I Cavalieri di Giostra

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Per la prima edizione della Giostra del '46, gli "esperti cavallerizzi" dovettero presentare domanda di iscrizione presso il comitato dei festeggiamenti. Non abbiamo modo di verificarlo, ma probabilmente vennero assegnati in maniera casuale ai Rioni, ipotesi supportata dal fatto che, negli anni immediatamente successivi, molti di loro cambiarono Rione più volte. La partecipazione era gratuita, supportata dallo spirito di competizione ed animata da un pizzico di sana follia.
Di molti di loro si è persa memoria, avendo partecipato solo a una o due edizioni, ma già in quegli anni pionieristici cominciarono ad emergere figure che sono poi entrate nella storia della Giostra della Quintana, tra cui alcuni che hanno legato il loro nome al Rione di appartenenza.

Evoluzione della figura del Cavaliere di Giostra

Tra i primi Cavalieri "stabili" in uno stesso Rione troviamo Marcello Formica, che negli anni 1951-1960 fece le fortune del Croce Bianca, vincendo ben 7 Palii; Paolo Giusti, che per 9 anni proseguì il rapporto con il Contrastanga di cui dal 1948 era Cavaliere il padre Cruciano (morto nel '55 per un incidente con un cavallo), prima di iniziare una lunga e fruttuosa collaborazione con il Morlupo; Mario Margasini, che fu Cavaliere dell'Ammanniti dal 1960 al 1976, Amedeo Ciancaleoni, che fu Cavaliere e Priore del Giotti dal 1966 al 1975.

Gli ingaggi

Le prime voci di un ingaggio per i Cavalieri di Giostra iniziano a diffondersi verso la metà degli anni '70, quando vennero chiamati a giostrare per la Quintana i primi Cavalieri "stranieri", i faentini Gianfranco Ricci per il Cassero e Mario Giacomoni per l'Ammanniti, ma troveranno conferma solo nel 1982 quando Fabio Cruciani del Contrastanga passò, dietro compenso, al Badia. Da allora è diventata pratica comune stipulare dei veri e propri contratti tra Rione e Cavaliere, tenendo anche conto del fatto del progressivo crescente impegno in termini di spostamenti ed allenamenti.

Gli "stranieri"

In alcuni periodi la presenza "straniera" di Cavalieri nella Giostra della Quintana è stata piuttosto forte; diversi sono stati i Cavalieri provenienti da Città dove si svolgono Giostre simili alla nostra: Faenza, Arezzo, Servigliano, Ascoli Piceno, Narni. Negli ultimi anni si assiste al percorso inverso, sono infatti i Cavalieri della Scuola Ippica Folignate a farsi valere nelle Giostre di queste Città, in particolare alla Quintana di Ascoli Piceno.

I Plurivittoriosi

I Cavalieri più vittoriosi della Giostra della Quintana sono Marcello Formica e Paolo Giusti, con 12 Palii ciascuno, di cui uno ex-aequo, e Paolo Margasini, con 11 Palii[1].

Galleria foto Cavalieri di Giostra


I più bravi tra i bravi

Sono molti i Cavalieri che hanno inciso il loro nome nell'Albo d'oro, consegnandosi alla storia della Giostra della Quintana, ma di questi, solo alcuni sono entrati nella leggenda.
(Tutti gli articoli sono stati presi presi da "Qui" - la brochure ufficiale della Giostra della Quintana)

Marcello Formica

Marcello Formica in sella a Briosa

Anno Domini 1980; Giostra della Sfida. Marcello Formica, sicuramente il "campionissimo" della Quintana, stravinceva la sua ultima Giostra. Un trionfo memorabile, colto in una edizione della tenzone che proprio in quell'anno conosceva, nel suo ambito tecnico, una vera e propria rivoluzione copernicana.
Per la prima volta, infatti, veniva introdotta la cosiddetta "somma dei tempi". In virtù di questa novità, il binomio che voleva vincere la Quintana doveva dare il massimo fin dalla prima tornata e non limitarsi più, come gli consentiva il regolamento precedente, a spendersi solo nella terza ed ultima tornata, l'unica che valeva, a parità di punteggio, ai fini del computo del tempo. Anche se grandissimo, forse Marcello Formica, ormai nella parabola discendente della sua straordinaria carriera agonistica, appariva il meno indicato ad interpretare al meglio la nuova tenzone. Il suo esordio, infatti, era datato 1950, in qualità di cavalier "Fedele" del rione Croce Bianca, e già l'anno successivo, il 1951, Formica coglieva il primo successo al Campo de li Giochi in sella a Violetta. Era l'inizio di una carriera agonistica fuori dal comune. Tra il 1954 ed il 1960, il "Fedele" non ebbe praticamente rivali, centrando ben sei trionfi quasi consecutivi, in tandem con Piccolo, completati con la storica vittoria nella Quintana olimpica di Roma del 1960, disputata all'interno dello stadio delle terme di Caracalla.
Una vittoria a "cinque cerchi" che fece di Formica il vero eroe della nostra massima manifestazione cittadina. Dopo due anni di pausa, nel 1963, ecco un nuovo trionfo: questa volta non più in casacca biancorossa, ma con i colori bianco azzurri del Giotti, in una tenzone che il grande fantino folignate dominò in sella a Briosa. Quindi, siamo agli inizi degli anni '70, ecco l'approdo al rione Cassero. Da quelli parti Marcello Formica colse due straordinari allori: il primo, nel 1970, insieme a Baiardo. L'altro, nel '72, in sella a Furia. Infine, l'arrivo nel cuore delle Puelle. Lì, già nel 1976, impose la sue legge, sovrastando il resto della pattuglia dei cavalieri in sella a Cheri.
Un palmares eccezionale (arricchito anche da successi conseguiti in altre tenzoni similari alla nostra: Ascoli ed Arezzo su tutte), costruito, nella sua parte più significativa, in un periodo in cui la Quintana appariva decisamente più semplificata rispetto a quella che sarebbe andata in "onda" nel 1980. Eppure, malgrado ciò, Marcello Formica aveva in serbo il colpo da maestro. Il Moro si presentò al "Campo de li Giochi" in sella a Ringo; uno splendido anglo-arabo-sardo dalle ottime potenzialità. Un animale veloce ed affidabile con il quale Formica era perfettamente consapevole di poter fare la differenza. E così fu: quella di Marcello Formica fu una vera e propria cavalcata trionfale, scandita da tre giri di poco superiori al minuto, portati a termine sotto lo sguardo incredulo dei superfavoriti della vigilia.
Una devastante dimostrazione di forza, concretizzata, al cospetto dei giovani rampanti degli anni '80, da un "vecchio" veterano che aveva cominciato a vincere nei lontani anni cinquanta, quando le Giostre si disputavano al rallentatore e con riscontri cronometrici che definire biblici è poco.
La grandezza di Marcello Formica è tutta qui: riuscire ad imprimere il suo sigillo attraverso tre decenni di Quintana, "leggere" con grande acume agonistico l'evoluzione delle caratteristiche tecniche della gara e riuscire sempre a trovare le motivazioni e gli equilibri per poter regolare la concorrenza.
Quella della Sfida del 1980 fu la penultima Quintana disputata da Marcello Formica. L'ultima, sempre in quel 1980, fu quella della Rivincita e solo una gravissima caduta (le cui conseguenze fecero maturare a Formica la decisione di appendere la lancia al chiodo), impedì al Moro di chiudere in modo trionfale il suo ennesimo anno quintanaro. Sempre in tandem con Ringo, Formica stava nuovamente annichilendo, a suon di tornate record, il resto della pattuglia di cavalieri. Prima di affrontare la terza ed ultima tornata disse (almeno così narra la leggenda metropolitana) ai dirigenti puellari: "domenica scorsa ho vinto per il Rione. Oggi voglio portare a termine una Giostra memorabile". Questo voleva significare che Formica voleva strapazzare i cronometri come non mai. E, probabilmente, se l'otto di gara (decisamente più insidioso di quello di oggi) avesse supportato la grande velocità impressa a Ringo, Marcello Formica avrebbe terminato la sua fatica abbondantemente sotto al minuto.
Sono passati oltre quattro decenni da quegli eventi. Marcello Formica dal 1998 non è più tra noi, ma il suo mito, anche in virtù di quella straordinaria “ultima" del 1980, è tutt'altro che offuscato.


Paolo Giusti

Paolo Giusti

L'altro "mito" della Foligno quintanara, l'eterno antagonista di Marcello Formica insieme al quale diede vita ad una storica rivalità sia nel Campo de li Giochi di Via Nazario Sauro che in altri prosceni sparsi un po' per tutta l'Italia centrale, risponde al nome di Paolo Giusti. E se Marcello Formica fu l'indiscusso signore, soprattutto degli anni '50, della Giostra della Quintana, Giusti lo fu tra la seconda metà degli anni '60 e la prima del decennio successivo. I1 suo esordio, in quel del rione Contrastanga, è datato 1957. Esordio amaro e tragico per Paolo, il quale fu chiamato a sostituire suo padre, Cruciano, tragicamente scomparso proprio per fermare un cavallo imbizzarrito su cui stava insegnando i segreti della Giostra al figlio.
Ma non tutto fu tragedia. Malgrado il peso di questa improvvisa mancanza paterna, Paolo Giusti, seppur in ex-aequo con Marcello Formica, riuscì a centrare, in quel fatal 1957, il primo trionfo del suo divenire quìntanaro. Un successo, anche in quel frangente in sella Rascel, bissato nel 1959, sempre come cavalier "Furente" del Contrastanga. Ed alla corte di Anita Chiucchi, al vertice per anni della contrada gialloblù, Paolo Giusti conseguì altre due vittorie, nel 1961 e 1962, formando un tandem imbattibile insieme a Sofia. Quindi, nel 1964, il passaggio al rione Morlupo. Un approdo in rosanero fortemente voluto dal priore Otello Mariotti, che segnò una decisiva svolta nella carriera di Giusti il quale mise a segno una serie impressionante di vittorie, cominciate nella iniziale "tripletta", tra il 1964 ed il '66, fatta sua in sella a Draghetto.
A chiudere il decennio quintanaro, ecco arrivare l'ennesimo trionfo, sempre insieme a Draghetto, targato 1968. Negli anni '70 la musica sembra non cambiare. Paolo Giusti, dopo che Formica aveva primeggiato nel 1970, rispondeva l'anno successivo, il '71, quando condusse per l'ultima volta con successo l'inossidabile Draghetto. Nel 1973 (dopo che l'anno precedente Marcello Formica lo aveva nuovamente preceduto nella classifica finale della tenzone) Paolo Giusti si presentò in campo con un nuovo destriero: quel Nabucco, con il quale era destinato a scrivere altre pagine epiche della Giostra. E fu subito vittoria. Quindi il 1974. In quella strepitosa estate Paolo Giusti coglieva gli ultimi successi di una carriera straordinaria. Il Baldo del Molrlupo, infatti, centrava i due allori che avrebbero definitivamente suggellato la sua parabola agonistica al Campo de li Giochi. Due affermazioni assolute, senza antagonisti degni di questo nome, andate in scena su due palcoscenici quintanari distinti. Quello tradizionale di Via Nazario Sauro e, poco prima di questo, quello più prestigioso di piazza di Siena in quel della Capitale. Una Quintana "romana", quindi, chiamata nell'urbe per far da cornice ai Campionati europei di atletica leggera che, tra la fine di agosto ed i primi di settembre del 1974, si svolgevano all'interno dello stadio olìmpico.
Nel palmares del Baldo del Morlupo, mancava una vittoria di prestigio; un qualcosa di paragonabile al trionfo del suo rivale di una vita Marcello Formica che, sempre a Roma, aveva primeggiato nella storica Quintana Olimpica del 1960 tenutasi presso l'ippodromo delle terme di Caracalla. E Paolo Giusti, manco a dirlo, non si lasciò sfuggire l'occasione. Nello stesso teatro del celeberrimo concorso ippico internazionale, sullo stesso tappeto erboso dove Raimondo D'Inzeo, nel 1960 colse l'oro olimpico, il cavaliere folignate in sella a Nabucco, conquisto il palio dove, accanto allo stemma della nostra città, campeggiava quello con la sigla S.P.Q.R. della municipalità romana. Una prestazione eccezionale quella di Paolo Giusti, che si lasciò alle spalle Mario Margasini dell'Ammanniti, giunto secondo, e Stefano Laureti del rione Spada che si piazzò terzo. E se la vittoria di Formica di quattordici anni prima, aveva accompagnato le gesta di Livio Berruti, quella di Giusti sottolineò quelle del giovane Pietro Mennea che, proprio in occasione di quegli europei, centrò l'oro nei 200 metri.
Dopo Roma, Foligno. Stesso copione, stesso binomio, stesso risultato. Paolo Giusti, insieme al suo Nabucco, è troppo forte per la concorrenza ed il palio della Quintana del 1974 è nuovamente suo e del rione Morlupo. Anno magico ed irripetibile, il 1974, per Paolo Giusti. Dopo il doppio trionfo dì quell'anno, infatti, per il cavaliere folignate cominciò la parabola discendente della propria carriera. Continuò, sempre con il Morlupo, fino al 1978 ma di vittorie in terra folignate (da altre parti, vedi Arezzo, riuscì invece a togliersi ancora delle soddisfazioni) non si parlò più. Dopo due anni di "stop", ecco il rientro, nel 1981, alla corte del rione Giotti. Un "amarcord" (tra l'altro di nuovo insieme a Nabucco) che, però, rimase tale. Quindi il ritiro definitivo.
Paolo Giusti è stato un grande. Un "campionissimo" della Giostra della Quintana le cui prestazioni, infiammate dalla storica rivalità con l'altro mostro sacro Marcello Formica, hanno di fatto creato il blasone e la credibilità della nostra massima manifestazione cittadina.


Fabio Cruciani

Fabio Cruciani

E' stato un "plurivittorioso". Un cavaliere cresciuto all'ombra di Marcello Formica e Paolo Giusti, ma prepotentemente esploso, in termini di trionfi quintanari, tra la fine degli anni '70 e l'inizio del decennio successivo. Un grande fantino, eccellente portabandiera di quella tradizione equestre folignate, che dopo di lui consacrerà, tra gli altri, Paolo Margasini, Gianluca Chicchini, Lorenzo Paci, Daniele Scarponi, Luca Innocenzi e Massimo Gubbini. Stiamo parlando, e non poteva essere altrimenti, di Fabio Cruciani, ottimo cavaliere, ed altrettanto capace preparatore tecnico, sotto la cui guida, sono nati e cresciuti molti campioni di oggi.
Fabio Cruciani, era considerato una "bandiera" dalle sue parti. La sua storia al rione Contrastanga, stava come quella di Franco Baresi al Milan: una "certezza". Nato e cresciuto, agonisticamente parlando, sotto l'ala protettrice di Anita Chiucchi (storica "prioressa" della contrada giallo-blù), Fabio Cruciani, dopo qualche anno di apprendistato, colse la prima vittoria nel 1977; quando ancora la Giostra della Quintana si disputava in un unico appuntamento annuale. Ed in quella circostanza, riuscì a primeggiare in sella ad Alì.
Da notare che intorno a lui si era andata costituendo la prima scuderia rionale della Giostra della Quintana. Un fatto importante per la storia della nostra massima manifestazione cittadina, che vedeva per la prima volta una contrada affrontare con una diversa chiave di lettura l'aspetto tecnico della tenzone. Non più scelte dell'ultimo momento, né approcciare all'evento servendosi dei "serbatoi" tradizionali di allevamenti locali che agivano in regime di sostanziale monopolio. Il Contrastanga decise che era arrivato il momento di attrezzarsi in proprio, mettendo in piedi una scuderia ad esclusivo uso e consumo del rione. Grazie a questa scelta, la contrada dalle tre sbarre d'oro diede il "la" ad una visione innovativa della Giostra, fatta di competenza e professionalità che, di lì a poco, finì per essere adottata da altri rioni. Ma torniamo a Fabio Cruciani.
A partire dal 1979, il Furente diventò il padrone indiscusso della seconda edizione della Giostra, quella della terza domenica di settembre, centrando tre allori consecutivi, in sella a Nabucco (1979-80) ed a Ringo nel 1981. Era, quindi, il fantino più celebrato del momento.
E questa sua condizione lo rendeva l'obiettivo primario di altri rioni che aspiravano al successo. Tra questi, c'era il Badia di Giampaolo Properzi che lo voleva a tutti i costi presso la sua corte. E per arrivare a centrare l'obiettivo "Cruciani", il rione Badia stanziò la somma di 4 milioni e mezzo di lire (poco più di 2000 Euro di oggi) per convincere il cavaliere ad abbandonare i colori del Contrastanga. Ed il Furente, alla fine, "cedette". C'è da dire, come già da allora i ben informati andavano ripetendo, che i rapporti con i vertici del rione di Via Istituto Denti non erano più idilliaci come prima ma, quasi sicuramente, se Properzi non si fosse mosso con quella cifra, molto probabilmente Fabio Cruciani sarebbe restato al suo posto. La questione esplose con il fragore del tritolo, nell'ambito dell'universo quintanaro di quel 1982.
Argomento gettonatissimo di discussione tra contradaioli, il primo esempio di "professionismo", approdò anche nelle pagine di tutti i quotidiani locali e Giampaolo Properzi (e con lui il suo rione), fu oggetto di una durissima contestazione da parte dei "puri e duri" della Quintana nel corso del corteo storico del sabato sera. E le cose non andarono meglio in campo. Fabio Cruciani, in sella a Veronica, gettò al vento la Giostra della Sfida, a causa di una bandierina abbattuta mentre stava affrontando la terza tornata. Stesso problema una settimana dopo; l'ennesima bandierina si era frapposta tra il nuovo Ardito e la vittoria finale.
Ma Fabio Cruciani, sempre in tandem con Veronica, si rifece alla grande dodici mesi dopo. Nel 1983, infatti, centrò il successo in entrambe le Giostre. Insomma, l'investimento del Badia e del suo priore, era stato "capitalizzato" nel migliore dei modi.
Che dire... La vicenda che abbiamo rievocato, a prescindere dall'esasperazione del momento, va interpretata in maniera più obiettiva. Fabio Cruciani non commise alcun reato di lesa maestà nei confronti del movimento quintanaro, ma si adattò (fungendo da apripista), ad un nuovo clima che si andava imponendo. La Giostra della Quintana, infatti, stava trasformandosi (e parliamo dell'aspetto tecnico) da manifestazione spesso basata sull'approssimazione, ad evento in cui la programmazione agonistica, fatta di preparazione metodica e pianificata, stava diventando la regola.
E Fabio Cruciani, fu forse il primo a capire che questo era il giusto approccio alla gara. Ed i risultati gli hanno dato ragione. Discorso analogo, privo di moralismi di facciata quindi, va fatto nei confronti della dirigenza del rione Badia. Volevano il migliore, ed il migliore, sborsando il "giusto" e senza infrangere alcun regolamento, hanno ottenuto.


Gianfranco Ricci

Gianfranco Ricci

E' il 22 Settembre del 1991. Una data da ricordare per la Giostra della Quintana, perché in quella giornata terminava l'avventura folignate di un "grande" della nostra massima manifestazione cittadina che, seppur "straniero", ha contribuito, e non poco, al definitivo consolidamento, sia tecnico che di immagine, della tenzone barocca.
Stiamo parlando, ovviamente, di Gianfranco Ricci, il cavaliere proveniente da Faenza che, proprio in quella domenica di settembre, scriveva la parola "fine" alla sua esperienza quintanara. Indubbiamente Gianfranco Ricci ha rappresentato, per come si è posto a livello mediatico e per le modalità con le quali affrontava la gara, un punto di svolta importante per la Quintana; quasi un precursore, rispetto ai modelli che si sono imposti a partire dalla fine degli anni '90.
Acclamato (quasi "osannato") dal popolo dei quintanari, specialmente dal segmento spataro, per quella sua spregiudicatezza nell'affrontare la competizione; apprezzato, grazie al suo atteggiamento guascone (tipico dei romagnoli), anche dai folignati più tiepidi rispetto all'evento; ricercato dalla stampa in virtù di una simpatia comunicativa che riusciva spontanea. Questo era Gianfranco Ricci.
Diventato un'icona a tal punto che, malgrado avesse già appeso da anni la lancia al fatidico chiodo, la sua immagine, magari in sella a Piccolo Fiore, continuava a campeggiare in tutte le pubblicazioni ufficiali della Giostra della Quintana, sui poster dell'Azienda di promozione turistica folignate in giro per l'Italia, fino ad arrivare alla sua foto impressa anche sulle carte bancomat.
Insomma, così come Fausto Coppi immortalato nell'atto di scattare sullo Stelvio lo era per il movimento ciclistico, così Gianfranco Ricci in tandem con Piccolo Fiore, era diventato il "marchio di fabbrica" della Giostra della Quintana di Foligno.
Eppure, all'inizio, furono lacrime amare. Ricci, infatti, approdò a Foligno nel 1973, chiamato dal rione Cassero per sostituire Marcello Formica. L'alone che lo circondava, già in quel periodo, era leggendario: vittorie a raffica a Faenza, Ascoli, Arezzo, una "macchina da guerra" delle giostre di antico regime, alla quale mancava solo il successo nella tenzone folignate.
Il Cassero, come accennato, gli concesse questa opportunità ma, fin dalla sua "prima" (arrivò decimo per aver sbagliato il "padellone") il suo rapporto con il nostro "Dio Marte" fu tutt'altro che idilliaco. Dalle parti di Via Cortella rimase fino al 1980 senza raccogliere, salvo una innumerevole serie di secondi o terzi posti, alcunché di significativo. Nel 1981 il passaggio al rione Badia.
Un'esperienza fugace (un anno appena), contraddistinta dalla solita Quintana tutta grinta e velocità (nella Sfida di quell'anno, in sella a Zirmia, fu il primo cavaliere della storia a scendere a quota "58" secondi), ma segnata dal “solito” errore sugli anelli che gli costò la vittoria finale.
Il fantino romagnolo uscì malconcio da quel 1981, tanto che tra gli addetti ai lavori, si stava facendo strada l'opinione che Ricci, a Foligno, non sarebbe mai riuscito a primeggiare. Ormai erano in pochi a credere in lui.
Ma qualcuno, vedi Rione Spada, volle ributtarlo nella mischia. Così, per quei strani percorsi decisi dal fato, la storia di un probabile fallimento si trasformò in epopea di gloria. Il "cavaliere nero" (allo Spada, non poteva essere altrimenti), vinse subito.
Pur beneficiando dell'errore di Fabio Cruciani (che buttò a terra una bandierina, con la vittoria praticamente in pugno), Gianfranco Ricci colse, dopo nove anni, il primo successo folignate. Poi, ecco il bis nella seconda edizione del 1984, insieme a Piccolo Fiore, e quindi, sempre con lo stesso purosangue, ecco arrivare i due trionfi consecutivi del 1985 quando, veramente, non ce ne fu proprio per nessuno.
Quattro trionfi nello spazio di tre anni! Quello fu il punto apicale dell'esperienza quintanara di Gianfranco Ricci, vero "re" degli anni '80, per il quale, anche in virtù dell'età anagrafica non più amica, gli anni successivi non riservarono più acuti di rilievo.
Fino ad arrivare a quel vespro settembrino del 1991. Due Giostre, prive degli acuti vincenti della prima metà del decennio precedente, ma comunque dignitosamente portate a termine, consentirono al grande romagnolo di accomiatarsi con onore dalla platea folignate. Una platea che, seppur in ritardo, lo aveva consacrato e collocato tra i più importanti cavalieri della storia della Giostra della Quintana.


Paolo Margasini

Paolo Margasini su Ca' Granda

Nel settembre del 1983, inizia la carriera quintanara di un giovane ventenne folignate, destinato, negli anni successivi, a scrivere pagine importantissime nella storia della nostra massima manifestazione cittadina. Stiamo parlando di Paolo Margasini al quale, il rione Morlupo, concede l'onore dell’esordio all'interno del catino del "Campo de li giochi". Tuttavia, i primi anni, non sono fortunati. Per una concomitanza di fattori sfavorevoli (siamo nel periodo di massimo splendore di Gianfranco Ricci e degli "ultimi" fuochi di Fabio Cruciani, nonché della presenza, seppur ancor sterile di vittorie, del grande Bolero IV) il giovane cavaliere folignate non riesce ad incidere.
Il rione Morlupo, quindi, decide di interrompere il rapporto e, per due anni, Paolo Margasini assiste alla Giostra delle Quintana dalle tribune del Campo de li Giochi. Su di lui, sembra calato l'oblio. Poi, per quegli strani percorsi decisi dal destino, nel 1988 si schiude, inaspettata, una nuova possibilità.
Il rione Croce Bianca, a pochi giorni dalla Giostra, è praticamente rimasto a "piedi". Ed allora, ecco arrivare la telefonata in casa Margasini. A contattare Paolo Margasini (figlio d’arte, in quanto suo padre Mario è stato un buon cavaliere a cavallo tra gli anni '60 e 70) è il priore della contrada di Via Butaroni, Francesco Baldassarri, che gli chiede di "salvare il salvabile", ossia scendere sull'otto del Campo de li Giochi, in sella al cavallo di riserva del rione, Ettore. Una missione impossibile, sotto ogni punto di vista.
Eppure, il destino quintanaro di cui sopra, ha in serbo la "sorpresa delle sorprese". Il binomio dell'ultimo momento, riesce a centrare il bersaglio grosso. Ma non è finita. Sette giorni dopo, Paolo Margasini ed il suo Ettore, concedono il bis. Tutti gli addetti ai lavori, sono stupiti e, per Margasini, comincia il periodo aureo. Insieme a Bolero, nella Giostra del Sfida del 1989, risale sul gradino più alto del podio ma, forse, il feeling con il grande cavallo del Croce Bianca, non è quello che si auspicava. Ed allora, dopo un 1990 da dimenticare, ecco farsi avanti il rione Pugilli. E sarà con i colori bianco-neri della contrada di Via Mentana, a partire dal 1992, che Margasini toccherà il punto apicale della sua vicenda quintanara.
Coglie il primo degli allori in qualità di "Moro" del Pugilli, già nella Sfida del '92 in sella a Galoppatore. Poi, dopo due anni privi di successi, ecco arrivare il 1995; anno fondamentale per la sua storia. Proprio alla metà degli anni '90, infatti, i destini di Paolo Margasini si incrociano con quelli di Ca' Granda, splendida purosangue, da poco acquistata dalla scuderia puellara.
I due si trovano a meraviglia e, nella Giostra della Rivincita del 1995, sotto una pioggia intermittente ma fastidiosa, Margasini centra il suo quinto successo personale. Ed il binomio Margasini-Ca' Granda, fa sue, nell'ordine, la Sfida del 1996, la Giostra della lotteria del 1997, insieme alla Sfida di quell'anno. Si ripete nella Sfida del 1998 e nella Sfida del 1999.
Un crescendo spaventoso di trionfi, colti non solo a Foligno ma anche in altri campi d’eccezione come quello di Ascoli Piceno, che si interrompe traumaticamente nella Giostra della Rivincita del 1999, quando Ca' Granda, in seguito ad un terribile incidente è costretta a lasciare la scena. La "botta", ricevuta sia da Paolo Maragasini che dal Pugilli, è di quelle inaspettate; quindi più difficili da metabolizzare. E per due anni, da quelle parti, si brancola nel buio.
Ed è in quella circostanza che Margasini (il quale, evidentemente, ritiene di dare ancora qualcosa alla Giostra della Quintana) decide che per centrare l'undicesimo trionfo, che lo appaierebbe a Marcello Formica e Paolo Giusti, è necessario dirigersi verso Rioni che potrebbero renderlo ancora competitivo.
Ed allora, ecco proporsi il Contrastanga e il purosangue Malastrana che, nel giugno del 2002, rendono possibile l'obiettivo di cui sopra. Ed a festeggiarlo in campo, al termine della tenzone della Sfida, non c'è solo il popolo del Contrastanga, ma anche le schiere dei puellari che non lo hanno dimenticato. Ed infatti.
Il segmento finale della parabola agonistica di Paolo Margasini, equivale ad un "amarcord". Nel 2005 torna al Pugilli, per chiudere definitivamente la sua carriera nel 2006; l’anno del sessantennale.


Note

  1. vedi pagina dedicata Statistiche

Bibliografia

"I Rioni di Foligno - Tradizione e Storia" - Bruno Martinelli - Associazione Orfini-Numeister - Foligno 1994
"Rione Spada - Giostra della Quintana 1946" - Gabriele Brinci - Ente Giostra della Quintana - Foligno 2007
"Giostra della Quintana 1946 - I protagonisti" - Gabriele Brinci - Ente Giostra della Quintana - Foligno 1996
"1946:nonsoloquintana" - Lanfranco Cesari, Domenico Doni, Franco Bosi - Foligno 1996
"Discorso della Città di Foligno - Cronologia dei Vescovi, Governatori, e Podestà, ch'hanno retto essa Città." - Lodovico Jacobilli - Foligno 1646
La Gazzetta di Foligno
Ente Giostra della Quintana
Sito "Quintana di Foligno"
"Qui - Brochure ufficiale della Giostra della Quintana di Foligno"
"Il Cittadino" - Periodico di costume, arte, cultura e turismo
Con il gentile contributo di Ivano Bruschi e Silvio Ceccarelli

Voci Correlate

Collegamenti Esterni

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