di sindaco saggio e abnegato, lasciava presagire solenni onoranze funebri con la partecipazione dell'intera cittadinanza. Tuttavia, le opposizioni radicali e democratiche, non perdonando a Giovanni Ciancaleoni Ricci i suoi sentimenti religiosi, si astennero dalle celebrazioni funebri.


Alessandro Mercurelli Salari

ALESSANDRO MERCURELLI SALARI
Foligno Foligno
? 28 agosto 1924
Professione Orientamento
Possidente Liberale
Sindaco di Foligno
1902 1905
Predecessore Successore
Giovanni Ciancaleoni Ricci Arturo Buffetti Berardi
Onorificenze e titoli nobiliari
Cavaliere Ufficiale


Succedette al Cavaliere Giovanni Ciancaleoni Ricci nella carica di sindaco il Cavaliere Ufficiale Alessandro Mercurelli Salari, figura di spicco nella comunità cittadina. Già assessore in diverse occasioni a partire dal 1876, Mercurelli Salari si distinse per il suo impegno attivo in numerose istituzioni locali, tra cui la Cassa di Risparmio e la Congregazione di Carità. Cittadino di integrità morale, generoso e dotato di notevoli capacità amministrative, Mercurelli Salari, grazie alla sua condotta seria, dignitosa e orientata alla soddisfazione dei bisogni della collettività, seppe conquistare la stima e l'affetto tanto delle istituzioni quanto dei singoli cittadini. A riprova di tale apprezzamento, in occasione della sua scomparsa, sia privati che enti pubblici vollero onorarne la memoria con elargizioni destinate a opere e istituzioni benefiche della città. Profondamente addolorato per la prematura perdita del figlio Oscar, Alessandro Mercurelli Salari dispose, tramite testamento olografo, che le proprie esequie si svolgessero in forma modesta, senza fiori né orazioni funebri.

Sebbene tale volontà fosse stata scrupolosamente rispettata, la partecipazione della cittadinanza all'estremo saluto fu imponente, testimoniando la profonda commozione per la perdita di un uomo che aveva costantemente anteposto il bene della città e dei suoi abitanti, in particolare i più bisognosi, al proprio interesse personale. Dinanzi alla salma di Mercurelli Salari, deceduto il 28 agosto 1924, non si registrarono distinzioni di appartenenza politica o di ceto sociale. Nel suo testamento, Alessandro Mercurelli Salari confermò la propria indole di gentiluomo. Non si era mai comportato da signorotto o padrone, bensì da uomo esperto e saggio. Ai suoi fidati servitori lasciò un lascito in denaro, mentre ai suoi contadini condonò tutti i debiti risultanti dai rispettivi libretti colonici. Non dimenticò, infine, gli abitanti, soprattutto i giovani, della frazione delle Viole, dove possedeva delle proprietà: donò un locale di sua proprietà affinché vi fosse istituito un ricreatorio festivo popolare e cattolico, destinato ad accogliere la gioventù della parrocchia.


Arturo Buffetti Berardi

ARTURO BUFFETTI BERARDI
Città di Castello Foligno
? 1907
Professione Orientamento
Avvocato Liberale
Sindaco di Foligno
1905 1907
Predecessore Successore
Alessandro Mercurelli Salari Giovanni Antonio Pierani
Altre cariche
Consigliere Provinciale
Presidente della Deputazione provinciale dell'Umbria


Dal 26 agosto 1905 al 17 agosto 1907, l'avvocato Arturo Buffetti Berardi ricoprì la carica di sindaco di Foligno. La sua amministrazione, caratterizzata da onestà e integrità, suscitò stima e approvazione trasversali, estendendosi anche alla minoranza consiliare. Pur non essendo originario di Foligno, Arturo Buffetti Berardi divenne cittadino per elezione e per riconosciute benemerenze. Nato a Città di Castello, compì studi di ambito letterario, giuridico e amministrativo presso l'Università di Bologna. Intraprese la carriera amministrativa e, all'età di trent'anni, giunse a Foligno in qualità di segretario della Regia Sottoprefettura. Il contatto iniziale con la città destò in lui un profondo attaccamento, inducendolo a eleggerla come sua patria. Per evitare il rischio di doverla abbandonare, rinunciò al proprio incarico e si dedicò alle istituzioni cittadine. Ricoprì il ruolo di direttore della Cassa di Risparmio e di presidente della Congregazione di Carità. Inoltre, diresse l'Asilo infantile, l'Accademia teatrale, il Ricovero di Mendicità e svariate altre istituzioni locali.

Animato da un forte impegno civico, si dedicò attivamente alla vita amministrativa, non per accrescere il proprio prestigio o perseguire vantaggi personali, bensì per servire la comunità. In tal senso, rappresentò un esempio e uno stimolo per numerosi cittadini folignati. Fu consigliere comunale, assessore e, infine, sindaco. Inoltre, assunse le cariche di consigliere provinciale, deputato provinciale e presidente della Deputazione provinciale dell'Umbria. In ogni ambito, Arturo Buffetti Berardi si distinse per la sua preparazione, competenza e per il pragmatismo che contraddistingueva il suo operato. La sua onestà e la sua condotta irreprensibile accrescevano il prestigio delle sue funzioni. La fiducia, la simpatia e la venerazione di amici e collaboratori trovavano fondamento nei principi che guidavano la sua azione: verità, giustizia, equanimità e liberalità. Ricevette numerose onorificenze e, sebbene non sia divenuto deputato o senatore, ciò non fu dovuto a una mancanza di meriti, ma piuttosto alla coerenza della sua condotta, che non ammetteva compromessi con gli avversari politici.

Oltre a essere stato un uomo pubblico degno di ammirazione, si distinse come figura eccezionale in ambito familiare e nella sua coscienza. Durante il suo funerale, fu giustamente affermato che, se si fosse domandato pubblicamente "chi di voi ha subito un torto dall'avvocato Buffetti?", nessuno avrebbe alzato la mano; al contrario, alla domanda "chi di voi ha ricevuto un favore?", si sarebbero levate centinaia, se non migliaia, di mani. Morì nel 1907.


Giovanni Antonio Pierani

GIOVANNI ANTONIO PIERANI
Foligno Foligno
1856 1932
Professione Orientamento
Avvocato Liberale
Sindaco di Foligno
1907 1908
Predecessore Successore
Arturo Buffetti Berardi Serafino Frenfanelli Cybo


L'avvocato Giovanni Antonio Pierani, figura eminente del XIX secolo, si distinse per l'amore incondizionato verso la sua città, concretizzato attraverso l'impegno professionale, l'attività amministrativa e civica, la professione giornalistica, e una condotta personale improntata a serietà e coerenza. La presenza di individui della sua tempra in ogni generazione garantirebbe a una città la prosperità e l'assenza di periodi di declino.

L'avv. Pierani ricoprì più volte la carica di consigliere comunale e assessore, culminando con un mandato biennale come sindaco della città, dal 1907 al 1909. Nato nel 1856, intraprese con successo gli studi giuridici, conseguendo la laurea in giurisprudenza. Lo studio del diritto instillò in lui un profondo senso del dovere, concependo la vita non come mero godimento, bensì come impegno e sacrificio. Riteneva che una posizione privilegiata, pur frutto di impegno e studio, non dovesse essere utilizzata per l'elevazione egoistica dell'individuo, ma orientata al vantaggio collettivo e al progresso della comunità. Tale senso del dovere era inscindibilmente legato alla coscienza del giusto.

Nella sua professione, l'avv. Pierani si affermò come luminare del diritto civile, divenendo un vero e proprio vanto per il Foro umbro. Tuttavia, l'attività forense non esaurì il suo impegno; egli, ridimensionando il tempo dedicato al riposo e ai piaceri personali, profuse energie significative per il bene, il progresso e il futuro della sua città. In quest'ottica, si dedicò al giornalismo, all'organizzazione di società e alla vita amministrativa locale. Fu tra i fondatori della Pro Foligno, succedendo al dott. Filippo Accorimboni nella direzione. Nel 1927, a causa dell'età avanzata e delle precarie condizioni di salute, rassegnò le dimissioni, esprimendo in una lettera il suo profondo amore per l'istituzione e per la città.

Istituì l'Educatorio comunale, presiedendolo per numerosi anni unitamente al Patronato scolastico. Fu presidente della sezione "Dante Alighieri" e membro attivo di diverse altre associazioni cittadine. Durante la Prima Guerra Mondiale, ricoprì la carica di presidente del Comitato per l'assistenza civile. A lui si deve la fondazione dell'Istituto Tecnico Commerciale, successivamente pareggiato e regificato. In qualità di assessore, diresse con passione e competenza i servizi della Pubblica Istruzione e delle Finanze.

Nel 1905, in seguito alle dimissioni del sindaco Arturo Berardi, i colleghi individuarono nell'avv. Giovanni Antonio Pierani il successore ideale. Inizialmente titubante, per il timore che il suo dichiarato amore per la città potesse ostacolarne il miglioramento in sede provinciale, alla fine accettò l'incarico, dedicandosi ad esso con il massimo impegno. Nel 1908, seppur con rammarico, si dimise dalla carica di sindaco in polemica con gli organi provinciali, accusati di spirito di preminenza medioevale. Ritenendo che la sua presenza avrebbe inasprito i rapporti tra l'amministrazione comunale e la provincia, si fece da parte per il bene della città, continuando comunque ad operare per la comunità.

Si spense nel 1932, all'età di 76 anni, lasciando un vuoto incolmabile nella cittadinanza, che ne ammirava le eccellenti virtù umane e civiche. I funerali, sia in sede religiosa che civile, furono una testimonianza del compianto e della gratitudine di una città verso un uomo che si distinse non per onori, ma per la dedizione al lavoro, affrontato con un elevato senso del dovere, e per un amore illimitato verso la sua città, di cui celebrò la storia e i monumenti, auspicandone un futuro sempre più prospero. Dopo le dimissioni dell'avv. Pierani, il dott. Edoardo Nudi svolse le funzioni di commissario, dopodiché fu eletto sindaco il conte Serafino Frenfanelli Cybo, già precedentemente in carica dal 1876 al 1879 e dal 1908 al 1909.


Girolamo Girolami Parisi

GIROLAMO GIROLAMI PARISI
Foligno Perugia
1870 1920
Professione Orientamento
Avvocato Liberale
Sindaco di Foligno
1911 1914
Predecessore Successore
Serafino Frenfanelli Cybo Ercole Abbiati


Dal 1911 al 1913, Girolamo Girolami Parisi, figura di indubbio prestigio, ricoprì la carica di sindaco della città. Nato a Foligno nel 1870, Girolami si distinse per il suo acume intellettuale, la sua determinata volontà e la sua notevole capacità intuitiva. Dedicatosi agli studi giuridici, si affermò a livello regionale, divenendo un riconosciuto maestro del diritto e un oratore di notevole efficacia. Manifestò un profondo attaccamento alla sua città, servendola con esemplare dedizione. La sua generosità fu una costante, e si astenne dal recare danno ad altri, anche in contesti di conflitti e invidie. Nel suo testamento, espresse la serena consapevolezza di non aver mai deliberatamente nuociuto ad alcuno, aggiungendo di non nutrire risentimento verso coloro che gli avevano arrecato offesa, i quali, peraltro, non furono pochi.

Educato ai principi religiosi del cattolicesimo, Girolami subì, sotto l'influenza del contesto storico, una crisi di fede, allontanandosi dalla religione. Tuttavia, verso la fine della sua vita, a seguito di una lunga e ponderata riflessione, ritornò a professare il cattolicesimo. Svolse il ruolo di presidente della Congregazione di Carità, oltre a quello di consigliere e assessore comunale. Durante la legislatura 1911-1914, esercitò la funzione di sindaco. Le sue capacità amministrative si manifestarono anche a livello provinciale, dove fu consigliere e, successivamente, presidente della Deputazione provinciale. Nel corso della Prima Guerra Mondiale (1914-1918), presiedette il Consorzio provinciale per gli approvvigionamenti, assolvendo questo delicato compito con scrupolosa attenzione.

In ogni incarico, si distinse per competenza, intuizione dei problemi e saggezza nelle decisioni. Tra le numerose iniziative intraprese e portate avanti con lucidità e risolutezza, si annoverano lo sfruttamento delle risorse idroelettriche regionali e la tutela del patrimonio idrico. In virtù della sua superiore intelligenza, della sua profonda conoscenza dei problemi, della sua integrità morale e della sua serenità di giudizio, Girolami avrebbe meritato di accedere al parlamento. Tale aspirazione non si concretizzò a causa della sua mancanza di ambizione personale e della sua propensione a sacrificarsi per il successo dei suoi collaboratori. Girolamo Girolami morì a Perugia all'età di cinquant'anni. Le solenni onoranze funebri tributategli sia a Perugia che a Foligno sottolinearono le elevate qualità di un uomo che possedeva tutte le doti per essere un leader, un animatore, un costruttore e un benefattore.

L'astensione di alcune associazioni massoniche dalle onoranze funebri rappresenta un elemento significativo. Inizialmente attivo nel campo democratico repubblicano, Girolami transitò dalla sinistra alla destra non per perseguire ambizioni personali, bensì a seguito di una ponderata decisione. La rilettura delle commemorazioni svoltesi in diverse sedi restituisce la precisa impressione di trovarsi di fronte a un uomo di grande valore, onesto, saggio e vero vanto per la città e la regione. I giudizi unanimi sulla sua abilità professionale e sulla sua attività pubblica confermano la grandezza dell'uomo, non solo per la nobiltà del suo casato, ma soprattutto per la sua vita operosa, libera e onesta.


Ercole Abbiati

ERCOLE ABBIATI
? Foligno
? 12 marzo 1935
Professione Orientamento
Ingegnere Democratico-Radicale
Sindaco di Foligno
1914 1917
Predecessore Successore
Girolamo Girolami Parisi Francesco Maneschi


Nell'ultimo ventennio del XIX secolo, l'ingegner Ercole Abbiati si stabilì a Foligno, dove assunse l'incarico di docente di materie scientifiche presso la Scuola Arti e Mestieri. In tale contesto, ebbe l'opportunità di frequentare il Conte Domenico Roncalli Benedetti, con il quale instaurò un rapporto di collaborazione in ambito politico e sociale. L'ingegner Abbiati militò attivamente nelle file democratico-radicali, distinguendosi come dirigente. Il suo impegno si estese al giornalismo, divenendo uno dei redattori di spicco del settimanale locale "Il Costituzionale". In seguito alla sospensione dall'insegnamento, avvenuta nel 1900 e che coinvolse, oltre all'Abbiati, anche il Roncalli Benedetti e altri, egli rimase a Foligno esercitando la libera professione. La formazione politica e umana dell'Abbiati fu significativamente influenzata sia dai rapporti con l'entourage del Roncalli, sia dal legame con la moglie, Clelia Tomassini Abbiati, figura di rilievo nella vita cittadina. Quest'ultima si dedicò con generosità ed entusiasmo a numerose iniziative sociali e filantropiche, e la sua scomparsa, nel 1916, fu occasione per una manifestazione di ammirazione e gratitudine nei suoi confronti. Clelia Tomassini Abbiati esercitò una notevole influenza sul marito, moderandone taluni orientamenti e stimolandolo alla riflessione su diverse problematiche.

Nel 1909, Ercole Abbiati si candidò per la prima volta alle elezioni amministrative, nella lista maggioritaria composta da democratici, radicali e costituzionali. Pur non ottenendo un ampio consenso, risultò eletto, classificandosi al 21° posto. Nelle successive elezioni del 1914, migliorò la sua posizione, raggiungendo il 12° posto. Ricoprì la carica di assessore e, nell'aprile del 1914, fu designato come successore di Girolamo Girolami alla carica di sindaco, dirigendo l'amministrazione municipale dal 1914 al 1917. Il suo mandato coincise con un periodo particolarmente difficile, segnato dalle conseguenze della guerra, che causarono danni e difficoltà di varia natura. Numerosi amministratori furono costretti ad abbandonare i propri incarichi per prestare servizio militare. L'ingegner Abbiati seppe amministrare con diligenza e riscuotendo l'apprezzamento della cittadinanza. Le onoranze tributate alla memoria della moglie rappresentarono anche un riconoscimento del suo operato. In tale periodo, dimostrò equilibrio e moderazione, abbandonando le posizioni estremiste precedentemente professate. Nel 1917, per motivi di salute, l'ingegner Abbiati si ritirò dalla vita politica attiva, dedicandosi alla famiglia; successivamente contrasse nuove nozze con la signora Vittoria Arduini. Ercole Abbiati morì il 12 marzo 1935. La sua scomparsa fu pressoché ignorata da diversi settori della vita politica e amministrativa dell'epoca.


Francesco Maneschi

FRANCESCO MANESCHI
? Foligno
? 31 gennaio 1932
Professione Orientamento
Avvocato
Sindaco di Foligno
1917 1920
Predecessore Successore
Ercole Abbiati Ferdinando Innamorati
Onorificenze e titoli nobiliari
Commendatore


A seguito delle dimissioni dell'ingegner Abbiati, nel settembre 1917, l'avvocato Francesco Maneschi, figura di spicco nella comunità cittadina, fu eletto sindaco con undici voti su sedici consiglieri presenti. L'assenza di quattordici consiglieri era in gran parte dovuta al conflitto bellico in corso, nel quale uno di essi aveva perso la vita. L'avvocato Maneschi si distinse professionalmente non solo a livello locale, ma anche provinciale e regionale, affermandosi come eminente penalista. Il commendatore avvocato Francesco Maneschi ricoprì la carica di consigliere comunale per un quarto di secolo, assumendo più volte il ruolo di assessore alla Pubblica Istruzione, a partire dal 1895. Dal 1917 al 1920, in un periodo particolarmente instabile, esercitò la funzione di sindaco, durante la quale espresse una personalità al di sopra degli interessi di parte, manifestando serenità nella difesa e nell'adesione agli ideali patriottici.

Per un lungo periodo fu inoltre presidente della Congregazione di Carità, dimostrando anche in tale incarico capacità e prudenza amministrativa. Alle elezioni del 1920, l'avvocato Maneschi scelse di non ricandidarsi alla carica di sindaco, pur continuando a partecipare attivamente alla vita cittadina. L'avvocato Francesco Maneschi morì il 31 gennaio 1932, esattamente una settimana dopo la scomparsa dell'avvocato Giovanni Antonio Pierani, anch'egli già sindaco. La cittadinanza, unita al di là di ogni distinzione di classe e orientamento politico, tributò solenni e partecipi onoranze funebri, a testimonianza dell'ammirazione e dell'affetto verso l'uomo che si era distinto per la serietà professionale, l'amore per la famiglia e la dedizione alla propria città.


Ferdinando Innamorati

FERDINANDO INNAMORATI
Foligno Foligno
29 novembre 1877 19 novembre 1944
Professione Orientamento
Possidente Socialista
Sindaco di Foligno
Primo Mandato
1920 1921
Predecessore Successore
Francesco Maneschi Agostino Iraci
Secondo Mandato
settembre 1944 novembre 1944
Predecessore Successore
Benedetto Pasquini Italo Fittaioli
Altre cariche
Deputato XXVI Legislatura Regno d'Italia (1921-1924)
Deputato XXVII Legislatura Regno d'Italia (1924-1929)


Ferdinando Innamorati è l'unico sindaco di Foligno ad essere deceduto durante l'esercizio delle sue funzioni. Egli fu sindaco una prima volta nel 1920 e successivamente nel 1944, in entrambi i casi per brevi periodi. Nel 1921, rassegnò le dimissioni per motivazioni politiche, mentre nel 1944 morì all'età di settantasette anni.

Ferdinando Innamorati nacque a Belfiore il 29 novembre 1877. Possidente, aderì al socialismo pur provenendo da una famiglia benestante del medio ceto imprenditoriale. Manifestò sin dalla giovinezza un forte interesse per la lotta politica a favore del movimento operaio. Inizialmente, si iscrisse al circolo repubblicano-socialista "Ludovico Marini"; successivamente, nell’aprile del 1895, fu tra i fondatori della sezione folignate del PSI. A partire dal 1899, partecipò a tutte le elezioni amministrative cittadine, senza essere eletto fino al 1907, quando divenne consigliere comunale. Fu rieletto nel 1909, mentre nel 1914 non si ricandidò. Nelle elezioni comunali e provinciali dell’ottobre 1920, fu eletto consigliere in entrambe le istituzioni.

Il 13 novembre 1920 venne eletto sindaco di Foligno, con 22 voti su 27, da un'assemblea comunale a maggioranza socialista. Rimase in carica fino al febbraio del 1921 quando, a seguito della scissione di Livorno avvenuta il mese precedente, si dimise, consentendo la formazione di una giunta a guida comunista. Nel giugno dello stesso anno, fu eletto deputato per il PSI. Il 13 luglio 1921, nel pieno del biennio rosso, a seguito della devastazione della camera del lavoro folignate, tentò un'infruttuosa manovra di pacificazione con i fascisti, fortemente criticata sia dai suoi compagni di partito sia dai comunisti. Nel 1922 aderì al PSU; la decisione di rompere con il PSI fu presa a seguito dell’espulsione dal partito di Filippo Turati, Claudio Treves e Giacomo Matteotti, esponenti socialisti a lui vicini.

Dopo il delitto Matteotti (10 giugno 1924), fu chiamato a sostituire in Parlamento il deputato socialista assassinato. La sua attività parlamentare si concentrò nella creazione di un fronte antifascista, cercando appoggio anche nel movimento dell’Aventino. A causa del suo impegno contro il regime fascista, nel novembre del 1926, fu condannato dalla Commissione Provinciale di Perugia a 5 anni di confino, pena che scontò tra Favignana (TP) e Lipari (ME) fino al proscioglimento, avvenuto nel novembre dell’anno successivo. Al ritorno a Foligno, fu più volte imprigionato. Tuttavia, il suo impegno politico non venne mai meno: nel maggio del 1943 partecipò, insieme a tutti i massimi esponenti dell’antifascismo folignate, alla riunione del comitato clandestino. Nel novembre successivo, prima di rifugiarsi a Roma e abbandonare il CLN folignate per motivi di sicurezza, incontrò un gruppo di partigiani ai quali, oltre a incoraggiarli, consegnò la sua personale pistola a tamburo.

Il 16 giugno 1944 Foligno fu liberata e il 19 dello stesso mese si insediò il CLN, di cui Innamorati fu presidente. Venne nominato sindaco Benedetto Pasquini, il quale, due mesi dopo, fu costretto a rassegnare le dimissioni in quanto accusato ingiustamente dall’Allied Control Commission di collaborazionismo. Il 7 settembre, sempre su proposta del CLN, Innamorati fu nominato sindaco di Foligno in sostituzione del dimissionario Pasquini, accettando la carica dopo aver rifiutato l’offerta di diventare prefetto per la Provincia di Perugia. Il 19 novembre, a pochi mesi dalla nomina a sindaco, morì Ferdinando Innamorati, affettuosamente soprannominato "Sor Fiore" dalla sua gente. I funerali furono imponenti per la partecipazione di organizzazioni, autorità e cittadini. La commemorazione ufficiale fu tenuta in Piazza della Repubblica dall'Onorevole Mario Cingolani, alla presenza dell'Onorevole Pietro Nenni. In suo onore, nel paese natale di Belfiore, gli fu dedicata una lapide commemorativa con la seguente iscrizione:

Faro di alta idea
nei lunghi anni dell’oppressione fascista
Ferdinando Innamorati
simbolo vivente di giustizia e libertà
raggiunse
attraverso il carcere le persecuzioni e la miseria
la perfezione dell’apostolato socialista
con la morte
il radioso trionfo del martire.


Nota del Webmaster:
Nel corso della presente ricerca, si sono riscontrate diverse problematiche inerenti la qualità delle fonti, quali refusi, imprecisioni, errori di stampa e risultati insoddisfacenti di digitalizzazione. Inoltre, è stata rilevata una certa incoerenza tra alcune informazioni, manifestatasi nella discordanza di dettagli fattuali e nella ripetizione di eventi con date differenti.

Si invita, pertanto, a considerare le informazioni qui presentate con spirito critico, riconoscendone il valore di testimonianza storica piuttosto che di verità assolute. Si sottolinea, tuttavia, l'impegno profuso dai collaboratori della Gazzetta di Foligno, con particolare riferimento al lavoro di ricerca e trascrizione svolto dal prof. Nazzareno Proietti nelle opere "Storia delle Elezioni Amministrative dal 1861 al 1922", "I Sindaci di Foligno dal 1861 al 1922", "I Podestà di Foligno dal 1927 al 1943".
Eventuali segnalazioni relative a possibili errori o inesattezze possono essere indirizzate a: postmaster@spqf.it.

Note


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Bibliografia

Storia delle Elezioni Amministrative dal 1861 al 1922 - Nazzareno Proietti
I Sindaci di Foligno dal 1861 al 1922 - Nazzareno Proietti
I Podestà di Foligno dal 1927 al 1943 - Nazzareno Proietti
Archivio storico 1886-2012 de La Gazzetta di Foligno - Biblioteca Lodovico Jacobilli
Istituto per la Storia dell'Umbria Contemporanea
Dizionario biografico multimediale dei parlamentari umbri dall’Unità alla Costituzione
Eligendo - Ministero dell'Interno
Wikipedia per le note e le varie voci.

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